Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Un film asciutto, adrenalinico, improbabile, che ha come (unico?) motore propulsivo il carisma della sua eroina; il che potrebbe essere un difetto se non fosse per il fatto che Angelina Jolie è una forza della natura e la sua presenza è sufficiente a rendere la pellicola, se non credibile, decisamente coinvolgente.
Josh Gordon e Will Speck danno vita ad una briosa commedia "al maschile" in cui la tradizionale rivelazione sentimentale di due amici che scoprono di amarsi dopo svariati anni trascorsi a dimostrarsi il contrario, lascia il passo al corposo percorso di crescita del protagonista, a cui un eccellente Jason Bateman regala il suo volto di uomo medio dallo sguardo malinconico.
Edgar Wright attinge ancora una volta alle convenzioni di un genere, in questo caso la teen-comedy, per innovarle stilisticamente attraverso la contaminazione con altri linguaggi. Con 'Scott Pilgrim vs. the World' realizza una delle trasposizioni più efficaci dell'immaginario dei videogiochi applicato al cinema.
Humor nero, ironia e un'accentuata critica sociale al 'sistema' e intrattenimeno dei più elettrizzanti racchiusi in un film 'pruriginoso' che instilla nervosismo nello spettatore, che lo fa fremere sulla poltrona tale è il coinvolgimento psico-fisico nella vicenda dello sfortunato protagonista.
L'esordio nel lungometraggio del giovanissimo Davide Sibaldi è l'esempio di un cinema italiano troppo a lungo sommerso, invisibile, frustrato nelle sue ambizioni di farsi vedere, di rompere la convenzionalità dilagante che da anni si spande sui nostri schermi.
Una spiccatissima e irriverente verve satirica, una caratterizzazione dettagliata dei personaggi ed un 3D efficace e non invasivo per un'opera che riesce ad alternare scene visivamente ricche di effetti a momenti di introspezione e di tenerezza davvero unici.
Come una fiaba orientale, 'Una sconfinata giovinezza' di Pupi Avati, che continua a ispirarsi alle vicende personali della propria infanzia, è un'opera drammatica dai colori autunnali e dal sapore nostalgico, sorretta con intensità da Fabrizio Bentivoglio e Francesca Neri.
'Innocenti bugie' è un vero e proprio pop corn movie, divertente e scanzonato, solo a tratti, soprattutto nella parte iniziale ed in alcuni dialoghi frizzanti, riuscito ed effettivamente divertente.
Rimanendo fedele al personaggio del fumetto, Besson dà vita a una bella eroina, spregiudicata e profonda. Ma, nonostante alcuni originali spunti comici e un bel connubio tra storico e surreale, la pellicola non convince del tutto.
Niente di nuovo sotto il sole, dunque, ma tanta intelligente rielaborazione di un patrimonio cinematografico di genere unito a una manciata di grandi interpretazioni, a un'ottima capacità di gestione della suspence e a una rappresentazione della violenza aspra, cruda, più vera del vero, il tutto assemblato grazie a una regia sicura e coinvolgente.
Un plot semplice e già sfruttato ampiamente al cinema, che Sandler, insieme alla sua gang di colleghi e collaboratori più frequenti, ripropone puntando tutto sulla commedia. Un caotico campionario di personaggi, al quale purtroppo manca spontaneità.
Tra il verace Siani e l'esilarante Bisio la commedia geografica 'Benvenuti al sud' affida i suoi temi regionali alla leggerenza, talvolta frettolosa, e rivela una natura fiabesca attraverso le relazioni tra i personaggi.
Le coreografie sono ancora una volta il punto forte del franchise Step Up, nonostante Chu stavolta metta in campo personaggi discretamente originali e divertenti, e anche qualche spunto di riflessione in più.
Approda su Sky Cinema la miniserie tratta dal celebre romanzo di Ken Follett: un'epopea grandiosa e affascinante ambientata nel medioevo inglese, e incentrata sulla tormentata costruzione di una cattedrale.
Quello che colpisce, nel lavoro di Nolan, è il rigoroso controllo della narrazione, l'abilità nel gestire una sceneggiatura complessa, che certo richiede attenzione allo spettatore ma alla fine risulta costruita, nel suo gioco a incastro, in modo impeccabile.
L'ultimo dominatore dell'aria resta nel suo complesso un film divertente per l'originalità con cui i realizzatori hanno saputo conciliare la multietnicità dei personaggi, il fascino della filosofia e dei paesaggi orientali con la cultura nordica e la potenza dell'elemento naturale.
