Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Rachid Bouchareb segue con attenzione le strade dei protagonisti concentrandosi su ognuno dei personaggi, piuttosto che sull'approfondimento del contesto storico. Una scelta che in Francia ha sollevato non poche polemiche.
Un thriller atipico dalla confezione non certo esaltante, ma comunque funzionale al tipo di storia che sta raccontando: una storia cruda, violenta, dove non vi è alcuna speranza e nessun vincitore.
Esaustivo e limpido nel seguire la storia, vibrante dal punto di vista visivo e del ritmo, il film di Liman risulta un buon prodotto che sa intrattenere e informare, puntando l'indice nei confronti del governo americano e del suo uso dei media e dello scandalo per distrarre l'opinione pubblica dalle reali domande da porsi riguardo la guerra.
Luchetti parla della nostra vita, nella nostra Italia, dei nostri guai e dei nostri orgogli, e lo fa alternando tenerezza a sfrontato cinismo, realismo ad una tagliente ironia che non fa affatto sorridere, come nella miglior tradizione del nostro grande cinema.
Affidandosi all'esperienza di Yoon Hee-Jeong - vero monumento del cinema coreano - l'autore di Poetry le consegna il peso del suo nuovo film, incentrato interamente sulla protagonista femminile, Mija. Un'interpretazione straordinaria, che integrandosi con l'altrettanto ottimo lavoro di Lee Chang-dong, dà vita ad un film articolato e pulsante.
La Morte, da sempre il vero serial killer di queste sfigatissime storie, viene somministrata in 'pillole' che appaiono come uno slegato susseguirsi di cortometraggi splatter, in cui a scatenare incidenti spaventosi è sempre qualcosa di minuscolo. Soffi di vento, autocombustioni e vibrazioni riescono a scatenare un vero e proprio inferno.
Muntean costringe noi, come il suo protagonista, a una scelta difficile. Merito di un cinema estremamente potente ed efficace che potremmo definire "tridimensionale" nel senso forse più tangibile: in grado di trasmettere forti emozioni che non ci abbandonano quando si riaccendono le luci.
Ci pensano i due giovani e carismatici attori, Ryan Gosling e Michelle Williams, a risollevare la pellicola con due interpretazioni molto viscerali, in cui si dimostrano perfettamente in parte in entrambe le anime del film.
Il film si avvale soprattutto del physique du rôle e della simpatia di Jake Gyllenhaal, per portare sullo schermo, con una buona resa visiva, una celeberrima serie di videogiochi.
La scelta narrativa di Beuvois non gli lascia molto spazio per quanto riguarda la messa in scena, necessariamente sobria e rigorosa, e molto del film è affidato alla misurata interpretazione dei protagonisti e alla loro capacità di rendere lo spirito delle loro vite ed il coraggio della loro scelta.
Si tratta per Kiarostami di un lavoro più mainstream, che può piacere ad un pubblico più ampio di quello puramente cinefilo e da festival. Un pubblico al quale l'autore lascia molti spunti di discussione. Da parte dei due protagonisti, un'interpretazione superba.
Il film di Frears fa sorridere con intelligenza grazie ad una sceneggiatura fluida che lascia trasparire un'estrema fedeltà verso la graphic novel di Posy Simmonds, ma oltre ad essere una commedia divertente è un'opera che dimostra un grande amore per la letteratura.
Nonostante il cambio di sceneggiatore, Inarritu segue la storia di Biutiful con il suo solito stile, con il suo abituale tono emotivamente coinvolto e coinvolgente, lasciandoci percepire la sofferenza dei suoi personaggi in scene toccanti e delicate. Un film forse non perfetto in ogni sua parte, ma efficace e compatto.
Il debutto registico dell'inglese Jim Field Smith si mantiene in perfetto equilibrio e, malgrado la non originalità di fondo della storia, la commedia resta una pellicola godibile e piacevole, che alterna fasi più goderecce a momenti di inaspettata riflessione.
In Outrage viene fuori un'immagine più moderna della yakuza, nello spirito più che nei modi: Kitano non è interessato a dipingere le attività dei mafiosi contemporanei, ma ne critica la mancanza di spessore. Una scelta non efficace, ma anche stavolta non mancano le scene cult.
La pellicola scorre fluida grazie alla buona alternanza tra le scene di guerra e le fedeli riscostruzioni storiche e scenografiche; quello che manca è un maggiore approfondimento dei temi di fondo, che avrebbe reso il film meno convenzionale.
