Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
L'onda lunga dell'operazione che fu portata avanti da Tarantino e Rodriguez in Grindhouse continua a far sentire i suoi effetti sul cinema americano, anche in prodotti come questo che si rivelano meno teorici, e più sanamente fracassoni, rispetto all'esperimento dei due registi citati.
L'ultimo lavoro dei fratelli Farrelly si situa nel filone ormai consolidato della ricomposizione del legame coniugale, con elementi che riecheggiano le recenti commedie incentrate sull'immaturità del maschio americano, ma senza rinunciare ovviamente al consueto repertorio di comicità corporale e sboccata.
Fumettone fusion 3D ispirato a una popolare serie di graphic novel coreana, Priest fa della contaminazione tra generi diversi un punto di forza, ma le posizioni coraggiose su alcuni dei temi affrontati solleveranno non poche domande in sala.
Delirante, narcisistico, megalomane, violentemente poetico. Parliamo del film, del suo autore, e, in maniera non casuale, anche del personaggio di cui si narra all'interno di quella che potremmo definire una bizzarra e metaforica pseudo-biografia.
Il documentario di Roberto Orazi, senza pietismo e retorica, ci porta nella favela di KCal, autoproclamatosi orgogliosamente "trafficante di libri", che da quindici anni lavora per creare una rete di biblioteche in Brasile, per mostrare anche ai più poveri che un libro può voler dire felicità.
Questo X-Men: l'inizio, prequel che presenta le peculiarità e gli obiettivi programmatici del reboot, si rivela un prodotto godibile e ben costruito, che grazie anche a un'attenta e vivace regia riesce a non annoiare mai nei suoi 130 minuti di durata.
Dopo anni trascorsi alla corte di Martin Scorsese e Ridley Scott, lo sceneggiatore premio Oscar William Monaham debutta dietro la macchina da presa con la crime story London Boulevard, tratta dall'omonimo romanzo poliziesco di Ken Bruen.
Sono all'insegna della meraviglia stereoscopica i primi minuti del terzo Transformers mostrati in anteprima ai giornalisti, sorta di stuzzicante aperitivo tecnologico del blockbuster che uscirà il 29 giugno. Sembra imporsi un nuovo indiscusso protagonista in questo terzo capitolo della serie dedicata ai giganteschi robot: il 3D.
Un'edizione di successo, sia dal punto di vista dell'affluenza di pubblico che da quello dei contenuti, la prima a cura di Fabio Toncelli, che sottolinea come il panorama documentaristico sia in grande fermento, teso a fare propri nuovi linguaggi e nuove tecnologie.
Gli ultimi tre titoli della rassegna Italia Doc, tra cui il premiato My Marlboro City, animano l'ultimo pomeriggio del festival, mentre in serata la sezione Panorama Internazionale ci offre ancora tanto su cui riflettere.
Il nostro faccia a faccia con uno dei registi di culto dell'horror americano; padre artistico di Re-Animator (che torna a teatro in versione musical) il regista di Chicago racconta a Movieplayer.it il suo amore per la letteratura fantastica di Lovecraft e Poe e per il nostro cinema di 'paura' ; 'Voi italiani avete fantasia e immaginazione. Dario Argento è uno degli ultimi maestri, Mario Bava ha unito la bellezza alla paura'
In serata, a seguito della cerimonia di premiazione, il festival ha commemorato il genio di Flaiano attraverso un intervento di Enrico Vaime, chiudendo con ironia e intelligenza una giornata densa di appuntamenti.
Il regista danese Michael Madsen ci accompagna nelle profondità di Onkalo, sito di stoccaggio per le scorie radioattive in costruzione in Finlandia, per stimolare una riflessione sul futuro della civiltà umana e sul valore della nostra eredità culturale.
Gabriella Bier ci mostra una conseguenza scarsamente esplorata del conflitto arabo-israeliano: l'impossibilità, per un'ebrea e un palestinese, di vivere insieme, in pace, nel Paese in cui sono nati.
Un'autobiografia in forma macabro-fantastica realizzata con l'aiuto dei suoi più stretti collaboratori, confezionata all'interno di un film atipico, totalmente sperimentale e strettamente autoriale.
Il documentario della Poitras, raccontando la storia di due ex collaboratori di Bin Laden, arriva a porre importanti interrogativi morali, non sono sul valore della giustizia, ma anche sul potere delle barriere culturali.
