Heart of the Beast, la recensione: Brad Pitt in un survival a corto di sorprese

Il film racconta la disperata lotta per la sopravvivenza di un militare reduce di guerra e del suo inseparabile amico a quattro zampe, dispersi nell'Alaska più selvaggia.

Un'immagine di Heart of the Beast

Nessuna storia vera alla base di Heart of the Beast, nonostante l'incipit potesse far intuire che dietro questo racconto di sopravvivenza potessero esservi eventi realmente accaduti. La dedica finale, che celebra l'impiego dei cani da guerra nelle missioni più difficili dell'esercito americano, avendo contribuito a salvare migliaia di vite, è il punto di partenza perfetto per analizzare un film che non nasconde la propria anima sfacciatamente retorica.

Un Primo Piano Di Brad Pitt In Heart Of The Beast
Un primo piano di Brad Pitt in Heart of the Beast

Un reduce tormentato dai traumi del passato, ricorrenti nei frequenti e forzati flashback, il suo inseparabile amico a quattro zampe - già sodale sul fronte - e gli sconfinati territori dell'Alaska quale palcoscenico per dar vita alla classica lotta dell'essere umano contro la natura selvaggia. Una premessa semplice e potenzialmente efficace, che puntava sul carisma di Brad Pitt per attirare il grande pubblico, ma che finisce ben presto per mostrare tutti i limiti di una sceneggiatura piuttosto convenzionale, figlia di un sentimentalismo eccessivamente marcato.

Heart of the Beast: di bestie e uomini

Il protagonista come detto è un ex membro delle Forze Speciali, tale James Belmont, che ha lasciato il servizio e ha deciso di fare un'escursione in Alaska in compagnia di Odino, il cane militare con cui ha condiviso il tormentato periodo sul campo di battaglia. Entrambi portano ancora sul corpo i segni di quanto vissuto: James soffre di PTSD, mentre l'animale ha perso una zampa. I giorni di relax in mezzo a quei luoghi paradisiaci subiscono una brusca battuta d'arresto quando il piccolo aereo guidato da James, usato per gli spostamenti in quelle zone remote, precipita in seguito a un principio di infarto da parte dell'uomo.

Brad Pitt E Il Cane In Heart Of The Beast
Brad Pitt e Uber in una scena del film

Miracolosamente, nonostante un atterraggio a dir poco rocambolesco, i due riescono a sopravvivere ma si ritrovano ora dispersi in una vasta area selvaggia, lontanissimi dalla civiltà. Ferito e con risorse limitate a disposizione, James sa che dovrà attraversare decine di miglia di territorio sconosciuto in condizioni critiche, affidandosi non soltanto alle proprie capacità ma anche a quelle di Odino, che si rivelerà fondamentale per risolvere alcune delle situazioni più spinose. Tra cascate, attacchi da parte dei lupi o altre bestie ancora e ferite che si aggravano ogni giorno che passa, la loro impresa sarà tutt'altro che semplice.

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Insieme contro tutto

Il prologo ci fa subito scoprire come Odino risulterà determinante anche nelle fasi finali, giacché l'intera vicenda si muove a ritroso, accompagnandoci a scoprire il corposo prima. L'unica altra entrata in scena da parte di un personaggio umano è quella del cercatore d'oro interpretato da J.K. Simmons, ma è poi la natura che torna a occupare prepotentemente il racconto. Il fatto che il protagonista legga il romanzo La strada di Cormac McCarthy può già nascondere potenziali spoiler da quanto lì a venire, in quella disperata traversata che però cede sotto il peso di un'imperante monotonia.

Insieme Fino Alla Fine In Heart Of The Beast
Heart of the Beast: un'immagine del film

Non accade nulla di effettivamente significativo nel corso dell'abbondante ora e mezza di visione, il personaggio di James resta sostanzialmente lo stesso e i ricordi di quanto affrontato sotto le armi emergono in maniera sporadica e superficiale per poterci dire qualcosa di interessante nel suo background. L'attenzione si concentra così tutta sul legame tra lui e il cane, con la regia di David Ayer che carica le loro interazioni di un'emotività esagerata, cercando in più occasioni la lacrima facile per far colpo sul pubblico più sensibile.

Una semplicità eccessiva

Il problema principale di Heart of the Beast è che la semplicità di fondo finisce per scivolare spesso nella banalità fine a se stessa, riproponendo un percorso narrativo già ampiamente sfruttato dal cinema di genere. Non mancano ostacoli e situazioni di pericolo più o meno incombente, ma raramente si ha la sensazione che il film provi a inscenare qualcosa di nuovo. La scelta di realizzare i predatori selvatici che infestano il paesaggio in computer grafica toglie poi ulteriore credibilità a una storia che si stava già instradando su sentieri poco verosimili, e la scelta dell'epilogo risulta a dir poco artificiosa.

Un Immagine Di Heart Of The Beast
Heart of the Beast: un'immagine del film

Laddove il film convince maggiormente è nell'evidente chimica creatasi sul set tra Brad Pitt e il cane Uber, un pastore tedesco che "in carriera" ha lavorato come cane da ricerca e soccorso. Lo stesso attore ha dichiarato più volte nelle interviste promozionali di come si sia affezionato particolarmente alla sua pelosa co-star, e una volta tanto non sembrano frasi di circostanza in quanto l'alchimia tra i due risulta evidente, rivelandosi il punto più riuscito dell'intera operazione.

Conclusioni

Un survival-movie fin troppo prevedibile, a cui non basta quel finale forzatamente a caccia di facili emozioni per risultare originale. Pur tecnicamente dignitosa, complici anche i suggestivi paesaggi dell'Alaska più selvaggia, la messa in scena va incontro a passaggi stonati - a cominciare dalla computer grafica usata per realizzare orsi, lupi e via dicendo - e poco può per elevare una sceneggiatura così derivativa. Retorica e sentimentalismo strabordano in Heart of the Beast, storia di un reduce di guerra e del suo amato compagno a quattro zampe, alle prese con una lotta per la sopravvivenza che ha ben poco di realmente originale, ma che potrebbe comunque intercettare i gusti di chi apprezza i film dove gli animali sono al centro del racconto.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • L'alchimia tra Brad Pitt e il cane Uber.
  • I paesaggi dell'Alaska.
  • Chi ama i film con animali ha qui pane per i denti.

Cosa non va

  • Animali selvatici realizzati in pessima computer grafica.
  • Sceneggiatura carica di forzature.
  • La retorica a stelle e strisce e il sentimentalismo abbondano oltre misura.
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