Buona edizione per il film di Pupi Avati, anche se qualche ulteriore extra sarebbe stato apprezzabile
La divisione insanabile tra Israele e palestina raccontato in un interessantissimo documentario: ce ne parla la regista.
Il muro è un lavoro interessante, la cui anima è nell'orizzonte coperto da questa infame barriera, nei colori che il sole illumina sullo sfondo, nelle voci disordinate di arabi ed ebrei che tentano di coprire il fastidioso baccano delle ruspe.
Dal punto di vista scenografico e visivo il film risulta apprezzabile, anche per la scelta di effettuare quasi tutte le riprese in esterno.
Seppur con un'opera più distaccata e imponente, Martin Scorsese resta fedele alla sua poetica e ancora una volta racconta l'America delle contraddizioni e delle false speranze.
La Disney, nella sua migliore tradizione, unisce in un unico film avventura, commedia e amore.; ingrediente supplementare, ma non secondario per i gusti del pubblico, è una spruzzata di arti marziali a colorire alcune sequenze d'azione e a sfruttare la bravura e la popolarità di Jackie Chan.
Il film di Lars Von Trier rieditato in un'elegante confezione a due dischi di buon livello tecnico
Grande successo al Future Film Festival 2005 per l'incontro di Angus Mac Lane, animatore della Pixar che ha lavorato per Gli Incredibili.
Profondamente permeato dalla filosofia e dall'immaginario distopico di Philip K. Dick, Natural City è un kolossal coreano godibile, ma fin troppo debitore nei confronti di Blade Runner, delle cinematografie giapponese e americana, così come del cinema d'azione di Hong Kong.
Otomo sposa la grafica bi e tridimensionale con le più avanzate tecniche digitali, fondendo nel suo affresco riferimenti letterari e fumettistici, nonché dettagliate ricerche storiche e iconografiche relative all'affascinante Londra ottocentesca, assurta a simbolo di avanguardia scientifica di un passato nemmeno troppo remoto.
Edizione carente sul piano tecnico, che raggiunge la sufficienza solamente nel settore degli extra
Ulteriore variazione del genere cinese per eccellenza, il wuxiapian, il film è un'opera astratta, coreografica e spettacolare, ma anche spiccatamente votata a una trattazione melodrammatica.
Parigi anni'80. Leo Vrinks e Denis Klein sono due poliziotti in competizione per sgominare una banda di criminali. Una volta erano amici. Una volta. Oggi la loro, è una sfida personale fra odio e romanticismo.
La morale della pellicola è piuttosto da individuare nell'intento metacomunicativo di sferrare un attacco feroce alla mediocre qualità degli attuali format televisivi che, come dice il nome stesso, si ispirano a fatti reali.
I segnali positivi, sembra dire Faenza, sono piccoli, quasi invisibili, e il close-up sulla mano del ragazzino che stringe il fischietto da artibtro, mentre viene punito a cinghiate dal padre, ne è l'emblema.
Hackford fa un lavoro dignitoso, ma la forza del film risiede altrove: la combinazione tra la presenza scenica di Jamie Foxx e la musica di Ray Charles rende i numeri canori assolutamente trascinanti e irresistibili.
Il soundtrack pesca un po' dal presente ed un po' dal passato, mettendo in fila una sequenza che non disturberà i sonni di nessuno e che risulta prepotentemente spostata verso proposte inglesi.
A dispetto del titolo, questo film offre esattamente quello che ci si può aspettare da una pellicola con le sue premesse: parecchi sorrisi, qualche lacrima, buoni sentimenti e l'affermazione generale di uno status quo familiare che resiste anche alla distruzione fisica della famiglia stessa.
Modesta edizione per il film di Spike Jonze: spicca soltanto l'audio mentre è davvero grave la quasi totale assenza di extra
Una coppia (felicemente?) sposata è messa in crisi dal solito aitante giovinastro che seduce la donna. Il maritino capisce tutto e si vendica. Tra thriller e morbosità leccate, Adrian Lyne ripropone il suo gioco delle coppie.
Un incidente d'auto. Ma prima dell'incidente uno sparo. Uno sparo che è stato notato solo da Jack Terry e dal suo registratore. Sono loro gli unici testimoni di un omicidio che, nella realtà dei fatti, non esiste. Teoria del complotto e pessimismo cosmico nel capolavoro di Brian De Palma.
Un attacco nei confronti dell'America conservatrice, filo-reaganiana di quegli anni, quell'America che, nella visione del regista, ha smarrito le caratteristiche democratiche che furono alla base della sua nascita.
Il regista ex "flic" parigino racconta l'esperienza sul set di '36 Quai des Orfévres', affiancato da molti attori del cast.
La regia di Rodriguez indulge in più di un'occasione in effetti e ricercatezze visive ben congegnate, a punteggiare piacevolmente una sceneggiatura semplice e solida che, nei momenti non rari in cui non sia l'azione pura a regnare, si regala i tempi lunghi necessari a far emergere il peso delle emozioni fra le pallottole, gli inseguimenti e le esplosioni.
Un'ottima edizione della Universal per il primo lungometraggio di Steven Spielberg, arricchita da extra non ricchi ma molto interessanti
Un serial killer, alcuni efferati omicidi, sesso e ancora sesso. Anzi. Sesso soprattutto. Jane Campion affronta il thriller per esorcizzare le (sue) fobie femminili. Ottenendo un risultato appena accettabile.
