Ultimi articoli sui film e cinema, con approfondimenti e speciali a cura della redazione
Noir avvincente che, senza cedere il passo alla pornografia sanguinaria, manipola le definizioni, trasfigura il senso comune dei sentimenti e si infiltra nei meandri dell'animo umano e nei corridoi della coscienza cercando di sfatare il mito dell'Amore onnipotente.
Esordio alla regia dell'indiano Ritesh Batra con una delicata commedia sentimentale che parla di cibo, amore, solitudine e speranza. Prodotto con il TorinoFilmLab, lontano dalle chiassose e colorate suggestioni del cinema di Bollywood, questo piccolo film conquista con la semplicità di una storia d'amore epistolare che stupisce per la profondità delle riflessioni e la serietà del suo registro.
Dupieux si dimostra bravissimo a mantenere alto l'interesse di una storia in cui non si intravede alcuna possibilità di redenzione per i suoi protagonisti, esagerando in più di una situazione, con un'irriverenza esilarante.
Una storia corale che narra, con rispetto e pudore, di marginalità e solitudini contemporanee ritraendo tutto il disorientamento e la voglia di ribellione scatenati dalla crisi economica.
Il film della Triet trova la sua energia nella qualità dei dialoghi, logorroici, sfibranti, caotici e proprio per questo estremamente credibili e in uno stile registico essenziale e pulito che porta la macchina da presa in mezzo alle persone, là dove la storia si compie, ma anche in alto, quasi a cercare un'oggettività diversa, una distanza che non è freddezza.
Abituato ormai da alcuni anni ad essere 'Il testimone' di curiosità e indagini svolte con la naturalezza e l'ingenuità dell'uomo comune, per l'occasione Pif fa valere le sue origini palermitane creando uno degli esordi cinematografici più interessanti degli ultimi tempi.
Struggente documentario rurale che scava nelle profondità dell'animo umano osservandone le fragilità e i bisogni primordiali.
Quella dell'autore canadese è un'opera in bilico tra dramma e commedia che riesce a far sorridere e riflettere e che tuttavia avrebbe meritato un epilogo più coraggioso e meno convenzionale.
Il nostro incontro con i dirigenti di Sky e gli autori di due delle serie italiane più attese della prossima stagione, 1992 e Gomorra; 'La tv a pagamento ci rende liberi e competitivi sul mercato internazionale', ha spiegato il produttore Riccardo Tozzi.
L'ingresso, nel mondo dell'animazione, dell'indipendente Reel FX, è segnato da un'opera gradevole e citazionista, anche se sofferente di un'esilità narrativa che la rende adatta soprattutto agli spettatori più giovani.
A rendere particolare questo documentario è la capacità dei due autori di sovrapporre il proprio sguardo con quello del protagonista, Sauro Ravaglia, dando nuova vita al materiale raccolto.
Il film interpretato da Brendan Gleeson e Taylor Kitsch è il più classico dei feel good movie, che va gustato sequenza per sequenza, nella sua totale semplicità.
Fotografata in uno splendido bianco e nero, Ida è un'opera dai toni molto sommessi che riesce a raccontare senza facili scorciatoie e insieme con grande rigore formale il percorso di maturazione di una giovane donna.
Un'opera che mescola sapientemente il documentario puro con la finzione (la linea di confine è quasi impercettibile) per dar vita a un ritratto di ragazza sincero e appassionato sullo sfondo della Thailandia moderna.
La guerra e soprattutto l'identificazione collettiva con l'Imperatore-dio ha creato nelle coscienze dei protagonisti (in particolare dei due personaggi maschili) una lacerazione così profonda da non poter essere più sanata.
Lo strappo insanabile fra Corea del Nord e Corea del Sud è tutto racchiuso in questa coraggiosa spy-story capace di reggere con disinvoltura ed eleganza la 'mano pesante' di Kim Ki-duk, autore della sceneggiatura e produttore.
Alla rappresentazione accurata di un ambiente sociale povero e degradato in cui si muovono i personaggi, non corrisponde la stessa attenzione nella "descrizione" del loro mondo interiore, quasi fossero denotati solo ed esclusivamente dalle loro azioni.
