Terence Vance Gilliam nasce a Medicine Lake, nel Minnesota, il 22 novembre 1940. Nel 1951 si sposta con la famiglia in California, dove si iscrive all'università, prima alla facoltà di Fisica e poi a Scienze Politiche. Nell'ultimo anno di college inizia a inviare i suoi disegni alla rivista Help di New York; viene quindi assunto come illustratore. Nel 1968 viene chiamato alle armi, ma rifiutando la partenza per il Vietnam diserta rifugiandosi in Inghilterra (prendendo in seguito la cittadinanza britannica). Nello stesso anno inizia la carriera televisiva come cartoonist, per poi fondare, assieme a Graham Chapman, John Cleese, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin il fortunatissimo gruppo dei Monty Python.
L'esplosione arriva però nel 1969, anno in cui le star danno vita al Monty Python's Flying Circus, serie comica televisiva tra le più amate di tutti i tempi, programma di culto della tv britannica che conta 45 episodi su 4 stagioni e segna l'inizio del fenomeno Monty Python. Sul set conosce la futura moglie Maggie Weston (con la quale avrà tre figli). Sono scritte e disegnate da Gilliam alcune delle gag più esilaranti della fortunatissima serie. Il gusto per l'assurdo, il visionario, il politicamente scorretto e il surreale sono il suo marchio di fabbrica, senza contare naturalmente l'immenso e geniale lavoro sulle animazioni e sugli effetti speciali che diedero una grande carica allo show.
In quegli anni (il Flying Circus sarà trasmesso ininterrottamente dalla BBC fino al 1974) e nei successivi molte idee nate dalla fantasia dei Python diventeranno lungometraggi: il primo, E ora qualcosa di completamente diverso, è una raccolta di sketch tra i più azzeccati della serie tv, e vede alla regia Ian McNaughton.
Del 1974 è Monty Python e il sacro Graal, prima regia di Gilliam accanto al collega Terry Jones, in cui vengono sbeffeggiati i cavalieri della tavola rotonda narrando con vena umoristica e paradossale le loro esilaranti avventure alla ricerca della coppa di Cristo. D'ambientazione fantastica e medievale è anche Jabberwocky (1977), ispirato al mostro immaginifico protagonista della celebre poesia di Lewis Carroll; mentre i corto-circuiti spazio-temporali sono al centro della commedia fantascientifica I banditi del tempo - Time Bandits (1981).
Nel 1983 Gilliam partecipa, diretto da Jones, al nuovo amatissimo film collettivo del gruppo di comici: Monty Python: il senso della vita. Trattasi di una serie di sketch, apparentemente slegati, che affrontano i temi basilari dell'esistenza umana: vita, morte, concepimento, istruzione, lavoro, salute e molto altro. Del tutto attribuibile all'estro di Gilliam è, invece, il visionario cortometraggio che precede il film: The Crimson Permanent Assurance.
In seguito allo scioglimento del gruppo comico (tra l'altro mai più riunitosi salvo in occasione del trentennale del lancio del Flying Circus) ha inizio la carriera di Terry Gilliam come regista "solista". Nel 1985 dirige Brazil, considerato unanimemente uno dei suoi capolavori: una rilettura del romanzo "1984" di George Orwell, rielaborata però in una chiave decisamente personale, e caratterizzata da una vena allucinatoria e apocalittica. Emerge già in questa straordinaria opera uno dei temi cardine dell'intera filmografia dell'autore: l'affermazione del potere della fantasia e dell'immaginazione, in lotta contro una società consumista, repressiva e omologante.
Del 1989 è Le avventure del Barone di Munchausen, appassionato omaggio a una delle origini della letteratura surreale, alla base delle influenze del regista.
Il Barone, ufficiale di cavalleria in lotta contro i turchi, rievoca le sue esperienze da soldato insieme a quattro compagni dalle capacità sovrumane. Viaggi sulla luna, incontri con gli dei, e perfino con la morte stessa, ed esplorazioni al centro della terra in un film di intelligenti allegorie e solido umorismo. Nonostante le trovate originali e la consueta vena di follia che contraddistingue il cinema di Gilliam, il film - che fu pesantemente manomesso dalla casa di produzione - si rivelò un flop al botteghino.
Due anni dopo, nel 1991, Gilliam realizza uno dei suoi film maggiormente apprezzati, una pellicola ricca e paradossale densa di verve umoristica mescolata con le nevrosi e i drammi postmoderni: La leggenda del re pescatore racconta la bizzarra amicizia tra Jack Lucas, ex disc-jockey radiofonico di grande successo e Parry, un barbone ossessionato dalla leggenda del Santo Graal. In realtà entrambi vivono nel rimorso e nel dolore, e per sfuggire alla solitudine della metropoli newyorchese sono disposti a tutto, perfino a riconquistare l'amore di una donna e partire alla ricerca della coppa divina. I protagonisti, Jeff Bridges e Robin Williams, sono in gran forma, l'estro creativo di Gilliam è al suo apice, e un Oscar viene assegnato a Mercedes Ruhel come attrice non protagonista nei panni della bella Anne.
