Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Non senza eccessi e con qualche lungaggine, Capuano è bravissimo a restituire un'immagine verace, crudele, positiva e appassionata della gioventù bruciata di Napoli, con tutti i suoi contrasti e le sue incoerenze.
Anche se la riserva di fuochi d'artificio verbali si esaurisce quasi di colpo, la commedia conserva un buon ritmo giocato tutto sul feeling tra i due protagonisti e su uno schietto realismo linguistico che vivacizza la storia.
L'esperto di blockbuster cinesi Andrew Lau recupera il mito di Bruce Lee per celebrare il settantesimo anniversario della sua nascita con un film che tradisce però l'originale iconografia del Piccolo drago e preferisce adagiarsi sulle tendenze del cinema mainstream della Repubblica popolare.
Rispetto al precedente The Wrestler, Black Swan risulta un film imperfetto, ma la grazia e la forza sprigionatesi durante la visione non possono esimerci dal ritenere Aronosfky uno dei registi più affascinanti e talentuosi attualmente in circolazione.
Scattante, come i vecchi film con Bruce Lee, divertente con le sue strizzatine cinefile e commovente come 'Kung Fu Panda', il nuovo Karate Kid è un reboot riuscito, un mini action equilibrato in cui, al fianco del bravo Smith Junior, brilla il mitico maestro di arti marziali Jackie Chan.
Sulla scia dell'indimenticabile 'Quattro matrimoni e un funerale' arriva dall'Irlanda una nuova commedia nuziale che tenta di conquistare il grande pubblico con l'esuberanza e la bravura dell'attrice Sally Hawkins.
L'opera non è solo una mera "operazione nostalgia", somiglia piuttosto ad un esperimento che mira a dimostrare quanto possa ancora funzionare oggi un certo tipo di film, un'opera onesta e roboante nel suo manicheismo, che non vuol piacere a tutti i costi e si lascia guardare con trasporto.
Il regista di '30 anni in un secondo' torna a confrontarsi con l'amore e l'età in una commedia romantica ambientata tra le campagne e i vigneti italiani e affida la riuscita del film a un educato umorismo e alle ottime prove degli attori protagonisti, tra cui spicca una superba Vanessa Redgrave.
Un remake che prova a trasportare l'icona-Krueger in una dimensione moderna, restituendo il personaggio alla sua natura onirica e spaventosa, non ancora contaminata dalle successive derive umoristiche.
Ingabbiato in una narrazione spezzettata e poco omogenea, che risente probabilmente della concezione letteraria divisa in capitoli, il film opta per una 'soluzione' amorosa anzichè incentrarsi sul vero motore della storia e cioè il surf, costretto nel ruolo di comparsa.
Dodo Fiori, alla sua seconda regia, si cimenta con un melodramma da camera incentrato su un contrastato rapporto padre - figlio, in cui gli spunti pur articolati del soggetto non sono controbilanciati da un adeguato sviluppo cinematografico del racconto.
North Face - Una storia vera mescola storia e finzione innestando il filone del melodramma sentimentale nella cronaca della preparazione e della sfortunata ascesa di Kurz e Hinterstoisser, dando colore ai loro personaggi e spolverando il tutto con un pizzico di humor e tanta emozione.
Classico esempio di cinema dei buoni sentimenti, ci troviamo davanti ad una commedia romantica che, nonostante la delicatezza dei toni usati per raccontare la storia d'amore nascente tra i due protagonisti, esamina con una certa superficialità il mondo dei "venditori di felicità", indirizzando con furbizia lo sguardo dello spettatore facile alla lacrima.
I complessi interrogativi di tipo civile e giudiziario, pur sottesi allo spunto di partenza del film, si rivelano più che altro un pretesto per mettere in scena un action sovraccarico, che prende le mosse dal filone del 'Giustiziere della notte' per contaminarlo con le nuove tendenze in fatto di thriller quali il 'torture porn'.
La trama di Monsters non è certo originale, ma il suo rispondere a canoni precisi apre un universo di riferimenti che intrigano fin da subito gli appassionati del cinema di genere.
In questa distesa di ghiaccio e sangue l'evocazione onirica del curling occupa uno spazio ridotto, ma infinitamente significativo. Lo sport di squadra come metafora dell'esistenza, della solidarietà, della fiducia reciproca, del divertimento e della realizzazione personale a cui il protagonista aspira.
