Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Tratto da un romanzo che documenta le indicibili condizioni dei detenuti politici in un campo di prigionia cinese, il primo film di finzione del documentarista Wang Bing possiede il rigore morale della grande letteratura di prigionia, da 'Se questo è un uomo' a 'I racconti di Kolyma', e delinea un desolante ritratto della condizione umana.
Arguto e ricchissimo documentario di montaggio firmato da un maestro del genere come Gianfranco Pannone, 'Ma che storia' racconta l'unità d'Italia e il suo risultato politico e sociale attraverso il ricorso a un vastissimo archivio di materiali di repertorio filmografici, musicali e fotografici modellati secondo un sistema stratificato e mai didascalico
Giafranco Rosi realizza un vero e proprio 'unicum', un documentario che si regge interamente sulla presenza fantasmatica di un autentico sicario in incognito, capace di evocare l'intero mondo dei cartelli messicani della droga con la sola forza della propria voce e del proprio corpo.
Un thriller con un'ambientazione insolita, con un killer "artigiano" che rifiuta la tecnologia, stringe amicizia con un prete e inizia una storia d'amore con una prostituta. Ma al proprio passato (e presente) è difficile sfuggire.
Il polacco 'Essential Killing' è un profondo e toccante dramma esistenziale, l'atroce viaggio di un uomo, l'intenso Vincent Gallo, che sprofonda nel nulla mentre si sforza di sopravvivere a costo di perdere la propria umanità.
Riuscito esperimento di Salvatores che sceglie una via ibrida tra documentario di repertorio e racconto di finzione per raccontare al tempo stesso la storia di un individuo e quella dell'intera società italiana del Boom.
Tsui Hark sfonda il genere dall'interno attraverso un'infernale contaminazione, disseminando nel suo Detective Dee and the Mystery of the Phantom Flame il germe del thriller e della commedia e abbracciando temi da fantasy.
Arricchito dalle canzoni e dalle testimonianze di Ligabue e dei suoi fan il film-documentario 'Niente paura' ritrae tra amarezza e disillusione l'Italia della nostra epoca, fasciata dall'inciviltà e dal mancato rispetto per la Costituzione-chimera.
Con uno stile minimalista fatto di pochi dialoghi, di colori freddi, di lunghi silenzi e stranianti inquadrature a camera fissa su cadaveri accatastati nonché sui volti scavati e sofferenti dei protagonisti, Larraìn conduce lo spettatore in un tunnel cupo e asfissiante, restituendo attraverso dettagli, scenografie, costumi essenziali e numerosi momenti ansiogeni, l'incubo di un paese immerso nella solitudine, alienato e straziato dall'interno.
Un'opera prima che sorprende per l'acutezza e la penetrazione dello sguardo e una fiducia nel potere dell'immagine sempre più rara tra i registi italiani. Massimo Coppola ha occhio per i volti e le cose e una sua cifra stilistica tutt'altro che trascurabile, eppure nel momento di tirare le somme il suo film perde un po' le fila del discorso.
Cinema radicale (persino nella scelta del formato 4/3) per un'opera sospesa che giunge ala sua inequivocabile sintesi proprio attraverso l'assenza. Assenza di azione e di storia, ma non di pensiero. Il corpo teorico dell'opera di Richards è denso e calibrato, nei suoi rari e pregnanti dialoghi, nella volontà di raccontare l'America attraverso la trance dei suoi spazi inesplorati.
Da cineasta delicato e al contempo artigiano eclettico e pittoresco del cinema moderno, ma sempre con un occhio strizzato al cinema classico, Ozon mette in scena una commedia d'altri tempi, riuscendo a trasformare un'opera molto teatrale in qualcosa di cinematograficamente appagante sotto tutti i punti di vista.
Gli inossidabili fratelli Pang decidono ancora una volta di rimettere mano all'infinita saga di 'The Eye' per dare vita al primo horror asiatico tridimensionale con risultati tuttavia deludenti soprattutto dal punto di vista narrativo.
Con il film documentario 'Passione' l'attore e regista italoamericano John Turturro svolge magnificamente il complesso compito di raccontare con calore e profondità la musica napoletana, fatta di mutuazioni continue tra tradizione e modernità, tra cultura autoctona e contaminazioni straniere.
La passione è una dichiarazione d'amore a un mestiere, quello del cinema, che si libera dell'autocompiacimento tipico di tante pellicole metacinematografiche per dirigere lo sguardo verso le altre arti, in particolare il teatro popolare e la pittura, celebrandone potenza e bellezza.