Mahamat-Saleh Haroun racconta ancora una volta il dramma del Ciad, e lo fa con dei potenti sottintesi che rallentano il ritmo del film ma al tempo stesso ne amplificano l'efficacia.
'Le quattro volte' è un racconto poetico, che mette in scena la circolarità della vita, nel senso più ampio del termine, e lo fa in un luogo che nelle sue tradizioni, nel suo essere immutabile nel tempo, riesce ad amplificare il concetto e renderlo a sua volta eterno, scolpendolo nella nostra memoria.
Another Year è animato da un campionario di personaggi che bucano lo schermo sia attraverso una scrittura solida, che li rende reali e tridimensionali, con dialoghi brillanti sceneggiati dallo stesso Leigh, sia grazie alle impeccabili interpretazioni di tutto il cast.
Quando ci si trova su un ottovolante, non bisogna fare altro che chiudere gli occhi e farsi trasportare: Kaboom è proprio la stessa cosa, magari non adatto a tutti gli stomaci ma in grado di regalare novanta minuti di euforico divertimento.
Nonostante manchino le battute graffianti che sono il marchio di fabbrica del regista newyorkese, è il cinismo di fondo della pellicola a rendere interessante il suo ultimo lavoro.
Come già per il precedente capitolo, per capire ogni singolo aspetto della sceneggiatura servirebbe una laurea in economia, ma nonostante questo il film scorre benissimo per più di due ore regalando agli spettatori una storia che funziona su più livelli.
Nakata torna ad usare un espediente tecnologico per creare la tensione e, dopo le videotape di Ringu, si dedica al mondo delle chat online.
The Housemaid si sviluppa con misura ed eleganza per tutta la prima parte, ma quando la storia entra nel vivo il tono cambia radicalmente: quello che prima era sottilmente suggerito, diventa esplicito, quello che era soltanto accennato passa in primo piano.
La regista Isotta Toso esordisce con un'opera impegnata e ambiziosa sul difficile tema della xenofobia riuscendo a manipolare una materia letteraria frammentaria. A sostenerla un'ottima colonna sonora e un discreto cast da cui emerge la rivelazione Marco Rossetti.
Un'ambientazione inusuale, per il film di Wang Xiaoshuai, che si presta in modo efficace a raccontare la storia di un padre alle prese con un'ossessione e il proprio passato.
Amalric porta in scena una storia attraverso la quale trapela la fascinazione per il mondo dello spettacolo, ma anche per coloro che pur non essendo mai sul palco o sotto i riflettori sono in realtà il cuore pulsante del successo o meno di qualsiasi show.
Un film piccolo, ma soprattutto intimo e delicato, che colpisce proprio per la sua capacità di emozionare e coinvolgere con una narrazione ed una messa in scena essenziale.
Parti 'tribali' e attacchi di appetito smodati per J.Lo, che dopo essere diventata mamma nella vita, al cinema è di nuovo in dolce attesa. Una commedia che lascia il sorriso, nonostante l'umorismo di grana grossa.
'Adam' è una love story che utilizza la formula classica dei romance hollywoodiani, ma riesce a intrecciare alla storia sentimentale quella emozionale di una meravigliosa favola attuale, mai banale né glicemica.
Una storia d'amore tra Raoul Bova e la Cucinotta, il continuo susseguirsi di drammi famigliari e molto altro ancora, per questa pellicola ambientata in Sicilia e resa a tratti indigesta dall'eccessiva enfasi del racconto.
Menno Meyjes dirige un film di grande eleganza formale, persino sontuoso, che si regge tuttavia, oltre che sulla forza delle immagini, soprattutto sull'alchimia che si crea tra i suoi due protagonisti.
Il loro amore è iniziato dieci anni fa ormai e per celebrare la grande empatia professionale che li unisce la coppia d'oro Ridley Scott - Russell Crowe torna sul grande schermo con uno strepitoso Robin Hood, un kolossal in cui si torna a respirare aria di leggenda.
Senza preoccuparsi di ammorbidire troppo la materia lavica che riprende in una scuola di Ostia, Claudio Giovannesi fotografa con sensibiltà gli immigrati di seconda generazione lasciando parlare le immagini come in un film-inchiesta di Rosi. Ne esce un ritratto preoccupante dell'Italia in cui il melting pot è ancora una chimera.
