Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
I fratelli Marco e Antonio Manetti portano ulteriormente avanti la loro idea di cinema di genere italiano del nuovo millennio, con un occhio rivolto a un passato mai dimenticato ed uno proiettato nel futuro.
Con Shame Steve McQueen supera lo scoglio della seconda opera, confermandosi come uno dei più interessanti filmaker in circolazione. Al centro del suo film, la difficoltà del protagonista di cambiare e di relazionarsi con qualcuno al di là del sesso.
Terraferma conferma il talento purissimo di un regista capace di narrare storie dalla grande forza emotiva, attraverso immagini nitide e incisive, che senza concessioni ad una banale spettacolarità toccano lo spettatore nel profondo.
Tutto è recitazione e anche quelli che sembrano attimi di vita vera, istantanee rubate dalla macchina da presa, alla luce del puntiglio del Pacino regista risultano anch'esse sequenze coreografate in cui il Pacino attore interpreta il Pacino personaggio.
A James Franco il personaggio di Sal Mineo, interpretato nel film dal camaleontico Val Lauren, sta particolarmente a cuore e lo dimostra l'ostinata dedizione che lo ha spinto a realizzare un progetto coraggioso e anticommerciale come questo.
Un film dall'atmosfera magica, che si fa perdonare qualche eccesso di troppo con alcune scenette davvero esilaranti e soprattutto un protagonista tenero ed intenso quale lo straordinario Mathieu Amalric.
I quattro autori di Scossa usano il sisma di Messina come filo conduttore comune per concentrarsi sugli aspetti della tragedia che stanno loro più a cuore, dalla perdita degli affetti, all'analisi socioeconomica della società post-terremoto, dai fatti di sangue e dagli incidenti causati dal sisma alla critica feroce ai provvedimenti presi dallo stato per assistere i terremotati.
La recensione di Contagion, film di Steven Soderbergh che racconta le conseguenze di un mondo sconvolto da una nuova pandemia da virus, con Matt Damon Jude Law e Gwyneth Paltrow.
Nonostante la storia non si discosti molto da quella di 'Green Snake', la componente emotiva che impregnava il film di Tsui Hark del '92, è quasi del tutto assente. Difficile ritrovare l'eredità di una cinematografia unica al mondo in un tentativo mal riuscito di fondere cinema per ragazzi di stampo occidentale con una tradizione che è, per sua natura, con esso inconciliabile.
L'esordio al lungometraggio di finzione di Hernán Belón è un'opera affascinante e coraggiosa che utilizza ritmi da thriller per raccontare il complesso stato d'animo di una donna in circostanze particolari.
Se dovessimo dire quello che affascina di più in questa folle rielaborazione dei rapporti umani è l'assoluta naturalezza con cui Yorgos Lanthimos presenta un racconto leggibile su livelli diversi e complessi.
Patierno mette il dito nella piaga mostrando come, in un paese grossolanamente razzista e disorganizzato come l'Italia, la scomparsa degli immigrati paralizzi anche l'efficiente Nord, ma il regista non affonda la lama affrontando la questione solo in modo superficiale.
Cut denota, da parte del regista Naderi, una conoscenza abbastanza approfondita dei modi e dei tempi del cinema giapponese, dai ritmi dilatati ai totali sulla metropoli e sui suoi abitanti.
Le prove attoriali si rivelano un elemento fondamentale di un film sì imperfetto ma affascinante, che conferma il suo autore come esponente di un cinema in grado di rimettersi sempre in gioco, senza aver paura di suscitare discussioni ed, eventualmente, dividere.
Racconto di formazione che vede come protagonista un ragazzino pericolosamente attratto dalla violenza, il film di Rolando Colla riesce solo in parte a rendere la drammaticità della vita di Nik e dei personaggi che con lui condividono quel difficile momento della vita che è l'adolescenza.
A distinguersi per originalità, in Scialla, non sono tanto temi e intreccio quanto la caratterizzazione dei personaggi principali affidata all'esordiente Filippo Scicchitano, un ragazzone romano spigliato e sorridente qui alla sua prima esperienza recitativa, e all'esperto Fabrizio Bentivoglio.
Il cinema di Garrel non è certamente per tutti i palati, ma è forte l'impressione che per conferire alle scarne battute quel senso di gravitas richiesto dai temi affrontati servano attori di livello più alto dei due protagonisti di questa pellicola.
