Biker Mice da Marte: perché riscoprire il cartone che ha segnato i pomeriggi anni '90

Torniamo indietro di trent'anni, quando il dopo-scuola aveva un profumo speciale: formaggio, olio del motore e asfalto. Insieme a Sterzo, Pistone e Turbo contro il capitalismo predatorio.

I mitici Biker Mice

Chiudete gli occhi e ripensate alla magia dei pomeriggi anni '90. Quella è stata la decade per eccellenza: irripetibile dal punto di vista musicale, cinematografico e televisivo. All'uscita da scuola c'era l'appuntamento perfetto con il format Solletico, al cui interno venivano trasmessi tantissimi cartoni divenuti cult. Uno tra i molti è riuscito a entrare di diritto nell'immaginario popolare di chi ha avuto la fortuna di vivere certi momenti: Biker Mice da Marte.

Biker Mice Da Marte Nuova Serie Animata
Turbo, Sterzo e Pistone

Creata dal grande autore e giornalista Rick Ungar, la serie mette al centro le avventure di tre topi motociclisti, Sterzo, Turbo, Pistone. All'epoca il rombo del motore era l'inizio di puntate sempre diverse, nuove, colorate ed entusiasmanti. Avevano un design incredibile, quasi un'evoluzione delle Tartarughe Ninja, ma senza fogne: solo asfalto, terreno e grande velocità. E quanto erano belli i giocattoli? Altro che quelli di adesso.

Biker Mice, operazione nostalgia

Nel cartone, c'era il valore immaginifico della strada e un senso di libertà. Tra l'altro, nei Biker Mice si avvertiva una nota più malinconica, perché Sterzo, Pistone e Turbo erano dei veterani, degli esuli in fuga da Marte, devastato e invaso, arrivati sulla Terra per recuperare un importante generatore di idrocarburi. Uno stile cyberpunk, rock e hard boiled per un'epopea dal fortissimo valore cinematografico. E qua la deviazione è obbligata: se la notizia di un possibile live action si rincorre spesso, il fattore nostalgia è preponderante.

Da un certo punto di vista, forse, è meglio lasciare i tre protagonisti nel cassetto dei ricordi meravigliosi e dei giorni leggeri, quando i cartoni erano l'appuntamento immancabile, da aspettare fin dalla mattina sui banchi di scuola. Tornando a casa, ecco quegli eroi improbabili e colorati che riuscivano a far credere nell'azione, nell'avventura e nell'eroismo.

Le caratteristiche di un cartone unico

I tre erano profondamente diversi tra loro: Sterzo con gli occhiali da sole, Pistone col braccio bionico e Turbo, il topolino bianco con la bandana lunga, il playboy spericolato. Ma se spesso i cattivi sono più interessanti degli eroi, in questa serie spiccava Lawrence Limburger: un enorme alieno mascherato da umano, con una maschera grossa e grassa che diventava l'emblema e la satira perfetta del capitalismo predatorio. Accanto a lui si muovevano lo scienziato pazzo Carbonchio e il tirapiedi Morchia, sempre sporco di grasso di motore.

Biker Mice Fumetto
La versione a fumetti di Biker Mice

Come accadeva per le serie animate anni '90 divenute cult, i temi trattati erano importanti. Oltre al rombo dei motori c'era un messaggio potente: la lotta contro Limburger era la lotta contro lo sfruttamento ambientale. Da esuli quali erano, i tre Biker Mice difendevano il nostro mondo e la nostra Terra da chi voleva prosciugare le risorse per trarne profitto. Una storia di assoluta e incredibile contemporaneità. Parallelamente, il cartone offriva un'educazione sociale, civile e un filo politica, impartita però a colpi di spettacolarizzazione e grande animazione.

Cuore ed emozioni

Questo tripudio in 2D riusciva a entrare ogni pomeriggio nelle case dei ragazzi dell'epoca. Fortunati i millennials che sono stati accompagnati in questi pomeriggi meravigliosi. I Biker Mice, insieme a tante altre serie nei contenitori Rai, Mediaset o nelle mitiche televisioni regionali, facevano compagnia e facevano sentire il pubblico meno solo. E si restava lì, in totale estasi, a seguire le avventure dei tre topi protagonisti. Un mix perfetto di estetica anni '90, adrenalina, cuore ed emozioni, ma soprattutto caratterizzato da un linguaggio interessante: non trattava i più piccoli come bambini, ma come persone capaci di ragionare e di avere una propria testa. Questa era la grande forza delle serie animate dell'epoca.