Akira

1988, Animazione

Akira, l'anime che ha ispirato una generazione

Akira compie trent'anni e torna al cinema: il capolavoro a fumetti di Katsuhiro Otomo è anche un lungometraggio animato che già nel 1988 ha sconvolto l'Occidente.

Una scena del film Akira del 1988

Per il trentesimo compleanno di Akira, il 18 aprile - e solo per un giorno - Nexo Digital, in collaborazione con Dynit, ridistribuirà la pellicola nelle migliori sale cinematografiche italiane, forte di un nuovo doppiaggio. Era già accaduto il 29 maggio 2013, in occasione del venticinquesimo anniversario: è raro che siano riservate tante attenzioni a un lungometraggio animato di origini giapponesi, ma Akira non è un "film a cartoni animati" qualsiasi. Il film, uscito nel 1988 e diretto da Katsuhiro Otomo, già autore dell'opera a fumetti, ha investito l'immaginario internazionale come un ciclone, specialmente in occidente dove, all'epoca, la diffusione dell'animazione nipponica era ancora marginale. In questo senso, Akira dimostrò, molto semplicemente, che i cartoni animati giapponesi potevano essere qualcosa di più che robot componibili, maghette e urla a squarciagola.

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Il fumetto e il film

Katsuhiro Otomo comincia a disegnare Akira nel 1982 per la rivista Young Magazine e lo conclude nel 1990. La casa editrice Kodansha lo ristampa quindi in sei volumetti, come accade spesso in Giappone con i fumetti serializzati nelle riviste contenitore, ma se finora siete stati attenti vi sarete resi conto che il manga si è concluso effettivamente due anni dopo l'uscita del film nelle sale cinematografiche: Otomo dichiarò infatti di aver riscontrato non poche difficoltà nel concludere il manga, avendo dovuto lavorare faticosamente all'adattamento del film quando gli fu concesso il completo controllo del progetto. In quel periodo, Otomo prese duemila pagine di appunti e scrisse una sceneggiatura di oltre 700 pagine, stendendo la storia a rovescio in modo da capire quali personaggi e sottotrame avrebbe dovuto inserire nel film e quali, invece, si sarebbero sviluppate e concluse successivamente nel fumetto.

Una sequenza del film Akira

Nonostante alcune discrepanze e una conclusione quasi completamente diversa, il lungometraggio adatta i primi due volumi del fumetto partendo dalle medesime premesse. Nel 1988 la terza guerra mondiale colpisce il Giappone con un'esplosione nucleare che rade al suolo Tokyo, ricostruita in seguito come Neo-Tokyo. Nel 2019, la città è stretta nella morsa di un governo corrotto e di un'ondata di criminalità. Il protagonista del film, Kaneda, guida la sua banda di motociclisti contro una gang rivale, ma nella confusione resta ferito Tetsuo, un compagno di Kaneda che guarda a quest'ultimo con un misto di invidia e di rispetto. Tetsuo, in realtà, si è imbattuto in Takashi, un esper appena fuggito da un laboratorio in cui si conducono esperimenti segreti: un misterioso colonnello prenderà Tetsuo in custodia, innescando inconsapevolmente i suoi poteri paranormali. Fuori controllo, schizofrenico e desideroso di vendicarsi e di dimostrare la sua forza, Tetsuo deciderà di trovare il misterioso e pericolosissimo Akira, costringendo Kaneda e gli altri a fermarlo prima che scateni una vera e propria apocalisse.

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Una scena del film d'animazione Akira

Come abbiamo detto, il lungometraggio condensa in poco più di due ore oltre duemila pagine a fumetti. Il manga è un'opera molto più completa e stratificata che approfondisce innumerevoli sottotrame soprattutto nella seconda parte, consegnando ai lettori una trama più ricca e dettagliata che affronta numerose tematiche ancora oggi di grande attualità, nonostante siano passati trent'anni dalla pubblicazione. Nelle pagine di Akira si intravede l'anti-americanismo nel Giappone degli anni '80, il disprezzo nei confronti della fede di comodo, la diffidenza verso le autorità e la religione, la complessità del passaggio generazionale e della trasformazione, fisica e psicologica, degli adolescenti in adulti. Otomo è un autore che non lascia nulla al caso. I suoi motociclisti sono ronin (samurai vagabondi) moderni, a cavallo di potenti motociclette futuristiche che rappresentano le loro spade, ma anche il simbolo della sovversione contro un governo indifferente, incarnato dai monolitici e minacciosi edifici squadrati che si contrappongono ai movimenti fluidi e colorati delle moto.

