Annientamento

2018, Fantascienza

Da Stephen King ad Alan Moore: quando gli scrittori non amano i film tratti dalle loro opere

In occasione dell'arrivo su Netflix di Annihilation, il cui autore ha lavorato a stretto contatto con il regista, rivisitiamo i casi in cui il rapporto tra scrittori e cineasti è stato meno roseo.

Annientamento: Natalie Portman in una scena del film

Dal 12 marzo è disponibile su Netflix il film Annientamento, scritto e diretto da Alex Garland e basato sull'omonimo romanzo di Jeff VanderMeer, primo volume di una trilogia. Garland, un habitué di adattamenti vari (vedi alle voci Dredd e Non lasciarmi), ha realizzato il lungometraggio prendendosi diverse libertà rispetto al libro, con l'approvazione ufficiale dell'autore (come si può evincere dal video che proponiamo sotto). Esistono però diversi casi, più o meno noti, in cui l'autore del testo originale non ha particolarmente apprezzato il lavoro fatto dai cineasti (per lo più americani, ma ci sono anche esempi fuori dal sistema hollywoodiano). Che si tratti di divergenze dal testo o una scelta di casting discutibile (come nel caso di Anne Rice, che prima di vedere Intervista col vampiro criticò duramente Tom Cruise nei panni del vampiro Lestat), i motivi per far arrabbiare i creatori del materiale di partenza non mancano. Ecco alcuni casi emblematici.

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1. Stephen King

Impossibile non cominciare con il celebre autore horror, che detiene il record assoluto di adattamenti delle sue opere, tra lungometraggi, serie e miniserie TV e cortometraggi realizzati da aspiranti registi (i cosiddetti dollar babies, per i quali King vende i diritti dei suoi racconti per un dollaro a patto che il corto non sia sfruttato commercialmente). È ben noto il suo disprezzo per Shining di Stanley Kubrick, ribadito recentemente nella postfazione del sequel letterario Doctor Sleep, e si è più volte pronunciato in maniera negativa sui vari sequel puramente cinematografici di alcune sue storie (Grano rosso sangue è arrivato a una decina di incarnazioni dal 1984 a oggi, tra cinema, home video e TV). Ma il caso più particolare riguarda Il tagliaerbe, film di fantascienza con protagonisti Pierce Brosnan e Jeff Fahey. Ufficialmente basato su un racconto del Re del brivido, il lungometraggio è in realtà una sceneggiatura originale (solo una battuta è indirettamente legata agli eventi raccontati da King), e l'autore fece causa alla New Line Cinema per uso improprio del suo nome, rimosso quando fu ordinato allo studio di pagare King per ogni giorno in cui il credit fraudolento rimaneva nel film e nei materiali promozionali. Una battaglia non completamente vinta, però: chi scrive ha visto il film perché faceva parte di un cofanetto DVD contenente tre adattamenti delle storie del Re (gli altri due erano La zona morta e Fenomeni paranormali incontrollabili).

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Shining

2. Michael Connelly

Matthew McConaughey nel film The Lincoln Lawyer

Il noto autore di polizieschi losangelini è generalmente soddisfatto delle trasposizioni del suo lavoro, nello specifico il film The Lincoln Lawyer (il personaggio di Mickey Haller fu appositamente pensato per Matthew McConaughey) e la serie televisiva Bosch, basata sulla sua creazione più famosa. Il primo tentativo fu però meno felice: parliamo di Debito di sangue, uscito nel 2002 con la regia di Clint Eastwood, che interpretava anche il protagonista Terry McCaleb. Proprio questo elemento, insieme ad alcune differenze rispetto al romanzo, fu contestato dai fan, dato che nei libri McCaleb è più giovane di Eastwood. Lo stesso Connelly ironizzò sull'accaduto nei libri successivi, facendo dire a Bosch che il vero McCaleb non assomiglia per nulla al regista de Gli spietati e che l'unico vero merito del film - che esiste nell'universo letterario dell'autore - è aver accresciuto la fama dell'ex-agente federale.

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3. James Ellroy

L.A. Confidential: Russell Crowe, Guy Pearce e Kevin Spacey in una scena del film

Il notoriamente poco modesto Ellroy si autodefinisce il più grande autore di crime fiction vivente e spara volentieri a zero su diversi libri e film apprezzati all'interno del genere, dall'opera omnia di Raymond Chandler a Collateral di Michael Mann (nel commento audio di Zodiac di David Fincher, uno dei pochi ad essergli piaciuto, Ellroy definisce il lungometraggio "uno dei sei grandi crime movies americani"). Tra i suoi bersagli ci sono anche i vari adattamenti dei suoi libri, tra i quali si salva solo L.A. Confidential con la postilla "Great fucking movie, better fucking novel" (bello il film, meglio il romanzo). Tutti gli altri, anche quelli basati su sue sceneggiature originali, sono ritenuti spazzatura, con un caso ibrido: The Black Dahlia di Brian De Palma. Ellroy ha infatti visto un montaggio provvisorio di tre ore, mai mostrato al pubblico, e per quella versione spese parole di elogio, mentre sul film uscito in sala preferisce non pronunciarsi per non doverne parlare male. Solo in un'intervista concessa alcuni anni fa al mensile Empire ha fatto riferimento ai presunti problemi del lungometraggio di De Palma, dicendo che la visione di Zodiac gli ha fatto rimpiangere ancora di più l'adattamento del primo libro della tetralogia su Los Angeles.