Chi si aspetta una commedia romantica inoffensiva farà forse meglio a rivolgersi altrove. Va detto però che se i dialoghi e certe situazioni non sono certo da educande, a stemperare il tutto c'è l'ironia giocosa, scorretta e sagace di Kevin Smith, supportata da un cast assolutamente irresistibile.
Il nostro incontro con il regista francese e l'interprete femminile del film presentato come evento speciale al Festival di Cannes 2010; protagonisti della pellicola sono un gruppo di agguerriti bambini di Parigi che insieme impediranno l'espulsione di una loro compagna di scuola, immigrata clandestina; 'In Francia siamo tornati indietro, il modo in cui il governo si è comportato con la questione tunisina è stato vergognoso', confessa Goupil.
L'esordio alla regia di Guido Pappadà tradisce chiaramente la sua formazione e il suo gusto per l'immagine, con una fotografia molto elaborata e un uso interessante ed espressivo del colore; il tutto, per rappresentare un viaggio che è innanzitutto dentro sé stessi.
Il placido Garfield verrà scosso dal suo torpore nientemeno che per salvare le sorti dell'universo: il suo atletico alter-ego Garzooka, infatti, richiede l'aiuto degli abitanti del mondo dei cartoni per sgominare la perfida Vetvix, che minaccia di ridurre tutti in schiavitù.
Un film girato totalmente in soggettiva, che accontenta l'insaziabile occhio del voyeur televisivo alla continua ricerca di gratificazioni visive; d'altronde chi di noi non ha mai desiderato che i protagonisti di un qualche reality rimanessero vittime delle proprie manie di protagonismo e della propria galoppante stupidità?
L'esordiente regista napoletano ha presentato il suo interessante film, insieme a gran parte del cast, nella conferenza stampa romana, parlando dei motivi che lo hanno spinto a girarlo e dei retroscena della sua realizzazione.
Arriva anche nelle sale italiane l'esilarante road movie firmato da Greg Mottola: abbiamo incontrato i suoi protagonisti, gli irresistibili interpreti di Shaun of the Dead e di Hot Fuzz.
Come l'arte nasconde dietro la sua evidenza significati e mondi remoti, così Tanovic utilizza la struttura di una commedia arricchita dall'elemento umoristico e dall'immancabile intreccio romantico per rivelare tra le forme di un artificio naturale la minaccia della distruzione.
Autore di No Man's Land e Triage, Danis Tanovic torna al cinema con una storia prebellica che completa idealmente il viaggio all'interno di un'umanità protagonista, suo malgrado, di una tra le pagine più cruente della storia recente.
Abbiamo fatto due chiacchiere con la regista di Balla con noi, che ci ha svelato qualche curioso retroscena della lavorazione del suo film, tra 'dolci pause' e trombe d'aria, e con i due protagonisti: Andrea Montovoli e Alice Bellagamba.
Dopo l'inaspettato successo di Una notte da leoni, era prevedibile la messa in cantiere di un sequel. Sequel che, sin dalle prime battute, sembra seguire il solco sicuro tracciato dal suo predecessore: ma il teatro, anziché la scintillante Las Vegas, è ora la cupa Bangkok, luogo alieno e pericoloso che può prendersi le persone e non restituirle.
Romain Goupil utilizza pochissimi movimenti di macchina, sublimando la sua ricerca di verità proprio nei primi piani di questi bellissimi bambini, con una grazia che non si dimentica; è un piccolo film forse non completamente riuscito, ma che restituisce con illuminante verità la durezza e la meraviglia di tutte le prime scoperte.
Orginale e incisiva, la pellicola di Pierre Schöller offre un ritratto credibile ed appassionante del lavoro, delle contraddizioni e delle idiosincrasie di un alto funzionario governativo.
'Once Upon a Time in Anatolia' di Nuri Bilge Ceylan è una storia che in apparenza non avrebbe nulla di memorabile, ma il risultato è un film dalla bellezza magnetica.
Il regista Radu Mihaileanu, per questo La sorgente dell'amore, si ispira ad una vera storia di qualche anno fa accaduta in un villaggio della Turchia, ma "trova" la chiave del film nello spostare l'azione in un contesto musulmano ben più rigido, trasformando così il soggetto in una ben riuscita riflessione sulla condizione della donna nei paesi del Medio Oriente.
