Il nuovo lavoro di Daniele Gaglianone, ancora più ambizioso dei precedenti, si muove tra il dramma sociale, la docufiction e le riflessioni meta-cinematografiche, con una complessa genesi che ne ha determinato in gran parte le peculiarità.
Oleotto sfrutta una struttura molto solida, con situazioni consuete, proponendole però in maniera nuova e mai banale e grazie ad una sceneggiatura puntuale e senza sbavature. Il risultato è una commedia autentica e divertente.
Terry Gilliam fa sfoggio del suo ricchissimo coté visivo, nonché della sua sfrenata immaginazione, per narrare una favola ambientata in un futuro che esaspera ed estremizza molti aspetti della società moderna.
Dopo gli applausi della stampa accreditata alla fine della proiezione di Tom at the Farm, abbiamo incontrato l'enfant prodige canadese, sempre più convincente come regista, sceneggiatore e interprete.
Locke è uno struggente dramma familiare ed insieme un thriller psicologico di grande fascino visivo e drammaturgico, un film psichedelico nel look, avvincente nella narrazione, incentrato su un unico personaggio in carne ed ossa.
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia il secondo film da regista dello sceneggiatore de 'La promessa dell'assassino' e de 'Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno', un teso thriller girato in tempo reale con, all'interno di un'auto in viaggio sull'autostrada, uno strepitoso Tom Hardy.
L'ex Monty Python porta in concorso a Venezia un'opera di fantascienza declinata secondo la sua singolare poetica e dedicata al 'disconnessione' sociale dell'era che viviamo; ad affiancarlo in conferenza stampa ci sono Mélanie Thierry e David Thewlis.
Prima ancora che un film politico, un vero e proprio thriller che sfrutta lo stereotipo della spia doppiogiochista senza aggiungere nulla di particolarmente originale al genere, ma che comunque può avvalersi della buon tecnica del regista esordiente Yuval Adler e di almeno un paio di scene, tra cui una impressionante e tesissima caccia all'uomo, di grande effetto.
E' durato oltre due anni il progetto dei due autori che hanno esaminato oltre trecento ore di materiale da archivi di tutto il mondo, firmando un film-saggio di grande coesione, interamente dedicato al grande regista di Parma, quest'anno presidente di giuria a Venezia.
Il film di Peter Landesman, giornalista al suo esordio dietro la macchina da presa, è un racconto corale che si propone di indagare l'impatto di un evento drammatico, come l'omicidio Kennedy, su alcuni personaggi che rimasero dietro le quinte degli eventi.
L'opera di Deshe ha dalla sua l'impatto e la forza di una storia che ha bisogno di poco per sconvolgere lo spettatore; l'autore ne sfrutta i momenti salienti, ma non riesce a mantenere la stessa tensione per tutta la lunga durata del film, concedendosi qualche pausa di troppo dopo un inizio molto convincente e un finale all'insegna della libertà e della speranza.
A quarant'anni dalla morte, facciamo il punto sul rapporto tra l'opera letteraria di Tolkien e il cinema; già spiazzato, negli anni '60, dal successo e dall'impatto culturale dei suoi romanzi, avrebbe mai potuto immaginare il suo futuro da proficuo soggettista per alcuni tra i maggiori blockbuster degli albori del nuovo millennio?
Il regista ha presentato al Lido il suo film d'esordio, che affronta uno snodo cruciale della storia americana, come l'omicidio Kennedy, dal punto di vista di alcuni personaggi poco noti, che tuttavia vissero i fatti in prima persona.
Per chi era in cerca di un vero film "scandalo" per questa Mostra del Cinema di Venezia numero 70, questo secondo lungometraggio del regista greco è certamente un'opera disturbante che parla di violenza e abusi e che mostra forse anche più del dovuto, ma che prosegue, sia dal punto di vista stilistico che tematico, il lavoro di quella new wave ellenica capitanata da Giorgos Lanthimos.
Presentato alle Giornate degli Autori, l'esordio alla regia di John Krokidas affida all'ex maghetto Daniel Radcliffe il ruolo dell'autore di L'urlo per un film che celebra la nascita della Beat Generation.
