Tutte le recensioni dei film al cinema, in televisione e in streaming visti dalla redazione di Movieplayer. La nostra critica con voto per trovare velocemente nuovi film da vedere di ogni genere e per ogni preferenza.
Una commedia di quelle che non ti aspetti Ci vediamo domani, che mostra un altro volto dell'attore Brignano che siamo abituati a vedere, quello più malinconico e misurato nella comicità, che diverte per larghi tratti ma che è capace di regalare momenti di straordinaria intensità.
Comunque la pensiate questo è un documentario da vedere, un'opera in cui non esistono voci narranti se non quelle di Beppe Grillo e della gente, in cui la colonna sonora da spaghetti western fa il grosso del lavoro donando all'insieme un tocco di modernità e insieme di profonda malinconia.
L'esordio alla regia dello spagnolo Jorge Torregrossa tratta un tema come quello dell'apocalisse intrecciandolo con una riflessione sulla solitudine come causa della dissoluzione.
Presentato nell'edizione 2013 del BIFFF, il film di Kenji Uchida si rivela di più di una semplice commedia per il grande pubblico, mostrando anche un'interessante componente metacinematografica e di riflessione sull'arte del recitare.
Il regista predica l'urgenza della riaffermazione della matrice cristiana dell'Europa e della necessità di ribadirne i valori e l'identità contrapponendola a quella islamica, ma rischia in questo caso di produrre un manicheismo evidente più o meno volontario.
Dal punto di vista narrativo, il film sembra ancora privo di una connotazione ben precisa fatta eccezione, forse, per una certa ironica innocenza che, abbinata a un notevole gusto per l'avventura, attribuisce al film una natura più adatta a un pubblico di giovanissimi.
Un'opera vivace nei modi ma un po' svogliata nella narrazione, semplice come sanno essere le storie che parlano di vita vera ma anche tortuosa nel trovare le risposte alle tante domande del suo protagonista.
La materia da trattare è complessa e sovrabbondante e Bille August sceglie la via più facile, quella del melodramma avventuroso, puntando sulle suggestioni dei luoghi e sul carisma degli interpreti.
Tradizionale nei tratti dei disegni realizzati da Lie e moderna nella narrazione senza troppe indulgenze di Bezancon, la pellicola si presenta come una creatura insolita che, oltre a dimostrare la vitalità del 2D, porta ad un livello superiore un prodotto solo apparentemente per ragazzi.
Per dare voce ai suoi antieroi e lasciare spazio alle loro evoluzioni, il regista affronta una costruzione narrativa azzardata, dividendo l'intera struttura del film in tre tempi diversi ma legati armoniosamente tra di loro dal sovrapporsi in dissolvenza delle diverse generazioni e dei loro affanni.
Andrew Niccol tenta di dare personalità e spessore alla prima storia scritta da Stephenie Meyer dopo il ciclo di Twilight: il suo tocco, però, resta praticamente sepolto sotto l'impianto narrativo costruito dalla scrittrice.
Più che un sequel, un semi-reboot più fedele alla mitologia della franchise originale, che rilancia la serie riprendendo le storie migliori del primo film e introduce personaggi totalmente nuovi in un 3D a tratti spettacolare.
L'incontro tra Salman Rushdie, con uno dei suoi romanzi più importanti, e una regista come Deepa Mehta, porta sullo schermo un film disunito, a tratti sfilacciato e oscuro, ma ricco di fascino e restituente un quadro potente di un sessantennio di storia indiana.
Una rielaborazione del poliziesco francese che omaggia i buddy movie americani e ripropone in chiave di commedia la comicità che nasce dall'incontro-scontro della coppia agli antipodi, con Omar Sy che torna dopo Quasi Amici.
Nonostante la buona volontà, il regista non è riuscito a trovare la quadratura del cerchio, la ricetta giusta per trasformare la storia di una truffa in un racconto di ampio respiro.
Il monologo di una donna che riscopre la sua femminilità negata come simbolo delle privazioni di tutte le donne oppresse nella società maschilista in Afghanistan: un film bello e importante con un'interprete straordinaria.