L'intento di rievocare il caposaldo della letteratura di Verga, a uso e consumo delle nuove generazioni, si risolve purtroppo in un adattamento schematicamente scolastico, dove qualche buono spunto di sperimentazione naufraga in un'attualizzazione troppo semplicistica.
Fedorchenko scrive e dirige in maniera impeccabile un racconto struggente e silenzioso intriso di poesia, di mistero e di passione, la storia di un distacco difficile ma inevitabile, quello dai propri cari, dalle tradizioni, da un mondo rurale che è destinato a finire, perchè quello che deve succedere alla fine succede e l'uomo, nella sua insignificante piccolezza, poco può fare per opporsi.
Noir dostoevskiano con protagonista uno straordinario Toni Servillo nei panni di un giocatore d'azzardo, 'Gorbaciof', diretto dal napoletano Stefano Incerti, è una sorprendente opera cinematografica dalla geometria perfetta e dal lirismo orientale destinata a bissare il successo de 'Le conseguenze dell'amore'.
Dopo un percorso di regia che l'aveva fatta deviare dalla cifra stilistica dei suoi esordi, Roberta Torre torna alla poetica che ha fatto propria sin dagli esordi, tornando al suo consueto immaginario, in cui i colori barocchi siciliani si fondono con la 'pop-art' e con la videoarte.
Se , come si maligna, Woo ci ha messo ben poco le mani, tanto di cappello a Chao-Bin, capace di sottrarsi dai paletti più angusti del genere per dirigersi altrove, in una zona dove il fulcro motivazionale rende giustizia alla serie di twist e spiegoni conclusivi che sorreggono il plot.
Con Somewhere Sofia Coppola torna al cinema che, grazie al potere delle sue immagini-parola e attraverso l'accurata psicologia dei suoi personaggi, sa rendere speciali le storie ordinarie di padri e figli riuniti quasi per gioco.
Antony Cordier alla sua seconda prova da regista mette in scena un insolito caso di 'relazione a quattro', in cui il sesso diventa un vero e proprio linguaggio che apre alla reciproca conoscenza. 'Happy Few' si caratterizza per uno stile intimista, che però non sembra discostarsi dalla maniera di certo cinema autoriale tipicamente francese.
Artista visivo capace di confezionare straordinarie sequenze, Schnabel non finge obiettività e da buon pittore dipinge un mosaico espressionista a piccolissimi tasselli, troppo soggettivo e personale per riuscire a convincere appieno.
L'opera prima di Ascanio Celestini, tratta dal suo omonimo romanzo 'La pecora nera', è un ritratto delicato e toccante del disagio dei matti nei manicomi, che li costringono a vivere come in una prigione e li riducono a fragili spettri di se stessi da bambini.
A un romanzo complesso e stratificato, pervaso da una sensualità non ancora matura, ma accesa, vitale, e da un senso di scoperta dell'altro vibrante e necessario si contrappone un film elegante, algido e stilizzato, in linea con molta produzione orientale contemporanea.
Deludente ritorno alla regia dell'autore hongkonghese che, tornato dopo cinque anni dietro la macchina da presa, riprende alcune tematiche consolidate nella sua poetica senza però riuscire a svilupparle in maniera originale e coerente.
Rodriguez è di certo abile nel giocare con i gusti del pubblico con un genuino gusto per l'intrattenimento puro e scanzonato, ma il suo cinema è privo di guizzi che ne scuotano le opere e ne immortalizzino le trovate più gustose.
Non senza eccessi e con qualche lungaggine, Capuano è bravissimo a restituire un'immagine verace, crudele, positiva e appassionata della gioventù bruciata di Napoli, con tutti i suoi contrasti e le sue incoerenze.
Anche se la riserva di fuochi d'artificio verbali si esaurisce quasi di colpo, la commedia conserva un buon ritmo giocato tutto sul feeling tra i due protagonisti e su uno schietto realismo linguistico che vivacizza la storia.
L'esperto di blockbuster cinesi Andrew Lau recupera il mito di Bruce Lee per celebrare il settantesimo anniversario della sua nascita con un film che tradisce però l'originale iconografia del Piccolo drago e preferisce adagiarsi sulle tendenze del cinema mainstream della Repubblica popolare.
Rispetto al precedente The Wrestler, Black Swan risulta un film imperfetto, ma la grazia e la forza sprigionatesi durante la visione non possono esimerci dal ritenere Aronosfky uno dei registi più affascinanti e talentuosi attualmente in circolazione.
Scattante, come i vecchi film con Bruce Lee, divertente con le sue strizzatine cinefile e commovente come 'Kung Fu Panda', il nuovo Karate Kid è un reboot riuscito, un mini action equilibrato in cui, al fianco del bravo Smith Junior, brilla il mitico maestro di arti marziali Jackie Chan.
