Agostina Belli

Attrice
Biografia

Cenni biografici di Agostina Belli


Agostina Maria Magnoni, in arte Agostina Belli, nasce a Milano il 13 Aprile 1949. Figlia secondogenita di Domenico Magnoni, un modesto artigiano, e di Adele Margherita Dossena, titolare di una pensione in Via Copernico, nei pressi della stazione centrale di Milano, trascorre gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza nel popolare quartiere Giambellino, che negli anni '50 è il più popoloso quartiere periferico del capoluogo meneghino e, come accade in tutte le realtà urbane ad alta densità abitativa collocate ai margini delle grandi metropoli, la vita è "scomoda" e devi competere con caparbietà per imporre il tuo diritto ad esistere in un contesto sociale "difficile", se non ostile. Per questo, la piccola Mariuccia - con questo vezzeggiativo viene appellata Agostina da parenti e da amici del quartiere - si abitua fin dalla più tenera età ad essere autosufficiente, a badare a sé stessa ed a guadagnarsi rispetto e "spazio vitale" con temperamento deciso. A tal proposito, nel rievocare la sua infanzia, in un memoriale pubblicato negli anni della notorietà da un'autorevole rivista dell'epoca, dichiarerà senza remore: "Mi azzuffavo con i miei coetanei come un maschiaccio e talvolta le prendevo, ma spesso le davo anche". L'indole risoluta ed una buona dose di coraggio sono attributi del carattere che si riveleranno determinanti sia per il conseguimento della fama, sia per superare le durissime prove che costelleranno il suo futuro. Infatti, la biografia di Agostina Belli è densa di eventi dolorosi che affronterà con la forza di volontà non comuni tipica dei nati sotto il segno dell'Ariete e che incideranno decisamente nella sua maturazione di donna e di attrice.
Una maturazione che si preannuncia piuttosto precoce, poiché già all'età di tredici anni deve confrontarsi con l'amara esperienza della separazione dei suoi genitori. Mariuccia sceglie responsabilmente di convivere con suo padre e di accudirlo, nella consapevolezza che, altrimenti, a seguito del matrimonio della sua unica sorella, Armida, l'anziano genitore sarebbe stato condannato a vita solitaria. Il rapporto con suo padre, negli anni a venire, sarà improntato da tenero e sincero affetto filiale e da immensa fiducia nei confronti, non solo della figura paterna, ma anche di quella del confidente leale e disinteressato.
Nonostante la non rosea situazione familiare, anche sotto il profilo economico, Agostina non si perde d'animo, né smarrisce l'umore accattivante e la fresca spontaneità di adolescente semplice, spigliata e spensierata. Dotata di realismo e concreto spirito pratico, si rende ben presto conto che attendere la manna dal cielo è oziosa perdita di tempo e che per lei è giunto il tempo di rimboccarsi le maniche con i piedi saldamente ancorati alla terra. Consegue il diploma di segretaria d'azienda, qualifica che le permette di essere assunta nella segreteria del capo del personale presso i grandi magazzini della Rinascente di Milano.
Ma il curriculum di segretaria d'azienda si interrompe dopo appena tre anni di servizio, poiché nell'indole volitiva e tenace di Agostina si annida anche l'insofferenza nei confronti di ogni forma di subordinazione a orari fissi, a cartellini da timbrare, a capi esigenti e carriere da inseguire a suon di gomitate e ruffiani ammiccamenti.
Alla prospettiva di sottostare malvolentieri alle ferree regole del lavoro dipendente ed al rischio di mettere a repentaglio l'equilibrio nervoso, preferisce attività lavorative meno vincolanti, come quella di venditrice porta a porta di enciclopedie edite dalla Mondadori.