In una società che considera la maternità come l'unica realizzazione di una donna, Diritti ci racconta che la vera completezza è quella di chi sa rapportarsi al qui ed ora della vita, senza lasciarsi sopraffare dalla freddezza o dalla carità stantia.
Senza disturbare indebitamente la poetica pasoliniana, Gassman è riuscito ad essere allo stesso tempo fotografo e narratore del nostro tempo consegnando al cinema non solo un'opera prima ben strutturata ma, soprattutto, il ritratto in bianco e nero di una umanità sconfitta densa di sfumature.
L'amore inatteso, datato 2010 e tratto da un romanzo autobiografico di Thierry Bizot, prova ad affrontare il tema della fede in un contesto familiare razionalista e borghese: ma il risultato manca di spessore e approfondimento.
A indiavolate gag fisiche si alternano buffi scontri verbali che brillano per arguzia, e non mancano scene visivamente suggestive che rendono il film un prodotto godibile anche per gli adulti.
Il documentario di Alex Gibney ricostruisce mezzo secolo di abusi su minori da parte di preti cattolici, concentrandosi sui bambini sordomuti di Milwaukee e seguendo la coraggiosa battaglia di quattro di loro per avere giustizia.
Il limite del film se vogliamo è proprio questo, il rimanere in bilico tra attualità e fiaba senza decidere da che parte andare: non è sempre irresistibile nelle trovate comiche e poetiche come farsa da una parte, non è così feroce e cinico come critica sociale dall'altra.
Bignami almodovariano, riconoscibile e accattivante, privo però di originalità e genuino divertimento.
Da un suo cortometraggio del 2008, il regista Andrés Muschietti trae un melò/horror dall'interessante scrittura, ma eccessivamente convenzionale nella messa in scena.
La strana coppia, formata dall'imperturbabile Marcello Zappatore e dalla dinamica Sandra Milo, rappresentano l'ennesimo punto di forza di un film che, pur non essendo privo d'ingenuità e imperfezioni, cela tutto dietro interpretazioni naturali ed entusiastiche.
Il regista si affida alla magia dei fagioli magici (e del 3D) per trasformare una favola in leggenda. Il cacciatore di giganti, però, non è una storiella per bambini: affascina, colpisce e... fa (anche) paura!
Un action thriller i cui temi centrali sono la vendetta, la redenzione e il riscatto attraverso la riscoperta della capacità di provare dei sentimenti: 'Non siamo fatti per stare soli, anche il più sanguinante dei cuori può essere guarito'.
Dopo molti anni dal successo di Wall Street con cui Oliver Stone ha raccontato i retroscena di un mondo esclusivamente maschile, ne La frode l'elemento femminile entra in "affari" rappresentando la variabile più imprevedibile.
Oltre la paternità improvvisa e non desiderata Edoardo Leo mette in scena una varietà umana diversificata capace di dare corpo, forma e tempismo al momento comico. Perché più che un film di situazioni, la sua è una storia di personaggi, affiancati e utilizzati per creare sinergie bizzarre e dare vita ad un umorismo naturale.
Angela Finocchiaro fa il possibile, ma la sua bravura nel gestire al meglio tutte le sfaccettature del suo personaggio non basta a reggere una commedia che ha sì qualche trovata intelligente, ma che nel complesso risulta sgraziata, sprovvista di fluidità e di concretezza narrativa.
Sam Raimi compie un'operazione concettualmente molto simile a quella del Tim Burton di Alice in Wonderland: ma il regista de La casa riesce laddove il collega aveva fallito, evitando la pesantezza da opera su commissione e realizzando un film divertente e divertito.
Il regista francese di origini algerine Rachid Bouchareb si cimenta nel genere del road movie: lo fa senza tradire la sua vocazione sociale, mettendo in scena un viaggio che è anche esplorazione di un sentire la condizione femminile, nonché ricognizione dentro e tra le culture.
Un inno alla cucina francese e ai sapori della sua tradizione, in un film gradevole e ben recitato ispirato ad una storia vera. Sono le ricette a farla da padroni, insieme alla celebrazione dei sapori della tradizione e del buon cibo. D'altronde come diceva Montesquieu: 'Diffidate delle diete, una salute conservata con una dieta troppo severa è come una noiosa malattia'.