Pur non essendo ai livelli precedente The Chaser, The Yellow Sea si fa apprezzare per un paio di colpi di scena di grande effetto e scene azioni coadiuvate da un grande padronanza tecnica da parte di un regista giovanissimo ma che dimostra un livello di maturità davvero non comune.
Entusiasmo sulla Croisette per lo spettacolare action movie del regista danese Nicolas Winding Refn che fonde sensiblità europea e senso dello spettacolo tutto americano. Con lui a Cannes il protagnista, lo straordinario Ryan Gosling.
Tempo di riviera per la star Sean Penn e per il regista Paolo Sorrentino. I due presentano a Cannes l'esordio in inglese del regista napoletano, un eccentrico e suggestivo road movie girato negli USA.
Un progetto sperimentale di fruibilità non sempre immediata, almeno non al di fuori dei confini francesi, questo che vede protagonisti Alain Cavalier e Vincent Lindon.
Nella sua grande casa di Tehran, il regista bandito dal cinema aspetta il verdetto della corte d'appello e ci racconta il film che non può realizzare.
Con una colonna sonora (e titoli) in un perfetto stile anni '80, un'atmosfera alla Taxi Driver, un intelligente uso della luce e dei ralenty per le scene topiche e un'ottima direzione delle scene di guida, frenetiche ma non confuse, Refn realizza un film di genere perfetto in ogni suo aspetto proprio perché misurato, asciutto, senza fronzoli.
La grande personalità registica di Paolo Sorrentino e il talento di Sean Penn ci regalano una pellicola divertente, toccante e riuscita in ogni suo aspetto.
Poco originale dal punto di vista narrativo, il film di Everardo Gout punta su trovate visive anche affascinanti dal punto di vista tecnico e un montaggio frenetico che però finisce presto con lo stancare soprattutto considerati i molteplici livelli temporali e narrativi e la durata notevole di una pellicola che ne esce eccessivamente appesantita.
Il regista spagnolo, veterano della Croisette, e il divo ormai internazionale presentano in concorso il disturbante thriller La piel que habito. Nel cast le attrici Elena Anaya e Marisa Paredes.
Yoshihiro Tatsumi è il padre del Gekiga, il manga "vietato ai minori", caratterizzato da tematiche serie e linguaggio adulto, e il film di Eric Khoo racconta la sua storia, e le sue storie.
Autore eclettico per eccellenza, Miike sceglie di omaggiare il cinema giapponese classico rispettandone stile e temi e aggiungendo poco o nulla di moderno; perfino con l'utilizzo del 3D non riesce a regalare alcun effetto particolarmente spettacolare ma si limita a dare profondità alla messa in scena.
Almodovar torna alle atmosfere da thriller con un film appassionante e divertente che aggrega con grande equilibrio gli elementi più caratteristici del suo stile.
Cast di Melancholia quasi al completo, capitanato dalle angeliche Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg, per scortare a Cannes l'eccentrico Lars von Trier, protagonista di un incontro con la stampa divertente e a tratti delirante.
La storia dell'ascesa al potere del nervoso e determinato Nicolas Sarkozy, che coincide con il naufragio del suo matrimonio con la sua più preziosa consigliera, la moglie Cécilia.
Una pellicola dolorosa e angosciosa, splendidamente intepretata da Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg, che, per sadismo e assoluta mancanza di speranza, si potrebbe definire il film definitivo di von Trier.
Rarefatto e malinconico, il film di Naomi Kawase mette in relazione i personaggi con le frustrazioni dei loro antenati, e i loro sentimenti con quelli di antichissime generazioni.
L'attrice e regista accompagna sulla Croisette il suo Mr. Beaver, pellicola presentata fuori concorso che vede protagonista Mel Gibson.
E' un film dalle immagini forti ed evocative, che soffre in certi punti la poca malizia narrativa della regista, abilissima invece quando fa sfoggio di una delicata ironia nel raccontare le contraddizioni del microcosmo che ruota attorno alla parrocchia; quello di Alice Rohrwacher è un esordio brillante, denso di temi, ben interpretato dalla protagonista, Yile Vianello.
Oltre a proporre una prospettiva inedita sul 'male oscuro', filtrata dalla sensibilità della Foster, Mr. Beaver si trasforma in un film corale sulla necessità di affrontare il proprio passato e le proprie paure, prendere coraggio e condividere i propri sentimenti con le persone che ci sono vicine.