Abbiamo incontrato il grande attore americano ospite del Torino Film Festival per incontrare giornalisti, pubblico, docenti di cinema e studenti del DAMS e parlare della retrospettiva dedicata al Nuovo cinema americano, degli anni d'oro di Hollywood, del suo rapporto strettissimo con Robert Altman e con i registi che hanno animato quello che è stato forse il decennio cinematografico che ha segnato un'evoluzione epocale.
Abbiamo incontrato i due sceneggiatori premio Oscar arrivati a Torino per presentare fuori concorso il loro esordio alla regia, a breve nelle sale grazie alla 20th Century Fox.
Un progetto libero e fuori dagli schemi, in cui Miike, in dieci mini-storie che ammontano a 60 minuti totali, fa un giocoso elogio al tabagismo, ma soprattutto destruttura generi e topoi cinematografici, compresi i suoi.
Un film divertente e divertito, libero dalle regole, che segue una linea narrativa tutta sua e diretto da un regista che si prende i suoi rischi senza paura del lieto fine.
Commedia sentimental familiare, vintage sia nel look che nel mood, che fa riecheggiare nella mente il ricordo delle lunghe estati della nostra adolescenza in località di villeggiatura in cui il tempo sembra scorrere molto più lento rispetto al resto del mondo.
Dramma familiare sull'amore a tutto tondo che scruta, con delicatezza e senza mai emettere giudizi, i perversi e talvolta contraddittori meccanismi di sacrificio e sottomissione che scattano nel cuore e nella mente di una donna che perde il controllo della sua vita per inseguire l'amore.
Il nostro incontro con il regista Philippe Le Guay e la coppia Sansa-Wilson, due degli interpreti della commedia campione d'incassi in Francia, presentata nella sezione Festa Mobile.
A Torino per presentare il film di Noah Baumbach, l'attrice e regista californiana ha incontrato la stampa per parlare del ruolo che l'ha consacrata; 'La mia Frances? E' Peter Pan in versione femminile', ha raccontato in conferenza.
Nel complesso la commedia nera di Lannoo funziona, strappa anche qualche risata per il modo oltraggioso e amorale di rendere il problema, prendendosi i suoi rischi con coraggio, ma non riesce ad entrare sotto pelle.
Il film è un cioccolatino ripieno di cianuro, una pellicola scritta con intelligenza che all'inizio avvolge e rassicura, poi tramortisce e spiazza.
In questo affascinante 2 automnes 3 hivers il cinema si fa essenza, si fa denso di parole ed emozioni e la camera a mano si alterna all'uso mockumentaristico della macchina da presa fissa con cui il regista mette i suoi personaggi di fronte allo spettatore
La condizione umana nelle sue sfumature più dolenti osservata da un punto di vista inconsueto e illuminante, raccontata con lucidità e sprazzi di umorismo nerissimo che lasciano addosso una s(tr)ana sensazione di inquietudine.
Il nostro incontro con il regista della commedia intepretata da De Niro, Douglas, Kline e Freeman, inno all'amicizia e alla spudorata vitalità della terza età; 'Quattro premi Oscar insieme sono un miracolo', ci ha raccontato.
Quando il focus si concentra su Eva e su Albert la commedia si alza di livello e diventa il delizioso racconto di una storia d'amore tra due persone impacciate e sensibili, resa più preziosa dai due protagonisti, la radiosa Julie-Louis Dreyfuss e James Gandolfini.
Questo film è un ulteriore passo avanti per l'autore nordamericano, che, oltre ad avere mano felice nella strutturazione della storia, ci regala immagini di grande splendore, rappresentando i paesaggi del Canada con la grazia di un impressionista.
Tra i più solidi registi di genere, capace di spaziare dal fantasy alla rom-com, Turteltaub sfrutta bene lo schema del buddy movie, e costruisce una partitura in grado di far risplendere i magnifici solisti.
