Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Delicato, potente e vero, Angèle e Tony è il film francese che non ti aspetti, una storia fatta di silenzi, giocata sulla sottrazione delle parole e sulla contraddizione dei sentimenti, un dramma sentimentale non usuale che abbraccia lo spettatore e lo conduce insieme ai protagonisti in un viaggio meraviglioso alla scoperta dell'amore.
Beastly di Daniel Barnz decide di rivolgersi ad una determinata tipologia di pubblico, quella prettamente adolescenziale, e fa tutto in funzione di esso, dalla scelta degli interpreti al look, le canzoni, le atmosfere.
Non un film che ha la pretesa di cambiare il mondo, educare o tenere i giovani lontani dalla droga, ma solo quella di avvicinare forse per la prima volta in modo comprensibile la psicologia del tossico emarginato, di offrire un approccio diverso ad un problema che affligge la società del consumo e del mercato globale come un cancro silenzioso che non lascia speranza.
Stilisticamente impeccabile, Source Code attraversa tanti generi diversi e grazie al talento visivo di Jones e alla bravura di Gyllenhaal, grandioso nel reggere da solo l'intero peso della storia, riporta in auge un genere ormai saturo e declinato all'inverosimile, sfruttando un'idea di fondo nuova e stimolante che potrebbe prestarsi benissimo per uno sviluppo in lunga serialità.
L'attrice Elisabetta Rocchetti fa il suo esordio dietro la macchina da presa con questo Diciottanni - Il mondo ai miei piedi, raccontando una storia di cinismo e abbandono che nasce nell'alta borghesia romana.
Al di là della versatilità dimostrata dal regista di Enrico V e Hamlet, le potenzialità shakespeariane del soggetto sono state ben messe in evidenza nello script del film, messo a punto, nella sua versione iniziale, da quel J. Michael Straczynski che, oltre che apprezzato sceneggiatore del fumetto, è anche responsabile dello script del premiato Changeling di Clint Eastwood.
Diretto da Greg Mottola e interpretato dalla coppia demenziale Simon Pegg e Nick Frost, Paul porta la relazione U.F.O./essere umano su di un livello insolito dove il timore e il sospetto lasciano spazio ad un cameratismo tipicamente maschile.
Greco non segue la classica evoluzione dell'improbabile storia d'amore fra i due protagonisti, ma privilegia una poetica sospensione temporale, 'amministrata' con grande perizia stilistica.
Dopo dieci anni di duro lavoro, più di 700 persone coinvolte nella trilogia ed un numero imprecisato di effetti visivi, la saga di Arthur arriva al suo epilogo con Arthur 3 - La guerra dei due mondi.
Per questo suo esordio nel lungometraggio di fiction, il regista Dario Baldi sceglie il genere della commedia leggera, sulla carta imparentata con i vari cinepanettoni e cinecocomeri, ma di fatto epurata da tutte le componenti di volgarità presenti in questi ultimi.
Accolto trionfalmente al Tokyo International Anime Fair, Colorful va ad arricchire il curriculum di Keiichi Hara, autore sempre più apprezzato dal mondo dell'animazione.
Realistico e godibile dal punto di vista spettacolare, World Invasion sfrutta le moderne tecnologie per restituire sullo schermo un attacco extra-terrestre che non lascia spazio a riflessioni filosofeggianti ma si limita ad offrire lo 'spettacolo' dal punto di vista dei Marines, uomini abituati alla guerra reduci dall'Iraq e dall'Afghanistan che di fronte ad un attacco del tutto nuovo provano a ingegnarsi per salvare la pelle e il destino del mondo.
Alternando le immagini del concerto al Madison Square Garden e filmati risalenti alla sua infanzia, il film ripercorre la vertiginosa ascesa del cantante canadese Justin Bieber, assurto a idolo delle adolescenti (e non solo) grazie a YouTube.
A distanza di anni Jennifer Lopez torna sul grande schermo con un nuovo biopic musicale interpretato e prodotto accanto al marito Marc Anthony nel nome di Hector Lavoe, leggenda della musica caraibica morto a soli 47 anni per AIDS.
Che ci si trovi di fronte a vampiri o a licantropi poco importa, perché sia la saga di 'Twilight', sia questa rielaborazione fiabesca sui generis (che intreccia l'archetipo di Cappuccetto Rosso con la leggenda del lupo mannaro), non sono tanto dei racconti horror, quanto piuttosto vere e proprie metafore dei turbamenti e dei languori emotivi della pubertà, legati alla prima scoperta del sesso.
Un nuovo inizio per la saga di Scream, in cui Wes Craven è apparso ispirato come non mai, tanto cinico quanto brillante, sicuro di aver finalmente ritrovato la vena artistica di un tempo.
Il dodicesimo film di Nanni Moretti è perfettamente centrato nella cinematografia dell'autore capitolino, che continua a mostrare con assoluta fermezza la crisi di una società, lasciandone intravedere crepe e abissi, mascherandoli dietro ad un riso quasi isterico.