Con il minibiopic 'Preferisco il Paradiso' Gigi Proietti porta sul piccolo schermo con un'interpretazione straordinaria, che conquisterà fan e spettatori televisivi, lo spirito gaio di san Filippo.
Pur evitando i paragoni con il libro della Gilbert, il film non riesce a stare dietro alle mille riflessioni della scrittrice; alla fine l'ingrediente in più è Julia Roberts che riesce ad illuminare una storia difficilmente digeribile proprio per l'eccessiva frammentarietà.
Con 'Mordimi' il duetto Friedberg-Seltzer ridicolizza il fenomeno di massa più famoso degli ultimi anni, ma a finire macinato nel suo calderone c'è anche tutta una serie di riferimenti che i giovani coglieranno e apprezzeranno. Migliorata la continuità narrativa, con una storia adolescenziale che congiunge i vari sketch con un'abilità maggiore ai precedenti 'Epic Movie' e 'Hot Movie'.
La commedia di Giordani giochicchia col fuoco e si ferma molti passi prima della critica feroce, diventando un esempio mirabile di come si possa sprecare un buon gruppo di attori con una storia la cui carica eversiva viene stemperata senza un minimo di arguzia.
Bill e Brady sono due gemelli diversissimi: l'uno professore, l'altro spacciatore. Il personale equilibrio su cui hanno cercato di impostare le rispettive vite non è però così facile da mantenere, come ci suggerisce in maniera divertente e anche profonda il film.
Per sventare una nuova minaccia felina all'umanità, cani e gatti dovranno mettere da parte i pregiudizi, insegnandoci come la volontà di collaborare possa far emergere il meglio anche dalle differenze più inconciliabili.
Affidandosi all'interpretazione di Helen Mirren, Julie Taymor reinventa in The Tempest l'omonimo dramma shakespeariano trasformandolo in un romantico fantasy rock in cui domina l'originale aggiunta della presenza femminile.
Arriva dall'ambizioso Tom Tykwer il dramedy Drei, un'opera complessa, che massimizza il significato di ogni elemento visivo e narrativo sullo sfondo di un delicato menage à trois.
Barney's Version è un film di attori e sentimenti, capace di commuovere e di toccare il cuore senza ricattare emotivamente il pubblico.
Il regista abbandona la fluviale saga di 'The Grudge' per realizzare uno dei primi horror asiatici a tre dimensioni, sfruttando il potere immersivo della stereoscopia per realizzare uno strano esemplare di 'horror tattile', in cui lo spazio claustrofobico diviene metafora della intricata condizione mentale dei protagonisti.
Dopo una pausa di oltre vent'anni il regista Monte Hellman, da sempre ostile alle regole del cinema hollywoodiano, torna al lungometraggio con un esperimento ai limiti dell'indecifrabile, che sfrutta le inedite possibilità espressive del digitale per svincolarsi dalle tradizionali convenzioni narrative.
Questo Resident Evil: Afterlife, già dal titolo, intende raccontare il dopo: un dopo in cui il destino del mondo sembra ormai segnato e in cui la guerriera Alice sembra essere ormai rimasta a combattere da sola. Ma un nuovo inizio si rivelerà possibile.
Quattro episodi che strizzano l'occhio all'horror occidentale, tra sequenze da incubo e ironia, per un lavoro riuscito solo a metà.
La solitudine dei numeri primi è un film estremo. O lo si ama o lo si odia, ma se c'è un aspetto che non possiamo mettere in discussione questo riguarda l'abilità registica di Saverio Costanzo.
Il classicismo fa capolino a tempi alterni nella filmografia di Miike che qui si confronta con lo Jidai Geki di Eiichi Kudo del 1963, dirigendo un solido remake, che nella prima parte paga lo scotto di una compassatezza evidente, ma che cambia marcia appena l'azione fa ingresso nel film.
Esordio coraggioso e scabro, 'Et in terra pax' getta uno sguardo veristico e disincantato sulla marginalità dell'estrema periferia romana, che diventa quasi un luogo di desolazione esistenziale e di ineluttabile condanna.
Pur seguendo un impianto di tipo tradizionale, che alterna immagini di repertorio con le testimonianze delle persone del luogo, il documentario si caratterizza per seguire un'insolita doppia traccia, quella del personale viaggio nella memoria dell'autrice e quella del recupero storico e cinematografico.
Film intimo e familiare, risultato del laboratorio di cinema che Bellocchio tiene da più di dieci anni, Sorelle mai, nonostante la sua natura sperimentale, mantiene tutte le caratteristiche che fanno grande il cinema del regista piacentino, sospeso tra lo sguardo per i suoi personaggi e l'acutezza con cui racconta il macro.