Una scena dell'anime Akira

E nonostante il fumetto sia narrativamente superiore al film, i giapponesi non lasciarono nulla al caso quando decisero di trasformarlo in un lungometraggio che avrebbe dovuto attirare l'attenzione di tutto il mondo. Per l'occasione, fu istituita una partnership chiamata "Akira Committee" che univa le forze di molteplici compagnie nipponiche come Kodansha, Mainichi Broadcasting System, Bandai Co., Ltd., Hakuhodo Incorporated, la Toho Co. di Godzilla, Laserdisc Corporation, Sumitomo Corporation, Tatsunoko Production e Tokyo Movie Shinsha Co. Si è parlato di un budget intorno al miliardo di yen, una cifra mai vista prima ma necessaria a raggiungere un livello qualitativo soddisfacente: all'epoca i cartoni animati giapponesi risparmiavano sui costi riciclando le scene o limitando le animazioni, per esempio facendo muovere soltanto le labbra ai personaggi coinvolti in un dialogo, ma nel caso di Akira si arrivò a stipulare un accordo sindacale speciale con gli animatori perché lavorassero al film giorno e notte, dividendosi i turni per disegnare oltre cento sessantamila fotogrammi particolareggiatissimi. Akira inaugurò anche un'innovativa tecnica di doppiaggio in cui gli attori venivano registrati prima ancora che fossero completati i disegni: erano poi questi ultimi a essere adattati perché il labiale corrispondesse con le battute dei doppiatori.

Una immagine del film Akira

La computer grafica si ritagliò un piccolo spazio nella produzione di Akira e fu impiegata soprattutto per calcolare la traiettoria dei detriti nelle scene in cui i disegnatori dovevano raffigurare delle esplosioni e per alterare i valori dell'illuminazione e dei toni più scuri. Tutto il resto fu disegnato a mano. La colonna sonora, invece, fu curata da Shoji Yamashiro, che riuscì a trovare un magistrale compromesso tra tradizione e innovazione, mescolando musiche folkloristiche, cantilene ipnotiche e sintetizzatori moderni. Il risultato è una compilation di musiche che accompagna perfettamente il nostro viaggio in un futuro lontano e vicino al tempo stesso.

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L'importanza di Akira

Una scena del cult d'animazione Akira

Akira esce in Giappone nel luglio del 1988 ed è subito un grande successo. In America arriva un anno dopo, in distribuzione limitata, e ritorna al cinema solo nel '91. In Italia, Akira fu proiettato nei cinema nella primavera del 1992, per poi essere trasmesso saltuariamente in televisione e pubblicato in videocassetta e DVD negli anni a seguire. Se è vero che in Italia la cultura del manga aveva già preso abbastanza piede, grazie alla ripetuta trasmissione di serie animate sui canali televisivi regionali e nazionali, lo stesso non si può dire per gli Stati Uniti, nei quali erano sbarcati da poco anime come Speed Racer: all'epoca le produzioni nipponiche erano molto meno diffuse, e Akira contribuì sostanzialmente a dare la spinta di cui avevano bisogno.

Akira: una scena del film

Oggi Akira è considerato generalmente una colonna portante dell'animazione moderna. Il film di Katsuhiro Otomo ha influenzato innumerevoli artisti in tutto il mondo, e non solo l'industria del fumetto nipponico. Gli autori di numerosi manga, come Masashi Kishimoto che ha ideato Naruto, hanno dichiarato apertamente di essersi ispirati al tratto di Otomo e alle tematiche della sua opera più importante, ma si tratta di una conseguenza abbastanza scontata in seno alla tradizione fumettistica nipponica. Sorprende, invece, che ad assimilare la fantascienza cyberpunk di Akira siano stati anche i fumettisti occidentali.

