Napoleon Dynamite e il suo sfigato, ma strano universo raccontato da Jared Hess e Jon Heder.
A poco meno di un mese dall'arrivo nelle sale, le ultime notizie e curiosità sul quarto film dedicato ad Harry Potter.
Il 14 dicembre si avvicina e cresce la febbre per King Kong, il remake più prestigioso dell'anno, e un sogno che diviene realtà per Peter Jackson, hobbit neozelandese incoronato da Hollywood.
All'interno di un'operazione a tal punto imponente, anche il linguaggio e lo stile del Cinema hanno subito un processo di messa in discussione, al fine di scoprire e inventare nuove modalità di comunicazione, più pronte ad esprimere l'entità incommensurabile di riflessioni, tracce e relazioni contenute nel progetto coppoliano.
Puntuale come sempre nei momenti di tensione sociopolitica, il cinema, nelle sue varianti horror/thriller/fantascientifiche, si fa nuovamente catalizzatore delle inquietudini e delle paure della società contemporanea.
L'inaspettato successo internazionale del film I guardiani della notte, porta alla ribalta nuovamente una cinematografia, quella russa, di nobili natali e di grande tradizione teorica, ma assai poco presente, negli ultimi anni, nelle classifiche dei botteghini dei cinema europei ed internazionali.
Spaccato efficace di una situazione e di un genere, attenzione alle novità che potrebbero rappresentare il futuro del genere e riscoperta dei classici più o meno segreti. Il Ravenna Nightmare Film Festival è stato questo e molto altro.
L'atteso compact disc con i temi principali dei due film, alterna buoni momenti a spunti non propriamente originali, anche se pur sempre accattivanti.
La storia del rapporto tra Wes Craven e il cinema è singolare, come del resto tutta la sua produzione, sempre a metà fra il capolavoro e il quasi ridicolo, sempre a cavallo dei generi, e sempre vissuta nel tentativo di superare il genere horror, a cui sente di appartenere, ma a cui teme di finire incatenato.
Dai ritmi latino-americani alla techno, dal jazz al rock, dal sinfonismo all'hip hop: la Los Angeles di Michael Mann non poteva essere più trendy e cool di così.
I due periodi (e mezzo) della carriera cinematografica del geniaccio toscano, nel momento dell'uscita del suo nuovo lavoro, "La tigre e la neve"
Lo spettatore non sa più dove si sia e, nella con-fusione delle coordinate, non sa più nemmeno comprendere se ciò che è dato vedere appartiene all'ordine dell'impressione di realtà oppure è soltanto virtualità e fantasmagorìa, che possono sorgere, oramai, e in modo indistinto, dall'immaginazione dell'artista, da quella dei personaggi e, persino, dalla fruizione spettatoriale. Passato, presente e futuro si fondono e negano ogni distinzione.
Anche la struttura drammaturgica e la dinamica narrativa dell'opera acquistano un valore decisamente pregnante. 'L'anno scorso a Marienbad' assume valore di testimonianza quasi antropologica: il tempo immobilizzato del racconto serve a meglio esprimere l'impossibilità dell'uomo contemporaneo di percepire distintamente, di provare emozioni e, infine, di produrre azioni consapevoli.
Per creare il fantastico immaginario di La fabbrica di cioccolato, Tim Burton ha necessitato del fondamentale contributo dei tecnici dell'animazione e dell'effettistica più di avanguardia.
Il film non ha un target di pubblico ben definito, ma è diretto a tutti coloro che amano i mondi immaginati un po' strampalati di Burton, adulti, bambini e...cani, come sostiene candidamente lo stesso regista.
Si cerca di restituire, con mezzi stilistici evocativi, una violenza vera, talvolta terrorizzata e, talaltra, raggelante, perché è un flusso che passa, in una ininterrotta relazione di scambio, tra il soggetto personaggio e il soggetto spettatore.
Partendo dai generi, i film di Kubrick hanno sempre teso a manifestare, alla massima potenza, le virtù straordinarie del mezzo-Cinema: l'immagine più il movimento più la scrittura più la musica più il montaggio e più ancora, dentro un grumo inestricabile al cui interno nulla è più scindibile da nulla, nel miraggio d'una comunicazione ormai onnicomprensiva e massimamente performante.
Si aprirà nell'ottobre prossimo una kermesse di cinema tutta romana. Tra polemiche, timori, aspettative, e qualche (azzardato?) paragone zoologico.
Il Leone d'oro alla carriera assegnato il 9 settembre da Marco Mueller, direttore della 62esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, al sessantaquattrenne autore di film come Il castello di Cagliostro e Nausicaaa della valle del vento rappresenta il giusto riconoscimento al contributo che Miyazaki ha dato non solo all'animazione, ma a tutto il cinema.
Sarà solo con gli anni Sessanta che, in Italia, come un po' in tutto il mondo, tornerà a dir la sua un cinema incapace di contentarsi dell'analisi; un cinema talmente presuntuoso da voler aggredire la realtà tutta d'un fiato, fino ad azzardarsi, in molti casi, a indicare le vie della sovversione.
Breve sguardo sul percorso di un regista per molti versi paradigmatico del cinema italiano contemporaneo.
Doppie impressioni tra Fotografia e Cinematografia nella mostra locarnese del maestro romano.
