È un momento importante per For All Mankind. Nonostante sia una delle serie del lancio di Apple TV, è anche una di quelle che ha saputo resistere e racimolare spettatori di stagione in stagione, mentre le decadi narrative procedevano e si passava dagli anni 60/70 dell'inizio al 2012 della quinta stagione appena conclusa.
E ora che si va verso un'ultima tornata di episodi conclusiva, arriva anche il debutto dello spin-off Star City, che torna agli anni di inizio del racconto, ma spostando l'attenzione verso la controparte sovietica della storia. Di questo e degli spunti per il futuro e la conclusione abbiamo avuto modo di parlare con i due showrunner Matt Wolpert e Ben Nedivi. Per guardare avanti, ma fare anche un piccolo bilancio delle difficoltà di scrittura di For All Mankind e di quali siano le loro stagioni preferite fin qui.
L'evoluzione della serie Apple TV
For All Mankind 5 ha presentato uno scenario mozzafiato, con l'attenzione per la colonia marziana e tutto ciò che comporta a livello tematico. Come ci hanno lavorato? Come hanno pianificato l'arco narrativo appena concluso e cosa possiamo aspettarci per la sesta stagione? "Abbiamo sempre sentito che il nostro obiettivo, fin dall'inizio, era raggiungere il presente" ha spiegato Ben Nedivi, "per farlo, sapevamo di dover saltare circa un decennio a ogni stagione. Ora, con la stagione 5, ci manca solo una stagione per arrivare al pareggio temporale." Salti temporali costanti che hanno contribuito anche a modificare contesto e tematiche della serie. "Lo show è passato dall'essere pura realtà scientifica alla fantascienza. Quello che era iniziato come il programma Apollo e i primi passi nello spazio, ora vede cambiamenti enormi. Marte prima era una meta per avventurieri, poi un luogo di lavoro; nella quinta stagione, il grande cambiamento è che Marte è diventata una casa".
L'equilibrio tra vecchi e nuovi personaggi di For All Mankind
Questa struttura narrativa è stata uno dei punti di forza della serie, ma è anche una delle difficoltà di scrittura, una delle sfide che gli autori hanno dovuto affrontare. C'è stata l'esigenza di portare avanti archi narrativi sviluppati su un tempo molto lungo, ma parallelamente introdurre nuovi personaggi per completare il racconto mantenendo un equilibrio tra i primi e i secondi. "È una delle sfide principali di una serie che compie questi salti temporali e narra una storia generazionale" ha confermato Matt Wolpert, "nella stagione 5, ad esempio, uno dei protagonisti è il nipote di un personaggio della prima stagione. Parte del lavoro consiste nell'assicurarsi che il pubblico si affezioni ai nuovi personaggi, partendo dal casting e da come gli attori originali accolgono i nuovi interpreti. Penso che finora abbiamo fatto un buon lavoro nel rendere questo passaggio di testimone il più fluido possibile."
For All Mankind 6, Saturno e i collegamenti con Star City
"Finora" ci dicono, perché ancora manca un passo conclusivo, un'ultima stagione per chiudere il discorso con For All Mankind. C'è una tecnologia o un evento astronomico che li intriga anche sul piano della ricerca? "È interessante perché, se prima parlavamo di scienza nota a tutti, ora siamo nel campo della scienza teorica. Persino i nostri esperti e gli astronauti discutono su cosa sia possibile a questo punto. Per la sesta stagione, l'aspetto più eccitante è l'atterraggio su una luna di Saturno: come arrivarci e come sarebbe viverlo. L'umanità non l'ha mai fatto. Abbiamo inviato sonde, ma mai esseri umani. È un'evoluzione emozionante, anche se mantenere il realismo sta diventando sempre più difficile."
Ma un altro sviluppo futuro riguarda il debutto di una serie spin-off come Star City. Ci saranno crossover o collegamenti? "Ci saranno dei piccoli crossover, ma Star City è davvero una serie a sé stante. È ambientata tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70, dietro la cortina di ferro in Unione Sovietica. Ci saranno degli easter egg per i fan di For All Mankind e alcuni personaggi riconoscibili, ma il tono è completamente diverso: è un thriller di spionaggio, con quel senso di paranoia tipico della Guerra Fredda."
Le stagioni preferite dagli autori
Dagli sviluppi futuri però guardiamo anche indietro a quel che è stata For All Mankind fin qui. A quale stagione sono più legati? "Per me la terza stagione, quella degli anni '90" ci ha detto Ben Nedivi, "ero un adolescente all'epoca, quindi la musica e l'atmosfera mi danno molta nostalgia. E poi c'era la corsa verso Marte, credo sia il momento in cui il concept della serie si è davvero consolidato." Difficile la scelta per Matt Wolpert: "Io le amo tutte, ma direi la quinta, proprio per quel passaggio generazionale di cui parlavamo. Vedere questi giovani entrare in scena dà la misura della portata epica di questa storia."