È la conclusione di un percorso durato anni, un viaggio attraverso le opere e la sensibilità di uno degli autori contemporanei più apprezzati e seguiti. Stiamo parlando di Zerocalcare e della sua Due Spicci, la terza serie animata del fumettista di Rebibbia, che definire "attesa" sarebbe un eufemismo. Realizzata ancora una volta da Movimenti Production in collaborazione con DogHead Animation, questa nuova produzione, distribuita dal 27 maggio su Netflix, rappresenta il capitolo che dovrebbe ufficialmente chiudere un cerchio.
A quanto è noto, infatti, non sono previste altre opere animate curate da Michele Rech; ed effettivamente Due Spicci si presenta come un lavoro più maturo e disilluso rispetto a Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo. Zero, Secco e Sara sono cresciuti, invecchiati, e ora dovranno prendere atto non solo dei loro desideri e bisogni per il futuro, ma anche di tutti quei limiti che, a un certo punto della vita, emergono con prepotenza.
Ospiti inattesi e minacce concrete
In questa nuova storia, Zero è entrato in società insieme al suo storico amico Cinghiale per aiutarlo economicamente a mandare avanti un'attività. Cinghiale, infatti, pur restando costantemente pervaso dal suo spirito goliardico, ora ha una famiglia e non può assolutamente permettersi di fallire. Un giorno, però, si presenta al locale un tipo pericoloso che, non trovando il gestore, se la prende con Zero, minacciandolo in maniera non troppo velata.
Ma i guai non finiscono qui, perché anche Sara deve chiedere un favore a Calcare: un'amica comune, Smeralda, ha bisogno di un posto dove stare poiché deve allontanarsi da casa a causa del compagno violento. Sarà proprio il protagonista a far spazio a lei e al suo vivace cagnolino nella sua proverbiale, caotica dimora.
La voce di una generazione precaria
Due Spicci è una serie pienamente riuscita; una storia che chiude alla perfezione un percorso narrativo iniziato nel 2021 e che ha visto idee nate su carta prendere vita in un flusso di coscienza capace di unire umorismo e dramma, strappando più volte risate e lacrime. Questa ultima fatica rispetta tutte le aspettative, talvolta superandole: ci offre divertimento, ma anche una serie di amare consapevolezze. I personaggi che abbiamo imparato a conoscere sono ulteriormente maturati, avvicinandosi all'età del loro autore; proprio per questo le loro vicende hanno assunto un'aura fatta di quel disincanto che cresce con il passare degli anni: una disillusione strisciante e, a tratti, brutale.
Questo nuovo lavoro, infatti, parla principalmente ai Millennials, ovvero quella generazione cresciuta e preparata per un mondo che è svanito troppo presto. Una generazione che si è ritrovata a dover fare i conti con dinamiche incerte e precarie, sia sul lavoro che negli affetti, illusa da un'utopia di stabilità che, probabilmente, non avrebbe mai avuto.
Un'eccellenza tecnica per un addio in grande stile
A rendere tutto ancora più coinvolgente è la ricerca di tecniche e stili differenti che vanno a sancire i momenti chiave della serie. La qualità generale delle animazioni è molto alta, superiore alle precedenti produzioni: DogHead Animation ha fatto ancora una volta un ottimo lavoro, non solo nel rendere in modo fluido lo stile visivo di Zerocalcare, ma anche nel trovare soluzioni grafiche efficaci per dipingere situazioni complesse in pochissimo tempo.
Due Spicci è, nel complesso, un'opera matura che, come il suo protagonista, ha accumulato un bagaglio fruttato nel tempo. È una sintesi ispirata e autentica di un percorso artistico che ha visto Michele Rech affinare le sue abilità anche come regista (ma va sottolineata come sempre la regia tecnica di Giorgio Scorza e Davide Rosio). La storia è profonda come le precedenti, ma gestita in maniera più armonica e con tempistiche più precise ed efficaci, senza mai tradire un modo di raccontare così personale. Dopo questa fatica, Zerocalcare in TV ci mancherà non poco ma, nonostante la malinconia per un ciclo che si chiude, lo salutiamo (almeno per un po') felici di aver potuto godere di una storia tanto profonda quanto reale.
Conclusioni
Due Spicci rappresenta la chiusura del percorso animato di Zerocalcare su Netflix, distinguendosi per un tono decisamente più maturo e disilluso rispetto ai lavori precedenti. L'opera analizza con lucidità il precariato, pratico ed emotivo, e il disincanto della generazione millennial, riuscendo a bilanciare perfettamente l'umorismo graffiante con una profonda amarezza esistenziale. Grazie a un’ottima qualità tecnica e a una regia più armonica, la serie suggella l'addio televisivo di Michele Rech con una sintesi artistica ispirata e autentica
Perché ci piace
- La storia, profonda e ben raccontata.
- Il tono sempre in bilico tra ironia e dramma.
- Le tematiche, sentite e autentiche.
- L'ottima qualità visiva e l'utilizzo della tecnica mista.
Cosa non va
- Non abbiamo trovato particolari difetti che possano influire sul giudizio generale della serie.