Raccontare Giovannino Guareschi significa confrontarsi con una personalità difficilmente riducibile a una sola definizione. Cosa che gli costò, già in vita, poche amicizie, molte incomprensioni.
Scrittore, giornalista, disegnatore e polemista, Guareschi attraversò il dopoguerra italiano mantenendo una posizione spesso scomoda e difficilmente incasellabile.
Non era certo un comunista, ma non era neppure un democristiano o un 'fassista', come veniva etichettato dagli avversari dalle sue parti. "Era Guareschi, che andava a letto con una luna, si svegliava con un'altra, e in mezzo scriveva quello che voleva, e basta" come ha raccontato Beppe Gualazzini, co-fondatore de Il Giornale e suo primo biografo.
Fu un uomo profondamente legato alla famiglia e alla propria terra, ma anche autore capace di trasformare la provincia emiliana, quel "Mondo piccolo", dal titolo della sua opera più importante, in un osservatorio sulle grandi contraddizioni del Paese.
È proprio questa complessità a rappresentare la difficoltà maggiore per Giovannino Guareschi - Non muoio neanche se mi ammazzano, il tv movie - in onda stasera su Rai 1 alle 21:30 - diretto da Andrea Porporati con Giuseppe Zeno protagonista.
In 100 minuti il film deve attraversare la prigionia durante la guerra, il ritorno nella Bassa Padana, la famiglia, la nascita del Mondo Piccolo, il successo di Don Camillo e Peppone, l'avventura cinematografica, le battaglie politiche, il processo e il carcere. Una quantità di materia considerevole, che la sceneggiatura sceglie di organizzare seguendo i principali snodi della sua vita.
Il risultato è un racconto chiaro e scorrevole, ma inevitabilmente sintetico. Il film racconta molto, mentre raramente riesce a trasformare gli episodi della vita di Guareschi in un vero approfondimento della sua personalità.
Una vita troppo ricca per 100 minuti
Il racconto parte dal ritorno di Guareschi dalla prigionia nei lager tedeschi nel 1945 (per aver rifiutato di collaborare con i tedeschi) e segue la sua progressiva affermazione come scrittore e giornalista, fino alla nascita del Mondo Piccolo e alla consacrazione dei suoi personaggi più celebri, Don Camillo e il sindaco comunista Peppone. Nel percorso trovano posto anche il rapporto con la moglie Ennia (Benedetta Cimatti) e con i figli, il legame con la Bassa, il successo editoriale, il passaggio al cinema e gli scontri con la politica e le istituzioni.
Sono tutti elementi necessari per costruire una biografia, ma la loro concentrazione produce un effetto preciso: il film permette di comprendere la "cronologia" di Guareschi più facilmente di quanto riesca a restituirne la complessità.
Gli episodi vengono quindi presentati per ciò che devono rappresentare all'interno del percorso complessivo. La costruzione è lineare e non presenta particolari difficoltà di lettura, ma proprio questa linearità tende a comprimere le zone più interessanti della sua personalità. Si ha così la sensazione di attraversare una vita ricca di avvenimenti senza poter sostare abbastanza a lungo su quelli che avrebbero meritato maggiore approfondimento.
È anche per questo che il film può essere letto diversamente da chi conosce già Guareschi e da chi vi si avvicina per la prima volta. La conoscenza pregressa della sua vicenda personale e professionale permette di cogliere meglio il significato di alcuni passaggi appena accennati e di riempire quei vuoti che una durata di 100 minuti rende inevitabili. Per chi non possiede già questi riferimenti, il film offre invece soprattutto una mappa essenziale della sua parabola.
Il risultato è quindi una biografia ordinata e accessibile, ma proprio la sua linearità finisce per essere il principale limite del film: racconta le tappe fondamentali della vita di Guareschi senza riuscire sempre a trasformarle in un ritratto davvero approfondito.
Don Camillo e Peppone raccontano il loro autore
La scelta più interessante di Porporati nasce proprio dalla necessità di affrontare questo problema. A raccontare la vita di Guareschi sono infatti Don Camillo e Peppone, le due creature che più di ogni altra cosa hanno definito la sua fama.
Non vengono utilizzati soltanto come personaggi da inserire nel racconto della loro stessa nascita. Diventano le voci che osservano e commentano il proprio autore, discutendo sulle sue scelte e interpretandone la vicenda da prospettive differenti.