Una scena del film Akira (1988)

Più importante, forse, l'influenza che Akira ha avuto sull'industria cinematografica in generale. Disney, per esempio, ha fatto propria la tecnica di preregistrazione del doppiaggio impiegata in Akira per utilizzarla nei suoi film successivi. John Gaeta sviluppò il bullet-time di Matrix proprio ispirandosi ad Akira. Il film di Otomo ha addirittura ispirato la trilogia prequel di Star Wars e la serie televisiva Clone Wars, come affermato da George Lucas in persona durante una vecchia intervista. Restando in tema Star Wars, Akira ha influenzato profondamente il regista Rian Johnson, lo stesso che ha girato Star Wars: Gli ultimi Jedi: nel suo film precedente, Looper, Johnson ripropone la familiare tematicha del bambino dotato di incontrollabili e pericolosissimi poteri ESP. Ma Akira compare anche nel videoclip musicale Stronger di Kanye West e addirittura in Scream di Michael Jackson. È come se l'uscita di Akira avesse causato un terremoto multimediale che ha scosso ogni artista, intrufolandosi in un angolino tra i suoi pensieri ed emergendo, anche inconsciamente, come soltanto poche opere sanno fare.

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Akira in carne e ossa

Una scena d'azione del film Akira

Le prime voci su un potenziale adattamento live action di Akira risalgono addirittura al 2002, quando Warner Bros. ne acquistò i diritti per una produzione ad alto budget. Da allora si sono susseguiti svariati tentativi di mettere in cantiere il progetto, ma nessuno è mai andato in porto. I problemi sembrerebbero essere molteplici, ma soprattutto di natura puramente concettuale. Il più complesso potrebbe essere collegato alla difficoltà di contestualizzare la storia fuori dal Giappone. Come abbiamo detto più sopra, la trama e le tematiche di Akira affondano profondamente le loro radici nella storia e nella cultura nipponiche, perciò ambientare il film negli Stati Uniti potrebbe rivelarsi fuori luogo, soprattutto nel caso in cui si scelgano attori caucasici per i ruoli dei protagonisti.

Una scena del film Akira

Katsuhiro Otomo, dal canto suo, sembrerebbe aver "chiuso" con Akira. In un'intervista rilasciata lo scorso giugno, Otomo ha ammesso che non gli dispiacerebbe vedere un'interpretazione completamente nuova della storia che ha scritto trent'anni fa, a condizione di poter revisionare e approvare la sceneggiatura prima che si cominci a girare il film. Il fatto è che, nel frattempo, non si è stabilito neppure un regista. Originariamente sarebbe dovuto essere Stephen Norrington e, nella sua visione di Akira, Tetsuo e Kaneda sarebbero dovuti essere fratelli. Il flop del suo La leggenda degli uomini straordinari, tuttavia, convinse Warner Bros. a puntare su qualcun altro: Ruairi Robinson. A firmare la sceneggiatura sarebbe stato Gary Whitta, intenzionato a dividere i sei volumi del manga in due film. Nella sua versione di Akira, le vicende si sarebbero svolte in una Manhattan futuristica governata dal Giappone e ribattezzata New Tokyo. In questo modo si sarebbero potuti mescolare attori occidentali e orientali senza rischiare di offendere nessuno.

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Robinson, tuttavia, nel 2009 ha abbandonato il progetto e lo ha consegnato a Allen Hughes e Albert Hughes. Nei due anni successivi, comunque, fu soltanto il secondo a seguire la produzione di Akira e nel frattempo si diffuse online una sceneggiatura che lasciava intendere un deciso rimaneggiamento della trama originale: più che alla seconda guerra mondiale, il film si sarebbe fortemente ispirato agli attacchi terroristici dell'11 settembre, sfoggiando una violenza visiva eccessiva e un approccio discretamente misogino alla caratterizzazione dei personaggi. Poco dopo, anche Albert Hughes abbandonò il progetto, adducendo a una serie di divergenze creative con Warner Bros. Si sono susseguiti molti nomi negli anni successivi, compresi quelli di George Miller, Jordan Peele, Justin Lin e Christopher Nolan, ma è stato Jaume Collet-Serra, nel 2015, a offrire qualche novità... e cioè che non c'era nessuna novità: Akira era sprofondato nel limbo.

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Negli ultimi tempi, in seguito al buon successo di Thor: Ragnarok, ha cominciato a diffondersi la voce insistente che potrebbe essere proprio Taika Waititi, il regista dell'ultima avventura dedicata al dio del tuono, a riesumare il progetto. Inutile dire che il trentennale potrebbe essere l'occasione perfetta per annunciare qualcosa di più concreto sul futuro di Akira al cinema, ma nel frattempo possiamo goderci nuovamente il lungometraggio del '88 in sala e scoprire - o riscoprire - perché è stato tanto ammirato.

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