Nonostante il successo, il disco svincolato dalla pellicola sta in piedi a fatica, se volete davvero delle buone raccolte in grado di farvi respirare l'atmosfera di quegli anni non potete fermarvi qui ma dovrete integrarlo con altri.
Una delle opere più importanti di Godard, da molti considerato il manifesto della Nouvelle Vague.
Il film è curiosamente affine per situazioni, confezione e strutturazione all'horror americano più che a quello orientale, le cui peculiarità più pregnanti sono al massimo citate o inserite nel plot sotto forma di suggestione visiva, o di vocabolario interiorizzato.
Un film "di denuncia" che adotta una stuttura narrativa insolita per il cinema italiano, mutuata da modelli d'oltreoceano: non tutto funziona alla perfezione nella sceneggiatura, ma il tentativo è comunque da premiare.
In tempi come questi, dove l'esagerazione e la plasticosità dei prodotti sembra essere diventata la regola, Autoreverse è una boccata d'aria fresca, un piccolo, semplice film da non perdere.
La CDE sforna dalla sua library il DVD della Società di Brian Yuzna.
La volontà del regista è oltremodo chiara: ritrarre in modo allegorico e provocatorio gli amorali ed ipocriti codici di condotta delle elites aristocratiche, capaci di celare dietro una falsa spontaneità e naturalezza la reale mostruosità del proprio essere.
Edizione discreta ma povera di extra per la comedy-action di Josef Fares.
'Country of My Skull', presentato a Berlino e rititolato dalla Lucky Red per l'Italia 'In My Country', è uno dei pochissimi film sull'apartheid dopo la fine del regime nel 1994, con l'elezione del nuovo presidente Nelson Mandela.
'Un viaggio chiamato amore' è la storia di un impazzito e irrefrenabile ciclone d'amore, che travolge nel suo furore due vite già di per sé travagliate, due personaggi i cui nomi oggi spiccano nel panorama della letteratura italiana.
Terminata la visione di questo "Signora", la prima cosa che ci si chiede è cosa possa aver spinto un regista comunque esperto come Francesco Laudadio a girare una pellicola così sciatta, ridicola, imbarazzante ai limiti del trash involontario.
Non è mai carino scrivere male di un lavoro che è frutto dell'impegno di un variabile numero di persone ma trovare qualcosa di apprezzabile nel film di Duccio Forzano è un'ardua impresa.
Quello che più turba veramente di questo Twentynine Palms è l'idea che sottende, per la quale la presunta presa d'atto della crisi di rappresentazione del cinema debba risolversi nel minimalismo, nella provocazione, nella non interpretazione, in dialoghi privi di senso e di interesse e nel volutamente dilettantistico uso della presa diretta.
Bocchi, che ha vissuto in prima persona il conflitto jugoslavo, si impegna a trasferire in una fiction le esperienze dei suoi documentari mantenendo una visione mai schierata, per lasciare allo spettatore il diritto di dare un giudizio su ciò che vede.
Marcelo Piñeyro confeziona un film emozionante e sincero, e soprattutto non convenzionale, sulle tragedie dell'Argentina post-golpe.
Il regista Sommers delude nel tentativo di coniugare in una sola pellicola i famigerati mostri della Universal Pictures.
Quentin Tarantino in persona indossa le cuffie e seleziona una manciata di belle old songs che rifioriscono grazie all'inserimento nel contesto cinematografico.
Un dvd confezionato meravigliosamente per uno dei film più spettacolari di questa stagione cinematografica.
L'annuale "vetrina" sul cinema del sud-est asiatico con sede a Udine ha visto quest'anno la sua sesta edizione: un'edizione caratterizzata da una leggera flessione qualitativa rispetto agli ultimi anni, unita però a una maggiore differenziazione nelle proposte.
Una discreta edizione per il bellissimo film di Aronofsky che spicca soprattutto per una valida e ricca sezione extra.
Il film di Martone ha il pregio di raccontare con garbo ed autenticità una storia a tinte forti in cui sarebbe stato facile scivolare nel feuilleton.
Un altro DVD sullo stesso livello del primo capitolo di questa "trilogia".
Un'edizione normale, povera però di extra, per uno dei classici della parodia americana.
Un racconto intelligente e meno leggero di quanto possa sembrare: film-conversazione, basato solo su due personaggi che confessano, in un'intervista, la nascita e la fine della loro storia d'amore.
