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Tom Ford centra l'equilibrio perfetto tra il rispetto della fonte d'ispirazione e la rielaborazione personale, appropriandosi, con maturità incredibile in un esordiente, della fascinazione della storia.
Abbiamo incontrato in esclusiva il maestro dell'eros all'italiana sbarcato al Lido insieme al cast del suo ultimo lavoro Hotel Coubret, presentato alla 66ma Mostra del Cinema di Venezia in occasione di una piccola retrospettiva che sa di riabilitazione...
Il cast di Mr. Nobody a Venezia al gran completo. Jaco Van Dormael approda al Lido accompagnato da Jared Leto e dalle splendide Diane Kruger e Sarah Polley.
Un'idea ambiziosa che non funziona del tutto e che forse risente anche della scelta di fare del suo protagonista un personaggio fondamentalmente sgradevole.
L'illuminazione al film la fornisce la scaltrezza di una trama che procede per finissimi twist che definiscono l'impossibilità di una storia d'amore strozzata dalle cattive intenzioni.
Romero ci catapulta nel bel mezzo di uno zombie-western ambientato su un'isoletta immersa nel verde, una terra incantata ma afflitta da vecchi e nuovi conflitti, popolata da uomini ottusi che si ostinano a portare avanti antiche faide personali, incuranti del fatto che il mondo sta sprofondando in un'incubo senza fine.
Soul Kitchen è una commedia dalla struttura narrativa assolutamente formulaica e che ha nel suo protagonista Adam Bousdoukos un'autentica e vitalissima maschera comica.
Tre le pellicole in concorso oggi il thriller psicologico La doppia ora di Giuseppe Capotondi, con Timi e la Rappoport, il colorato Soul Kitchen del regista Fatih Akin, e l'egiziano El Mosafer, di Ahmed Maher.
L'incredibile commedia Soul Kitchen sconvolge le carte in tavola candidandosi a possibile Leone d'oro. Calorosa l'accoglienza riservata al regista Fatih Akin e al cast.
Filippo Timi, Kseniya Rappoport e Giuseppe Capotondi a Venezia per presentare il thirller La doppia ora, ultimo film italiano in concorso a Venezia.
Stone si limita a mostrare ai suoi conterranei e al resto del mondo un'immagine non minata dalla lampante falsità dei media stelle e strisce di personaggi sempre interessanti, ma spesso anche controversi.
L'anima surreale dell'opera gonfia le immagini di suggestioni destinate a sedimentarsi nello spettatore, mentre quella più concreta, che testimonia gli sviluppi politici del paese, appesantisce inevitabilmente il racconto, con una narrazione classica, lineare ed enfatica che tende a spezzare l'incantesimo.
Nonostante le polemiche che influenzeranno inevitabilmente le opinioni sul film, possiamo sfatare ogni dubbio affermando che, a nostro giudizio, Il grande sogno è un discreto lavoro che unisce ricostruzione storica a dramma borghese, suggestive scene di massa a scene calde, incluso un nudo frontale di Jasmine Trinca.
Il papà degli zombie a confronto col pubblico di Venezia. L'infaticabile Romero ci offre la chiave di lettura del suo ultimo capitolo zombesco, il macchiettistico Survival of the Dead.
Abel Ferrara approda a Venezia con un giorno di ritardo per presentare la sua docu-fiction sulla realtà partenopea, Napoli Napoli Napoli.
Nonostante non manchino elementi da commedia, 'Una soluzione razionale' è fondamentalmente un'analisi sui comportamenti umani e in particolare sulla coppia.
Basato, come il romanzo-inchiesta di Jon Ronson da cui è tratto, su eventi realmente accaduti e su studi che l'esercito americano ha veramente condotto in gran segreto a Fort Meade, The Men Who Stare at Goats segna l'esordio alla regia di Grant Heslov, già sceneggiatore per Clooney di Good Night, and Good Luck.
Se il tema della maternità a rischio tocca più da vicino l'universo femminile, lo stile minimalista e l'energia impressa nella rappresentazione del personaggio principale dimostrano la volontà del film di rivolgersi a un pubblico ben più variegato e la misura che caratterizza il lavoro fa passare in secondo piano le sbavature nella confezione e qualche scena fuori misura.
Il documentario di Abel Ferrara non è un omaggio alla città partenopea, ma piuttosto una mappa dei suoi problemi.