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4. Alan Moore

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È ben noto l'astio del grande autore di fumetti nei confronti dell'operato di Hollywood, portato all'esasperazione tra il 2003 e il 2005: in quel periodo ci sono stati l'uscita de La leggenda degli uomini straordinari e un'infelice affermazione di Joel Silver, produttore di V per Vendetta, il quale disse che lo sceneggiatore inglese era completamente a favore del film basato sulla sua graphic novel ambientata in un'Inghilterra distopica. Moore smentì la cosa e, complice l'altro film già menzionato, decise di far rimuovere il proprio nome da ogni adattamento futuro delle sue opere, e la sua percentuale dei diritti d'autore viene versata ai disegnatori. Particolarmente notevole il caso di Watchmen, che generò un piccolo battibecco a distanza tra l'autore e il regista Zack Snyder: quest'ultimo affermò infatti di sperare che un giorno Moore vedesse il film in DVD e non lo disprezzasse. La risposta dello scrittore inglese? "I'll never watch this fucking thing."

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5. P.L. Travers

Saving Mr. Banks: Tom Hanks ed Emma Thompson discutono in una scena del film

Qui abbiamo a che fare con una lite talmente celebre che è persino diventata a sua volta un film: Saving Mr. Banks, basato sul vero conflitto fra Walt Disney e l'autrice di Mary Poppins, i cui sentimenti negativi verso il lungometraggio, edulcorati nel biopic di John Lee Hancock, erano talmente forti che al gigante dell'entertainment furono negati i diritti dei libri successivi. Inoltre, quando lei fu contattata per i diritti teatrali, accettò a condizione che non partecipasse nessuno che aveva lavorato al film, e il suo testamento vieta tuttora qualunque adattamento americano delle sue opere. Ciononostante, Il ritorno di Mary Poppins è in uscita alla fine dell'anno.

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6. Julie Maroh

La vita di Adele: Léa Seydoux insieme a Adèle Exarchopoulos in una scena

Non è stato immune alle polemiche La vita di Adele, il dramma saffico di Abdellatif Kechiche che cinque anni fa vinse la Palma d'Oro a Cannes. Al di là delle controversie sulla lavorazione del film stesso e di come Kechiche avrebbe trattato il cast e la troupe, il lungometraggio è stato criticato anche per la sua presunta ottica "patriarcale" nel rappresentare l'elemento sessuale del rapporto tra le due protagoniste, e tra coloro che sostengono questa tesi c'è anche l'autrice del fumetto originale, che dopo la prima a Cannes disse del lavoro di Kechiche "In quanto femminista e lesbica, non posso difendere le sue scelte registiche."

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7. Brian Garfield

Charles Bronson in una scena de Il giustiziere della notte

Chi ha visto Il giustiziere della notte sa forse che il materiale di base è un romanzo, intitolato Death Wish come il film in originale. Quello che è meno noto, dato che il libro non è mai stato particolarmente popolare, è che si tratta dell'esatto contrario del film a livello tematico: il testo di Garfield condanna il vigilantismo, mentre il lungometraggio di Michael Winner e i vari sequel lo esaltano. L'autore fu talmente disgustato da ciò che vide sullo schermo che pubblicò un secondo libro, Death Sentence, per condannare ulteriormente il messaggio promosso da Winner. Da quel romanzo fu poi tratto l'omonimo film di James Wan uscito nel 2007, più vicino alle intenzioni di Garfield.

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8. Winston Groom

Forrest Gump: un primo piano di Tom Hanks

Nemmeno tutti gli Oscar del mondo (per l'esattezza sei statuette, compresa quella per il miglior film) possono risolvere certe dispute. Tolta la questione della fedeltà del film al materiale di base (ci furono diversi tagli per evitare il divieto ai minori), il creatore di Forrest ha un motivo molto più pratico per disprezzare la trasposizione cinematografica: gli era stata promessa, per contratto, una percentuale dei guadagni, e la Paramount volle fargli credere che il film non aveva recuperato le spese di produzione. Groom dovette lamentarsi pubblicamente prima che la questione fosse risolta, per una cifra mai precisata.

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9. Ken Kesey

Qualcuno volo sul nido del cuculo: Nicholson in una scena del film

Per molti Qualcuno volò sul nido del cuculo è uno dei film fondamentali del cinema americano in generale e degli anni Settanta in particolare, con una delle interpretazioni più iconiche e memorabili di Jack Nicholson.
Per l'autore del romanzo, invece, l'adattamento cinematografico fu fonte di grande frustrazione, sebbene lui avesse partecipato a una prima stesura del copione.
Due elementi in particolare lo infastidirono: la scelta di Nicholson per il ruolo principale, e l'omissione di Chief Bromden come narratore delle vicende.

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10. Richard Matheson

Will Smith in una sequenza dell'action-fantasy Io sono leggenda

Ad oggi, il più noto romanzo del celebre autore di fantascienza, Io sono leggenda (chiamato I vampiri nella prima edizione italiana), è stato adattato per lo schermo in tre occasioni: L'ultimo uomo della Terra (1964), con Vincent Price; 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra (1971), con Charlton Heston; e Io sono leggenda (2007), con Will Smith. Ciascuno di questi differisce in un modo o nell'altro dalla fonte letteraria, in particolare per quanto riguarda il finale scioccante che spiega il titolo del libro ed è costantemente edulcorato al cinema. Matheson, che aveva firmato la sceneggiatura del primo adattamento ma rifiutò di essere menzionato nei credits dopo revisioni da parte di terzi, commentò la situazione chiedendosi che senso avesse fare un film tratto da quel libro se il risultato finale differisce fondamentalmente dal testo di partenza. Delle tre trasposizioni, l'unica che apprezzava nel complesso era quella del 2007.

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