Resident Evil e Silent Hill: come i due giganti dell'horror si stanno reinventando tra cinema e videogiochi

Il film di Zach Cregger e il nuovo Townfall dimostrano come brand storici come Resident Evil e Silent Hill siano ancora in grado di parlare al loro pubblico, trovando una propria strada sia sul fronte cinema che videogiochi.

Un'immagine di Resident Evil

Nel mondo sovraffollato di contenuti di oggi, continuare a essere presenti, farsi notare e persino rinnovarsi è difficile. Vale in ogni settore, nel cinema che seguiamo in modo prioritario così come nei videogiochi, e vedere due brand storici che continua a saper dire la loro è sempre interessante. Parliamo di Resident Evil e Silent Hill, le principali incarnazioni horror del mondo videoludico, che sono ancora vive e vegete e che hanno saputo anche fare il loro salto verso il grande schermo, pur con alterne vicende.

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Una scena del nuovo Resident Evil

Due icone tornate attuali praticamente in parallelo, perché da una parte il titolo Capcom ha appena ricevuto una nuova e interessante incarnazione cinematografica, sotto la guida di Zach Cregger, mentre dall'altra la saga Konami ha appena distribuito il nuovo titolo di un intrigante nuovo corso con Silent Hill: Townfall. Ed entrambi, su un fronte o sull'altro, dimostrano di aver trovato una strada interessante da sviluppare.

Resident Evil al cinema: la svolta ironica d'autore firmata Zach Cregger

Partiamo da Resident Evil, dal nuovo film ispirato alla saga Capcom scritto e diretto da Zach Cregger, uno dei giovani registi più interessanti in circolazione. Se Barbarian aveva dimostrato il suo valore nel costruire tensione e sorprendere, il successivo Weapons ci aveva fatto capire come fosse abile nell'introdurre ironia accanto alla componente orrorifica. Il nuovo lavoro conferma quest'ultimo aspetto nel realizzare una storia ambientata nel mondo di Resident Evil ma estranea a quanto raccontato direttamente dai videogiochi.

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Zach Cregger sul set con Austin Abrams

Cregger mette al centro del racconto il giocatore stesso, o meglio una persona normale e non un eroe che si trova coinvolta in situazioni sempre più folli. Una suggestiva, rocambolesca, divertente e spaventosa corsa sulle montagne russe che dimostra come il regista abbia saputo trovare una propria chiave di lettura per omaggiare i videogiochi e la loro estetica, riuscendo parallelamente a ironizzare su di loro con affetto. Se la saga videoludica continua sulla sua strada senza innovare in modo sostanziale, al netto di capitoli straordinari come il settimo che è stato capace di proporre qualcosa di molto differente oltre che riuscito, sul fronte cinema c'era bisogno di trovare una quadra e finalmente sembra esser stata trovata.

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Silent Hill Townfall e Silent Hill f: il nuovo corso politico dei videogiochi Konami

Discorso diverso ma ugualmente ricco di spunti su fronte Silent Hill, perché qui il nuovo corso arriva proprio sul fronte videoludico, con un remake del secondo gioco ben realizzato due anni fa, seguito da due titoli originali sia in quanto nuove storie sia per l'approccio: Silent Hill F prima e Townfall ora hanno abbandonato la cittadina che dà il nome alla saga per andarne a cercare le stesse suggestioni altrove, rispettivamente in Giappone e in Scozia. E funziona benissimo! Anche perché i due giochi hanno scelto di raccontare storie autonome che hanno però un sottile filo conduttore a renderle coerenti tra loro, a parte quelle atmosfere che hanno fatto la fortuna della saga: la politica.

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Un'immagine di Silent Hill: Townfall

Se F ci portava in un Giappone anni '60 per approfondire la condizione femminile in quella società, Townfall parla del mondo di oggi, dei soprusi delle grandi aziende, delle difficoltà della gente che le deve subire. Due argomenti differenti tra loro, ma ugualmente importanti da veicolare in un videogioco, tanto da lasciarci pensare che la loro contiguità temporale non sia un caso, ma una precisa intuizione per portare avanti una saga nel mondo contemporaneo.

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Il futuro degli adattamenti: l'importanza dell'identità d'autore

Resident Evil su grande schermo e Silent Hill pad alla mano ci dimostrano una cosa: che oggi è necessario trovare una propria strada ben riconoscibile, una propria chiave di lettura, per farsi notare ed emergere in un panorama così affollato, in cui potrebbe non bastare il semplice nome blasonato per uscire dalla cerchia dei fedelissimi appassionati.

L'eccesso e l'ironia non sono mai mancati ai giochi di Resident Evil e Cregger ha dimostrato che si può puntare su quella per ottenere risultati, anche al botteghino, in campo cinematografico. Silent Hill dovrebbe continuare a puntare sui temi sociali e politici come caratteristica distintiva. Anche al cinema, dove viene da un ultimo adattamento tutt'altro che riuscito.

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