L'esordiente John Krokidas racconta la nascita della Beat Generation, mettendo al centro della scena un giovane Allen Ginsberg interpretato da Daniel Radcliffe. Ma, dal protagonista alle scelte stilistiche, tutto appare troppo conformista.
Quello di Si alza il vento è un Miyazaki mai così realistico, meno gioioso e creativo, più ancorato ad una realtà che con grande tristezza si trascina verso l'inevitabile. Nonostante i sogni.
Più che raccontare una storia, Palo Alto crea un'atmosfera, accosta situazioni che forniscono uno spaccato della gioventù americana. Il tutto senza morbosità né giudizi morali di sorta.
L'attore americano e Gia Coppola, nipote di Francis Ford Coppola, ci raccontano la scelta di portare al cinema i racconti parzialmente biografici contenuti nella raccolta In stato di ebrezza.
Tutto il fascino della Giordania contemporanea in un divertente film in cui nulla è come appare, in cui emerge continuamente il conflitto tra i valori della cultura araba tradizionale e quelli del mondo contemporaneo.
La regista francese ci racconta una storia dolorosa, ma aperta all'ottimismo; una storia che purtroppo non può sorvolare su certi momenti angoscianti e che ci pone più di un interrogativo, senza però azzardare giudizi.
La principale preoccupazione di James Franco è quella di restituire l'atmosfera polverosa del Tennessee, la durezza del territorio, che si ripercuote nella ferocia intrinseca dei suoi abitanti, e quel ruvido distacco che caratterizza l'intera opera di Cormac McCarth.y
Un film in perfetto equilibrio tra il drammatico e l'ironico che si ispira ad una storia vera ma consegna alla storia del cinema una coppia di protagonisti perfettamente assortiti e dalla chimica e tempi comici davvero esemplare.
Con uno stile scarno ma ricco di sostanza, l'esordiente Vivian Qu fa una ricognizione sulla vita di una metropoli in bilico tra tradizione e modernità, e sulla perdurante tendenza al controllo di un regime ancora preda delle sue contraddizioni.
Piccola patria è un'analisi attenta di un microcosmo, che si nutre della sua stessa asettica freddezza e finisce per risultate fredda a sua volta.
Il vulcanico James Franco ci parla del rapporto viscerale con la letteratura e col romanzo di Cormac McCarty che ha ispirato il suo Child of God, film in concorso alla 70. Mostra del cinema.
Un film brillante, commovente, ma intriso di humor british. Il veterano Frears approda a Venezia con uno dei film più apprezzati del concorso grazie anche alla perfomance della grande Judi Dench.
Il terzo tempo racconta una storia semplice, ma lo fa con genuinità. Miscela bene i diversi temi della storia, lo sport, il sociale e l'inevitabile storia d'amore del protagonista, ma manca di quel tocco di originalità che potesse impedire la sensazione di già visto.
Alla Mostra del cinema di Venezia è il giorno del thriller in concorso diretto da Kelly Reichardt, incentrato sull'ecoterrorismo e interpretato dai due giovani attori insieme a Peter Saarsgard.
Lorenzo Richelmy e Margherita Laterza, con regista e produttori del film, hanno presentato a Venezia Il terzo tempo, prodotto da Filmauro e presentato nella sezione Orizzonti.
Aiutata dalle buone performance di tutti gli attori, in primis Ahu Türkpençe e Lale Başar nei rispettivi ruoli di Ferida e la madre, la regista/sceneggiatrice riesce a tratteggiare dei personaggi non banali e a donare a ciascuno di essi un percorso di crescita plausibile.
Il nuovo film di Kelly Reichardt, che conferma la sua predilezione per le ambientazioni rurali e i personaggi sradicati, affronta i temi dell'ecologia e dell'estremismo, facendoli poi sfumare in una più generale trattazione del senso di colpa.
Il regista svedese adatta per il grande schermo la graphic novel biografica scritta dalla moglie Coco e dà vita ad un film vitale e pieno di energia, una pellicola che grazie ad una scrittura leggera e divertita rappresenta l'adolescenza con autenticità e senza falsi sentimentalismi.
