Spider-Noir, recensione: una serie elegante che (ri)chiede un certo sforzo

Scollegato (o meglio dire alternativo) all'universo dell'MCU, la serie sviluppata da Oren Uziel rivede i noir e i pulp degli anni '30, amalgamando un personaggio di grande impatto. Se, a volte, si sfiora il compassato, Nicolas Cage si conferma assoluto game changer.

Nicolas Cage è Spider-Noir

Bulli, pupe, gangster e ragnatele. In un'epoca di visioni bulimiche e fin troppo accavallate, nella quale la velocità sembra la regola aurea, serie come Spider-Noir sono una sorta di rarità. Una visione completamente all'opposto, che punta a una narrazione ragionata, quasi rarefatta ma, intendiamoci, di ottima finitura. Lo showrunner Oren Uziel non ha certo timore a pretendere qualcosa in più dal pubblico, omaggiando direttamente e indirettamente l'immaginario hard-boiled anni '30 e '40, tra cinema e letteratura.

Spider Noir Teaser
Spider-Noir: Nicolas Cage lancia le sue ragnatele nella serie

Girata sia a colori che in bianco e nero - consigliato il croma black & white, ma la scelta spetta allo spettatore, su Prime Video ci sono entrambe le versioni - Spider-Noir è una rivisitazione della variant pubblicata dalla Marvel Comics 2009, con protagonista un'affascinante versione noir (appunto) poi tornata celebre grazie a Spider-Man: Un nuovo universo. A doppiarlo, in quel film animato, Nicolas Cage. Lo stesso Cage che, su produzione di Phil Lord e Christopher Miller, lo interpreta nello show sviluppato da Uziel insieme a Steve Lightfoot prendendo ispirazione, a detta sua, da "Humphrey Bogart e Bugs Bunny". Genio, come sempre.

Spider-Noir: benvenuti nella ruggente New York (tra ragni e gangster)

In otto puntate, Spider-Noir racconta la storia di Ben Riley. Siamo nella New York degli anni '30. La città comincia innalzarsi attorno alla Midtown, il traffico aumenta ma, intanto, diminuiscono i barili di whiskey. Almeno quelli legali, vista la stretta del proibizionismo. Ben, stropicciato e livido, ripensa ai giorni di quando era The Spider, Il Ragno. Era bravo a tenere a bada i fuorilegge. Ora, portandosi dietro l'ombra di un grosso trauma, ha abbandonato la maschera idealista per abbandonarsi al cinismo e all'alcol. Gestisce un'agenzia investigativa privata, tenuta a galla quasi esclusivamente dalla sua assistente, Janet (Karen Rodriguez).

Le cose prendono una piega inaspettata quando Ben viene ingaggiato dalla cantante di night club Cat Hardy (Li Jun Li), tratteggio archetipico della femme fatale. Il detective deve rintracciare la guardia del corpo della donna che, pare, sia consumato dai suoi strani superpoteri. Le indagini lo portano fino al boss irlandese Silvermane (Brendan Gleeson) che, grazie al proibizionismo e al tumulto criminale, sta vivendo una vera e propria epoca d'oro. L'investigatore, dunque, scopre che a New York non è il solo ad avere "grandi poteri e grandi responsabilità". Per venire a capo del mistero e impedire a Silvermane di avere la meglio, non gli resta che tornare a essere The Spider. Ad aiutarlo, l'amico giornalista Robbie Robertson (Lamorne Morris).

Una versione esistenziale dell'Uomo Ragno. Ma lo script non è tra i più brillanti

Se non può esistere Spider-Man (e Spider-Noir) senza New York City, è entusiasmante osservare il lavoro svolto nel ricreare l'ambientazione metropolitana, cogliendo il fascino senza tempo di un luogo che, dai fumetti al cinema, ha reso grande il personaggio - comprese le sue versione alternative. In questo senso il discorso tecnico (e non si può non citare la fotografia di Darran Tiernan) gioca un ruolo fondamentale nell'economia della serie che, come da tradizione (e senza inventare nulla di nuovo, sarà un difetto?), ragiona sulle colpe da espiare, sui tormenti e sul senso d'oppressione di un eroe umano e vulnerabile. Fiato corto, parlata masticata, sguardo vampiresco, tanto da ricordare un certo Bela Lugosi.

Dentro, in una giostra di toni e umori, in cui l'azione c'è ma a basso dosaggio, lo show gioca sulla verticalità della scena (dalle guglie liberty del Chrysler Building fino all'asfalto bagnato che riflette le luci di Broadway) e, in parallelo, sul concetto stesso di noir e di pulp, dipingendo un affresco espressionista e inusuale. A volte, sembra di leggere Raymond Chandler o, perché no, sembra di vedere La signora di Shanghai di Orson Welles. Altre volte, Spider-Noir pare quasi un b-movie di Edgar G. Ulmer.

Paragoni di un certo calibro che alzano il tiro e, anzi, rendono lo show degno di essere visto. Chiaro: come scritto all'inizio della nostra opinione, gli autori non hanno cercato il percorso più facile, puntando a un racconto totale e, se vogliamo, volutamente (troppo) compassato (pure un filo noiosetto, a volte), appoggiandosi alle sferzate ironiche e, di nuovo, a un immaginario estremamente riconoscibile.

Spider-Noir e la New York che non t'aspetti: dietro le quinte della serie con Oren Uziel Spider-Noir e la New York che non t'aspetti: dietro le quinte della serie con Oren Uziel

Insomma, lo script non è tra i più brillanti, accenna a diversi temi senza, però, mostrare i denti o rendere davvero ruvido l'ecosistema generale, d'oggettiva attrattiva. Tuttavia, c'è un compenso emotivo, e legato a un personaggio di forte impatto. In qualche modo, Spider-Noir è un oggetto quasi scorporato dall'universo Marvel - tant'è che la storia è storia a sé, e questo è un bene - che vive soprattutto grazie al profilo scenico, senza dubbio folgorante. Ah, dimenticavamo: Nicolas Cage è perfetto nel trench di Ben Riley/Il Ragno. Ma questa non è certo una notizia.

Conclusioni

Nicolas Cage diventa Il Ragno in una serie che rivede i noir e i pulp anni '30 e '40, ricostruendo una ruggente New York City. Elegante, e sorprendente nella messa in scena, Spider-Noir offre un'alternativa alle produzioni Marvel (evitando caselle) ma, intanto, soffre di uno script non troppo brillante che, più volte, sfiora il compassato. Tuttavia, dall'altra parte c'è una chiara ricerca dell'originalità, facendo della serie un oggetto di grande impatto.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Nicolas Cage!
  • La forma.
  • L'atmosfera.
  • La versione in bianco e nero.

Cosa non va

  • Lo script non brillantissimo...
  • ... a volte fin troppo compassato.