Per il suo debutto nel genere fantasy, Paul Weitz sceglie di non lasciarsi alle spalle la teen comedy, restando però nell'ambito di un prodotto dedicato a tutti il cui risultato finale è sicuramente accattivante, ma un po' freddo e poco coraggioso per quanto riguarda i dialoghi e la messa in scena.
Senz'altro apprezzabile il tema 'verde' come anche la partecipazione di Brooke Shields, che torna sul grande schermo dopo le numerose escursioni televisive degli ultimi anni, ma Puzzole alla riscossa resta lungi dall'esser un film fruibile e divertente per tutta la famiglia nonostante il plot sia ben congegnato e l'ambientazione splendida.
La controversa vicenda della Papessa Giovanna, donna che nell'Alto Medioevo sarebbe salita al soglio pontificio sotto mentite spoglie, torna sul grande schermo grazie a una pellicola impreziosita da ottimi interpreti, ma fiacca e convenzionale nella messa in scena.
Notte folle a Manhattan è una commedia degli equivoci sul classico tema dello scambio d'identità, che non riesce a sfruttarne a pieno le potenzialità del cast e del plot, causa una scrittura indecisa nel coniugare il messaggio familistico con il verbo comico più slapstick.
Nonostante la retorica finale, gli eccessi patriottici e qualche sentimentalismo da fiction, Le ultime 56 ore riesce nel difficile intento di coniugare spettacolo e riflessione rappresentando un raro esempio di cinema impegnato e 'scomodo' che non disdegna però l'intrattenimento.
Le intermittenze del cuore dei due protagonisti, arrotolati in un amore che si riscalda al chiar di luna, risultano funzionali ai lacrimoni in agguato, ma l'amour fou non domina la storia e viene sospeso per accogliere esorcismi politically correct ben più romantici.
L'inchiesta cinematografica di Sabina Guzzanti colpisce nel segno, spaziando con feroce ironia dalle macerie del terremoto alle ferite altrettanto profonde che L'Aquila ha subito, e continua a subire, nel nome dei sordidi interessi che legano imprenditori privi di scrupoli a una classe politica irrimediabilmente corrotta.
Enfatico e magniloquente nello stile, dall'impostazione eccessivamente didascalica, il film è un interminabile 'tazebao' di propaganda che ricostruisce minuziosamente gli anni di ascesa del Partito comunista cinese e della nascita della Repubblica popolare.
Diviso nettamente in due parti, il film concilia la messa in scena melodrammatica e sontuosa, tipica dei blockbuster cinesi, con sequenze d'azione ipercinetiche e realistiche che omaggiano il grande cinema di Hong Kong del passato.
Il curioso film di Lee Hey-jun, bizzarra favola metropolitana dal tocco stralunato e leggero, è la storia dell'incontro tra due solitudini, quella di un insolito naufrago e quella di una hikikomori, che riescono a completarsi a vicenda.
Insolito thriller di provincia che, prendendo spunto da modelli come 'Memories of Murder' e 'The Chaser', si caratterizza per un rifiuto deliberato delle convenzioni del genere, prediligendo una regia minimalista e anti-spettacolare.
Definito come l''Harry Potter coreano', il blockbuster natalizio 'Woochi' è in realtà una mescolanza sregolata e disarmonica di svariati elementi, dall'action, al fantasy, passando per la commedia fracassona, interpretato dal divo coreano Gang Dong-won.
Dramma sentimentale per teenager romantici, 'The Last Song' prova a lanciare la popstar disneyana Miley Cyrus nel mondo dell'entertainment per adulti, ma la storia, straziante melodramma familiare per cuori teneri scritta dal famoso Nicholas Sparks, non la fa decollare.
Sulla scia del successo commerciale del precedente '4bia', la casa di produzione GTH rilancia con un nuovo horror a episodi dallo stile variegato e fluttuante. Degni di nota in particolare l'episodio 'Backpackers', originale rivisitazione dello zombie-movie, e 'In the End' esilarante satira metacinamatografica sulle convenzioni del genere horror.
Insolito tentativo di rivitalizzare l'horror asiatico inoculando riflessioni sul tema della fede, 'Possessed' riesce ad affascinare per l'amalgama di suggestioni religiose evocate, dal cristianesimo alla ritualità pagana, e per l'originalità di alcune soluzioni visive.
L'esperimento meta-cinematografico di Lee Je-yong si situa in maniera unica al confine tra realtà è finzione, attraverso la messa in scena di un finto documentario che è soprattutto un omaggio alle diverse sfaccettature estetiche e recitative incarnate dalle sei straordinarie attrici protagoniste.