Coinvolgente dramma generazionale in cui non ci sono né vincitori né vinti, Class Enemy è un'opera che con un continuo cambio di prospettiva riesce a riflettere e ad indagare in maniera lucida sul rapporto tra adulti e adolescenti.
Sia nella gestione del racconto che nello stile, David Gordon Green si prende delle libertà dal canone sfoderando una vena che a tratti tende verso lo sperimentalismo. Segno, questo, di una maggior sicurezza nei propri mezzi espressivi.
Il nostro incontro con la regista siciliana che presenta Fuori Concorso un corto ispirato alla vera vicenda di un giovane studente di Catania, morto nel 2003 in seguito alle esalazioni tossiche del laboratorio di Chimica in cui lavorava; 'Nel nostro Paese si è persa l'idea di futuro, la passione, la pietas. E se le mie speranze nel sistema produttivo sono andate disattese, questo film è la dimostrazione che la paura non può fermarci', ci ha raccontato.
Approda al Lido, fuori concorso, l'atteso film-scandalo di Paul Schrader scritto da Bret Easton Ellis: The Canyons vuole essere una ricognizione su ambiguità, macchinazioni e giochi di potere dell'ambiente hollywoodiano, che però scivola nel kitsch e annoia.
L'attore premio Oscar è la star della giornata di questa 70 Mostra in veste di protagonista della nuova pellicola di David Gordon Green.
Un pornodivo a Venezia. Merito della follia di Bret Easton Ellis, sceneggiatore dell'ultima fatica di Schrader che si è assicurato la presenza di James Deen come protagonista del suo morboso noir a fianco di Lindsay Lohan.
Il regista ed il cast del film hanno presentato il progetto alla stampa nel corso della 70. edizione del Festival di Venezia.
Philip Gröning decide di far esplodere la struttura narrativa frammentandola all'infinito e cancellando ogni riferimento temporale interno al racconto.
Costruita come una tela di ragno che si dipana dal centro per poi dilatarsi sempre di più, l'opera di Santiago Palavecino è un horror giocato sul confine tra vero e immaginario, laddove immaginario diventa sinonimo di pazzia.
John Curran in Tracks segue le tappe del viaggio lungo il deserto della Davidson con sguardo attento, curando sia l'aspetto intimo e personale della giovane donna, sia l'affascinante ma spietato ambiente in cui si muove.
Un film intenso, capace di regalare momenti di profonda commozione, un'opera adulta ed emotivamente trascinante che lascia parlare principalmente i volti, i gesti e i paesaggi lasciandoci nel cuore una sola grande certezza: le cose succedono, ma poi passano.
Un'esplosione di sicilianità verace, sanguigna, uno sguardo capace di riflettere criticamente sui luoghi comuni senza mai strumentalizzarli, consapevole di doversi astrarre per rivolgersi a un pubblico più ampio.
Il grande regista americano, in occasione del prestigioso riconoscimento tributatogli al Lido, ha parlato a ruota libera della sua carriera, del cinema di ieri e di oggi, della società e del ruolo dell'arte cinematografic in essa.
Il regista e la sua magnetica protagonista hanno incontrato la stampa accreditata al Lido, che ci raccontano come hanno ricreato l'incredibile avventura di Robyn Davidson nel deserto australiano.
A dispetto del suo tema, Gerontophilia è un film leggero, brillante nella sua seconda metà da road movie, che vuole essere più di ogni cosa una storia d'amore che tratteggia un rapporto non intrappolato nella gabbia delle convenzioni sociali.
Lavorando per sottrazione, L'arte della felicità sarebbe potuto essere un film di gran lunga più efficace ed emozionante. Così com'è resta un biglietto da visita per uno studio ancora giovane che lascia sperare di poter contribuire a far crescere il mondo dell'animazione nel nostro paese.
Prima opera italiana in lizza per il Leone d'Oro alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, una pellicola corrosiva su due donne che danno un nuovo senso al termine 'testardaggine'; 'Il cinema? Uno sconfinamento naturale, un salto fatto per raccontare di una comunità e di un Paese che non sa nemmeno cadere', ha raccontato la Dante in conferenza.