Ma l'evento che imprime la svolta decisiva alla sua vita è imminente. E' il 1968. Un giorno una sua amica la informa che Carlo Lizzani sta reclutando comparse per girare nel centro di Milano alcune scene del film Banditi a Milano, ispirato alle imprese della banda Cavallero, e la convince ad inviare al regista una sua foto tessera. Viene selezionata e non deve attendere molto per ritrovarsi sul set al fianco di un manesco Gian Maria Volonté, ad interpretare il minuscolo ruolo di ostaggio caduto nelle mani della banda durante una rapina in banca. E' l'inizio di un crescendo destinato a perpetuarsi per decenni senza soluzione di continuità: è l'inizio di un sogno reale quello che sta cominciando a vivere ad occhi aperti la non ancora ventenne Mariuccia.
Pur non trascurando di continuare a guadagnarsi da vivere con qualche fugace apparizione televisiva nel Carosello, facendo l'agente di assicurazioni e la fotomodella pubblicitaria part-time, il suo debutto nel cinema si consolida nell'anno successivo con un'altra particina ne Il terribile ispettore per la regia di Mario Amendola, film che rappresenta anche il battesimo cinematografico di una giovane promessa del cabaret italiano: il genovese Paolo Villaggio.
Nel 1970 arriva la prima scritturazione per un ruolo meno marginale, sia pure recitato in un film di cassetta e totalmente ignorato dalla critica come Angeli senza Paradiso, al fianco di un giovanissimo Al Bano nei panni di uno squattrinato Franz Schubert. E' in tale frangente che s'inserisce uno dei tanti drammatici episodi della vita di Agostina. Di ritorno da Roma, dopo aver girato sul set di Angeli senza Paradiso, nell'attraversare una delle strade principali di Milano, non si accorge di un'auto che sopraggiunge a tutta velocità e viene investita. La frattura del femore e le numerose ferite riportate, la costringono ad una lunga e penosa degenza in ospedale, e a qualche promoter cinematografico viene in mente di sfruttare cinicamente l'incidente per fare pubblicità al film, spacciandolo per il tentativo di suicidio di Agostina, in preda alla delusione d'amore, non corrisposto, per Al Bano.
Ma lungi dai frivoli e irritanti pettegolezzi pubblicati dai rotocalchi scandalistici, è un fatto di ben altro spessore quello che la sconvolge: la tragedia consumatasi nel febbraio del 1970, quando sua madre viene assassinata nella pensione che gestisce in via Copernico. L'autore dell'efferato delitto non è stato mai scoperto ed il caso, ancora oggi, è annoverato fra gli enigmi ancora insoluti. E' una ferita lancinante quella che squarcia l'anima di Agostina, destinata a sanguinare almeno fino a quando non saranno fugate le molte ombre aleggianti sull'orrendo crimine.

Nel triennio 1971-73 si consolida la piattaforma lancio che la proietterà dal semi-anonimato, nell'orbita del cinema d'impegno, quello che suscita l'attenzione della critica. In rapida ed ininterrotta sequenza gira una serie di film che non passano inosservati e sulle locandine dei quali il suo nome d'arte si ingrandisce progressivamente.
Fra i titoli di rilievo spiccano, Revolver, La notte dei Diavoli e Barbablù nei quali recita con attori di fama internazionale come Oliver Reed e Richard Burton, ma anche con attori italiani del calibro di Giancarlo Giannini e Lando Buzzanca in pellicole di produzione nostrana come La Calandria, Baciamo le mani, Mimì metallurgico ferito nell'onore e L'ultima neve di primavera. Ma il film che, in quel triennio, la consacra nel ruolo di attrice protagonista è Sepolta viva, per la regia di Aldo Lado, liberamente ispirato all'ottocentesco omonimo romanzo d'appendice di Carolina Invernizio. E' proprio durante la lavorazione di Sepolta viva che si verifica l'ennesimo fra gli episodi spiacevoli disseminati nella vita dell'attrice. Per girare la sequenza finale, una delle più drammatiche del film, è costretta a rimanere immersa a lungo in un vano ricolmo d'acqua, e la prolungata immersione, intollerabile per chi non ha molta dimestichezza con attività natatorie, le procura un malore e rischia l'annegamento. La tirano fuori appena in tempo per rianimarla.