Nel 1996 Gilliam approda alla fantascienza hollywoodiana, anche se mantiene un approccio più visionario e meno commerciale di molti suoi colleghi. Il risultato è L'esercito delle dodici scimmie, nel quale un granitico Bruce Willis torna indietro nel tempo (l'anno è il 2035) per salvare l'umanità da un morbo che l'ha decimata e ha costretto i pochissimi sopravvissuti a rifugiarsi nel sottosuolo. Il film, che si avvale anche delle interpretazioni di Brad Pitt e di Madeleine Stowe, presenta alcuni tratti tipici dello stile del regista: narrazione intricata, in cui si mescolano presente e passato, realtà e immaginazione, e atmosfere oscure e angoscianti.
Due anni dopo è la volta di un ennesimo capolavoro, Paura e delirio a Las Vegas, tratto dall'omonimo romanzo lisergico di Hunter S. Thompson: grottesca e critica visione del mito americano, ritratta dal punto di vista distorto e psichedelico di un avvocato (Benicio Del Toro) e di un giornalista (Johnny Depp) in corsa verso la capitale della perdizione con una fiammante decappottabile dal bagagliaio pieno di allucinogeni. Un film amatissimo per la sua scatenata carica provocatoria e l'affresco disincantato che traccia di un'America cinica e in rovina.
Seguono alcuni anni, durante i quali Gilliam tenta disperatamente di mandare in porto un progetto che lo ha da sempre ossessionato (come del resto ossessionò in passato anche il genio Orson Welles): un adattamento del romanzo di Don Chisciotte di Cervantes, che sembra quasi essere oggetto di una maledizione. Dopo l'infortunio dell'attore protagonista, Jean Rochefort, e una svariata serie di problemi produttivi, il progetto è stato interrotto, ma le traversie della realizzazione sono state oggetto del documentario Lost in La Mancha.
Il regista ripiega, dunque, su un progetto più minimalista e intimo, Tideland - Il mondo capovolto (2005), sorta di rielaborazione in chiave moderna e personale della fiaba di Alice, reinterpretata in un'ottica dark e nichilista. Gilliam si affida questa volta a una produzione indipendente, realizzata in Canada, che risente dei limiti di budget, ma si caratterizza in ogni caso per una visione registica personale.
Del tutto differente è invece il contemporaneo I fratelli Grimm e l'incantevole strega, prodotto mainstream girato su commissione per una major. Gilliam mescola la biografia surreale e il fantasy avventuroso raccontando vita e peripezie di Will e Jack Grimm (Matt Damon e Heath Ledger), che durante il regno di Napoleone si guadagnano da vivere estorcendo denaro ai contadini fingendo di proteggerli dagli spiriti con l'ausilio di finte formule magiche, amuleti fasulli e tante frottole. Quando le autorità francesi li scoprono, per sfuggire all'arresto si rifugiano in una foresta incantata dove una strega (Monica Bellucci) metterà davvero alla prova il loro coraggio. Presentato al Festival di Venezia, il film è pesantemente minato delle imposizioni della casa di produzione, che limita notevolmente l'estro creativo del regista.
Decisamente più personale e legato alla poetica di Gilliam, ma purtroppo anch'esso penalizzato da una serie di sventure produttive, è il seguente Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo (2009), in cui il regista torna alle sue fonti d'ispirazione privilegiate (l'estetica della Londra vittoriana, la rielaborazione del mito di Alice), per celebrare ancora una volta l'incontrastato potere dell'immaginazione. La lavorazione del film è stata interrotta dalla morte del protagonista Heath Ledger, che ha costretto Gilliam a intervenire profondamente sulla sceneggiatura, moltiplicando il suo personaggio in tre diverse versioni, affidate rispettivamente agli amici del compianto attore Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law (i quali hanno devoluto il loro cachet alla famiglia Ledger).
L'Italia è divenuta un po' la terza patria di Gilliam (dopo gli Stati Uniti e l'Inghilterra), dato che l'autore ha acquistato una residenza presso il comune di Montone, nella provincia di Perugia, il quale gli ha conferito anche la cittadinanza onoraria. Inoltre il regista è ormai divenuto un ospite fisso dell'Umbria Film Festival.
Di recente, però, Gilliam si è trasferito a Napoli per dirigere un cortometraggio sponsorizzato da Pasta Garofalo, dal titolo The Wholly Family, in cui recita anche la nostra Cristiana Capotondi.
1986 Candidatura Miglior sceneggiatura originale per Brazil
1992 Candidatura Miglior regista per La leggenda del re pescatore
2015 Premio Premio Future Film Festival Digital Award - Menzione speciale
2013 Premio Premio Future Film Festival Digital Award - Menzione speciale per The Zero Theorem
1996 Candidatura Miglior regista per L'esercito delle dodici scimmie
1992 Candidatura Miglior regista per La leggenda del re pescatore
1982 Candidatura Miglior regista per I banditi del tempo
1982 Candidatura Miglior sceneggiatore per I banditi del tempo
2009 Candidatura Migliore scenografia per Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo
2009 Candidatura Miglior canzone originale per Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo
2020 Recitazione
2018 Regia, Sceneggiatura, Soggetto
2013 Regia
2015 Recitazione
FILM 2005
Regia, Sceneggiatura, Soggetto
Genere: Azione, Commedia, Fantastico, Horror
Il motivo per il quale non vado a vedere più così tanti film come facevo prima, è che non mi sorprendono più. Amavo il cinema perché i film aprivano delle porte su mondi che neppure immaginavo. Adesso capita raramente.
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