Con rara maestria Gaglianone riesce, almeno fino ad un certo punto, ad intrecciare alla perfezione i cambi di scenario tra passato e presente in un flusso narrativo che scivola nella gola dello spettatore come una bibita ghiacciata.
Ambizioso e patinato, il film di Madonna ricostruisce con fin troppa eleganza gli universi opposti in cui si muovono le due protagoniste, Wallis Simpson e una giovane donna dei nostri giorni che alla duchessa di Windsor guarda come modello di vita; la continua ricerca dell'immagine bella è forse il limite maggiore del film.
Carnage è a tutti gli effetti una black comedy, tanto esilarante quanto irriverente, che non nasconde la sua genesi teatrale ma anzi la ostenta in modo elegante attraverso la scelta coraggiosa ma assolutamente vincente del real time.
Un tentativo non riuscito, nonostante lo sforzo produttivo e l'evidente volontà di prendere a modello i più recenti esempi di blockbuster orientali (specie cinesi) che hanno tuttavia alle spalle realtà produttive più consolidate e professionalità di ben altro livello.
L'opera di un maestro come Wiseman è l'affascinante ritratto di un mondo meno "crazy" di quello che si possa supporre, ma patisce la mancanza di un vero e proprio fulcro narrativo, un filo rosso forte in grado di mantenere compatta la narrazione.
Victor Kossakovsky porta avanti per tutta la durata del film un tema affascinante, spesso abusando un po' di virtuosismi con la macchina a presa. Il risultato è uno spettacolare e sentito omaggio all'incredibile varietà offerta dalla Natura e dai suoi abitanti.
Il rigore della messa in scena e l'equilibrio narrativo che, per buona parte della sua durata, caratterizzano Stockholm East, ne fanno un esordio a cui vale la pena dare un'occhiata.
Ironia tagliente, dialoghi affilati come lame di coltello, faccia a faccia aspri che lasciano il segno ed arrivano a toccare le corde giuste tenendo sempre alta l'attenzione dello spettatore, catturato nella fitta e avvincente trama intessuta da George Clooney.
Dopo aver conosciuto la notorietà con Il Bounty e aver continuato con pellicole come Senza via di scampo, La regola del sospetto e La rapina perfetta, Roger Donaldson firma una nuova avventura che, pur inserendosi nel filone dell'action con morale, non lascia sicuramente il segno per originalità e coinvolgimento
Il film di Martin Campbell si muove in lungo coordinate ampiamente collaudate, con un personaggio che rappresenta un individuo come tanti che si trova per caso investito di enormi poteri, inizialmente non sa come usarli e li teme; ma poi, presa coscienza dell'urgenza della sua responsabilità, decide di porli al servizio dell'umanità.
Craig Gillespie dirige un divertente anti-Twilight, un film che, prendendo come modello il classico del comedy horror diretto da Tom Holland nel 1985, fonde ironia e violenza, seguendo una ricetta consolidata che prevede anche una divertente "analisi" del mondo dei Nerd.
Un esperimento insolito, un esempio di cinema nipponico dal taglio internazionale e multietnico, quasi un melting pot di influenze e professionalità per l'esordio del regista Kazuya Ogawa.
L'intento moralistico che trapela a tratti, sottolineando con una recitazione poco naturalistica frasi e motti, viene stemperato nell'abbondante uso dell'ironia che traspare anche nei momenti più drammatici donando una leggerezza inusuale, una piacevolezza nei toni che rende uniche le opere di Oliveira.
Laura, giovane protagonista della storia, cade nel tranello degli annunci sessuali on line divenendo una delle 40.000 studentesse che, secondo le statistiche, vendono il proprio corpo in cambio di denaro.
Il merito della riuscita del film va alla sensibilità registica di Alessandro Comodin, capace di non annoiare mai con un piccolo lavoro fatto di emozioni impalbabili scaturite dal rapporto tra due giovani intorno a cui poco o niente accade.
Il cinema dei fratelli De Serio è raro e lontano dalle logiche commerciali, ma necessario e ci ricorda che il senso dell'arte è anche mirare al superamento dei propri limiti, sia come autori che come spettatori.
Marcus Nispel cerca di smarcarsi dal ricordo del film di Milius, mettendo in evidenza nell'intreccio le differenze nella sua versione della storia, e introducendo il film con una lunga cronistoria dell'universo di Hyboria: ma il film soffre di un'evidente mancanza di epicità.
L'empatia che il regista Azazel Jacobs prova nei confronti dei suoi protagonisti, in particolare del sensibile Terri, invita lo spettatore a immergersi nella profondità della messa in scena per tentare di comprendere senza giudicare.
