Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Quello di Giovanni Mazzitelli è un interessante documentario che racconta la crisi economica, e i suoi effetti sul tessuto sociale, da un'ottica precisa: quella di un imprenditore in trincea, seguito a distanza ravvicinata per tutta la durata del film.
La scelta di Sam Garbarski di trapiantare il suo protagonista, un attore tedesco, nella frenetica New York è sensata. In questo modo il regista tenta di affievolire quella matrice realistica di fondo che il cinema europeo si porta dietro.
Poco più che trentenne, Sydney Sibilia ha avuto l'intuizione di prendere le sue personali esperienze di lavoro unendole con la realtà sociale attuale non certo brillante e chiari riferimenti cinetelevisivi alla Breaking Bad.
Nel rassegnarsi alla sua sorte, Solomon deve accettare anche la differenza tra sé e chi la vita come dovrebbe essere non l'ha mai conosciuta; alla fine, è una consapevolezza terribile quella che riporta con sé nel mondo, quella di un uomo che ha visto la propria degradazione riflessa negli altri, e ha dovuto e potuto combattere solo per salvare sé stesso.
La storia di come Walt Disney convinse la scrittrice del romanzo di Mary Poppins a fare il popolarissimo adattamento del '64. Auto-celebrazione disneyana all'ennesima potenza, con flashback da melodramma vittoriano e un ottimo Tom Hanks nei panni dell'inventore di Topolino.
Dubitiamo che il pubblico possa essere ancora interessato alle vicende di un semidio che deve fare i conti con la sua doppia natura e che deve rielaborare il rapporto con un padre 'particolare' ed una madre manovratrice quanto basta.
Una commedia d'amore molto poco romantica che si autodefinisce 'l'anti-Moccia' e mette alla berlina ipocrisie e note dolenti del nostro tempo con tanta ironia e un buon ritmo.
Disomogeneo, diluito nei tempi e posticcio nella messinscena, 'La gente che sta bene' è un film senza dubbio coraggioso ma che non graffia e non tocca mai le corde giuste.
Nonostante la sua derivazione teatrale, I segreti di Osage County presenta un ritmo, e un approccio estetico, che sono tipici del grande schermo: mettendo in scena una vicenda familiare che oscilla costantemente tra il dramma e un grottesco assolutamente consapevole.
Il documentario del giornalista Marco Spagnoli racconta i rapporti duraturi e profondi tra Walt Disney e il nostro paese, con il recupero di preziosi materiali di repertorio e interviste a volte un po' forzate a registi e attori italiani.
Diretta da Anthony Silverston, l'animazione sudafricana s'inserisce nella tradizione narrativa della Disney lasciando al suono e all'immagine il compito di caratterizzare l'insieme
I produttori di Underworld tentano di replicare il successo della saga dei vampiri contro i lupi mannari, portando al cinema un nuovo fantasy horror, che rivisita e tenta di modernizzare il mito di Frankenstein, alla ricerca di sé stesso e della sua anima, sullo sfondo della battaglia eterna stavolta tra gargoyle e demoni.
A spasso con i dinosauri è un documentario sotto forma di storia per i più piccoli, capace di raccontare con leggerezza un mondo scomparso, rendendolo accessibile e coinvolgente. Ma rischia di essere troppo semplice per uno spettatore più maturo ed esigente.
Non mancano i momenti riusciti, tutti legati al versante romantico del film, ma, nonostante una sufficiente tenuta del racconto, il risultato appare troppo poco incisivo, un po' noioso, meno ricco rispetto alle premesse, insomma.
Nel mettere in scena la vita di Jordan Belfort, amorale figura di gangster dell'alta finanza degli anni '80, Scorsese sceglie un tono lisergico e grottesco, in cui l'anarchia dei figli dei fiori è stata sostituita da quella dei nuovi tossici di Wall Street.
Il nuovo film di Frédéric Fonteyne esplora la valenza della musica, e del ballo, come elemento liberatorio, portandola tra le mura di un carcere e facendone carica detonatrice di un insolito 'quadrilatero' amoroso.
