Tra forfait, immancabili polemiche, tematiche scottanti o scontate, e un palmares discutibile, si è conclusa la 63esima edizione del Festival di Cannes.
Un'edizione del Fantafestival da festeggiare con trenta candeline nere, quella che si inaugura a Roma il 25 maggio. E non mancheranno certo gli ospiti di prestigio, da Roger Corman a Dario Argento e Daria Nicolodi!
Dopo sei anni, Lost arriva ad un finale che vive di emozioni, ma non può salvare una stagione conclusiva deludente.
Il creatore di Buffy sbarca sul set di Glee, la serie più amata dell'anno, e dirige un episodio frizzante, divertente e ricco di colpi di scena, mentre la season finale si fa sempre più vicina.
Premesse e intenzioni interessanti per il film di Kornél Mundruczó, ma il risultato non convince pienamente tra snodi narrativi forzati e interpretazioni poco convincenti.
Un film atipico, che supera il confine del cinema d'autore e diventa, per la messa in scena imponente, quasi un blockbuster, ma non per questo rinuncia a sequenze estremamente suggestive e poetiche e ad un tocco di ironia e follia.
Se lo spettatore ha la caparbietà di entrare nel mondo surreale di Apichatpong, può restarne insieme affascinato, divertito e stimolato, ma non è un'impresa facile.
Un film piccolo, ma delicato e dotato di grande sensibilità, per Julie Bertuccelli, che sa mettere in scena le forze della natura e della vita, ed il modo in cui riescono sempre ad imporsi.
Cala il sipario sulla kermesse francese e con due film in concorso, il seguito de Il sole ingannatore di Michalkov e l'ungherese Tender Son, liberamente ispirato al Frankenstein di Mary Shelley. Domani la consegna dei premi.
E' l'italiano Marco Bellocchio il protagonista della lezione di cinema dell'edizione 2010 del Festival di Cannes, in un incontro incentrato sulle origini ed il rapporto con gli attori del regista.
Rachid Bouchareb segue con attenzione le strade dei protagonisti concentrandosi su ognuno dei personaggi, piuttosto che sull'approfondimento del contesto storico. Una scelta che in Francia ha sollevato non poche polemiche.
Un thriller atipico dalla confezione non certo esaltante, ma comunque funzionale al tipo di storia che sta raccontando: una storia cruda, violenta, dove non vi è alcuna speranza e nessun vincitore.
La penultima giornata della 63esima edizione del Festival di Cannes vede in competizione Hors-la-loi e l'onirico Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives
Il misterioso cavaliere di Eastwood, un po' predicatore e un po' vendicatore, si può riscoprire grazie a un'edizione in alta definizione sufficiente sul piano tecnico, ma praticamente priva di extra.
Il documentario di Discovery Channel ci svela i segreti di una scoperta capace di riscrivere la storia dell'evoluzione umana. Sotto l'aspetto tecnico il DVD è pienamente riuscito.
Aspettando The End, arriva finalmente per bocca di Jacob la risposta che spiega la presenza dei losties sull'isola, ma ciò non basta a chiarire i tanti punti in sospeso di quella che sembra una trama troppe volte rimaneggiata.
Gossip Girl ci saluta con una scioccante season finale che ha lasciato gli spettatori impietriti, tra addii, partenze e colpi di scena inaspettati. L'appuntamento è a settembre, all'ombra della Tour Eiffel.
Unico rappresentante italiano in concorso a Cannes, Daniele Luchetti ha incontrato la stampa italiana presente sulla Croisette per raccontare, insieme al cast de La nostra vita, l'Italia dei nostri giorni.
L'attualità, sia nostrana che internazionale, è sotto i riflettori oggi con La nostra vita, e con Fair Game e Route Irish, di Ken Loach. Tra i film di oggi anche Rebecca H. e Simon Werner a disparu...
Esaustivo e limpido nel seguire la storia, vibrante dal punto di vista visivo e del ritmo, il film di Liman risulta un buon prodotto che sa intrattenere e informare, puntando l'indice nei confronti del governo americano e del suo uso dei media e dello scandalo per distrarre l'opinione pubblica dalle reali domande da porsi riguardo la guerra.
La sesta stagione di House: Medical Division chiude i battenti e si congeda dagli spettatori con un finale più convenzionale rispetto ai precedenti, ma come al solito ottimamente scritto e girato.
Luchetti parla della nostra vita, nella nostra Italia, dei nostri guai e dei nostri orgogli, e lo fa alternando tenerezza a sfrontato cinismo, realismo ad una tagliente ironia che non fa affatto sorridere, come nella miglior tradizione del nostro grande cinema.
Il regista approda a Cannes con il gigante Michael Douglas per presentare il sequel del mitico Wall Street e per puntare il dito sulla corruzione imperante nel mondo dell'alta finanza post 11 settembre.
La Croisette abbraccia il maestro newyorkese che presenta fuori concorso la sua ultima fatica, il cinico You Will Meet A Tall Dark Stranger.
Affidandosi all'esperienza di Yoon Hee-Jeong - vero monumento del cinema coreano - l'autore di Poetry le consegna il peso del suo nuovo film, incentrato interamente sulla protagonista femminile, Mija. Un'interpretazione straordinaria, che integrandosi con l'altrettanto ottimo lavoro di Lee Chang-dong, dà vita ad un film articolato e pulsante.
La Morte, da sempre il vero serial killer di queste sfigatissime storie, viene somministrata in 'pillole' che appaiono come uno slegato susseguirsi di cortometraggi splatter, in cui a scatenare incidenti spaventosi è sempre qualcosa di minuscolo. Soffi di vento, autocombustioni e vibrazioni riescono a scatenare un vero e proprio inferno.
