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In questo modo dalla sua esperienza di figlio di desaparecidos, Benjamin Avila da vita ad un'opera prima di intensa umanità che, lasciandosi alle spalle il terrore e la sofferenza dei suoi predecessori cinematografici, lascia comunque spazio alla forza dirompente della speranza.
L'opera d'esordio di Francesco Henderson Pepe si avventura nella coraggiosa e difficile esplorazione di luoghi, terreni e dell'anima, lasciandosi guidare unicamente dalla voglia di stupire a tutti i costi.
Alix jr. immerge i suoi personaggi in uno scenario manifestamente artificiale, tra fondali di cartone e sacchetti di plastica al posto dei corsi d'acqua, con tanto di effetti sonori posticci e bombardamenti "artigianali", e dispone dei suoi interpreti in maniera fortemente teatrale. L'effetto straniante è cercato, e serve a mettere le sofferenze umane in primo piano.
A dispetto di una messa in scena curata e la buona fotografia di Christopher Doyle, Bends non riesce a superare la freddezza con cui racconta i suoi personaggi ed approfondire le tematiche sociali che riguardano il background in cui si muovono.
Alex van Warmerdam costruisce un thriller sui generis che ha i suoi punti di forza in un umorismo nerissimo e su un'ambiguità di fondo che accompagna lo spettatore anche dopo il termine della pellicola.
Llewyn non avrà il carisma di un Drugo Lebowski, ma è un nuovo perfetto antieroe coeniano che si va ad aggiungere ad una lunga lista di personaggi memorabili, grazie anche alla performance di Oscar Isaac che si carica sulle spalle il peso di tutto il film, la cui vera protagonista è la musica.
Fedele ad un personale linguaggio visivo, Jodorowsky non cede alla tentazione di costruire un apparato narrativo classicamente autobiografico ma, forse con maggior consapevolezza e meno autocompiacimento rispetto al passato, mette in scena una drammaturgia in cui ogni singolo elemento estetico si trasforma in simbolo necessario.
Presentato in anteprima a Cannes 2013 un estratto di 15 minuti del nuovo film in CGI dedicato al personaggio di Leiji Matsumoto, da settembre sugli schermi giapponesi.
Senza dubbio un progetto arduo, quello di trasformare il resoconto della terapia di Jimmy Picard in un racconto cinematografico: per riuscire nell'impresa Desplechin si avvale di due interpreti di primissimo piano, il premio Oscar Benicio Del Toro e il talentuoso e instancabile conterraneo Mathieu Amalric.
Il film può godere di un'ambientazione atipica e fortemente simbolica che permette alla regista e sceneggiatrice Rebecca Zlotowski di dare nuovo respiro ad un tema abusato come quello dell'amore proibito.
Il film di Guiraudie visita, come i suoi protagonisti, un angolo di mondo pittoresco, isolato e bizzarro in cui pochissimi sono soliti avventurarsi; chi vorrà farlo, però, potrebbe divertirsi e scoprire qualcosa di nuovo su sé stesso.
Con atmosfere rarefatte e sguardo discreto, misura e tenerezza, Koreeda racconta il dramma di due famiglie ed il percorso di un uomo che impara ad essere padre.
Folman costruisce una critica poco velata e piuttosto chiara all'intero sistema dell'entertainment che, piegatosi alla necessità di ricreare una perfezione invidiabile ed emulabile da occhi esterni, rende l'artista un accessorio di cui usare solo l'involucro rinunciando senza rimpianto alla sua anima imperfetta.
Jia Zhang-ke racconta il disagio della Cina contemporanea scegliendo uno stile interessante e dinamico, con una evidente cura e ricerca nella messa in scena.
La ricchezza e il dettaglio della sceneggiatura non inficiano assolutamente la fruizione dell'opera, che, grazie alla cura delle performance, è avvincente dal primo fotogramma, e anzi l'avvincendarsi sorprendente delle prospettive rende l'esperienza del film sempre più affascinante.
La regia dell'esordiente Coogler è tanto efficace quanto dipendente proprio dalle interpretazioni del protagonista Michael B. Jordan e dell'ottimo cast di contorno, la macchina da presa indugia spesso sui volti dei protagonisti, riuscendo così a catturare in pieno il susseguirsi di emozioni vissute sullo schermo.