Hannah Arendt rappresenta una sintesi perfetta della femminilità portata fino a ora sullo schermo da Margarethe von Trotta in film come Rosa Luxemberg, Rosenstrasse e Anni di piombo
Guillaume Gallienne porta al cinema la sua pièce teatrale Les Garçons et Guillaume, à table!, che diventa un film dove l'autore interpreta sé stesso e sua madre, raccontando la storia della sua vita: la storia di Guillaume che trova la sua identità nonostante i condizionamenti imposti dalla famiglia, e soprattutto dall'ingombrante madre, per un esilarante quanto toccante coming out al contrario.
Quinto capitolo e sorta di spin-off della saga di Paranormal activity, il film diretto da Christopher Landon si muove sul terreno ormai usuratissimo del found footage e del soprannaturale con tanto di case infestate.
Girato con pochissimi mezzi ma con una buona dose di inventiva, Red Krokodil è un film rarefatto che mette in scena la tossicodipendenza di un uomo giunto all'ultimo stadio vitale ed esistenziale. In sala dal 23 gennaio per Distribuzione Indipendente.
Il film di Kimberly Peirce cerca di adattare l'originale storia scritta da Stephen King, portata sullo schermo a suo tempo da Brian De Palma, a un contesto moderno: ma il film soffre dei limiti di un casting sbagliato, e di una concezione del genere troppo esplicita e "urlata".
La pellicola di Faenza è genuina quando coincide con il percorso della sua protagonista, tuttavia qualcosa ne impedisce il volo. Quello che avrebbe dovuto essere il motore del film, ossia la volontà di non cancellare l'orrore vissuto, diviene un tema marginale, toccato solo superficialmente.
Trent'anni dopo Sapore di mare arriva in sala il film che celebra i favolosi anni Ottanta raccontando le vicende sentimental balneari di un gruppo di ragazzi che si ritrovano con le loro famiglie ogni anno in vacanza sulle spiagge di Forte dei Marmi.
C'è tanto cinema ne 'Il capitale umano', ma c'è soprattutto la capacità straordinaria del suo regista di spingersi oltre e di mettersi alla prova con nuove sfide senza mai perdere l'entusiasmo, la semplicità e quello sguardo ironico, disincantato e feroce che lo ha sempre contraddistinto.
Il regista Peter Segal mette in scena lo scontro tra due giganti, opposti fuori e dentro lo schermo, in una commedia che gioca con la memoria cinefila, e funziona al di là dei suoi meriti strettamente cinematografici.
Cinque anni dopo, Julie Delpy decide di dare un seguito alla sua fortunata commedia del 2007: la regista, coraggiosamente, sostituisce il protagonista maschile, oltre a spostare l'ambientazione da Parigi a New York. Il risultato è ancora gradevole e divertente, ma non manca un fondo di amarezza.
E' risaputo che per un attore è molto più complesso riuscire a far ridere che creare commozione. E lo stesso si può dire per un regista che, coinvolto nella scrittura del suo film, fa di tutto per creare situazioni comiche pur di strappare una risata.
La confezione sfavillante, e il cast di star, non nascondono l'anima nera del lavoro di David O. Russell, celebrazione, venata di epica, di un'America fatta di truffatori, corrotti, prostitute e gangster.
Il castello magico compensa la mancanza di un sottotesto emotivo adulto con una cura formale che evidenzia la crescita del duo Stassen-Degruson.
E' questo conflitto il vero centro dell'opera, l'opposizione tra chi crede saldamente in un riscatto sociale da conquistare a sprezzo della propria vita (le nuove generazioni) e chi, come Cecil, preferisce rimanere al proprio posto assecondando una paura diventata ormai una seconda natura.
Piovono Polpette 2 è in grado di riportare indietro le lancette dell'orologio e di regalare un momento di preziosa leggerezza immaginando un mondo dove tutto è possibile, anche farsi difendere da un taco imbizzarrito e piuttosto permaloso...
Archiviato il cinepanettone più classico, Neri Parenti e Aurelio De Laurentiis, dopo 'Colpi di Fulmine' proseguono i nuovo franchise della commedia ad episodi all'insegna dei toni più leggeri e possibilmente meno beceri. Immancabile De Sica forse al commiato, new entry per Luca e Paolo, confermatissimi Lillo & Greg, il cui episodio è sicuramente il migliore dei tre.
Un film per tutti, privo di guizzi e inzuppato di product placement ma anche capace di intrattenere senza annoiare servendosi di una comicità molto fisica e di sketch poco sofisticati che vanno a segno senza nulla a pretendere.