Sotto la scorza di intrattenimento spettacolare, Attack the Block nasconde la volontà di mettere in scena uno spaccato sociale. I gesti, il linguaggio e i comportamente della sua baby gang nascono da una ricerca sul campo e dal ripetuto contatto con i soggetti mostrati nel film, giovani che vivono in condizioni di disagio sociale e di povertà.
Sequenze di rocamboleschi inseguimenti, omicidi calcolati al millesimo di secondo e meccanismi di morte oliati come ingranaggi svizzeri vanno a confezionare una storia di umana brutalità in un film che non si preoccupa di spiegare la violenza o di analizzarla in profondità, ma si limita ad una pura e semplice spettacolarizzazione destinata agli amanti dell'action.
L'idea di partenza del regista Jon Favreau è quella di confezionare un omaggio al western classico e per tutta la prima parte, fino all'arrivo degli alieni, il film funziona egregramente basandosi su un'estetica tradizionale, su una fotografia solare e curata e su una sfilata di caratteri tipici del genere.
Forte di una sceneggiatura piena di ritmo e ricca di battute fulminanti e di una coppia di interpreti in perfetta sintonia, Will Gluck riesce a offrire uno sguardo nuovo su temi abusati come l'amore e il rapporto di coppia.
Nonostante la critica americana si sia affrettata ad archiviarlo come l'ennesimo prodotto giovanile con atmosfere da commedia romantica, L'arte di cavarsela aggiunge degli elementi interessanti all'interno di un genere che da John Hughes ad oggi ha subito delle variazioni sul tema non sempre costruttive.
Super 8 non meriterà forse un posto nella storia del cinema accanto ai suoi illustri modelli, ma solo quello di progetto finora più ricco, toccante e personale all'interno della filmografia di un regista che ha ancora molto da dire - e noi pendiamo dalle sue labbra.
Sequel di Honey, il film diretto dal regista di videoclip Bille Woodruff, che ha acquistato sicurezza dietro la macchina da presa, affida a Katerina Graham la guida di un cast che ricorderemo più per la street dance che per le doti attoriali.
Sfruttando lo schema consolidato del buddy movie modello 'Una notte da leoni', Seth Gordon imbastisce una godibile commedia su un tris di imbranatissimi protagonisti, che cercano di imboccare la via del crimine, finendo per fare i conti con la loro irriducibile bontà (o fesseria, a seconda dei punti di vista).
Una commedia brillante che aggira con bravura la boa della banalità grazie a gag e sketch coraggiosi fino al limite dello scandalo e alla sua assoluta protagonista, una Cameron Diaz che ricorda Marilyn Monroe.
Dopo il dramma Espiazione, il regista Joe Wright torna a lavorare con l'attrice Saoirse Ronan, che si conferma interprete istintuale e versatile per un film dalla messa in scena imponente e curatissima.
Tekken si muove sul difficile confine tra fedeltà ed adattamento, riuscendo a rendere giustizia ad alcuni degli elementi che hanno fatto amare i giochi, cercando di sopperire alle inevitabili mancanze con alcune citazioni rivolte direttamente a chi ai diversi capitoli della serie.
Questo Diario di una schiappa, primo di una serie di film ispirati ai romanzi illustrati di Jeff Kinney, si rivela un bell'esempio di intrattenimento leggero ma intelligente, che esprime situazioni in cui tutti, bene o male, possono riconoscersi e ritrovare parti del proprio vissuto.
Un B-movie on the road farcito di riferimenti cinematografici e di personaggi bizzarri, un piatto unico che lascia in bocca tanti sapori forti, che non riesce a nascondere l'inesperienza del suo creatore ma che mette in evidenza un talento che nel prossimo futuro potrebbe regalare ai buongustai del cinema di genere qualche portata da veri gourmet.
Il fascino imponente e la sua naturale fotogenia sono valsi al dominatore della Savana un ruolo da protagonista assoluto in African Cats, documentario dal carattere naturalista prodotto da Disneynature con il nobile intento di sostenere l'attività svolta dall'African Wildlife Foundation.
L'esordio cinematografico di Cap rimane fedele all'immagine che hanno creato Joe Simon e Jack Kirby nel 1941: un bravo ragazzo, idealista e coraggioso, pronto a tutto per difendere la giustizia. Limitando al minimo la retorica, e grazie a un Chris Evans azzeccatissimo, Johnston ci regala un personaggio con cui è impossibile non entrare in empatia.