Sulla scia dell'indimenticabile 'Quattro matrimoni e un funerale' arriva dall'Irlanda una nuova commedia nuziale che tenta di conquistare il grande pubblico con l'esuberanza e la bravura dell'attrice Sally Hawkins.
L'opera non è solo una mera "operazione nostalgia", somiglia piuttosto ad un esperimento che mira a dimostrare quanto possa ancora funzionare oggi un certo tipo di film, un'opera onesta e roboante nel suo manicheismo, che non vuol piacere a tutti i costi e si lascia guardare con trasporto.
Il regista di '30 anni in un secondo' torna a confrontarsi con l'amore e l'età in una commedia romantica ambientata tra le campagne e i vigneti italiani e affida la riuscita del film a un educato umorismo e alle ottime prove degli attori protagonisti, tra cui spicca una superba Vanessa Redgrave.
Un remake che prova a trasportare l'icona-Krueger in una dimensione moderna, restituendo il personaggio alla sua natura onirica e spaventosa, non ancora contaminata dalle successive derive umoristiche.
Ingabbiato in una narrazione spezzettata e poco omogenea, che risente probabilmente della concezione letteraria divisa in capitoli, il film opta per una 'soluzione' amorosa anzichè incentrarsi sul vero motore della storia e cioè il surf, costretto nel ruolo di comparsa.
Dodo Fiori, alla sua seconda regia, si cimenta con un melodramma da camera incentrato su un contrastato rapporto padre - figlio, in cui gli spunti pur articolati del soggetto non sono controbilanciati da un adeguato sviluppo cinematografico del racconto.
North Face - Una storia vera mescola storia e finzione innestando il filone del melodramma sentimentale nella cronaca della preparazione e della sfortunata ascesa di Kurz e Hinterstoisser, dando colore ai loro personaggi e spolverando il tutto con un pizzico di humor e tanta emozione.
Classico esempio di cinema dei buoni sentimenti, ci troviamo davanti ad una commedia romantica che, nonostante la delicatezza dei toni usati per raccontare la storia d'amore nascente tra i due protagonisti, esamina con una certa superficialità il mondo dei "venditori di felicità", indirizzando con furbizia lo sguardo dello spettatore facile alla lacrima.
I complessi interrogativi di tipo civile e giudiziario, pur sottesi allo spunto di partenza del film, si rivelano più che altro un pretesto per mettere in scena un action sovraccarico, che prende le mosse dal filone del 'Giustiziere della notte' per contaminarlo con le nuove tendenze in fatto di thriller quali il 'torture porn'.
La trama di Monsters non è certo originale, ma il suo rispondere a canoni precisi apre un universo di riferimenti che intrigano fin da subito gli appassionati del cinema di genere.
In questa distesa di ghiaccio e sangue l'evocazione onirica del curling occupa uno spazio ridotto, ma infinitamente significativo. Lo sport di squadra come metafora dell'esistenza, della solidarietà, della fiducia reciproca, del divertimento e della realizzazione personale a cui il protagonista aspira.
Di fatto in Winter Vacation non accade mai nulla, ma i lunghi piani d'ambientazione che fotografano il desolato paesaggio invernale cinese sono intervallati da fulminanti sipiarietti familiari.
Sansone si accontenta di rivolgersi al pubblico di giovanissimi e di famiglie, affidandosi ad una massiccia dose di CGI per rendere i bizzarri comportamenti dei cani protagonisti.
Un horror intelligente, ancorché legato alle convenzioni delle ghost story orientali, che affronta un tema da sempre suggestivo per il genere come quello dei gemelli monozigoti.
Contesto sociale e sfera privata si fondono in una pellicola capace di far riflettere pur mantenendo un'ironia di fondo costante, ma sommessa, che emerge quando il protagonista si imbatte in una galleria di personaggi borderline tratteggiati con sagacia dal regista Eran Riklis.
A differenza di molti film indipendenti, Cyrus non gira mai a vuoto grazie soprattutto allo straordinario talento degli interpreti capaci di guardarsi dentro con onestà per dar vita a personaggi ricchi di umanità e spessore.
Splice conferma la capacità di Natali di realizzare film che possano far discutere, offrendo più di uno spunto capace di sostenere il plot e soprattutto di persistere nella mente dello spettatore anche al termine della visione.
Un grande ritorno, quello di Daniele Gaglianone, che muovendosi da uno spaccato allucinato della periferia torinese e dal difficoltoso rapporto tra due fratelli, le cui parabole esistenziali annaspano ai margini della società, restituisce un'immagine dell'Italia livida, amarissima e fondamentalmente veritiera.