Del cast fa parte anche Fred Robsham, l'attore norvegese fratello di Margaretha Robsham, prima moglie di Ugo Tognazzi. La perfetta intesa sul set, sarà coronata dall'unione coniugale, sul finire del 1973. Tuttavia, le notizie sul matrimonio sono controverse. La stampa pubblica sull'evento una serie infinita di articoli che, sovente, si rivelano una serie di illazioni prive di fondamento. Alcuni articoli sollevano perplessità circa la validità delle nozze. Altri ne dubitano ed altri ancora, addirittura, negano che siano mai avvenute. Il dato certo è che non si sono svolte in Italia e non in ossequio ai canoni civili e religiosi convenzionali. Le fonti più attendibili riferiscono che siano avvenute a Londra, alla presenza di un vecchio amico di Agostina e del suo agente cinematografico.
Nel frattempo Agostina si trasferisce a Roma, in una fattoria situata sulla via Flaminia, in piena sintonia con il suo desiderio, coltivato da anni, di appartarsi lontano dai centri urbani congestionati ed a diretto contatto con la natura. Sono ormai alle spalle i tempi critici in cui era obbligata a fare la "pendolare" per lavoro fra la sua Milano e la Capitale e ad arrangiarsi rimediando precarie sistemazioni. Peraltro, la scelta di vivere al di fuori delle grandi città, sarà riconfermata nell'imminente futuro con il suo definitivo stabilirsi nella villa sul lago di Bracciano, ove attualmente dimora.

Il 1974 è l'anno dell'elezione di Agostina Belli nel firmamento della cinematografia italiana. Nelle sale viene proiettato Profumo di donna di Dino Risi, magistralmente interpretato insieme a quel mostro sacro della recitazione che è Vittorio Gassman. Il film scala la vetta della classifica degli incassi e riscuote un clamoroso successo anche in Francia. Nell'Aprile del 1976 Profumo di donna viene candidato all'Oscar come miglior film straniero e poco dopo, ad Agostina viene tributato il premio David di Donatello in qualità di migliore attrice in un altro film di successo, Telefoni bianchi, per la regia dell'impareggiabile Dino Risi, al quale partecipa un cast di tutto rispetto, composto da attori della commedia italiana del calibro di Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Renato Pozzetto e Lino Toffolo.
La carriera va a gonfie vele e la presenza dell'attrice anche in pellicole di modesto spessore, ne assicura, comunque, un lusinghiero successo: è il caso di film come Il piatto piange, Il lumacone, Virilità, La governante, Due cuori e una cappella e Conviene far bene l'amore.
Verso la fine degli anni Settanta, la fama di Agostina Belli varca i confini nazionali e la sua notorietà all'estero viene corroborata dall'abbinamento del suo nome con quello di attori di prestigio internazionale come Philippe Noiret, Yves Montand, Peter Ustinov, Charlotte Rampling, Fred Astaire, Marcello Mastroianni e Kirk Douglas, il celebre attore americano con il quale, stando alle indiscrezioni, alquanto discutibili, dei rotocalchi del tempo, scandalizzati dal notevole divario d'età fra i due, Agostina avrebbe intrattenuto una tenera relazione. E' questo il periodo culminante della parabola ascendente dell'attrice: periodo nel quale, oltre a consolidarsi il successo sul suolo francese conquistato con Profumo di donna e Telefoni bianchi, pellicole come Holocaust 2000 e Un taxi color malva le assicurano una vasta risonanza anche in area britannica.

