The Walking Dead

2010 - ....

The Walking Dead, Nicotero: "Andrew Lincoln, un vero leader sul set. Potremmo passare dagli zombie ai vampiri?

Intervista a Greg Nicotero, regista, responsabile degli effetti speciali e produttore esecutivo di The Walking Dead: tra metafore politiche, l'importanza della parola scritta e la possibilità di vedere gli zombi della serie sostituiti da vampiri.

The Walking Dead: Andrew Lincoln e Danai Gurira in una foto di Still Gotta Mean Something

Il primo film per cui ha curato gli effetti speciali è stato Il giorno degli zombi di George A. Romero, ha lavorato a pellicole come La casa 2 (la mano indemoniata di Ash è la sua) e L'armata delle tenebre di Sam Raimi, ha lavorato per Quentin Tarantino in Pulp Fiction, Kill Bill: Volume 1, Kill Bill: Volume 2 e The Hateful Eight, nella sua filmografia figurano anche Mulholland Drive di David Lynch e Minority Report di Steven Spielberg: il curriculum di Gregory Nicotero è impressionante se si guarda la sua filmografia, ma se si guarda alla voce "serie tv" scopriamo che è regista, responsabile degli effetti speciali e produttore esecutivo di The Walking Dead, uno dei più grandi fenomeni della storia della televisione.

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Non male per un ragazzino che sognava di lavorare nel cinema dopo aver visto Lo squalo e che nel 1988, a 25 anni, aveva già fondato la sua compagnia di effetti speciali, la KNB EFX Group Inc. Impossibile non chiedere quindi a Nicotero, che ha vissuto varie epoche di zombi, cosa significhino per lui oggi: "Lo zombi di Romero era una critica alla società: ha usato gli zombi per raccontarla" ci ha detto a Londra, in occasione della Walker Stalker, convention che fa tappa in varie città del mondo per permettere ai fan della serie di incontrare i protagonisti, proseguendo: "In The Walking Dead gli zombi sono un fenomeno globale, non possiamo identificarli come individui, non sappiamo cosa facevano quando erano vivi. Ogni tanto vediamo un poliziotto o un dottore, ma nella maggior parte dei casi sono una massa senza volto, che assorbe e consuma il pianeta. I nostri eroi cercano di sopravvivere tra loro. I nostri zombi hanno un ruolo diverso: possiamo dire che sono un personaggio, come Daryl e Rick, se li togliessimo dell'equazione sarebbe come eliminare un altro personaggio della serie, che andrebbe sostituito con qualcos'altro. Potremmo passare dagli zombi ai vampiri, chi lo sa. No, non lo faremo".

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The Walking Dead: un'immagine dell'episodio intitolato Worth

È difficile però non leggere la morte di Carl (Chandler Riggs), figlio del protagonista Rick (Andrew Lincoln), come una metafora involontaria e premonitrice della sparatoria in Florida: "Ci sono sicuramente dei punti in comune col tentativo di Carl di spingere le persone verso la pace, sperando che prima o poi imparino a mettere giù le armi e a vedere come sarebbe la società senza di esse" ci ha detto, continuando: "Finita la guerra, ha fiducia nel futuro: in The Walking Dead la speranza è rara, ma è ciò che Carl simboleggia. Si batte per la pace, per la vita dopo questo lungo conflitto. Credo sia un punto di vista importante se associato alla situazione attuale: abbiamo girato questo episodio molti mesi prima, ma sono assolutamente d'accordo con il fatto che non c'è ragione per cui i bambini, e le persone, debbano avere armi".

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La morte di Carl e della speranza

The Walking Dead: Chandler Riggs durante una scena dell'episodio Honor

Se Carl rappresenta la speranza, con la sua morte è finita anche la fiducia nel futuro?
Secondo Nicotero: "Non necessariamente: la sua idea continua a vivere. Quando vediamo i flashforward capiamo che sta immaginando come potrebbe essere il futuro: quelle visioni, grazie alle lettere, ora sono passate a Rick e Michonne. È importante che l'abbia fatto. La speranza può sopravvivere oltre i suoi sogni: vediamo da sempre che i sogni delle persone possono motivare intere culture. Pensiamo a Martin Luther King e tutti coloro che possono spingere le persone a fare la cosa giusta".

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L'importanza della scrittura: The Walking Dead come Tre manifesti a Ebbing, Missouri

The Walking Dead: Chandler Riggs nell'episodio Honor

Nicotero ha lavorato con Martin McDonagh e le lettere che Carl scrive al padre, Michonne (Danai Gurira) e Negan (Jeffrey Dean Morgan) prima di morire, ricordano quelle che il personaggio di Woody Harrelson scrive in Tre manifesti a Ebbing, Missouri, scritto e diretto proprio dal regista irlandese. È stato un omaggio al potere della parola scritta, oggi sottovalutato? Nicotero: "Sono assolutamente d'accordo col fatto che la parola scritta stia perdendo il suo potere: viviamo in una società in cui le persone praticamente non parlano più, si mandano messaggi. Quando chiamo le persone mi chiedono, preoccupate, perché l'ho fatto, non capiscono che la comunicazione umana è uno scambio reciproco. Quando il personaggio di Woody Harrelson scrive quelle lettere è un momento potente: amo quel film, ho lavorato con Martin per 7 psicopatici, sono un grande fan del suo lavoro. È vero, le persone non si siedono più a scrivere lettere, ma è importante".

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Andrew Lincoln è un leader anche sul set

The Walking Dead: Andrew Lincoln e Danai Gurira nell'episodio Still Gotta Mean Something

Andrew Lincoln nei panni di Rick Grimes è il protagonista assoluto della serie: siamo con lui fin dal primo momento del episodio numero uno di The Walking Dead. Da grandi ruoli derivano grandi responsabilità e l'attore non è da meno del suo personaggio: "Andrew è sempre stato il nostro numero uno: quando arriva un nuovo attore sul set, lui viene, gli stringe la mano e ci parla. Ogni volta che giriamo una scena particolarmente intensa lui è sul set, anche se non deve girare. Prepara il terreno per un lavoro basato sul rispetto reciproco".

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I momenti più tristi di The Walking Dead

The Walking Dead: Norman Reedus in un momento dell'episodio "Dead or Alive Or"

The Walking Dead è famosa per i suoi numerosi momenti drammatici: per Nicotero i più tristi sono due: "Il momento più triste per me oscilla tra quando ho scoperto che Hershel, Scott Wilson, sarebbe morto, e il giorno in cui ho parlato di Glenn con Steven Yeun. Sono due attori splendidi: ho girato delle scene fantastiche con loro. Una di quelle di cui sono più orgoglioso è quella in cui Hershel dà a Glenn l'orologio, quando lui gli chiede il permesso di sposare Maggie. Ho diretto quella scena e mi ricordo che tra loro due c'era una grande alchimia, quindi non ho detto cut. Di solito lascio che la telecamera giri un po' più a lungo, perché non vogliono interrompere la scena bruscamente: dopo che hanno finito di parlare gli attori aggiungono delle belle sfumature. Quando ho concluso la scena di Steven e Scott c'erano venti secondi di silenzio in cui, grazie agli sguardi, avevano reagito a ciò che era stato appena detto, è stato un gran momento. Mi ricordo di aver ringraziato entrambi, perché ci hanno dato la possibilità di far sedimentare quelle parole. È stato fantastico".

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La nostra intervista a Greg Nicotero

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