Proiettato il 12 agosto nell'ambito della retrospettiva su Orson Welles 'Filming Othello', dedicata ad una delle più belle trasposizioni shakespeariane di sempre.
Note dal Workshop locarnese con Oja Kodar e Gary Graver.
Il 10 e l'11 di agosto si sono tenuti altri incontri e proiezioni dedicati all'opera dell'autore di Quarto potere; presenti anche la sua compagna e collaboratrice Oja Kodar e il suo direttore della fotografia Gary Graver.
Presentato a Locarno anche questo complesso e affascinante documentario dedicato da Welles alla Spagna.
La giornata dell'8 agosto 2005 è stata dedicata al lavoro fatto dal regista sulla tragedia del Bardo di Stratford-upon-Avon dedicata alla vecchiaia.
Presentati durante il Festival altri rari e interessanti episodi della carriera del genio del Wisconsin.
La retrospettiva su Welles è stata aperta da Quarto potere, il film più famoso del regista americano.
Il 5 agosto la retrospettiva su Welles è proseguita con L'orgoglio degli Amberson, adattamento della novella di Booth Tarkington, forse uno dei lungometraggi più belli del regista.
Abbiamo tirato le somme di questi ultimi dodici mesi elencando e commentando i film più visti in Italia della stagione appena trascorsa, ma anche le opere più nascoste ma reputate imperdibili dalla redazione di Movieplayer.it.
L'opera di Cronenberg non si limita a osservare, seppure attentamente, la superficie del reale ma, altresì, tende a incunearsi nelle sinuosità e nelle increspature del dato ontologico, a scoprire e inventare nuove parentele tra ciò che, alla vista comune, appare discreto.
Tanti attori in lizza per i due ruoli 'maschili'. Memorabili incomprensioni tra Billy Wilder e Marilyn Monroe. A qualcuno piace caldo è il titolo più appropriato per una delle commedie più incandescenti di sempre.
Al di là di quelli che possono essere ritenuti punti fermi all'interno del sottogenere zombesco, occorre sottolineare l'infinita varietà di temi, trame e caratteri che si rintracciano in questo filone.
I diversi momenti evolutivi della sottotraccia di analisi politica del genere horror costituiscono un aspetto sul quale vale la pena soffermarsi.
Il primo film sonoro dedicato al mondo dei gangsters, si segnala anche per la presenza di momenti indimenticabili ma anche imbarazzanti: un galeotto pompelmo ne è la causa...
Dopo il successo di 'Minority Report', Spielberg e Cruise stavano cercando un altro film da poter girare insieme e quando il regista, sul set di 'Prova a prendermi' accennò a Cruise tre progetti, l'ultimo era proprio 'La guerra dei mondi'
A venti anni distanza dal terzo episodio di una trilogia che ha indissolubilmente cambiato il cinema horror e non solo, George A. Romero ritorna all'antico con il quarto film dedicato ai morti viventi.
Girato in tempo record e con un budget limitato, Il mistero del falco entra di diritto nella storia del cinema: è il primo esempio hollywodiano del genere noir.
Valerio Jalongo al NapoliFilmFestival spiega la sua idea di cinema e libertà.
Con La moglie di Frankenstein, James Whale apre definitivamente i cancelli terreni ad un nuovo mondo di dei e di mostri. Unici commensali di un matrimonio talmente raccapricciante che ancora oggi desterebbe scalpore.
Uomo-natura: la potente antinomia su cui si fonda la poetica dreyeriana.
La trilogia del nuovo millennio deve fare i conti (in positivo e in negativo) con ciò che è già stato, al di là del suo andamento armonico.
Osteggiato dalle alte gerarchie naziste, proibito in Italia dal Fascismo e avversato in molte parti d'Europa, All'ovest niente di nuovo ha assunto da subito il ruolo di pellicola scomoda e provocatoria. Anche in madrepatria.
L'Angelo azzurro, ovvero l'inizio del mito. Marlene Dietrich, qui al suo primo grande film, diventa grazie a Sternberg una delle icone cinematografiche più idolatrate di tutti i tempi.
La Hollywood in cui George Lucas ha mosso i suoi primi passi da regista/produttore/autore era un mondo completamente diverso da quello odierno, dal punto di vista cinematografico. Erano gli anni in cui grandi autori di oggi si stavano affacciando al mondo del cinema, portando nelle sale opere che sarebbero state un punto di riferimento per molti negli anni successivi.
Uno sguardo alla rassegna Open Roads: New Italian Cinema, dedicata al Nuovo Cinema Italiano e organizzata dalla Film Society of Lincoln Center con A.I.P. Film Italia in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di New York.
Dopo molti giorni in cui la qualità della selezione si è mostrata decisamente altalenante, le eccellenti pellicole viste nelle ultime ventiquattro ore, forniscono a caldo una sensazione molto diversa del festival di quest'anno.
Il mito di Star Wars è rimasto del tutto intatto dopo quasi tre decenni di distanza, nonostante l'incredibile e continuata sovraesposizione, nonostante i prequel certamente non riuscitissimi, nonostante i continui tentativi di parodia ed emulazione
Dieci minuti di applausi a Cannes per un film decisamente affascinante ma anche molto complesso, ricco di simbolismi di ardua decodifica e di scene sessualmente molto esplicite.