Il giustiziere della notte

2017, Azione

Il giustiziere della notte: il film di Eli Roth è pericoloso?

Il giustiziere della notte, remake del film del 1974 con Charles Bronson, girato da Eli Roth, arriva proprio nel momento in cui in America impazza il dibattito sulle armi, dopo l'ennesima strage.

Maurizio Ermisino
Il giustiziere della notte: Bruce Willis in un'immagine del film

Ci sono film che arrivano, non si sa mai quanto volutamente e quanto per caso, in un momento storico ben preciso, e riescono a dirci qualcosa di quel momento, a rappresentarlo. Quando accade è sempre qualcosa di particolare. Un film ha un processo molto lungo -scrittura, produzione, shooting, montaggio - e spesso, se si vuole raccontare il momento, si rischia di arrivare fuori tempo massimo. Fatto sta che Il giustiziere della notte, remake del film del 1974 con Charles Bronson, girato da Eli Roth, arriva proprio nel momento in cui in America impazza il dibattito sulle armi, dopo l'ennesima strage nelle scuole e l'infelice uscita di Donald Trump secondo il quale ogni insegnante dovrebbe essere dotato di un'arma da fuoco per difendersi da solo. Prendete questa affermazione con le pinze, ma Il giustiziere della notte è un segno dei tempi.

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Il giustiziere della notte: Elisabeth Shue, Bruce Willis e Camila Morrone in una scena del film

Medico di giorno, giustiziere di notte

La storia è nota: Paul Kersey (Bruce Willis) è un medico del pronto soccorso di Chicago. La sua vita viene sconvolta quando, durante una rapina, la moglie viene uccisa, e la figlia ferita gravemente, tanto da rimanere in coma. Kersey, fin lì uomo pacifico, impara immediatamente a usare le armi, e decide che là fuori c'è bisogno di qualcuno che faccia giustizia. Dopo alcuni criminali giustiziati a freddo, troverà il modo di punire proprio i responsabili del delitto che lo interessa da vicino.

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Social media ed emulazione

Il giustiziere della notte: Bruce Willis in una scena del film

La storia è aggiornata ai tempi dei social media: la prima sparatoria viene filmata con un cellulare e condivisa immediatamente in rete, con le immancabili migliaia di visualizzazioni, e ripresa dalle tv, dove comincia ad impazzare il dibattito. Come nelle radio. Sui social network cominciano ad apparire anche quei meme ironici che siamo abituati a leggere ogni giorno, quelli che cominciano "quando sei...". Tutto questo serve a mostrare come oggi qualunque gesto abbia un'eco impensabile fino a qualche anno fa, e come questo renda tutto più pericoloso, e sia molto più facile che scatti l'emulazione. Ma quello che impressiona è vedere un'America in cui, ventiquattr'ore su ventiquattro, si parla di armi (e di delitti, e di violenza), si mostrano armi, si respirano armi. E in cui comprare armi è facilissimo, in negozi dove si viene accolti da belle ragazze in un clima di festa.

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Il tocco di Roth

Il giustiziere della notte: Bruce Willis e Vincent D'Onofrio in una scena del film

È soprattutto questo l'interesse per un film che, tutto sommato, è piuttosto convenzionale. Eli Roth, per tutta la prima parte de Il giustiziere della notte, che sembra più una puntata di E.R. che un film di uno dei pupilli di Tarantino, tiene a freno il suo estro grandguignolesco, quello che avevamo conosciuto con i suoi Hostel (l'assassinio della famiglia di Kersey, ad esempio, avviene fuori campo), e gira un film fin troppo piatto, controllato. Il suo tocco si vede man mano che la discesa agli inferi di Kersey procede. Da una sequenza in split screen in cui scorre la doppia vita di Kersey, medico e giustiziere, uno che estrae le pallottole dalle ferite e l'altro che le carica in una pistola, sulle note di Back In Black degli AC/DC, tipica "assault song". Fino a una sequenza di tortura da antologia, degna di quella del Michael Madsen de Le iene o di una puntata di 24, in cui la natura di Roth viene fuori tutta.

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Bruce Willis ha il fisico, ma...

Il giustiziere della notte: Bruce Willis in un momento del film

Il giustiziere della notte, però, funziona solo a tratti. Molte cose non convincono. Dal dolore che dovrebbe provare il protagonista, e a noi spettatori non arriva mai, alla facilità e alla disinvoltura con cui un normale cittadino riesce a imbracciare armi (non tanto nel primo conflitto a fuoco, dove si ferisce, ma quando fredda in sequenza tre persone con una velocità che neanche il Clint Eastwood di Leone..). Quanto a Bruce Willis, in teoria ha il physique du role per questa parte. Ma il suo personaggio non ha né quell'ironia di altri suoi ruoli, come il John McClane di Die Hard, o il Butch di Pulp Fiction, né quella sospensione irreale del David Dunne di Unbreakable, elementi che permettono all'attore di funzionare al meglio. Anche qui indossa una felpa con un cappuccio, ma il risultato è molto diverso.

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Un film pericoloso?

Il giustiziere della notte: Dean Norris e Kimberly Elise in una scena del film

Quello che però davvero non ci convince è l'approccio di Roth davanti a una materia scottante come questa. Nonostante colga indubbiamente i tempi che stiamo vivendo, il suo non è un film di denuncia, e per essere puro intrattenimento non è abbastanza emozionante, per scrittura, ritmo e interpretazioni. Ma soprattutto, Roth non dimostra di prendere le distanze dalla situazione, e da frasi come "la polizia arriva quando il delitto è già avvenuto", e dal fatto di farsi giustizia da soli. Ci viene il dubbio che un film come questo, in cui la violenza non è comunque quella estetica e iperbolica di Tarantino, nell'America di oggi, quella di Trump, possa anche essere pericoloso. Oppure possiamo pensare che it's only entertainment. But do we like it?

Il giustiziere della notte: il film di Eli Roth è...
Maurizio Ermisino
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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