Alla sua quinta regia, Ben Stiller dirige un film con qualche squilibrio, narrativamente non perfetto, ma capace di emozionare genuinamente nella semplicità del suo approccio ai temi che tratta.
L'esordio nel lungometraggio di Ciro De Caro è un interessante ritratto, in forma di commedia, di certa realtà generazionale sospesa tra aspettative e disillusione, cinismo e (finta) sicurezza nei propri mezzi.
Il Natale della mamma imperfetta porta anche al cinema le nevrosi di Chiara: stavolta Ivan Cotroneo mette alla berlina (ma non troppo) il tran tran delle feste...
La filosofia dell'homo homini lupus è racchiusa in un film a tesi in cui si dimostra come l'incapacità dell'essere umano di resistere all'avidità lo conduca inevitabilmente alla catastrofe.
Dotato di un gusto particolare per l'essenziale, in questo caso Egoyan non lascia grande spazio all'espressione emotiva della vicenda, ma si concentra sulla ricostruzione del caso riuscendo allo stesso tempo a descrivere con particolare 'fastidio' l'ottusità di una certa provincia americana.
Per raccontare le sue Filippine, Matti usa uno stile a tinte forti guardando a modelli alti, gangster movie eccellenti come Il padrino o come le opere di Scorsese, senza però rinunciare a un retrogusto esotico, all'immediatezza di un cinema povero di mezzi, ma di forte impatto visivo.
Rispetto al primo capitolo l'azione è più viva, la tensione drammatica più alta, eppure alla fine delle due ore e quaranta minuti di visione, si esce insoddisfatti, un'insoddisfazione che somiglia più ad una delusione, che non al desiderio/certezza di essere appagati la prossima volta.
Il film ci pone di fronte a due registri diversi, quello noir, in cui siamo invitati a scoprire i segreti del passato del protagonista, e quello più intensamente drammatico, che ci spinge a scavare sotto la superficie.
Vincitore nel 2012 al Festival di Rotterdam, il lungometraggio d'esordio della regista serba Maja Milos esce ora in sala grazie alla neonata distribuzione di Il Kino: un ritratto dolente e disturbante su una quattordicenne autodistruttiva.
Un Messico dimesso e popolare è il set dell'esordio al lungometraggio del regista spagnolo Antonio Méndez Esparza; un film che dopo aver vinto il Gran Prix nel 2012 alla Semaine de la Critique al Festival di Cannes approda nelle sale italiane distribuito da Cineclub Internazionale Distribuzione.
Disney Animation torna ad immergersi nella tradizione dei classici di ispirazione favolistica, in questo caso attingendo a 'La regina delle nevi' di Andersen, ma non rinuncia ad evolvere l'impostazione e la scrittura dei personaggi.
Meno funambolico e ridanciano che nelle precedenti pellicole, Pieraccioni ha smorzato i toni, lasciando tutti i siparietti comici a due comprimari di razza come Maurizio Battista e Marco Marzocca.
Diretto da Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin, il documentario ricostruisce la vicenda del gruppo punk russo delle Pussy Riot, incriminate e imprigionate per essersi esibite nella Cattedrale di Cristo Salvatore e per essersi opposte a Putin.
Un omaggio al cinema poliziesco all'italiana degli anni '70 da parte di un gruppo di appassionati del genere, dal regista agli attori, legati all'ambiente degli stunt e del "poliziottesco". Difficile produrre oggi questo genere di film in Italia, con tutto il repertorio, dagli inseguimenti alle sparatorie: evidente la passione e l'entusiasmo dietro al tentativo di omaggio e rilancio.
A metà tra dance film e sport movie, un film sul B-boying che ha il pregio di lasciare gli esistenzialismi dei personaggi sullo sfondo e di mettere in primo piano il ballo e le sue evoluzioni, al ritmo di una colonna sonora potente ed efficace, con gli attori veri b-boys di professione che si esibiscono in coreografie fenomenali e sincronismi perfetti.
Dopo il fallimento del suo precedente film-cartolina, Woody Allen dirige un'opera che ha l'acutezza e la sensibilità dei tempi migliori, affidandosi a dialoghi ottimamente scritti e a una notevole Cate Blachett.
A lungo atteso, il remake di Old Boy firmato da Spike Lee si avvale di una buona regia, ma anche di una struttura troppo debitrice all'originale, che finisce inevitabilmente per 'normalizzarne' lo sguardo.