I ladri di celebrità di Hollywood approdano a Cannes per accompagnare la loro regista che ci racconta il fascino della trasgressione per una generazione nutrita a reality, internet e gossip.
Heli non si può considerare riuscito per la sua incapacità di creare un legame empatico con i personaggi che lo animano, per il non riuscire a suscitare tristezza e sofferenza per quello che vivono, senza andare oltre l'inevitabile pugno nello stomaco per il modo in cui la violenza è rappresentata.
Il sesto episodio della saga iniziata nel 2001 non tradisce la sua vocazione: c'è l'azione, in dosi sempre più robuste, c'è il piacere per il fan di ritrovare i personaggi a cui è affezionato, e c'è in più una componente grottesca e autoironica, con sequenze d'azione sempre più disancorate dalla credibilità.
Se l'opera è comunque interessante da un punto di vista puramente estetico, grazie ad alcune scelte di fotografia piuttosto originali, un montaggio frenetico ma mai fastidioso e la solita ottima colonna sonora ad accompagnare il tutto, questo nuovo film della Coppola viene a mancare proprio in quello che era stato il suo punto di forza anni or sono, ovvero la sceneggiatura.
Emozionante senza mai essere sentimentale e asciutto nella sua ricchezza, Giovane e bella è la prova della crescita di un cineasta da sempre interessante, ma oggi più completo e sensibile.
Il regista israeliano arriva sulla Croisette per aprire la Quinzaine con il suo nuovo film in cui, tra live action e animazione, racconta le futuribili conseguenze di un mondo diviso nettamente tra realtà e illusione indotta.
Il presidente della giuria, Steven Spielberg, e gli altri membri raccontano come ci si trova ad essere dall'altra parte della barricata.
Baz Luhrmann presenta il suo film alla stampa europea accompagnato dalle star Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire e Carey Mulligan.
Se nella prima parte della pellicola, forse anche a causa di un certo distacco nella narrazione, l'anacronismo del commento hip-hop alle sequenze di danze, eccessi e libagioni stride anche ai sensi dello spettatore non nuovo al cinema di Luhrmann, con l'avanzare della pellicola la visione si ricompone e anche questa volta riesce quel miracolo universalizzante che ha caratterizzato le più riuscite opere del regista australiano.
Il lungo razzle dazzle con cui si apre il film non riesce - nonostante l'indubbio sfarzo e l'incredibile lavoro di scenografi e costumisti - ad introdurci alle atmosfere dell'epoca, ma piuttosto crea un quasi oltraggioso contrasto con il voice over fitzgeraldiano e con il tono malinconico che la pellicola comincia ad assumere soltanto con l'entrata in scena di Leonardo DiCaprio.
L'esordio alla regia di Giorgio Bruno, classe 1985 e una formazione nel cinema di genere, si rivela un thriller risaputo e dalla sceneggiatura carente, nonostante la presenza nel cast, in ruoli di contorno, di alcuni importanti nomi dell'horror italiano che fu.
Nonostante spunti di indubbio interesse, supportati da uno stile accurato e originale, è la totalità dell'opera a lasciare perplessi, in particolare lo squilibrio sostanziale nello sviluppo della storia.
Il nuovo lavoro di Ilmar Raag racconta due solitudini diverse, ma complementari, sullo sfondo di una capitale francese malinconica, luogo della memoria e delle promesse non mantenute.
Presentato a Roma il film d'esordio dietro la macchina da presa di Francesco Henderson Pepe, un dramma sentimentale ambientato sull'isola di Salina con la partecipazione straordinaria di Angela Molina e prodotto dalla A Movie Productions di Anna Falchi.
Per chi solcherà la Croisette e per chi vuole esserci almeno con la mente, la nostra miniguida al sessantaseiesimo Festival di Cannes, più che mai ricco di titoli promettenti e ospiti di rango.
Esce il 30 maggio l'opera prima della regista vincitrice del premio Solinas nel '99 proprio per la sceneggiatura di questo film, la storia di un amore proibito e senza speranza tra due fratelli; "Con emozione e autenticità ho raccontato una tragedia dalle conseguenze imprevedibili", ha detto l'autrice in conferenza stampa.