Muntean costringe noi, come il suo protagonista, a una scelta difficile. Merito di un cinema estremamente potente ed efficace che potremmo definire "tridimensionale" nel senso forse più tangibile: in grado di trasmettere forti emozioni che non ci abbandonano quando si riaccendono le luci.
Arrivano dalla Corea e dal Giappone i due film in concorso oggi, affiancati dalla proiezione del film fiume Carlos. L'Italia è rappresentata da Marco Bellocchio e la sua lezione di cinema.
Ci pensano i due giovani e carismatici attori, Ryan Gosling e Michelle Williams, a risollevare la pellicola con due interpretazioni molto viscerali, in cui si dimostrano perfettamente in parte in entrambe le anime del film.
Il film si avvale soprattutto del physique du rôle e della simpatia di Jake Gyllenhaal, per portare sullo schermo, con una buona resa visiva, una celeberrima serie di videogiochi.
La scelta narrativa di Beuvois non gli lascia molto spazio per quanto riguarda la messa in scena, necessariamente sobria e rigorosa, e molto del film è affidato alla misurata interpretazione dei protagonisti e alla loro capacità di rendere lo spirito delle loro vite ed il coraggio della loro scelta.
Un vampiro, un licantropo e un(a) fantasma uniscono le forze per ritrovare l'umanità perduta nel quasi cult britannico Being Human.
Si tratta per Kiarostami di un lavoro più mainstream, che può piacere ad un pubblico più ampio di quello puramente cinefilo e da festival. Un pubblico al quale l'autore lascia molti spunti di discussione. Da parte dei due protagonisti, un'interpretazione superba.
Juliette Binoche, madrina del Festival è anche protagonista della pellicola in concorso 'Copia Conforme' di Kiarostami. Tra gli eventi della giornata anche Hommes et des dieux e Blue Valentine.
Ritorno alla yakuza per il regista più amato del Sol Levante. In occasione della presentazione del suo Outrage, Takeshi Kitano incontra la stampa a Cannes.
Il film di Frears fa sorridere con intelligenza grazie ad una sceneggiatura fluida che lascia trasparire un'estrema fedeltà verso la graphic novel di Posy Simmonds, ma oltre ad essere una commedia divertente è un'opera che dimostra un grande amore per la letteratura.
Nonostante il cambio di sceneggiatore, Inarritu segue la storia di Biutiful con il suo solito stile, con il suo abituale tono emotivamente coinvolto e coinvolgente, lasciandoci percepire la sofferenza dei suoi personaggi in scene toccanti e delicate. Un film forse non perfetto in ogni sua parte, ma efficace e compatto.
Tra le altre pellicole della giornata il thriller drammatico Carancho e il divertente Tamara Drewe di Frears. Assente Jean-Luc Goddard per la premiere del suo Film Socialisme.
Il debutto registico dell'inglese Jim Field Smith si mantiene in perfetto equilibrio e, malgrado la non originalità di fondo della storia, la commedia resta una pellicola godibile e piacevole, che alterna fasi più goderecce a momenti di inaspettata riflessione.
In Outrage viene fuori un'immagine più moderna della yakuza, nello spirito più che nei modi: Kitano non è interessato a dipingere le attività dei mafiosi contemporanei, ma ne critica la mancanza di spessore. Una scelta non efficace, ma anche stavolta non mancano le scene cult.
La pellicola scorre fluida grazie alla buona alternanza tra le scene di guerra e le fedeli riscostruzioni storiche e scenografiche; quello che manca è un maggiore approfondimento dei temi di fondo, che avrebbe reso il film meno convenzionale.
Mahamat-Saleh Haroun racconta ancora una volta il dramma del Ciad, e lo fa con dei potenti sottintesi che rallentano il ritmo del film ma al tempo stesso ne amplificano l'efficacia.
Nonostante i numerosi tentativi di conquistare il pubblico dei gamer al cinema, sono davvero poche le trasposizioni da videogioco a film che si possano dire riuscite, anche da un punto di vista esclusivamente economico. La Disney ci prova con l'avventuroso action interpretato da Jake Gyllenhaal.
Produzioni e co-produzioni francesi la fanno da padrone nella domenica di Cannes, da La princesse de Montpensier a A Screming Man. Per l'Italia Le quattro volte di Michelangelo Frammartino.
Edizione tecnicamente ottima per il sorprendente esordio cinematografico dello stilista Tom Ford. Video e audio eccellenti, extra deludenti
'Le quattro volte' è un racconto poetico, che mette in scena la circolarità della vita, nel senso più ampio del termine, e lo fa in un luogo che nelle sue tradizioni, nel suo essere immutabile nel tempo, riesce ad amplificare il concetto e renderlo a sua volta eterno, scolpendolo nella nostra memoria.
Another Year è animato da un campionario di personaggi che bucano lo schermo sia attraverso una scrittura solida, che li rende reali e tridimensionali, con dialoghi brillanti sceneggiati dallo stesso Leigh, sia grazie alle impeccabili interpretazioni di tutto il cast.
Una storia in cinque parti per il terzo oscuro capitolo di Torchwood, lo spin-off di Doctor Who distante eoni dai toni ottimistici della serie madre: una parabola sconvolgente sugli abusi del potere e un antieroe per cui non c'è redenzione.
Quando ci si trova su un ottovolante, non bisogna fare altro che chiudere gli occhi e farsi trasportare: Kaboom è proprio la stessa cosa, magari non adatto a tutti gli stomaci ma in grado di regalare novanta minuti di euforico divertimento.
Il primo sabato della 63ma edizione del Festival di Cannes accoglie altri nomi di rilievo: Mike Leigh, Woody Allen e Gregg Araki.