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Antony Cordier alla sua seconda prova da regista mette in scena un insolito caso di 'relazione a quattro', in cui il sesso diventa un vero e proprio linguaggio che apre alla reciproca conoscenza. 'Happy Few' si caratterizza per uno stile intimista, che però non sembra discostarsi dalla maniera di certo cinema autoriale tipicamente francese.
Artista visivo capace di confezionare straordinarie sequenze, Schnabel non finge obiettività e da buon pittore dipinge un mosaico espressionista a piccolissimi tasselli, troppo soggettivo e personale per riuscire a convincere appieno.
L'opera prima di Ascanio Celestini, tratta dal suo omonimo romanzo 'La pecora nera', è un ritratto delicato e toccante del disagio dei matti nei manicomi, che li costringono a vivere come in una prigione e li riducono a fragili spettri di se stessi da bambini.
A un romanzo complesso e stratificato, pervaso da una sensualità non ancora matura, ma accesa, vitale, e da un senso di scoperta dell'altro vibrante e necessario si contrappone un film elegante, algido e stilizzato, in linea con molta produzione orientale contemporanea.
Insieme a Maya Sansa e a Giorgio Tirabassi l'autore letterario e teatrale presenta alla stampa un'opera impegnata che denuncia con delicatezza, senza pretesti politici né ambizioni sociologiche, l'inquietante realtà degli internati nei manicomi italiani.
Deludente ritorno alla regia dell'autore hongkonghese che, tornato dopo cinque anni dietro la macchina da presa, riprende alcune tematiche consolidate nella sua poetica senza però riuscire a svilupparle in maniera originale e coerente.
Abbiamo incontrato il poliedrico regista, pittore e scultore newyorkese, a Venezia per la terza volta dopo Basquiat e Prima che sia notte per presentare Miral, il suo film in concorso tutto al femminile incentrato sulla storia della sua attuale compagna di vita, costruito come un mosaico sullo sfondo del conflitto israelo-palestinese.
Il concorso del festival entra nel vivo con tre opere, tutte tratte da romanzi, caratterizzate da un forte impegno etico e sociale e fitte di problematiche esistenziali. Tra queste si segnala l'atteso debutto alla regia di Ascanio Celestini, tratto dall'omonimo romanzo 'La pecora nera'.
Rodriguez è di certo abile nel giocare con i gusti del pubblico con un genuino gusto per l'intrattenimento puro e scanzonato, ma il suo cinema è privo di guizzi che ne scuotano le opere e ne immortalizzino le trovate più gustose.
Non senza eccessi e con qualche lungaggine, Capuano è bravissimo a restituire un'immagine verace, crudele, positiva e appassionata della gioventù bruciata di Napoli, con tutti i suoi contrasti e le sue incoerenze.
Anche se la riserva di fuochi d'artificio verbali si esaurisce quasi di colpo, la commedia conserva un buon ritmo giocato tutto sul feeling tra i due protagonisti e su uno schietto realismo linguistico che vivacizza la storia.
Al via le danze in quel del Lido con un film d'apertura firmato dal talentuoso Darren Aronofsky; presentato oggi anche il chiacchieratissimo film di Robert Rodriguez e il chiassoso 'Legend of the Fist: The Return of Chen Zhen'.
L'orrore nella bellezza. Il regista Darren Aronofsky a Venezia con il suo Black Swan (e con le star Portman e Cassel), ei brividi invadono il Lido.
L'esperto di blockbuster cinesi Andrew Lau recupera il mito di Bruce Lee per celebrare il settantesimo anniversario della sua nascita con un film che tradisce però l'originale iconografia del Piccolo drago e preferisce adagiarsi sulle tendenze del cinema mainstream della Repubblica popolare.
Rispetto al precedente The Wrestler, Black Swan risulta un film imperfetto, ma la grazia e la forza sprigionatesi durante la visione non possono esimerci dal ritenere Aronosfky uno dei registi più affascinanti e talentuosi attualmente in circolazione.
Dal brillante documentario American Teen alla rom com di alto profilo: la regista ci racconta la parabola che l'ha portata a dirigere Drew Barrymore e Justin Long in 'Amore a mille... miglia'.