Nel 1978 gira da protagonista, assieme ad un indimenticabile Stefano Satta Flores, Enfantasme, per la regia di Sergio Gobbi. Il film, che coincide con il compimento del processo di maturazione professionale dell'attrice, è imperniato su di una insolita vicenda pervasa di atmosfere vagamente inquietanti, di silenzi saturi di tensione interiore, di motivi introspettivi connotati da implicazioni di matrice parapsicologica. La trama sembra essere, curiosamente e, forse, non del tutto a caso, la metafora del suo intimo, segreto e delicato legame con la creatura che ha sempre desiderato concepire, ma che il destino avverso le ha negato. Dall'immedesimazione e dal coinvolgimento emotivo mostrato nella forza e nell'intensità con cui interpreta Claudia, traspare la sua totale identificazione con la donna dolorosamente privata del suo ruolo di madre, sublimato nel drammatico e controverso rapporto instaurato con il figlio defunto, ritrovato nelle sembianze di un fantasma. Agostina non ha mai fatto mistero del suo anelito alla maternità, intesa come esperienza indispensabile al completamento della sua personalità. In una intervista dichiara di essere disposta ad affrontare senza esitazioni qualsiasi rischio, compreso quello derivante dal sottoporsi a delicati interventi chirurgici, pur di vedere realizzato il sogno di diventare madre. Un sogno, purtroppo, destinato a non concretizzarsi mai in un'appagante realtà.

Tuttavia, la realizzazione del desiderio di avere un figlio non è certamente l'unica ed esclusiva sua aspirazione. Da quel poco, troppo poco, che trapela dalle dichiarazioni rilasciate in pubblico, si intuisce il suo riposto desiderio di dare risposte alle tante domande sui misteri dell'esistenza, formulate nella sua più intima interiorità: risposte che sa di poter conseguire solo intraprendendo la direzione di una seria ricerca spirituale. E' proprio l'intensa, appassionata aspirazione di concentrarsi in tale impegnativa ricerca e di acquisire quelle risposte tanto agognate, che spiega le sue improvvise sparizioni dalla ribalta, i suoi frequenti periodi di allontanamento dalle scene, la sua predilezione per i luoghi ove meditare nel silenzio, la sua tendenza ad isolarsi dal frastornante clamore della mondanità, di sottrarsi all'indiscreta luce dei riflettori, il suo atteggiamento schivo, riservato e, spesso, enigmatico.
Spiega anche l'interesse da lei coltivato per lo spirituale ed il soprannaturale, per la parapsicologia, per la sperimentazione nel campo dei fenomeni paranormali (del tutto ignorate dalla cronaca sono i suoi numerosi esperimenti nel settore della metafonia o del fenomeno conosciuto dagli addetti ai lavori come voci Raudive), per le discipline spirituali orientali, per lo studio delle scienze esoteriche. Una rara e singolare testimonianza di questi suoi eccezionali interessi ci viene offerta da una sua memorabile intervista rilasciata sul tema, nella notte del 1° Maggio 1987 ad un esterrefatto Maurizio Costanzo, dietro le quinte del suo celebre talk-show. Eloquente è, al riguardo, una frase da lei pronunciata in quella intervista, nella quale si condensa il senso più profondo e riposto della sua appassionata ricerca: "Mi interessa tutto ciò che direttamente o indirettamente è riconducibile al divino. A questo sacrificherei carriera, fama e successo".

Tra la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni '80, quando la sua ascesa ha raggiunto il vertice del firmamento cinematografico, la stella di Agostina Belli si eclissa improvvisamente. Mentre i suoi film più noti continuano regolarmente a circolare nelle sale cinematografiche, il suo nome e le sue foto a lungo disertano le copertine dei periodici e delle riviste. Al clamore del decennio trascorso, subentra un impenetrabile silenzio sul suo conto ed a tutti i suoi ammiratori riesce praticamente impossibile seguirne le tracce. Frammentarie si fanno anche le notizie sulla sua vita privata. Sembra essersi volatilizzata. Si vocifera di una crisi intervenuta nella sua relazione coniugale con Fred Robsham, di una separazione e di un rientro dello stesso a Lillesand, la natia cittadina incastonata in un fiordo della Norvegia del sud, a bordo di Eye Seraye, la barca a vela che per anni ha assecondato la sua vocazione di navigatore, che gli si rivelerà fatale. Nel Luglio del 1986, di ritorno da una traversata dell'Atlantico, sarà incolpevolmente coinvolto in un'intricata vicenda giudiziaria, scaturita dal rinvenimento sul Franco Cacciatore, la barca di cui è lo skipper, di un ingente carico di hascisc. Viene arrestato, assolto perché innocente e scagionato. Ma durante la breve reclusione ha contratto l'AIDS per la negligenza del personale infermieristico del carcere. La stampa imputa, non è dato sapere quanto a torto o a ragione, la separazione a questa tremenda disavventura, che piagherà inguaribilmente l'anima del biondo attore norvegese per il resto della sua vita.