Un'edizione sufficiente per un film che, per sua natura, non può sfruttare fino in fondo le meraviglie della tecnologia DVD.
Un buon video e un buon audio per la versione noleggio del film di Krawczyk.
Discreto video, audio a tratti deludente e niente extra per il capolavoro erotico di Shinya Tsukamoto.
Ci troviamo di fronte ad uno dei pilastri del western all'italiana e soprattutto dinanzi ad un film con movimenti di macchina davvero rivoluzionari per l'epoca.
'Elizabeth' è un film che combina in maniera singolare e potente realismo e inventiva visuale, eleganza pittorica e dettagli raccapriccianti; ma l'elemento chiave per il successo di una simile pellicola non poteva essere che l'interpretazione della protagonista.
Il film di Bille Woodruff, che esordisce nel lungometraggio, non sarà probabilmente il riferimento musicale del primo decennio del 2000, ma senza presunzione alcuna arriva ben oltre gli obiettivi prestabiliti.
Michael Schorr, esordiente regista, s'ispira dichiaratamente al cinema nordico dai toni asciutti, dialoghi essenziali, umorismo freddo e raffinato. Può ritenersi orgoglioso della sua opera prima.
Un'edizione di buona qualità per un film di nicchia ma che brilla per la performance dell'indimenticabile Yul Brinner.
Una discreta edizione come qualità complessiva ma leggermente carente per consistenza di materiale extra.
Un'edizione discreta per un buon film che non può mancare a tutti gli appassionati del western all'italiana.
La regista Fiorella Infascelli e le due attrici principali della pellicola alle prese con le domande poste dai giornalisti dopo l'anteprima romana de 'Il vestito da sposa'.
Il film, seppur assolutamente non sgradevole, soffre di continuo senso del già visto e manca probabilmente di una regia personale e di un po' di coraggio nelle scelte narrative.
E' evidente lo sforzo di caricare simbolicamente la natura che circonda Stella, dandole una valenza quasi taumaturgica, e di fare del tramonto, elemento naturale mutuato da un'intervista con la donna violentata che ha ispirato il film, una metafora di crisi e di salvezza.
Leviamoci subito il dente quindi: la Theron è più che convincente. Si trasforma in una disperata donna di strada e sceglie con coraggio e talento di affidare il grosso della sua interpretazione al linguaggio del corpo.
Davanti ad una folla di curiosi ed appassionati, il Supervisore Tecnico dell'Animazione WETA Shawn Dunn ha raccontato i 'making of' delle principali sequenze di animazione dell'ultimo capitolo della Trilogia degli Anelli.
Il regista Ron Howard torna anche sui nostri schermi con un film a metà tra l'avventura e il western, sorretto da un buon cast e una storia che manca di vera profondità ma possiede un discreto ritmo.
Un disco roccioso, come le impervie montagne che l'impavido Tom Cruise non teme di affrontare.
Un piccolo gioiellino, la dimostrazione che anche un film a basso budget può toccare le corde dell'anima e farle vibrare lievemente come quelle di un'arpa
Fame chimica è un piccolo film che riproduce una realtà che sta di fianco a coloro che vivono nelle metropoli, lasciando comprendere che talvolta anche quando si hanno vent'anni, si può essere già "vecchi" e fuori dal giro.
Un ottima edizione a due dischi sia per qualità Audio/Video che per interesse di extra.
Intervista all'attore australiano coprotagonista di 'Van Helsing' e all'italiana Silvia Colloca, sua moglie nel film che ben presto lo diventerà anche nella realtà.
Il film si configura come un interessante documento sull'affermazione di una nuova identità ludica e sul nuovo costume glamour generato dagli anni '80 nei locali più di tendenza di New York.
Un film banale ma delizioso per una colonna sonora imbarazzante ma che piacerà a coloro che dalla musica pretendono esclusivamente momenti di disimpegno.
Fino alla fine del mondo continueremo ad amare questo cinema e questo modo di fare musica; complimenti a Wim Wenders, maestro non solo davanti la cinepresa ma anche nell'assemblare una memorabile colonna sonora.
In collegamento diretto via satellite, il regista ha risposto alle domande che i giornalisti gli hanno posto riguardo al secondo episodio dell'epopea della Sposa.
Giocato tutto sulle allucinazioni ossessive ed intriganti dell'interprete femminile Daliah Lavi, il film è sostanzialmente un horror psicologico piuttosto oltraggioso per tematiche,ben orchestrato e ricco di notevoli raffinatezze