Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Christian Alvart dirige con sicurezza, a tratti azzarda, costruendo sequenze ben calibrate e tese al punto giusto, che strizzano l'occhio ai modelli del passato.
La chiave di lettura di questa nuova versione del classico Disney sembra proprio il contrasto tra antico e moderno; l'operazione orchestrata da Turteltaub è meno divertente di quanto si potesse immaginare, ma abbastanza avvincente da spingere il pubblico a passare un paio d'ore in totale relax.
Il primo tentativo di rappresentare in forma di commedia la vita nella tendopoli e il dopo terremoto a L'Aquila non convince più di tanto, minato com'è dalla banalità di dialoghi e situazioni, il cui tono eccessivamente scanzonato abbinato a un linguaggio filmico da fiction televisiva appare talvolta inappropriato al contesto.
La riflessione sull'immagine cinematografica come elemento da cui scaturisce il terrore, tipica del cinema asiatico dell'ultima decade, è l'elemento cardine cui ruota anche questo horror del tailandese Sopon Sukdapisit, sceneggiatore di 'Shutter' e 'Alone', qui al suo esordio registico.
Un quarto episodio che prova a chiudere la saga svecchiando in qualche modo i suoi temi, usando la logica del paradosso temporale già fatta propria da tanto cinema americano.
Lo script di Peter Berg e James Vanderbilt sa mantenere alto il ritmo della narrazione, arricchendola con una ricca dose di (auto)ironia e con personaggi dalle diverse personalità.
La Disney sbarca in Russia con un fantasy che vorrebbe unire la forza poetica dei racconti popolari e lo spettacolo puro; il risultato, però, è un ibrido di qualità non eccelsa, un racconto di semplice lettura e senza eccessivi approfondimenti che non è lontanamente paragonabile ai classici del genere.
Robert Downey Jr. riesce a donare al suo Steve Lopez momenti di assoluta verità fornendo una performance semplicemente perfetta, motivo principale per vedere il film.
Una trama complessa, ma non particolarmente avvincente per il film di Richard Kelly interpretato da Cameron Diaz e James Marsters, con l'ottimo Frank Langella nel ruolo di un villain gelido e orribilmente sfigurato.
L'abilità del regista sta proprio nel destreggiarsi attraverso questa ambiguità, descrivendo le ingiustizie, e a volte persino le crudeltà, compiute con l'atteggiamento superficiale e leggero di una ragazzina, e contemporaneamente la fragilità e la ricchezza interiore di Enid.
Dalla penna di Robert E. Howard, il regista Michael J. Basset costruisce un film poco sofisticato, ma coinvolgente, che si avvale di un protagonista carismatico, di un'ambientazione ben costruita e di una messa in scena potente.
Ci piace definire Predators come un B-movie di lusso, crudo, senza troppi fronzoli e maschio quanto basta: perchè non rispetta regole e archetipi di mercato, perchè non ci mostra quello che altri mille film ci hanno già mostrato, ma ci offre quel sequel atteso per anni dagli appassionati e che arriva solo ora, quando è di gran lunga fuori moda, nell'accezione più positiva del termine.
'Le ragazze dello swing' non è semplicemente la storia dell'ascesa e della disfatta di tre delle artiste più popolari del primo Novecento, ma anche un affresco realistico sui pericoli di un governo che ci vuole dire cosa ascoltare, cosa leggere e come parlare.
La lunga sfilza di nomination agli Emmy che You don't Know Jack ha conquistato è già un indicatore del valore dell'opera di Barry Levinson, che equilibra magistralmente l'epopea del personaggio pubblico Kevorkian e l'indagine del privato di Jack.
Diretto in maniera assolutamente autentica e interpretato magistralmente da Claire Dance, il film della HBO racconta la storia vera della scienziata autistica Temple Grandin con uno stile visivo e una delicatezza narrativa che rendono la tv un nuovo convoglio artistico per storie "umane" destinate a incidere l'immaginario collettivo.
Incertezze professionali e sentimentali al centro della commedia interpretata dall'ex-Gilmore Girl Alexis Bledel. Lo sviluppo tuttavia, lascia a desiderare, manca un vero approfondimento tematico, e anche l'ironia stenta a decollare.