In occasione dell'uscita nelle sale de Il passato, il nuovo capolavoro di Asghar Farhadi, osserviamo più da vicino i diversi volti del cinema iraniano contemporaneo, al culmine di un periodo di rinascita artistica ma tuttora impegnato a destreggiarsi fra restrizioni, censure e tabù di un paese afflitto da mille contraddizioni.
Ecco la seconda e ultima parte della nostra classifica delle più importanti pellicole e serie TV dedicate ai viaggi nel tempo e ai paradossi temporali.
The White Storm è un prodotto che guarda indietro, agli archetipi di almeno trent'anni di cinema di Hong Kong, rielaborandoli però alla luce di una sensibilità assolutamente moderna.
Il film di chiusura del festival di Roma, l'ottimo noir hongkonghese The White Storm, è stato presentato dal regista Benny Chan e dai tre interpreti in un breve, ma partecipato, incontro stampa.
La ventitreesima edizione del Noir in Festival, nonostante tagli economici e la sfortuna del venerdì 13, presenta un programma straordinario in cui brillano l'ultimo film di Ridley Scott, The Counselor, e l'atteso secondo capitolo de Lo Hobbit
Col prequel del primo Detective Dee, Tsui Hark prosegue nella sua opera di contaminazione dei generi, introducendo un ottimo uso del 3D e facendo prevalere il registro favolistico/avventuroso.
A cinquant'anni dai fatti di Dallas, il fascino del Presidente e la sua tragica fine continuano a rivivere nell'immaginario popolare. Lo dimostrano successi cinematografici come JFK di Oliver Stone, il nuovo film per la TV Killing Kennedy e l'atteso Legacy of Secrecy, voluto da Leonardo DiCaprio.
Dopo il successo ottenuto con la trasmissione di MTV Pierfrancesco Diliberto firma il suo primo lungometraggio con una dichiarazione d'amore alla sua Palermo allo stesso tempo ironica e struggente.
Il regista giapponese, ospite della sezione Alice nella città del Festival di Roma, ha incontrato pubblico e giornalisti in una interessante discussione sul suo cinema, sul suo percorso di regista e sui temi portanti dei suoi film.
Fuga di cervelli manca di una sua identità e a tratti si trasforma in un'operazione demenziale pesante da digerire, guidata da un comico emergente che in mancanza di mani esperte dietro la macchina da presa si perde nella vacuità delle proprie battute.
Abbiamo incontrato il regista iraniano, giunto a Roma per presentare il suo nuovo, bellissimo film: un incontro in cui Farhadi ha potuto sviscerare, in parte, i temi che animano la sua intera filmografia.
Il regista giapponese ha presentato a Roma il suo atipico, provocatorio lavoro: una sorta di elogio del tabagismo in una cornice fantastica e grottesca, animato da tre irresistibili personaggi.
Il primo film da regista del padre del rock cinese, Jian Cui, è un melodramma a tempo di musica tra rap, rock e Rivoluzione Culturale. Passato e presente che si sovrappongono in una storia (forse) volutamente disorganica e incompiuta, il cui fascino consiste proprio nell'anarchia di forma e contenuto, impreziosita dalla splendida fotografia di Christopher Doyle.
Un incontro stampa breve, quello in cui Tsui Hark ha presentato al Festival di Roma il suo Young Detective Dee: in esso, il regista si è concentrato sulle origini del suo personaggio, e sugli aspetti tecnici della realizzazione del film.
In concorso al festival di Roma, per la prima volta padre e figlio, Paulo e Pedro Morelli, dirigono insieme: il risultato è una sorta di Grande freddo alla brasiliana, amicizia, lealtà e tradimento.Tutto ben girato, ben fotografato, tutto forse talmente perfetto da risultare alla fine quasi finto e poco naturale.
A una forma barocca, Another Me affianca una sceneggiatura dall'architettura traballante in cui troppo numerose sono le ingenuità narrative e la ricerca del riferimento cinematografico a tutti i costi, quasi non considerando l'eventuale memoria e conoscenza di un pubblico d'appassionati.
Una chiacchierata con l'artista partenopeo, protagonista con la sua vita e la sua musica del documentario Enzo Avitabile Music Life di Jonathan Demme in sala il 18 e 19 Novembre.