Il potere e l'ingiustizia, la vendetta e la passione, il sangue e l'orgoglio. Due personaggi che si fronteggiano costantemente ma che, probabilmente, non sono poi tanto diversi. In altri termini: la nascita di una nazione secondo Martin Scorsese.
Hrundi V. Bakshi ha un sogno: diventare un grande attore di Hollywood. Ma lui lo è già. Altrimenti come si potrebbe ridere per tutta la durata di Hollywood party? Blake Edwards e Peter Sellers devastano il cinema comico a colpi di dinamite e di schiuma bianca.
Qui non c'è differenza tra il bene e il male o tra la vita e la morte. In Animal House c'è solo la differenza tra chi vuole divertirsi e chi, invece, vuole essere allineato. I due John d'America (Landis e Belushi) inaugurano alla grande il filone della demenzialità a stelle e strisce.
Qualità tecnica solo sufficiente ed extra praticamente nulli caratterizzano l'edizione del film che ha fatto conoscere Inarritu prima dell'exlpoit di 21 grammi.
Il capolavoro di Martin Scorsese rieditato in un'edizione speciale a due dischi che migliora il pessimo trattamento digitale precedente ma non va comunque oltre la suficienza.
Una buona edizione in dvd per l'esordio alla regia di Denzel Washington, dignitosa sia riguardo i parametri tecnici sia riguardo al pacchetto degli extra.
C'è il gusto del migliore cinema exploitation in questo esordio di James Wan, autore di un thriller macabro e frizzante, caratterizzato da una sana e onesta tendenza all'intrattenimento più gustoso.
Il giovane regista romano racconta alla stampa il suo lungometraggio d'esordio, trionfatore al Festival di Locarno.
La sensazione che si ha è quella di un film per un certo verso ambizioso e per un altro ridondante e ruffiano da cui Stone esce con le ossa rotte quanto il suo protagonista, poco abile nel padroneggiare un genere probabilmente troppo lontano dalle sue corde registiche.
Nonostante il marasma che lo ha sempre circondato, in tutti questi anni Oliver Stone è andato avanti nel proprio lavoro senza lasciarsi intimorire né dagli attacchi immotivati né dalle critiche giustificate, dimostrando un coraggio ed una tenacia rarissimi, conditi con una buona dose di incoscienza.
Vediamo insieme queli sono i più importanti, i più attesi, i più costosi, i più chiacchierati film in uscita nell'anno appena iniziato.
Il regista statunitense pè stato a Roma per presentare l'ultima, controversa creatura: il suo omaggio al mito di Alessandro il Grande.
La pellicola è un'analisi, condotta con impeto e passione viscerali, dell'ambiente in cui ha sguazzato il regista fin dalla nascita. Il suo alter-ego, Charlie, si pone gli stessi interrogativi confondendo l'onore col dolore, la pietà con il senso di giustizia, la famiglia con la mafia.
Un gioiello della nutrita filmografia di Spike Lee, trattato in digitale dalla Buena Vista con un'edizione che si può certamente definire buona.
Il viaggio tra Gerusalemme e Tel Aviv muta quindi nel tentativo, il più possibile oggettivo, di tastare il polso a un paese dilaniato da due opposte visioni.
Uno dei migliori film mai realizzati da Oliver Stone. Sporco, cattivo, cupo e pericoloso, alieno da ogni compromesso nel tratteggiare con sguardo impietoso la società americana e l'odio razziale e antisemita che serpeggia al suo interno.
Platoon non ha la profondità intellettuale di Full Metal Jacket né l'eleganza visionaria di Apocalypse Now, ma è un film asciutto, diretto ed immediato, privo quasi totalmente di sovrastrutture ideologiche, con un approccio viscerale alla violenza.
L'eccesso di brutalità assolutamente ingiustificato della prima parte cede il posto all'amaro moralismo mentre la dimensione satirica difetta di un punto di vista unico, oscillando tra esaltazione della violenza glamour e condanna della stessa violenza e della sua esaltazione perpetuata dai media.
Il regista ridicolizza la teoria dell'assassino solitario e rende evidente l'esistenza di un complotto dimostrando, fotogramma dopo fotogramma, la labilità di qualsiasi verità ufficiale.
La struttura del film, piuttosto schematica, si rifà infatti a quella del più classico morality play con tanto di declino progressivo dell'eroe seguito dal necessario riscatto morale e dalla redenzione finale.
Le ossessioni di Morrison aumentano parallelamente all'abuso di droghe e acidi, alcool e sesso, e vengono raffigurate con eleganza visionaria in un film lirico e controverso, impregnato dalla musica della band.
Una pellicola onesta che non brilla certo per coraggio e inventiva ma che rappresenta un tentativo sufficientemente riuscito di sfruttare l'onda del successo non ancora del tutto esauritasi.
Profondo e scaltro conoscitore dei più redditizi segreti della narrazione cinematografica, Loach invade lo spazio intimo dei suoi due ottimi protagonisti, gli incolla la macchina da presa per darci in pasto alcuni dei momenti più belli del suo cinema.
A Roma davanti ad un intero esercito di giornalisti il regista Martin Scorsese presenta, insieme alle due star Leonardo DiCaprio e Cate Blanchett, la sua ultima opera, The Aviator.