Di fatto in Winter Vacation non accade mai nulla, ma i lunghi piani d'ambientazione che fotografano il desolato paesaggio invernale cinese sono intervallati da fulminanti sipiarietti familiari.
Sansone si accontenta di rivolgersi al pubblico di giovanissimi e di famiglie, affidandosi ad una massiccia dose di CGI per rendere i bizzarri comportamenti dei cani protagonisti.
Un horror intelligente, ancorché legato alle convenzioni delle ghost story orientali, che affronta un tema da sempre suggestivo per il genere come quello dei gemelli monozigoti.
Contesto sociale e sfera privata si fondono in una pellicola capace di far riflettere pur mantenendo un'ironia di fondo costante, ma sommessa, che emerge quando il protagonista si imbatte in una galleria di personaggi borderline tratteggiati con sagacia dal regista Eran Riklis.
A differenza di molti film indipendenti, Cyrus non gira mai a vuoto grazie soprattutto allo straordinario talento degli interpreti capaci di guardarsi dentro con onestà per dar vita a personaggi ricchi di umanità e spessore.
Splice conferma la capacità di Natali di realizzare film che possano far discutere, offrendo più di uno spunto capace di sostenere il plot e soprattutto di persistere nella mente dello spettatore anche al termine della visione.
Un grande ritorno, quello di Daniele Gaglianone, che muovendosi da uno spaccato allucinato della periferia torinese e dal difficoltoso rapporto tra due fratelli, le cui parabole esistenziali annaspano ai margini della società, restituisce un'immagine dell'Italia livida, amarissima e fondamentalmente veritiera.
Christian Alvart dirige con sicurezza, a tratti azzarda, costruendo sequenze ben calibrate e tese al punto giusto, che strizzano l'occhio ai modelli del passato.
La chiave di lettura di questa nuova versione del classico Disney sembra proprio il contrasto tra antico e moderno; l'operazione orchestrata da Turteltaub è meno divertente di quanto si potesse immaginare, ma abbastanza avvincente da spingere il pubblico a passare un paio d'ore in totale relax.
Il primo tentativo di rappresentare in forma di commedia la vita nella tendopoli e il dopo terremoto a L'Aquila non convince più di tanto, minato com'è dalla banalità di dialoghi e situazioni, il cui tono eccessivamente scanzonato abbinato a un linguaggio filmico da fiction televisiva appare talvolta inappropriato al contesto.
La riflessione sull'immagine cinematografica come elemento da cui scaturisce il terrore, tipica del cinema asiatico dell'ultima decade, è l'elemento cardine cui ruota anche questo horror del tailandese Sopon Sukdapisit, sceneggiatore di 'Shutter' e 'Alone', qui al suo esordio registico.
Un quarto episodio che prova a chiudere la saga svecchiando in qualche modo i suoi temi, usando la logica del paradosso temporale già fatta propria da tanto cinema americano.
Lo script di Peter Berg e James Vanderbilt sa mantenere alto il ritmo della narrazione, arricchendola con una ricca dose di (auto)ironia e con personaggi dalle diverse personalità.
La Disney sbarca in Russia con un fantasy che vorrebbe unire la forza poetica dei racconti popolari e lo spettacolo puro; il risultato, però, è un ibrido di qualità non eccelsa, un racconto di semplice lettura e senza eccessivi approfondimenti che non è lontanamente paragonabile ai classici del genere.
Robert Downey Jr. riesce a donare al suo Steve Lopez momenti di assoluta verità fornendo una performance semplicemente perfetta, motivo principale per vedere il film.
Una trama complessa, ma non particolarmente avvincente per il film di Richard Kelly interpretato da Cameron Diaz e James Marsters, con l'ottimo Frank Langella nel ruolo di un villain gelido e orribilmente sfigurato.
L'abilità del regista sta proprio nel destreggiarsi attraverso questa ambiguità, descrivendo le ingiustizie, e a volte persino le crudeltà, compiute con l'atteggiamento superficiale e leggero di una ragazzina, e contemporaneamente la fragilità e la ricchezza interiore di Enid.
Dalla penna di Robert E. Howard, il regista Michael J. Basset costruisce un film poco sofisticato, ma coinvolgente, che si avvale di un protagonista carismatico, di un'ambientazione ben costruita e di una messa in scena potente.
