Uscito quattro anni dopo il successo di 'Ti presento i miei', questo sequel, che vede i tre protagonisti tornare nei rispettivi ruoli con l'aggiunta dell'accoppiata Hoffman-Streisand, mantiene le caratteristiche di base che avevano fatto la fortuna del film precedente.
In un perfetto incastro tra forma e contenuto, la Kuras mette in fotografia il concetto chiave del film con immagini a volte completamente sfocate, rese come fossero solo delle ombre, delle macchie di colore.
Il limite più evidente del nuovo lavoro di Avati è questo suo cercare ossessivamente di dare alla storia un carattere di universalità, scomodando addirittura la magia delle stelle che vagano nell'universo, finendo però col sacrificare la spontaneità.
Il film si propone di raccontare la vita, le emozioni, l'eccitazione e la paura di chi, quotidianamente, rischia la vita per lottare contro un nemico letale come il fuoco: il tentativo, purtroppo, è fallito, principalmente a causa di una sceneggiatura superficiale, che banalizza la vicenda e i suoi protagonisti.
Dopo la felice parentesi di 'L'età dell'innocenza', Scorsese torna, con questo film, a raccontare la sua America, spostando il centro della sua attenzione sul mondo del gioco d'azzardo.
Nonostante la trama squisitamente natalizia, quasi dickensiana e addirittura disneyana in senso ultraclassico, inevitabilmente sentimentalistica, il rischio di melensaggine è abilmente e fortunatamente scongiurato.
Come tutti i grandissimi creatori, Martin Scorsese non separa mai la vita dalla professione: queste si ricongiungono in un moto segreto, intimo, che trova la sua espressione nei suoi film così come nei suoi articoli e nei suoi libri.
L'ultimo valzer è un prezioso archivio di memorie capace di testimoniare un momento nevralgico di cambiamento per l'intero sistema musicale, al quale sarebbe seguito un nuovo modo di creare, vendere e promuovere la musica, anche in relazione al pianeta cinematografico, oggi sempre più dipendente dalla componente sonora.
Pupi Avati porta sul grande schermo la storia di un'amicizia a ritmo di jazz, l'incontro tra due appassionati di musica destinati a contendersi gloria e donne. Prodotto da suo fratello Antonio e dai Rai Cinema, il regista bolognese presenta alla Casa del Cinema di Roma il suo trentaquattresimo film, accompagnato dall'intero giovanissimo cast.
Soddisfacente edizione Medusa per il film di Phillip Noyce. La cosa migliore è comunque l'audio
Una pallina corre sul panno verde, come la vita di Eddie, Vincent e Carmen. Un mito del biliardo e il suo pupillo con l'astuta fidanzata, affrontano i campi da biliardo per conquistare gloria e soprattutto denaro.
Ottima edizione Medusa per il film di James Foley. Su tutto spicca un video quasi da riferimento
Kundun è un film reverenziale che non s'interroga sul valore dei riti e dei rituali del buddismo. È un'opera visivamente bella, interessante ma spiacevolmente semplicistica.
Il regista francese sbarca a Roma in compagnia della sua Amèlie per presentare la loro seconda collaborazione cinematografica.
Il film, malgrado sia a tratti piuttosto volgarotto e grossolano, riesce a rendere con una certa efficacia le difficoltà dei giovani gay che vogliano provare ad affermarsi in settori a loro tradizionalmente preclusi (come lo sport).
Il regista, complice anche qualche virtuosismo tecnico che ben si sposa con la cultura delle vignette disegnate, ci regala avvincenti e riuscite sequenze d'azione.
Edizione Medusa di discreto livello per il film drammatico di Peter Kosminsky. Ma per gli extra si poteva fare di più.
Un'ottima edizione restaurata per un film che ha dettato le basi del cinema Horror. Un capolavoro a tutti gli effetti.
Alì è stato più di un campione dello sport, è stato - è - un simbolo e il film di Mann omaggia ciò che lui stesso ha sempre saputo, di non essere uno qualunque, ma il più grande di tutti.
Un ritratto graffiante e realistico di uno dei più grandi pugili della storia e allo stesso tempo una profonda analisi, ricca di significati extrabiografici e simbolici, su di un personaggio ossessionato e soverchiato dall'abbraccio matrigno della sua cultura.
Per l'inquietante film di Brad Anderson un'edizione molto curata sotto l'aspetto tecnico
Buona edizione per il film di Pupi Avati, anche se qualche ulteriore extra sarebbe stato apprezzabile
La divisione insanabile tra Israele e palestina raccontato in un interessantissimo documentario: ce ne parla la regista.
Il muro è un lavoro interessante, la cui anima è nell'orizzonte coperto da questa infame barriera, nei colori che il sole illumina sullo sfondo, nelle voci disordinate di arabi ed ebrei che tentano di coprire il fastidioso baccano delle ruspe.
Dal punto di vista scenografico e visivo il film risulta apprezzabile, anche per la scelta di effettuare quasi tutte le riprese in esterno.
Seppur con un'opera più distaccata e imponente, Martin Scorsese resta fedele alla sua poetica e ancora una volta racconta l'America delle contraddizioni e delle false speranze.
La Disney, nella sua migliore tradizione, unisce in un unico film avventura, commedia e amore.; ingrediente supplementare, ma non secondario per i gusti del pubblico, è una spruzzata di arti marziali a colorire alcune sequenze d'azione e a sfruttare la bravura e la popolarità di Jackie Chan.