Oltre che sul battibecco amoroso tra i due protagonisti, classicamente improntato sul reciproco disprezzo apparente edestinato inevitabilmente a lasciare spazio al revival romantico, il film punta molto anche sullo spunto comico offerto dalla tematica del paranormale.
In un'Italia che sta dedicando sempre meno interesse e risorse anche ad un valore normalmente inattaccabile come quello dell'istruzione, è consolante che, almeno per una volta, sia la televisione a fare la propria parte nel risvegliare memorie e coscienze.
Toy Story 3 arriva nelle sale italiane con una storia senza momenti di stanca, che scivola con incantevole freschezza verso un finale toccante e perfetto nel chiudere il cerchio della serie, iniziata quindici anni fa dal primo lungometraggio che ha fatto conoscere al mondo quel piccolo miracolo che si chiama Pixar.
Incarnando subdolamente il desiderio di molti americani medi, Morgan Spurlock si misura là dove FBI, CIA, esercito e mercenari hanno fallito cimentandosi nell'impresa senza la minima preparazione e ridicolizzando più di un soggetto coinvolto nella vicenda.
Il terzo capitolo cinematografico della saga di Twilight si pone obiettivi ambiziosi: coniugare azione e romanticismo, umano e soprannaturale, favola e quotidianità.
Non una parodia in senso stretto, ma nemmeno un'elaborazione postmoderna di contaminazione dei generi, oscillante tra suggestioni surrealiste e ben più prosaiche battute in romanesco, 'Butterfly Zone - Il senso della farfalla' produce un effetto straniante agli occhi dello spettatore.
'Ragazzi miei' si dimostra una piccola, piacevole sorpresa nel panorama estivo italiano, con la sua capacità di emozionare con una storia vera e ben raccontata.
Se il soggetto di City Island naviga nelle acque del melodramma domestico, ricordando vagamente anche il grande Segreti e Bugie di Mike Leigh, la sostanza del film di Raymond De Felitta è un curioso ibrido tra commedia degli equivoci e cinema indipendente americano.
Il regista Carlo Sarti gioca la carta del cinema surreale e la sua temerarietà andrebbe premiata; nel film, però, non sono le idee a mancare quanto il ritmo che trasforma la storia in una serie di piccoli quadretti legati tra loro da un esile filo.
Pur con qualche approsimazione a livello di scrittura cinematografica, la commedia di Oreste Crisostomi è un esordio ricco di intuizioni, laddove una città di provincia come Terni si rivela lo sfondo adatto per famiglie scombinate ed eterne crisi sentimentali, che hanno per protagonista un'Alice più vicina al precariato che al paese delle meraviglie.
L'autore di Clerks si ritrova a dirigere per la prima volta un film scritto da altri e per la prima volta al servizio di una major.
Etichettato sotto il titolo di romcom per ovvie ragioni, 'A proposito di Steve' non offre allo spettatore niente di ciò che quest'ultimo potrebbe attendersi e questo, se vogliamo, è un merito.
Con 'Una notte blu cobalto' Daniele Gangemi tenta con coraggio d'inserirsi in maniera anomala nel mercato cinematografico e non si rannicchia nella classica commedia, ma realizza un'opera ambigua e fantasiosa il cui vero protagonista è Alessandro Haber, nei panni di un impenetrabile angelo siculo barbuto.
A-Team è un buon esempio di popcorn movie senza fronzoli, tutto ritmo, esplosioni e ironia. Film che intrattiene e diverte andando dritto al punto, facendo la voce grossa, esibendo i muscoli e la tecnica e tenendo insieme il tutto con un montaggio luccicante, ma anche altrettanto funzionale.
Una vorticosa commediola costellata di equivoci magici che tuttavia non convince pienamente. Non mancano le scene divertenti, i personaggi sopra le righe e le situazioni assurde, ma l'impressione è che nel calderone siano stati gettati troppi ingredienti. E l'incantesimo non è riuscito.
In un film deludente per lo script infantile e scontato, si salva la prova di Dwayne Johnson, capace di rendere credibili le situazioni assurde in cui si trova coinvolto il suo personaggio.
