Resident Evil, la recensione: l'horror di Zach Cregger che ha tradito e salvato la saga

Zach Cregger ha fatto l'impossibile: spezzare la storica maledizione degli adattamenti da videogioco. Il suo Resident Evil non è una copia carbone per nostalgici, ma una follia autoriale che spaventa, fa ridere e cattura come non mai l'essenza della saga.

Una scena di Resident Evil

Lo abbiamo aspettato tantissimo e non ci ha deluso: il Resident Evil di Zach Cregger delizierà i cinefili, divertirà gli amanti dell'horror e farà, forse, arrabbiare un certo tipo di fandom. Il regista e autore di lavori come Barbarian e l'apprezzatissimo Weapons gioca con una saga cult di cui intercetta in pieno lo spirito, senza però riproporre un adattamento fedele di uno dei tanti titoli che la compongono.

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Austin Abrams in una scena

A onor di cronaca, va ricordato che nel corso degli anni questo franchise ha visto adattamenti su adattamenti, alcuni più fedeli di altri, ma nessuno mai in grado di convincere pienamente gli appassionati, con una qualità altalenante e tentativi goffi di rendere le atmosfere e gli infetti dall'aspetto naturalmente grottesco.
Cregger si discosta da tutto questo, lo fa suo offrendo un'interpretazione personale e autoriale, ma assolutamente riuscita della celebre serie Capcom.

L'incubo di fare il corriere a Raccoon City

Bryan è un corriere molto particolare: trasporta organi facendo la spola tra un ospedale e l'altro. Dopo l'ennesima consegna portata a termine in una rigida serata invernale gli viene richiesta un'ultima corsa urgente verso il Raccoon City General.

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Una scena del film

L'uomo, che ha appena scoperto che la compagna potrebbe essere incinta, accetta subito per sfruttare la paga extra, nonostante il maltempo imperversi impietoso sulla tortuosa strada di montagna che porta alla cittadina. Preso dai pensieri personali e con la visibilità ridotta al minimo, Bryan investe una donna che sembra essersi gettata deliberatamente sotto la sua auto in corsa. Da qui in poi inizierà un incubo sanguinario, una fuga impacciata da un orrore difficile da spiegare.

L'ronia e un protagonista in cui identificarsi

Che Zach Cregger fosse un regista con una visione audace del genere horror lo avevamo capito fin dal suo esordio, ma con Resident Evil dimostra quanto spesso, per rendere giustizia a un'opera iconica, sia necessario in qualche modo tradirla. Il regista e sceneggiatore prende le atmosfere dei videogiochi e le meccaniche base del gameplay per fonderle in una storia inedita e tragicomica, capace di alzare e rompere la tensione in modo repentino ma assolutamente preciso, complici anche jump scare piazzati ad arte, efficaci e mai ridondanti.

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Una delle scene più divertenti di Resident Evil

Tra omaggi al videogioco, easter egg, scene disturbanti e una certa abbondanza di lucchetti da aprire, ad emergere è proprio il protagonista Bryan, interpretato da Austin Abrams (che aveva già lavorato con Gregger in Weapons). Bryan non è stato scritto per incarnare i canoni dell'eroe action, non è il Leon Kennedy di turno, ma è un uomo comune impreparato ad affrontare una minaccia così letale e assurda. Bryan siamo noi giocatori: all'inizio abbiamo poche munizioni e spariamo a casaccio perché siamo nel panico; siamo noi che abbiamo paura di infilarci nelle stanze buie e non capiamo perché servano codici improbabili anche solo per aprire una porta di servizio.

Regia d'autore ed estetica da videogioco

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Un momento più action

Le idee audaci non si limitano alla scrittura: la regia gioca con le immagini richiamando l'estetica videoludica. Le inquadrature passano senza sforzo dalla terza persona alla soggettiva; il passaggio dagli spazi sterminati a quelli bui e angusti delle case, unito alla scelta di mostrare situazioni forti in modo esplicito ma mai gratuito, rendono il film un blockbuster che strizza l'occhio all'horror d'autore senza smettere mai di intrattenere. Capace di strappare spaventi, risate e momenti insapettati di amaro realismo come solo un autore consapevole sa fare, il Resident Evil di Zach Cregger è finalmente l'adattamento che meritavamo e di cui avevamo decisamente bisogno.

Conclusioni

Il Resident Evil di Zach Cregger è un adattamento coraggioso e autoriale che sceglie di "tradire" la fedeltà letterale della saga Capcom per catturarne l'essenza più profonda. Sostituendo i classici eroi d'azione con un protagonista comune impreparato all'orrore, il film fonde tensione drammatica, ironia tragicomica e citazioni al gameplay attraverso i continui cambi di prospettiva e l'ansia da risorse limitate. Il risultato è un perfetto equilibrio tra horror d'autore e puro intrattenimento da blockbuster, finalmente capace di spezzare la maledizione degli adattamenti del franchise.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Un approccio autoriale e coraggioso alla saga.
  • L'impeccabile gestione dei toni.
  • Una regia dinamica e piena di citazioni.
  • I jump che arrivano al momento giusto, mai ridondanti.

Cosa non va

  • Potrebbe scontentare chi non tollera il tradimento dell'opera originale. Può essere considerato un difetto? Nahhh
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