Quello della Farina è un film ben scritto, ben girato e ben interpretato; una pellicola che maschera i difetti con una struttura che sa esaltare la vis comica delle protagoniste, contaminando la commedia con il noir.
Una storia affascinante e inquietante al tempo stesso, che guarda alla 'old school' del genere horror e alla popolarità del filone 'found footage', inserendo elementi legati all'occultismo. Peccato che le premesse costruite nella parte iniziale della storia si sfaldino verso la conclusione della pellicola.
L'esordio nel lungometraggio del giovane N.Santi Amantini tocca i temi di una religiosità laica, mescolandoli ai traumi sepolti nel passato, in quello che è un interessante dramma da camera.
L'idea di partenza, quella di di rinverdire la saga, già ampiamente sfruttata, riprendendo la storia direttamente dal primo film, non era niente male. Peccato che al di là delle intenzioni, le velleità di enfasi su personaggi e trama vengano immediatamente accantonate.
Il regista Juan Solanas è riuscito a strutturare una vicenda che si sviluppa esattamente a metà strada tra la tradizione narrativa shakespeariana e l'evoluzione cinematografica degli ultimi anni, riunendo due amanti divisi dalle differenze di classe e da due gravità opposte.
Un film di buona qualità visiva e di grande impatto emotivo che riesce a raccontarci con leggerezza ma senza ipocrisie la folle Italia di oggi senza mai scadere nella volgarità e nel luogo comune.
Lo storico concerto dei Doors all'Hollywood Bowl di Los Angeles approda per la prima volta sullo schermo, per un'unica giornata (il 27 febbraio) e con una resa audio/video di notevole fattura.
Russell rilegge in maniera originale e furba la più classica delle commedie sentimentali, grazie alla "straordinarietà" dei due protagonisti, una coppia di borderline verosimili.
Quello di Papini è uno sguardo affettuoso su un gruppo di amici speciali che in qualche modo riescono ad abbracciare tutto il mondo.
L'affresco di questa enclave criminale siberiana possiede un fascino che non può lasciare indifferenti; il film presenta degli spunti molto buoni, ma a tratti sembra vittima della sua stessa struttura.
Joel e Ethan Coen sono riusciti a consegnare nelle mani del regista Michael Hoffman una sceneggiatura capace di fondere il sofisticato sense of humour britannico con quello più rude del profondo Texas, dando vita ad una storia capace di far convivere due diversi mondi culturali e di farlidialogare in modo produttivo.
La trasposizione cinematografica del primo volume delle Caster Chronicles, delle due autrici Kami Garcia e Margaret Stohl, rivela un discreto ritmo e ottime interpretazioni: un primo episodio accettabile, per una saga che si pone nel filone 'young adults' post-Twilight.
In Gangster Squad c'è il sapore e il mood del gangster movie anni '40, la fascinazione per l'epica degli anti-eroi criminali e dei loro oppositori, l'eterno affresco di bene e male che si mescolano, e che concorrono a creare l'epopea grandiosa di una nazione.
L'esigenza estetica dietro il lavoro di Tanovic è subordinata a un'urgenza politica, alla necessità di gridare ad alta voce i mali che avvincono il suo paese dove una donna indigente, che, dopo un aborto spontaneo, non può usufruire dell'assistenza medica gratuita, rischia di morire di setticemia.
Emir Baigazin padroneggia a tal punto il mezzo cinematografico da decidere di fondere tre film in uno alternando la dimensione naturalistico/contadina a quella scolastica per poi virare, a sorpresa, in direzione del dramma carcerario.
Nel suo terzo lungometraggio, la Marais pone in campo tutta una serie di importanti riflessioni etiche e filosofiche: il concetto di verità, di responsabilità, di autoconservazione.
Greta Gerwig, attrice e co-sceneggiatrice di questo gioiellino girato in bianco e nero con un budget ridotto, è la vera anima del film. Una delle interpreti più intelligenti del giovane cinema americano si cuce addosso un personaggio tanto imperfetto e irrisolto quanto affascinante.