Ci piace definire Predators come un B-movie di lusso, crudo, senza troppi fronzoli e maschio quanto basta: perchè non rispetta regole e archetipi di mercato, perchè non ci mostra quello che altri mille film ci hanno già mostrato, ma ci offre quel sequel atteso per anni dagli appassionati e che arriva solo ora, quando è di gran lunga fuori moda, nell'accezione più positiva del termine.
'Le ragazze dello swing' non è semplicemente la storia dell'ascesa e della disfatta di tre delle artiste più popolari del primo Novecento, ma anche un affresco realistico sui pericoli di un governo che ci vuole dire cosa ascoltare, cosa leggere e come parlare.
La lunga sfilza di nomination agli Emmy che You don't Know Jack ha conquistato è già un indicatore del valore dell'opera di Barry Levinson, che equilibra magistralmente l'epopea del personaggio pubblico Kevorkian e l'indagine del privato di Jack.
Diretto in maniera assolutamente autentica e interpretato magistralmente da Claire Dance, il film della HBO racconta la storia vera della scienziata autistica Temple Grandin con uno stile visivo e una delicatezza narrativa che rendono la tv un nuovo convoglio artistico per storie "umane" destinate a incidere l'immaginario collettivo.
Incertezze professionali e sentimentali al centro della commedia interpretata dall'ex-Gilmore Girl Alexis Bledel. Lo sviluppo tuttavia, lascia a desiderare, manca un vero approfondimento tematico, e anche l'ironia stenta a decollare.
Oltre che sul battibecco amoroso tra i due protagonisti, classicamente improntato sul reciproco disprezzo apparente edestinato inevitabilmente a lasciare spazio al revival romantico, il film punta molto anche sullo spunto comico offerto dalla tematica del paranormale.
In un'Italia che sta dedicando sempre meno interesse e risorse anche ad un valore normalmente inattaccabile come quello dell'istruzione, è consolante che, almeno per una volta, sia la televisione a fare la propria parte nel risvegliare memorie e coscienze.
Toy Story 3 arriva nelle sale italiane con una storia senza momenti di stanca, che scivola con incantevole freschezza verso un finale toccante e perfetto nel chiudere il cerchio della serie, iniziata quindici anni fa dal primo lungometraggio che ha fatto conoscere al mondo quel piccolo miracolo che si chiama Pixar.
Incarnando subdolamente il desiderio di molti americani medi, Morgan Spurlock si misura là dove FBI, CIA, esercito e mercenari hanno fallito cimentandosi nell'impresa senza la minima preparazione e ridicolizzando più di un soggetto coinvolto nella vicenda.
Il terzo capitolo cinematografico della saga di Twilight si pone obiettivi ambiziosi: coniugare azione e romanticismo, umano e soprannaturale, favola e quotidianità.
Non una parodia in senso stretto, ma nemmeno un'elaborazione postmoderna di contaminazione dei generi, oscillante tra suggestioni surrealiste e ben più prosaiche battute in romanesco, 'Butterfly Zone - Il senso della farfalla' produce un effetto straniante agli occhi dello spettatore.
'Ragazzi miei' si dimostra una piccola, piacevole sorpresa nel panorama estivo italiano, con la sua capacità di emozionare con una storia vera e ben raccontata.
Se il soggetto di City Island naviga nelle acque del melodramma domestico, ricordando vagamente anche il grande Segreti e Bugie di Mike Leigh, la sostanza del film di Raymond De Felitta è un curioso ibrido tra commedia degli equivoci e cinema indipendente americano.
Il regista Carlo Sarti gioca la carta del cinema surreale e la sua temerarietà andrebbe premiata; nel film, però, non sono le idee a mancare quanto il ritmo che trasforma la storia in una serie di piccoli quadretti legati tra loro da un esile filo.
Pur con qualche approsimazione a livello di scrittura cinematografica, la commedia di Oreste Crisostomi è un esordio ricco di intuizioni, laddove una città di provincia come Terni si rivela lo sfondo adatto per famiglie scombinate ed eterne crisi sentimentali, che hanno per protagonista un'Alice più vicina al precariato che al paese delle meraviglie.
L'autore di Clerks si ritrova a dirigere per la prima volta un film scritto da altri e per la prima volta al servizio di una major.