La folgorante opera seconda della promettente Mia Hansen-Løve può essere interpretata in molti modi: memoir affettuoso della regista, anche se non letteralmente (auto)biografico; esorcismo personale in nome della forza creativa dell'arte; riflessione sulla morte di un certo tipo di cinema e sulla speranza di una sua rinascita.
Hess cerca di ripetere in Gentlemen Broncos la stessa alchimia che aveva colpito pubblico e critica nel suo film di debutto, ma l'esperimento non risulta altrettanto soddisfacente.
Dimenticatevi i film infarciti di clichè, battutacce volgari e umorismo di grana grossa: per quanto Humpday sia un film spassoso, non manca di sollevare qualche riflessione.
Edoardo Leo sceglie il road movie per debuttare dietro alla macchina da presa; il risultato è un film 'comodo', ma scritto con brio e ben recitato da un gruppo di attori bravi e affiatati.
Il rimpianto e il senso di colpa affiorano in continuazione tra le righe di questo intenso dramma sentimentale che il cinquantenne regista, sceneggiatore e produttore argentino ha confezionato con un tocco sofisticato ed elegante.
Saw VI chiude il sipario sui sadici giochi enigmistici di Jigsaw, sistemando tutti i pezzi del puzzle in una struttura molto vicino a una season finale di una stagione televisiva. Ci sarà un film in 3D ma la saga sembra giustamente conclusa.
Emma Thompson torna nei panni di Tata Matilda, stavolta alle prese con la guerra e la lotta di classe. Il suo solido lavoro di sceneggiatura e l'ottimo cast ne fanno un film adatto ai giovanissimi ma anche ai più grandi, che ne apprezzeranno le atmosfere di fiaba classica ma con un tocco di visionarietà.
Con '14 kilómetros' il regista spagnolo Olivares ci consegna una storia di deriva straziante coniugando un realismo poetico e una denuncia che non possono non toccare l'animo degli spettatori.
Tra cliché sulle donne moderne, assatanate del consumismo supergriffato, e sketch osé di gratuita volgarità le "ragazze" di New York si allontanano dalla serie televisiva che le aveva rese celebri e scelgono la trivialità megalomane e glitterata.
La risposta italiana al fantasy à la Disney non lascia indifferenti per la confezione accattivante, ma questo non può mascherare quell'aria di 'costruito a tavolino' che aleggia pesante su personaggi e storia.
Quando ci si chiede se possa funzionare davvero il matrimonio tra innovazione tecnologica e l'esperienza emotiva fortissima della partecipazione ad un concerto, la risposta arriva quasi automatica: ancor prima di ogni iperbole hi-tech sono gli U2 con la loro musica a fare la differenza.
Un sapiente uso della macchina da presa e dei meccanismi della tensione emotiva sono i punti di forza dell'esordio alla regia di Filippo e Dino Gentile, che qui descrivono una parabola di riscatto e riscoperta di se stessi senza assumere un atteggiamento altisonante o moralista.
Scritto quasi fosse come un noir classico americano anni '50, in realtà Carancho è diretto con stile moderno e vivace e conferma la bravura del regista, Pablo Trapero e dei due interpreti, Martina Gusman e Ricardo Darin.
Vendetta a ritmo punk per il capitolo finale della trilogia Millennium che ha lanciato e confermato Lisbeth Salander come una figura cinematografica dark che faremo fatica a raschiare dall'iconografia contemporanea europea.
Premesse e intenzioni interessanti per il film di Kornél Mundruczó, ma il risultato non convince pienamente tra snodi narrativi forzati e interpretazioni poco convincenti.
Un film atipico, che supera il confine del cinema d'autore e diventa, per la messa in scena imponente, quasi un blockbuster, ma non per questo rinuncia a sequenze estremamente suggestive e poetiche e ad un tocco di ironia e follia.
Se lo spettatore ha la caparbietà di entrare nel mondo surreale di Apichatpong, può restarne insieme affascinato, divertito e stimolato, ma non è un'impresa facile.
Un film piccolo, ma delicato e dotato di grande sensibilità, per Julie Bertuccelli, che sa mettere in scena le forze della natura e della vita, ed il modo in cui riescono sempre ad imporsi.