Morbius e il Multiverso: il piano della Sony può funzionare?

Parliamo delle implicazioni multiversali di Morbius e di cosa significa per i sempre più confusi piani della Sony per il proprio franchise di supereroi.

APPROFONDIMENTO di 05/04/2022
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Morbius: una scena del primo teaser trailer

Dieci anni fa la Sony cercava di inaugurare un proprio universo espanso, usando il reboot cinematografico di Spider-Man per lanciare un franchise con spin-off vari che, sulla carta, dovevano formare un mondo interconnesso capace di rivaleggiare con il Marvel Cinematic Universe. Tali piani andarono a monte nel 2014 con la delusione commerciale del secondo film dedicato al Peter Parker con le fattezze di Andrew Garfield, e da lì nacque l'accordo con i Marvel Studios per far esistere il personaggio nel MCU, con in parallelo un altro franchise, noto come Sony's Spider-Man Universe (SSU). Di quest'ultimo fa parte Morbius, attualmente nelle sale, e quel film fornisce degli indizi, a dire il vero piuttosto allarmanti, sulla direzione che la Sony ha in mente per il futuro del proprio universo, anche a discapito della coerenza del progetto messo in piedi dalla Marvel. N.B. Questo articolo contiene spoiler per il film di Morbius, Spider-Man: No Way Home e Venom - La furia di Carnage!

Due universi separati, o no?

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Spider-Man: Far from Home - Tom Holland in un'immagine del trailer del film

Andiamo con ordine: tra il 2014 e il 2015, in seguito agli incassi deludenti di The Amazing Spider-Man 2: Il Potere di Electro, la Sony ha sospeso l'universo che stava costruendo in quel periodo (oltre a due sequel ulteriori era già in lavorazione un lungometraggio dedicato ai Sinistri Sei), per poi stringere un'alleanza con la Marvel per l'uso condiviso di Peter Parker. Un accordo con restrizioni per entrambe le parti, principalmente sul piano economico: la Disney, proprietaria dei Marvel Studios, non riceve nessuna percentuale dei guadagni di Spider-Man: Homecoming e Spider-Man: Far From Home, mentre per la Sony vale lo stesso discorso con Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame. Questo fino a quando è stato necessario rinnovare l'accordo, inizialmente con esito negativo. Per qualche mese, infatti, sembrava che Tom Holland fosse destinato a continuare ad essere Spider-Man, ma fuori dal MCU e, presumibilmente, interagendo direttamente con i protagonisti dell'altro franchise, lo SSU, in quel periodo costituito da Venom e altri due film in arrivo, tra cui Morbius.

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Quando la situazione è stata risolta, Kevin Feige ha fatto allusione ai nuovi termini della trattativa, definendo Spider-Man un eroe capace di viaggiare tra gli universi. Presumibilmente una conditio sine qua non imposta dalla Sony, che detiene ancora il controllo totale dei diritti cinematografici e ha voce in capitolo sulle avventure in solitario del personaggio. E probabilmente sempre la major giapponese, non paga della clausola contrattuale precedente che imponeva la presenza di un altro eroe Marvel al fianco del Tessiragnatele (nell'ordine, Iron Man, Nick Fury e Doctor Strange), per Spider-Man: No Way Home - che già di suo, dato il finale del capitolo precedente, prevedeva l'uso di Strange e della manipolazione della realtà - ha preteso che fossero inclusi i personaggi delle precedenti incarnazioni cinematografiche, in particolare gli Uomini Ragno interpretati da Andrew Garfield e Tobey Maguire. Uno stratagemma per valutare le potenzialità del Multiverso anche in casa Sony, con la possibilità di esplorare scenari infiniti anche senza l'uso dello Spider-Man di Holland (anche se c'è chi ipotizza, e non del tutto a torto, che la fine del suo film più recente, dove tutti dimenticano l'esistenza di Peter Parker, fosse un'eventuale scappatoia per farlo uscire di scena con un minimo di criterio).

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L'incantesimo non funziona così!

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Spider-Man: No Way Home, Benedict Cumberbatch e Tom Holland durante l'incantesimo

Stando a Feige, per assicurare che tutto filasse liscio come l'olio i due studios si sono coordinati per Venom - La furia di Carnage, il cui mid-credits trasporta Eddie Brock nel MCU grazie all'incantesimo di Strange, che ha prelevato da mondi paralleli coloro che conoscono l'identità segreta di Spider-Man (il simbionte di Eddie è collegato mentalmente con i suoi simili attraverso l'intero Multiverso, e di conseguenza ha gli stessi ricordi della versione vista in Spider-Man 3). Poi, nel film dedicato al Tessiragnatele, il secondo incantesimo lo rispedisce a casa, ma con un frammento del simbionte che rimane nel mondo Marvel. Nessuna dichiarazione simile, invece, per il film di Morbius, che nel primo di due mid-credits mostra Adrian Toomes trasportato nello SSU. Nel secondo mid-credits, invece, Toomes contatta Morbius per proporgli un'alleanza per combattere contro Spider-Man.

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Morbius: Michael Keaton in un'immagine dal primo teaser trailer

Già prima dell'uscita del film, quando sono trapelate descrizioni delle due sequenze, i fan più attenti hanno fatto notare come tale situazione fosse priva di fondamento logico, citando anche lo stesso Doctor Strange: "Non è così che funziona l'incantesimo". Il mago, infatti, ha rispedito a casa chi non era originario del MCU, e di conseguenza Toomes non dovrebbe trovarsi nell'universo di Venom e Morbius. Il che fa sorgere un altro interrogativo: qual era la spiegazione nel primo montaggio del progetto? Ricordiamo che, prima della pandemia, il calendario delle uscite prevedeva che l'esordio cinematografico di Michael Morbius arrivasse nelle sale nell'estate del 2020, un anno prima dell'avventura multiversale di Peter Parker. Basta anche andare a rivedere il primo trailer, dove Michael Keaton appare in una scena che non c'è nel montaggio finale, il che lascia intendere che lo scombussolamento del calendario abbia comportato delle modifiche drastiche all'ultimo minuto, ragion per cui Keaton, usato più volte nel marketing, è presente solo nelle scene collocate durante i titoli di coda. Il regista Daniel Espinosa, intervistato al riguardo da Uproxx, ha fatto capire tra le righe di non aver avuto voce in capitolo su questi cambiamenti.

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Sembra abbastanza palese che la Sony stia ancora cercando di arrivare al progetto sui Sinistri Sei, con ulteriori espansioni in casa SSU sul grande e sul piccolo schermo (è in lavorazione una serie per Amazon Prime Video, incentrata su Cindy Moon alias Silk), avendo ricevuto una seconda possibilità tramite la partnership con la Marvel. Solo che a questo punto, complice il successo commerciale dei film prodotti senza l'ausilio della Casa delle Idee (il secondo lungometraggio di Venom ha incassato 502 milioni di dollari nel mondo, in un periodo in cui i cinema erano ancora a capienza ridotta nella maggior parte dei paesi), la major sembra non avere l'intenzione di assicurarsi che il tutto abbia senso, dando per scontato che la lealtà dei fan sorvoli su eventuali incongruenze, anche non indifferenti. E avendo il coltello dalla parte del manico per quello che concerne il futuro cinematografico di Spider-Man, può farlo senza aspettarsi proteste ufficiali da parte della Marvel, il cui nome è ora indirettamente associato a un progetto che sta mostrando segni di cinico opportunismo a discapito della creazione di un intrattenimento solido e coerente. Stiamo andando verso un Multiverso della follia, ma non quello affidato a Sam Raimi.