È un'idea che funziona perché trasferisce nella struttura del film una caratteristica fondamentale dell'universo guareschiano. Don Camillo e Peppone sono avversari politici, rappresentano mondi ideologicamente opposti e sembrano destinati a non trovare un punto di incontro. Eppure appartengono alla stessa comunità, condividono lo stesso paese e, dietro ogni conflitto, rimane una forma di umanità comune.
Porporati trasforma questa dinamica in una sorta di dispositivo narrativo. Le due voci guardano Guareschi da posizioni opposte, lo giudicano, ne discutono e talvolta finiscono per ricomporre le proprie divergenze. In questo modo Don Camillo e Peppone diventano qualcosa di più che una citazione del successo letterario dello scrittore: sono le due prospettive attraverso cui il film prova a osservare l'uomo che li ha creati.
È una soluzione particolarmente adatta a un personaggio come Guareschi, che difficilmente può essere ricondotto a un'appartenenza, che fosse politica (pur essendosi sempre professato convintamente monarchico) o letteraria, univoca.
Le due voci di Don Camillo e Peppone permettono quindi di rappresentare proprio quella "bipolarità" di Guareschi individuata da Porporati nella scelta di affidare a loro la narrazione. Non dividono l'autore in due identità contrapposte, ma rendono visibile la tensione fra punti di vista diversi che attraversa la sua opera e la sua stessa idea del mondo.
È probabilmente il momento in cui il film riesce a essere più personale: invece di limitarsi a raccontare ciò che Guareschi ha fatto, prova a raccontare come osservava la realtà.
Accanto alla dimensione pubblica, il film dedica molto spazio al Guareschi privato, soprattutto al rapporto con la moglie Ennia e con i figli, Alberto e Carlotta. La famiglia non è soltanto lo sfondo della sua vicenda personale, ma una presenza costante nel racconto: accompagna le diverse fasi della sua vita, dai primi anni del dopoguerra al successo, fino ai momenti più difficili.
È proprio attraverso questo nucleo familiare che il film prova a mostrare un Guareschi diverso da quello del giornalista e del polemista. Dietro le battaglie pubbliche e le controversie politiche emerge un uomo profondamente legato alla casa e alla propria quotidianità, mentre la Bassa Padana rimane il contesto umano e geografico da cui prende forma il suo immaginario.
Una regia al servizio del racconto
Sul piano della messa in scena, il regista Andrea Porporati privilegia la chiarezza del racconto rispetto alla ricerca formale. Non è un film particolarmente interessato a reinventare il genere biografico attraverso soluzioni visive radicali: la regia rimane soprattutto al servizio della materia narrativa, così come la ricostruzione d'epoca accompagna senza sovrastare gli avvenimenti. Ma anche senza trovare una particolare forza visiva o una cifra stilistica capace di elevare il biopic oltre la semplice ricostruzione biografica.
Anche Giuseppe Zeno si trova a dover attraversare molte versioni dello stesso personaggio: il prigioniero che torna a casa, il marito e padre, il giornalista, lo scrittore affermato, il polemista e infine l'uomo costretto a confrontarsi con le conseguenze delle proprie battaglie.
L'interpretazione riesce a tenere insieme queste diverse fasi, ma ancora una volta è la scrittura a imporre una certa rapidità alle trasformazioni del protagonista.
Conclusioni
La qualità più evidente di Giovannino Guareschi - Non muoio neanche se mi ammazzano è la capacità di procedere senza appesantire il racconto, mentre il suo limite coincide con ciò che quella stessa scorrevolezza comporta: una materia molto più ampia e contraddittoria di quanto il tempo a disposizione consenta di esplorare.
La scelta più felice resta allora quella di affidare a Don Camillo e Peppone il racconto del loro autore: due voci opposte che permettono al film di avvicinarsi, almeno per un momento, alla complessità di un uomo difficile da ricondurre a singole posizioni ed etichette.
Perché ci piace
- la prova di Giuseppe Zeno e del resto del cast
- l'idea di Peppone e Don Camillo voci narranti (affidati allo stesso interprete, Claudio Lauretta)
Cosa non va
- Le numerose ellissi narrative presenti nel racconto
- Di conseguenza, l'eccessiva semplificazione nel rendere alcune posizioni dell'autore