Il film di Lars Von Trier rieditato in un'elegante confezione a due dischi di buon livello tecnico
Grande successo al Future Film Festival 2005 per l'incontro di Angus Mac Lane, animatore della Pixar che ha lavorato per Gli Incredibili.
Profondamente permeato dalla filosofia e dall'immaginario distopico di Philip K. Dick, Natural City è un kolossal coreano godibile, ma fin troppo debitore nei confronti di Blade Runner, delle cinematografie giapponese e americana, così come del cinema d'azione di Hong Kong.
Otomo sposa la grafica bi e tridimensionale con le più avanzate tecniche digitali, fondendo nel suo affresco riferimenti letterari e fumettistici, nonché dettagliate ricerche storiche e iconografiche relative all'affascinante Londra ottocentesca, assurta a simbolo di avanguardia scientifica di un passato nemmeno troppo remoto.
Edizione carente sul piano tecnico, che raggiunge la sufficienza solamente nel settore degli extra
Ulteriore variazione del genere cinese per eccellenza, il wuxiapian, il film è un'opera astratta, coreografica e spettacolare, ma anche spiccatamente votata a una trattazione melodrammatica.
Parigi anni'80. Leo Vrinks e Denis Klein sono due poliziotti in competizione per sgominare una banda di criminali. Una volta erano amici. Una volta. Oggi la loro, è una sfida personale fra odio e romanticismo.
La morale della pellicola è piuttosto da individuare nell'intento metacomunicativo di sferrare un attacco feroce alla mediocre qualità degli attuali format televisivi che, come dice il nome stesso, si ispirano a fatti reali.
I segnali positivi, sembra dire Faenza, sono piccoli, quasi invisibili, e il close-up sulla mano del ragazzino che stringe il fischietto da artibtro, mentre viene punito a cinghiate dal padre, ne è l'emblema.
Hackford fa un lavoro dignitoso, ma la forza del film risiede altrove: la combinazione tra la presenza scenica di Jamie Foxx e la musica di Ray Charles rende i numeri canori assolutamente trascinanti e irresistibili.
Il soundtrack pesca un po' dal presente ed un po' dal passato, mettendo in fila una sequenza che non disturberà i sonni di nessuno e che risulta prepotentemente spostata verso proposte inglesi.
A dispetto del titolo, questo film offre esattamente quello che ci si può aspettare da una pellicola con le sue premesse: parecchi sorrisi, qualche lacrima, buoni sentimenti e l'affermazione generale di uno status quo familiare che resiste anche alla distruzione fisica della famiglia stessa.
Modesta edizione per il film di Spike Jonze: spicca soltanto l'audio mentre è davvero grave la quasi totale assenza di extra
Una coppia (felicemente?) sposata è messa in crisi dal solito aitante giovinastro che seduce la donna. Il maritino capisce tutto e si vendica. Tra thriller e morbosità leccate, Adrian Lyne ripropone il suo gioco delle coppie.
Un incidente d'auto. Ma prima dell'incidente uno sparo. Uno sparo che è stato notato solo da Jack Terry e dal suo registratore. Sono loro gli unici testimoni di un omicidio che, nella realtà dei fatti, non esiste. Teoria del complotto e pessimismo cosmico nel capolavoro di Brian De Palma.
Un attacco nei confronti dell'America conservatrice, filo-reaganiana di quegli anni, quell'America che, nella visione del regista, ha smarrito le caratteristiche democratiche che furono alla base della sua nascita.
Il regista ex "flic" parigino racconta l'esperienza sul set di '36 Quai des Orfévres', affiancato da molti attori del cast.
La regia di Rodriguez indulge in più di un'occasione in effetti e ricercatezze visive ben congegnate, a punteggiare piacevolmente una sceneggiatura semplice e solida che, nei momenti non rari in cui non sia l'azione pura a regnare, si regala i tempi lunghi necessari a far emergere il peso delle emozioni fra le pallottole, gli inseguimenti e le esplosioni.
Un'ottima edizione della Universal per il primo lungometraggio di Steven Spielberg, arricchita da extra non ricchi ma molto interessanti
Un serial killer, alcuni efferati omicidi, sesso e ancora sesso. Anzi. Sesso soprattutto. Jane Campion affronta il thriller per esorcizzare le (sue) fobie femminili. Ottenendo un risultato appena accettabile.
Il potere e l'ingiustizia, la vendetta e la passione, il sangue e l'orgoglio. Due personaggi che si fronteggiano costantemente ma che, probabilmente, non sono poi tanto diversi. In altri termini: la nascita di una nazione secondo Martin Scorsese.
Hrundi V. Bakshi ha un sogno: diventare un grande attore di Hollywood. Ma lui lo è già. Altrimenti come si potrebbe ridere per tutta la durata di Hollywood party? Blake Edwards e Peter Sellers devastano il cinema comico a colpi di dinamite e di schiuma bianca.
Qui non c'è differenza tra il bene e il male o tra la vita e la morte. In Animal House c'è solo la differenza tra chi vuole divertirsi e chi, invece, vuole essere allineato. I due John d'America (Landis e Belushi) inaugurano alla grande il filone della demenzialità a stelle e strisce.