Il documentario di Germano Maccioni accetta la sfida di raccontare un personaggio complesso, sfuggente, per sua natura refrattario alle rappresentazioni: il risultato è un ritratto dell'uomo-Ferretti, e della sua arte, affascinante e di spessore.
Mantenere il controllo di quel complicato puzzle che è Casablanca Mon Amour non era semplice, ma John Slattery dimostra di saper gestire alla perfezione gli strumenti narrativi che ha a disposizione denotando notevole maturità registica.
Commedia romantica francese confezionata molto bene, che riesce a somigliare tanto a quelle americane: pregio o difetto che sia, il film racconta una storia già vista ma lo fa con freschezza ed ironia grazie ai dialoghi, alla sceneggiatura e soprattutto alla bravura degli interpreti.
In occasione dell'arrivo in home video dell'applauditissimo film di Steven Spielberg dedicato al sedicesimo presidente degli Stati Uniti e alla sua battaglia per abolire la schiavitù, abbiamo parlato con la make up designer che ha aiutato Daniel Day-Lewis a trasformarsi in Abraham Lincoln.
L'esordio alla regia del rapper RZA, prodotto da Tarantino, omaggia in modo divertito i classici kung fu movie degli anni '70: la narrazione è certo un po' esile, ma l'intrattenimento non manca.
Presentato stamattina a Roma il documentario passato in anteprima al Festival di Berlino che racconta la storia di un movimento rivoluzionario che a partire dagli anni '70 ha fatto del mangiar sano nel rispetto del territorio il suo cavallo di battaglia.
Anche stavolta il cinema civile di Larrain agisce al tempo stesso su cervello e viscere mantenendo uno sguardo lucido mentre mostra le nefandezze operate dal regime di Pinochet.
In un'intervista esclusiva l'attore americano ci parla dell'esperienza sul set del terzo capitolo del franchise targato Marvel.
Mentre la politica e la cronaca s'interrogano sulle modalità con cui regolare i nuovi flussi d'immigrazione, il grande schermo porta la questione in avanti con il film Sta per piovere di Haider Rashid, accendendo i riflettori sulle difficoltà di ordine pratico, e non solo, vissute dai così detti italiani di seconda generazione.
Esordio cinematografico come attore e sceneggiatore del rampollo della famiglia Kennedy, che racconta, con un film affettuoso quanto approssimativo e macchiettistico, la sua esperienza di studente americano in Italia.
Uscito negli USA direttamente in homevideo, il film di David Barret nulla aggiunge e nulla toglie al genere action-thriller, rimanendo piuttosto anonimo nella scrittura, nell'ambientazione e nei volti dei protagonisti, nonostante l'azione e l'ultraviolenza.
Pur pagando qualcosa alla sua natura di reboot, in termini di spontaneità e libertà narrativa, la versione 2013 de La casa si rivela un prodotto ben congegnato e sanamente divertente; in linea con lo spirito che ha sempre animato la saga di Sam Raimi.
Nell'insolita cornice dell'Auditorium del Sacro Cuore, a Roma, il regista Germano Maccioni ha presentato il suo documentario dedicato al cantore del punk emiliano: con lui, lo stesso Ferretti e i produttori del film, distribuito dalla Cineteca di Bologna.
L'attore britannico ci parla, in un'intervista esclusiva, di come ha avvicinato il mondo Marvel per affrontare l'interpretazione dell'originale - ma terrificante - villain del terzo film della saga di Tony Stark.
Il regista e interprete spagnolo ha presentato in conferenza stampa il suo film, quarto episodio di un fortunatissimo franchise, finora inedito nel nostro paese.
Mi rifaccio vivo, undicesima regia di Rubini che segue L'uomo nero, cerca di destrutturare in qualche modo una comicità spesso troppo esibita verbalmente per abbracciare un'ironia sottile costruita più sulle situazione e sulla definizione dei personaggi. Un'impresa che riesce solamente a metà.
Alcuni elementi narrativi irrisolti pesano sulla piena riuscita di un film che colpisce per la maturità stilistica con cui è stato diretto e per la capacità dell'autrice di non andare mai oltre le righe.
La quindicesima edizione del festival friulano ha mostrato un'ottima selezione, che ben riflette la varietà ed eterogeneità delle cinematografie rappresentate. Uno sforzo importante per una manifestazione che vuole continuare a vivere, nonostante i consistenti tagli di budget.