Tranne fugaci apparizioni in due pellicole semisconosciute in Italia, dal titolo Manaos e La Guerrigliera girate, rispettivamente, nel 1980 in Messico e nel 1982 in Francia ed altri due film di scarso rilievo come Vai avanti tu che mi viene da ridere, assieme a Lino Banfi, e Torna, al fianco di Mario Merola, per tutto il resto degli anni '80, si conferma il ritiro di Agostina dietro il sipario di una discreta riservatezza. Ritiro che sembra doversi interrompere da un momento all'altro, anche a motivo di iniziative artistiche assunte in contesti che esorbitano dal mondo della cinematografia. Alludiamo all'annunziato progetto di esordire come cantante, incidendo un brano scritto appositamente per lei da Cristiano Malgioglio, dal titolo Ti amo con tutta la mia pelle. Il progetto naufraga ancor prima di entrare in sala d'incisione. Ma il congedo definitivo dalle scene è prossimo e viene celebrato nel 1988 con Soldati - 365 giorni all'alba, per la regia di Marco Risi, nel quale recita con la disinvoltura della veterana, assieme a due figli d'arte emergenti: Massimo Dapporto e Claudio Amendola.

Un congedo dal set che viene sorprendentemente interrotto quasi vent'anni dopo, nel 2006, grazie all'interpretazione in Uno su due, film nel quale si confronta con la nuova generazione di attori italiani, ben rappresentata da Fabio Volo, a cui fa seguito la più recente apparizione in Amore che vieni, Amore che vai, adattamento cinematografico del romanzo Un destino ridicolo scritto da Fabrizio De Andrè.
Ma non è sicuramente quella sopraddetta l'unica più recente riapparizione di Agostina Belli sugli schermi, poichè l'anno 2007 riserva una gradevole sorpresa ai suoi ammiratori, che hanno l'occasione di rivedere l'attrice in una commovente scena finale di un film-documentario che il regista norvegese Even G. Benestad ha dedicato ad un Fred Robsham segnato dal tempo e dalla malattia: Natural Born Star, pellicola inclusa nella rosa dei film partecipanti alla seconda edizione del Festival del Cinema di Roma. Come in una struggente rievocazione del finale di Sepolta viva, dopo trentacinque anni, i due, con il volto solcato dagli anni e dalle dure esperienze di vita, si riabbracciano teneramente come ai tempi della giovinezza: difficile, per i fan, trattenere la commozione nel rivederli insieme come allora.

In una recente intervista rilasciata nel programma trasmesso da una emittente televisiva francese, Agostina Belli fa presagire che sarebbe un errore considerare la sua fugace apparizione in Natural Born Star, il suo canto del cigno. Anzi, da quanto dichiara in quell'intervista, si desume la volontà di riprendere a lavorare con rinnovato vigore nel contesto della cinematografia italiana, a suo giudizio, tornata a livelli qualitativi ragguardevoli, grazie all'entusiasmo di una nuova generazione di produttori capaci e creativi, dopo di un paio di decenni di crisi e di vuoto d'idee.
Fra i vari progetti in cantiere, nell'intervista menziona anche un film prodotto per la televisione italiana che, oltre alla sua, annovera la partecipazione di Giancarlo Giannini e di Katia Ricciarelli.
Restiamo in attesa, nell'imminente futuro, dell'auspicabile e insperato ritorno sul grande e sul piccolo schermo, di un'attrice di cui il cinema italiano non può non avvertire la mancanza.