Incuriosisce che un regista come Eugenio Cappuccio, per sua stessa affermazione indifferente al panorama televisivo, si sia lasciato coinvolgere da un progetto deciso a raccontare le ricchezze e le miserie vissute all'ombra del piccolo schermo, ma ancora più che come co-protagonista abbia scelto colei che della tv sembra aver fatto un regno personale. Un mistero presto svelato, visto la produzione ad opera di Antonio e Pupi Avati.
Il plot di Faster è semplice, nitido, cristallino. Si potrebbe definire cinema d'azione basilare, tanto che i tre principali protagonisti non possiedono nemmeno un nome, ma sono semplicemente Driver, Cop e Killer, quasi entità astratte. L'ipercinetico film di George Tillman Jr. sembra omaggiare tanto gli archetipi del cinema action - come il film di vendetta e il road movie - quanto l'estetica del videogame.
L'orsetto di pezza più famoso del mondo torna sul grande schermo con spirito e immagine immutata, per raccontare non solo di miele, ma anche di misteriosi mostri e code scomparse.
Le immagini del viaggio della nave, del suo equipaggio, di quelle acque che non hanno nazionalità, danno coesione a un concept in ogni caso profondamente organico nonostante la sua poliedricità e la frammentarietà delle sue voci, perché Il colore del vento è un'unica storia, la nostra, come il Mediterraneo è il Mare Nostrum.
Guardando da un lato al linguaggio delle avanguardie, dall'altro alla pittura e ai nuovi media, Nero cerca di costruire una sorta di onirico docu-drama in cui la figura del mistico Rasputin emerga nella sua complessità, distanziandosi dalle ricostruzioni più convenzionali.
Nel rifare un classico del cinema coreano come The Housemaid, il regista Im Sang-soo mette in scena una cupa odissea nell'umiliazione di una donna, che sarà preludio a una vendetta all'insegna del nichilismo.
Arrivata nelle sale americane alla fine di febbraio, l'ultima fatica della coppia Patrick Lussier/Todd Farmer (San Valentino di Sangue in 3D) ha diviso immediatamente la critica. Apprezzato per il suo Grindhouse style o disprezzato senza nemmeno tanta veemenza per l'eccessivo cattivo gusto dimostrato, Drive Angry è in verità un prodotto dalla natura molto semplice che non promette quasi nulla che non possa offrire.
Paul Haggis si conferma ottimo narratore, anche laddove si tratta di rielaborare soggetti non suoi: la fonte, qui, è un thriller francese del 2008 intitolato Pour Elle, e l'intenzione del regista è quella di approfondire alcuni temi delineati, ma solo sfiorati, dallo script originale.
La vera rivoluzione operata da Pisanelli nel suo documentario è la scelta di far parlare liberamente gli aquilani. Al silenzio che domina sulle macerie di quella che, da due anni a questa parte è diventata una città fantasma, si contrappongono le voci di coloro che rifiutano questo stato di cose e che lottano per riprendere possesso della propria città.
In C'è chi dice no si prende di petto un male atavico e apparentemente immodificabile della società italiana, come quello delle raccomandazioni: il film di Giambattista Avellino lo fa con l'arma della commedia, strappando risate che, come da tradizione del nostro cinema, sono risate amare.
Rio vive dei colori e del calore della città sudamericana, una terra delle favole dove tutto è possibile; gli ingredienti giusti per una riuscita ci sono tutti: un protagonista buffo e problematico, un soggetto semplice, ma non per questo meno diretto e sincero, una serie di co-protagonisti dal fascino indiscutibile, una regia capace di sfruttare pienamente le grandi possibilità del 3D.
Niente di nuovo sul fronte della commedia sentimentale made in USA, ma sono diversi i momenti esilaranti che strappano sorrisi e anche qualche grassa memorabile risata.
A tratti l'ingenuo Teo ricorda un Candido voltairiano calato in un contesto contemporaneo, capace di sbagliare e di apprendere dai propri errori senza, però, darvi mai troppo peso.
Riuscita la missione ambiziosissima degli autori Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo e Mattia Torre di adattare al grande schermo la fortunata 'fuoriserie' Boris, che metteva e continua a mettere in scena una satira pungente sulla politica, sui network privati, sui cinepanettoni, sul precariato dei giovani e sull'Italia dei nostri giorni.
Dopo The Illusionist Neil Burger torna a raccogliere la sfida di raccontare il fascino perverso e altamente seducente di una realtà indotta.
Il regista Jo Baier, pur avvalendosi della collaborazione del figlio Fosco nella stesura della sceneggiatura, non riesce a veicolare con voce chiara e potente la brillante arguzia del giornalista esploratore Tiziano Terzani.
La storia semplice e minimale raccontata da Jafar Panahi, con protagoniste un manipolo di combattive ragazzine che lottano contro il divieto imposto alle donne iraniane di accedere agli stadi, acquista un significato simbolico ben più grande: rappresentare la condizione di un'intera nazione soggiogata da un regime oscurantista e discriminatorio, imposto da decenni con la violenza e senza alcun consenso popolare.
