Il romance è un genere da sempre vittima di diversi pregiudizi. Troppo spesso relegato a forma di intrattenimento di serie B, subisce l'influsso di un'idea radicata e arcaica secondo la quale sarebbe destinato quasi esclusivamente a un pubblico femminile. Paradosso vuole che proprio questa percezione abbia aperto la strada a numerose autrici capaci di trasformare il genere in una sorta di cavallo di Troia, utile per veicolare messaggi profondi e affrontare tematiche complesse per le quali le donne faticano ancora a trovare ampio spazio nel dibattito pubblico.
Ali Hazelwood ne è un perfetto esempio: con una produzione prolifica e amatissima, si è imposta come una delle autrici di romance più interessanti della sua generazione. La scrittrice, di origini italiane ma accademica negli Stati Uniti, intesse storie d'amore in cui la componente erotica (o spicy, come la definiremmo oggi) è ben presente, senza però costituire il vero motore della narrazione. Al centro dei suoi romanzi c'è infatti il difficile percorso di affermazione femminile nel mondo delle materie STEM.
Divertimento e sostanza viaggiano così di pari passo, spiegando lo straordinario successo di pubblico che i suoi lavori riscuotono da anni. Non sorprende, quindi, che l'annuncio dell'adattamento targato Prime Video di The Love Hypothesis (il suo celebre romanzo d'esordio) abbia fatto letteralmente impazzire il BookTok e la sua sterminata comunità di fan. A tanto entusiasmo sono corrisposte enormi aspettative, alimentate da mesi di indiscrezioni, immagini dal set, trailer e speculazioni. Ora resta solo da capire se il lungometraggio diretto da Claire Scanlon e scritto da Sarah Rothschild, sia davvero riuscito a catturare l'essenza del libro, pur adattandone le dinamiche alle esigenze del nuovo medium.
Una finta (ma non troppo) love story
La vicenda ruota attorno a Olive Smith, una brillante dottoranda della Stanford University che vive insieme ai suoi migliori amici, Malcolm e Anh, quest'ultima considerata ormai come parte della sua famiglia. Quando una sera scorge Anh flirtare con Jeremy, una sua vecchia cotta, Olive decide di inscenare un gesto impulsivo pur di dimostrare all'amica di aver voltato pagina e lasciarla libera di frequentarlo. Trovatosi a passare nei corridoi proprio in quel momento, il professor Adam Carlsen ( temuto docente noto tra gli studenti come "Dr. Male") diventa il malcapitato complice di un bacio improvviso e di certo non concordato.
Avendo agito d'istinto, Olive si ritrova subito di fronte a una scelta bizzarra e complicata: affrontare un richiamo formale per molestie oppure accettare di fingere una relazione proprio con Carlsen, il quale ha tutto l'interesse a mostrarsi sentimentalmente legato per proiettare quell'immagine di stabilità necessaria a ottenere un importante finanziamento per la sua ricerca. Tra situazioni esilaranti, momenti d'imbarazzo e le difficoltà della vita accademica, il legame di facciata tra Adam e Olive comincerà gradualmente a spogliarsi della finzione per trasformarsi in qualcosa di inaspettatamente autentico.
Lili Reinhart brilla, ma la componente STEM perde il suo mordente
L'adattamento cinematografico di The Love Hypothesis ripercorre piuttosto fedelmente i principali snodi della controparte cartacea, dall'incontro fortuito tra Olive e Adam fino alle motivazioni della loro messinscena e alle peripezie accademiche e personali della protagonista. Nel trasporre questa storia, la sceneggiatura sceglie tuttavia la via di una linearità estrema, inanellando gli eventi con un ritmo piuttosto sostenuto ma senza concedersi il tempo necessario per approfondirli a dovere. Pur dovendo riassumere l'intera vicenda in meno di due ore, un maggiore spazio dedicato allo scavo psicologico e ai dialoghi avrebbe senza dubbio giovato alla caratterizzazione e alla tridimensionalità dei personaggi.
In questo contesto, la Olive interpretata da Lili Reinhart si rivela decisamente convincente: è proprio l'attrice, con la sua interpretazione, a infondere freschezza, spessore e personalità al ruolo. Non si può purtroppo dire lo stesso di Tom Bateman: il suo Adam Carlsen non affonda né brilla, limitandosi per gran parte della durata della pellicola a mantenere uno sguardo accigliato e rigido rendendo il personaggio una macchietta.
Risulta invece indovinato il tono generale dell'opera, capace di bilanciare la commedia leggera con qualche pennellata drammatica, esaltando con efficacia il romanticismo della storia. D'altro canto, la tematica centrale legata alle sfide delle donne nei settori STEM finisce per essere relegata in secondo piano, trovando un minimo di respiro soltanto nelle battute finali, per poi essere risolta in modo fin troppo sbrigativo. Il film finisce così per privarsi del vero elemento distintivo e graffiante del romanzo, adagiandosi su una dimensione romantica decisamente più rassicurante e priva di asperità.
Una regia lineare in comfort zone
Anche dal punto di vista della regia, Claire Scanlon sceglie una confortante semplicità, senza avventurarsi in guizzi formali o scelte stilistiche audaci, ma garantendo inquadrature pulite, curate e sempre funzionali al racconto. La macchina da presa accompagna con disinvoltura i momenti di vita quotidiana, le sequenze d'imbarazzo comico e le scene più audaci del film. Ci troviamo quindi di fronte a una pellicola che sceglie consapevolmente di rimanere all'interno della propria comfort zone e che vi riesce con efficacia: un prodotto pensato per offrire al pubblico esattamente ciò che desidera, rinunciando però ad approfondire fino in fondo gli spunti più complessi e stimolanti dell'opera originale, divertendo piacevolmente ma rimanendo inevitabilmente sulla superficie.
Conclusioni
The Love Hypothesis è una commedia romantica piacevole ed efficace, che sceglie di rimanere all'interno di una rassicurante comfort zone. Pur potendo contare su una buona interpretazione di Lili Reinhart e su una regia pulita e funzionale, il film finisce per edulcorare la tematica dell'affermazione femminile nei settori STEM (elemento che dava vero valore al romanzo originale) in favore di una narrazione più classica e lineare. Il risultato è un prodotto confezionato con cura e dal ritmo scorrevole, capace di soddisfare gli amanti del genere con il giusto equilibrio tra leggerezza e romanticismo, pur rimanendo però piuttosto in superficie.
Perché ci piace
- Tono e ritmo piuttosto azzeccati.
- L'interpretazione di Lili Reinhart.
Cosa non va
- La tematica dell'affermazione femminile nelle STEM trattata in modo frettoloso e superficiale.
- Tom Bateman nei panni di un Adam Carlsen un po' troppo macchiettistico.