Scattante, come i vecchi film con Bruce Lee, divertente con le sue strizzatine cinefile e commovente come 'Kung Fu Panda', il nuovo Karate Kid è un reboot riuscito, un mini action equilibrato in cui, al fianco del bravo Smith Junior, brilla il mitico maestro di arti marziali Jackie Chan.
Diamo il via a una serie di interviste realizzate con cast e crew di Amore a mille... miglia, una commedia romantica che racconta un amore a prova di chilometraggio. Il primo incontro è con la star maschile Justin Long, che nel film recita accanto alla sua compagna Drew Barrymore.
Sulla scia dell'indimenticabile 'Quattro matrimoni e un funerale' arriva dall'Irlanda una nuova commedia nuziale che tenta di conquistare il grande pubblico con l'esuberanza e la bravura dell'attrice Sally Hawkins.
L'opera non è solo una mera "operazione nostalgia", somiglia piuttosto ad un esperimento che mira a dimostrare quanto possa ancora funzionare oggi un certo tipo di film, un'opera onesta e roboante nel suo manicheismo, che non vuol piacere a tutti i costi e si lascia guardare con trasporto.
Il regista di '30 anni in un secondo' torna a confrontarsi con l'amore e l'età in una commedia romantica ambientata tra le campagne e i vigneti italiani e affida la riuscita del film a un educato umorismo e alle ottime prove degli attori protagonisti, tra cui spicca una superba Vanessa Redgrave.
Un remake che prova a trasportare l'icona-Krueger in una dimensione moderna, restituendo il personaggio alla sua natura onirica e spaventosa, non ancora contaminata dalle successive derive umoristiche.
Ingabbiato in una narrazione spezzettata e poco omogenea, che risente probabilmente della concezione letteraria divisa in capitoli, il film opta per una 'soluzione' amorosa anzichè incentrarsi sul vero motore della storia e cioè il surf, costretto nel ruolo di comparsa.
Dodo Fiori, alla sua seconda regia, si cimenta con un melodramma da camera incentrato su un contrastato rapporto padre - figlio, in cui gli spunti pur articolati del soggetto non sono controbilanciati da un adeguato sviluppo cinematografico del racconto.
Dai blockbuster come Salt e Inception, ai grandi eventi televisivi, come Boardwalk Empire di Scorsese, e festivalieri, come l'imminente Mostra del Cinema di Venezia. Una panoramica sulle novità in arrivo.
North Face - Una storia vera mescola storia e finzione innestando il filone del melodramma sentimentale nella cronaca della preparazione e della sfortunata ascesa di Kurz e Hinterstoisser, dando colore ai loro personaggi e spolverando il tutto con un pizzico di humor e tanta emozione.
Classico esempio di cinema dei buoni sentimenti, ci troviamo davanti ad una commedia romantica che, nonostante la delicatezza dei toni usati per raccontare la storia d'amore nascente tra i due protagonisti, esamina con una certa superficialità il mondo dei "venditori di felicità", indirizzando con furbizia lo sguardo dello spettatore facile alla lacrima.
I complessi interrogativi di tipo civile e giudiziario, pur sottesi allo spunto di partenza del film, si rivelano più che altro un pretesto per mettere in scena un action sovraccarico, che prende le mosse dal filone del 'Giustiziere della notte' per contaminarlo con le nuove tendenze in fatto di thriller quali il 'torture porn'.
La trama di Monsters non è certo originale, ma il suo rispondere a canoni precisi apre un universo di riferimenti che intrigano fin da subito gli appassionati del cinema di genere.
In questa distesa di ghiaccio e sangue l'evocazione onirica del curling occupa uno spazio ridotto, ma infinitamente significativo. Lo sport di squadra come metafora dell'esistenza, della solidarietà, della fiducia reciproca, del divertimento e della realizzazione personale a cui il protagonista aspira.
Di fatto in Winter Vacation non accade mai nulla, ma i lunghi piani d'ambientazione che fotografano il desolato paesaggio invernale cinese sono intervallati da fulminanti sipiarietti familiari.