Uno dei motivi di interesse di Silvio Forever sta nella sua singolare struttura, che ne fa un esperimento inedito nel panorama del documentarismo italiano: gli autori ricostruiscono una narrazione coerente della vita del personaggio, assemblando le sue parole senza mai modificarle e mettendo insieme una linea narrativa che ha l'andamento di un'autobiografia.
Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata è un melò camuffato da thriller hitchcockiano che promette ai suoi spettatori il rilancio di un genere ma finisce per affondare nel sentimentalismo da soap.
Sucker Punch è per certi versi il film più personale di Snyder, certo quello più ambizioso, in cui la sua visionarietà è (teoricamente) in grado di liberarsi dai lacci di storie e personaggi creati da altri, per esprimersi in tutta la sua libertà creativa.
Secondo progetto nato dalla collaborazione tra Universal Pictures e Illumination Entertainment dopo l'ottimo exploit di Cattivissimo me, il film di Tim Hill fa propria la struttura delle favole, neutralizzando ogni situazione perturbante, in favore di una storia in cui tutti riescono a brillare di luce propria, anche i cattivi; nel cast vocale italiano Luca Argentero e Francesco Facchinetti (al secondo doppiaggio 'animato' dopo Robots).
E' l'equilibrio il punto di forza della commedia di Ivan Reitman; non siamo trascinati da esilaranti situazioni comiche, né rimaniamo invischiati in un romanticismo eccessivamente zuccheroso; Amici, amanti e....è il godibile racconto dell'evoluzione di due protagonisti classicamente 'incasinati', quindi veri nelle loro fragilità.
Nell'immaginario prolungamento di una guerra fredda combattuta sul più rassicurante piano artistico, la Russia risponde all'esperta industria cinematografica americana con la sua prima opera di animazione in 3D.
Kick-Ass di Matthew Vaughn colpisce per la sua capacità di coinvolgere e raggiungere lo spettatore, con una messa in scena di grande impatto, serrata nel ritmo e spettacolare nelle coreografie dei combattimenti, che sono sì violenti, ma anche complessi, creativi ed estremamente dinamici.
Lo script di Garland è abbastanza riuscito da veicolare i numerosi sottotesti e la profonda umanità della storia, accompagnati dagli alti valori tecnici e artistici dei vari reparti realizzativi.
E' buffo come tutti i film che teorizzino la libertà espressiva assoluta del ballo 'popolare', rispetto alla vecchia concezione del balletto siano in realtà i primi ad essere costruiti in base ad una manciata di temi riconoscibilissimi; Street Dance 3D non si discosta da questa griglia, rinforzando l'atavico confronto tra arte nobile e quella di strada.
L'unico modo, per approcciarsi alla versione cinematografica di Dylan Dog, è quella di sospendere ogni possibile giudizio su un eventuale accostamento tra fumetto e film. Dylan Dog - Il film, va, semmai accostato piuttosto alla recente moda degli horror adolescenziali, in cui la componente orrorifica è spesso amalgamata con altri elementi, come la componente umoristica e pop.
Dopo un'attenta visione, scevra da ogni pregiudizio, la domanda che ci si pone non è tanto perchè si è voluto a tutti i costi andare a rivisitare un classico come Amici Miei, quanto più perchè lo si sia fatto senza avere alla base non solo un'idea, ma anche una sceneggiatura ben scritta e gli attori adatti per affrontare senza patemi d'animo un confronto difficile.
Il film di Adam Green gioca abilmente con l'ansia dei personaggi e dello spettatore, mantenendo come punto fisso il realismo di una messa in scena che ha già in sé gli elementi per creare tensione: i paesaggi innevati apparentemente sconfinati, la notte che lentamente scende a gelare il sangue e la pelle, i lupi che si aggirano famelici, la mancanza di presenze umane tutt'intorno ai protagonisti.
Grottesche dichiarazioni d'amore, cene in terrazza sotto le stelle a cantare e ballare, bizzarre lezioni di seduzione e momenti di introspezione si alternano in un film di quelli in un cui è sempre più difficile imbattersi: spietato, beffardo, disilluso, avvincente, vivace, acuto e senza l'ombra di una sbavatura nella recitazione.
Pernilla August fa il suo esordio alla regia con un film intimo e doloroso sulla solitudine famigliare idealmente dedicato al "maestro" Ingmar Bergman.
L'opera corale diretta dal giovane esordiente Matteo Cerami, coraggioso nell'essersi confrontato con un cult senza tempo come quello sceneggiato dal padre, raggruppa un carrozzone senza speranze sulle stesse dune laziali del Casotto.
Un esperimento che va salutato con favore, per il suo tentativo di coniugare la logica del blockbuster con una visione più sobria del tema dell'esorcismo: una visione in cui gli shock gratuiti e l'immagine standardizzata della possessione siano sostituiti da un approccio più neutro e realistico.