Un film perentorio Venere Nera, in cui Kechiche che non fa sconti alla cultura occidentale né usa artifici di tipo scenografico e narrativo per addolcire la pillola e costruisce sullo schermo il dolente viaggio nella psiche e nel corpo di una vera e propria donna oggetto, una donna violata in tutti i modi.
La video-maker Paola Randi esordisce con un insolito film ambientato nel cuore della Napoli multiculturale che, pur con qualche ingenuità da opera prima, è una piacevole commedia fondata sulla leggerezza dei dialoghi e sulle interpretazioni dei tre protagonisti.
La recensione di Attenberg, piccolo film sperimentale del 2010 che scava nella psiche di personaggi eccentrici e contraddittori, finalmente al cinema con Trent Film; nel cast anche il regista Yorgos Lanthimos.
Con il kolossal 'Noi credevamo' Mario Martone restituisce un'immagine della storia risorgimentale assolutamente interessante e scevra di facili ideologismi. Eccezionale la performance di Luigi Lo Cascio, che rende omaggio alla lotta sanguinosa di chi nell'Ottocento inseguì l'unità d'Italia.
Cineasta originale e sofisticato, de la Iglesia costruisce il suo film più bello sulle ceneri del suo passato e di quarant'anni di storia spagnola, un'opera molto personale che mette in scena i patimenti intimi e al contempo i singhiozzi nichilisti di un artista di straordinaria inventiva in preda ad un rigurgito emotivo convulso e incontrollabile, dannatamente liberatorio.
Michele Placido dirige con efficacia un grande cast senza risparmiare nulla allo spettatore nella ricostruzione della biografia del Vallanzasca uomo e bandito.
20 sigarette si lascia guardare piacevolmente ma soffre della sindrome da esordio evidenziando pregi e difetti dell'opera prima senza mai trovare un equilibrio convincente o una chiave di lettura particolarmente originale.
Minimalismo naif in bianco nero in cui già i credits dei titoli di testa sono un manifesto d'intenti: Gallo, scrive, dirige, interpreta, musica, monta e produce il film probabilmente più a basso costo di sempre. E lo fa credendo di essere Jean-Luc Godard nei '60 se non Andy Warhol.
Con il mockumentary I'm Still Here, l'attore Casey Affleck, alla prima regia, compie la complessa impresa di delineare un ritratto esplosivo dell'antidivo Joaquin Phoenix, che ha deciso di ritirarsi dalla scena hollywoodiana per dedicarsi alla musica.
Tratto da un romanzo che documenta le indicibili condizioni dei detenuti politici in un campo di prigionia cinese, il primo film di finzione del documentarista Wang Bing possiede il rigore morale della grande letteratura di prigionia, da 'Se questo è un uomo' a 'I racconti di Kolyma', e delinea un desolante ritratto della condizione umana.
Arguto e ricchissimo documentario di montaggio firmato da un maestro del genere come Gianfranco Pannone, 'Ma che storia' racconta l'unità d'Italia e il suo risultato politico e sociale attraverso il ricorso a un vastissimo archivio di materiali di repertorio filmografici, musicali e fotografici modellati secondo un sistema stratificato e mai didascalico
Giafranco Rosi realizza un vero e proprio 'unicum', un documentario che si regge interamente sulla presenza fantasmatica di un autentico sicario in incognito, capace di evocare l'intero mondo dei cartelli messicani della droga con la sola forza della propria voce e del proprio corpo.
Un thriller con un'ambientazione insolita, con un killer "artigiano" che rifiuta la tecnologia, stringe amicizia con un prete e inizia una storia d'amore con una prostituta. Ma al proprio passato (e presente) è difficile sfuggire.
Il polacco 'Essential Killing' è un profondo e toccante dramma esistenziale, l'atroce viaggio di un uomo, l'intenso Vincent Gallo, che sprofonda nel nulla mentre si sforza di sopravvivere a costo di perdere la propria umanità.
Riuscito esperimento di Salvatores che sceglie una via ibrida tra documentario di repertorio e racconto di finzione per raccontare al tempo stesso la storia di un individuo e quella dell'intera società italiana del Boom.
Tsui Hark sfonda il genere dall'interno attraverso un'infernale contaminazione, disseminando nel suo Detective Dee and the Mystery of the Phantom Flame il germe del thriller e della commedia e abbracciando temi da fantasy.