Dopo la proiezione del divertente road movie horror Monsters, il Festival si prepara a chiudere i battenti. Personaggio chiave dell'ultimo giorno sarà il maestro Francesco Rosi che sarà a Locarno per ritirare il Pardo alla carriera.
Sansone si accontenta di rivolgersi al pubblico di giovanissimi e di famiglie, affidandosi ad una massiccia dose di CGI per rendere i bizzarri comportamenti dei cani protagonisti.
Una pellicola animata russa ha sconfitto la pioggia battente della Piazza Grande, riscaldando i cuori di grandi e piccini. Nel frattempo ad animare il concorso internazionale ci hanno pensato Brasile e Cina.
Orrore e romanticismo a Locarno con Monsters, esordio al lungometraggio del giovane regista inglese Gareth Edwards.
Un horror intelligente, ancorché legato alle convenzioni delle ghost story orientali, che affronta un tema da sempre suggestivo per il genere come quello dei gemelli monozigoti.
Contesto sociale e sfera privata si fondono in una pellicola capace di far riflettere pur mantenendo un'ironia di fondo costante, ma sommessa, che emerge quando il protagonista si imbatte in una galleria di personaggi borderline tratteggiati con sagacia dal regista Eran Riklis.
La musa di tanti registi francesi arriva al festival per presentare il suo disturbante Bas-Fonds, storia di violenza e marginalità tutta al femminile.
La giornata dedicata alla cinematografia francofona ci riserva un thriller di qualità interpretato dal bel Benoit Magimel e l'ottimo Curling del canadese Denis Coté.
A differenza di molti film indipendenti, Cyrus non gira mai a vuoto grazie soprattutto allo straordinario talento degli interpreti capaci di guardarsi dentro con onestà per dar vita a personaggi ricchi di umanità e spessore.
Splice conferma la capacità di Natali di realizzare film che possano far discutere, offrendo più di uno spunto capace di sostenere il plot e soprattutto di persistere nella mente dello spettatore anche al termine della visione.
Un grande ritorno, quello di Daniele Gaglianone, che muovendosi da uno spaccato allucinato della periferia torinese e dal difficoltoso rapporto tra due fratelli, le cui parabole esistenziali annaspano ai margini della società, restituisce un'immagine dell'Italia livida, amarissima e fondamentalmente veritiera.
Abbiamo incontrato Daniele Gaglianone, autore la cui sensibilità ha già prodotto opere come I nostri anni e Nemmeno il destino, per investigare sulle motivazioni profonde che lo hanno spinto a realizzare un lungometraggio come 'Pietro', la cui sconvolgente attualità non passerà certo inosservata.
John C. Reilly e Chiara Mastroianni hanno illuminato la giornata di ieri, che ha visto, inoltre, l'arrivo a Locarno di Valeria Golino e Riccardo Scamarcio nell'inedita veste di registi e produttori.
Doppio incontro con la coppia più bella del cinema italiano. Riccardo Scamarcio presenta il corto Diarchia, di cui è interprete e produttore. Valeria Golino esordisce alla regia con l'interessante Armandino e il Madre.
Il simpatico attore approda a Locarno in compagnia di uno dei registi del suo Cyrus, Jay Duplass, per presentare il film in Piazza Grande.
Donne in crisi d'identità, incesto e zombie assatanati di sesso: il concorso di Locarno entra nel vivo con un poker sconvolgente.
Christian Alvart dirige con sicurezza, a tratti azzarda, costruendo sequenze ben calibrate e tese al punto giusto, che strizzano l'occhio ai modelli del passato.
Presentata a Roma l'opera prima di Saverio Smeriglio, prima scrittore del romanzo, poi sceneggiatore e co-regista dell'omonimo film insieme all'amico disegnatore Andrea Goroni. Una storia sul destino, sul surf e sulla realizzazione dei sogni.
La chiave di lettura di questa nuova versione del classico Disney sembra proprio il contrasto tra antico e moderno; l'operazione orchestrata da Turteltaub è meno divertente di quanto si potesse immaginare, ma abbastanza avvincente da spingere il pubblico a passare un paio d'ore in totale relax.