Incontro con l'autrice del libro, Valeria Parrella, e con Margherita Buy e Francesca Comencini, rispettivamente interprete e regista del dramma che ha suscitato notevoli consensi alla Mostra del Cinema.
Caos al Lido per l'arrivo di George Clooney che, come sempre, anima una conferenza turbolenta contrassegnata da dichiarazioni d'amore e domande di puro gossip per presentare il bellissimo The Men Who Stare at Goats. Con lui Ewan McGregor e il regista Grant Heslov.
Filiberti confeziona un'opera pervasa da una costante tensione omoerotica e da un gusto snobisticamente kitsch che fanno perdere di vista la complessità di una storia in cui le numerose forze centrifughe in ballo spingono verso direzioni così diverse che è difficile non rimanerne disorientati.
La grandiosità di Lebanon sta nel riuscire a riprodurre alla perfezione le sensazioni dei quattro protagonisti all'interno del carroarmato; la stessa sensazione di pericolo e di claustrofobia, l'impossibilità di sapere cosa realmente succede al di fuori di quella mortale trappola di ferro se non attraverso il telescopio del cannone.
Nonostante alcuni momenti in cui il film funziona davvero, sono molti quelli in cui il meccanismo si inceppa perdendo di ritmo. Violento, torbido e incentrato unicamente sul cast, Brooklyn's Finest verrà sicuramente apprezzato dai fan di Fuqua, che resteranno soddisfatti da questo film che pur rimanendo un surrogato di 'Training Day', si candida ugualmente ad essere uno dei migliori cop-movie degli ultimi anni.
"G.I. Joe - La nascita dei Cobra" è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare da un film che ha per protagonista la famosa serie di action figures: muscolare, fracassone, grondante di effetti speciali, ma anche privo di un vero e proprio sviluppo narrativo e ricolmo di stereotipi patriottici.
L'enigmatico film del cingalese Jayasundara risulta certamente ostico nella sua lettura, ma il lirismo delle immagini e la loro produzione di senso hanno una potenza tale da superare comprensibili difficoltà di interpretazione.
Soderbergh è bravissimo a donare al film un ritmo serrato, trasformando una storia fondamentalmente drammatica in una commedia divertente e al limite del surreale quasi fosse un film dei fratelli Coen.
The Horde fagocita gli stereotipi del genere riproponendoli in una forma nuova e diversa che mai, neppure per un istante, ci fa provare la sensazione del già visto.
Steven Soderbergh e Matt Damon presentano fuori concorso a Venezia The Informant!, satirica ricostruzione di un'incredibile tentata truffa ai danni di una corporation e della stessa FBI.
Doc West è una fiction divertente e per tutta la famiglia che alterna momenti drammatici con spassosi siparietti comici e scazzottate tipiche del cinema che Hill faceva in coppia con il suo amico Bud Spencer.
La fiaba gentile di Rivette si caratterizza per una struttura narrativa minimale, arricchita qua e là da sporadici tocchi registici che servono a ricordarci chi è dietro la macchina da presa e incentrata sul duetto tra le sue due star, l'algida Jane Birkin e il nostro miglior Castellitto da esportazione.
'Dieci inverni' è una commedia romantica atipica, che si limita a inquadrare dieci momenti diversi della fase d'innamoramento e corteggiamento di due persone, pochi flash distanti nel tempo e a volte anche nello spazio.
Ci sono piccole ingenuità e difetti macroscopici in quest'opera che ci negano il gusto di gridare alla nascita di un grande autore, ma la sua freschezza e la frequenza con cui riesce a fare delle immagini una violenta poesia metropolitana lascia ben sperare per il futuro.
White Material è un film duro e asciutto capace di raccontare con vigore e senza un briciolo di retorica quella che è, per molto paesi del continente aficano, un'atroce quotidianità.
Presentata al Lido di Venezia Doc West, la fiction western targata Mediaset in due puntate diretta da Giulio Base in coppia con Terence Hill che andrà in onda il 7 e il 14 settembre in prima serata su Canale 5. Protagonista lo stesso Terence Hill nei panni di un dottore che oltre ad essere un abile pistolero ha anche il vizietto del poker.
Un Moore esplosivo che come sempre sa alternare bene le scene drammatiche a quelle che sono autentiche perle di comicità; sa riportare in auge situazioni paradossali ma spesso ignote ai più e soprattutto sa realizzare una pellicola che è un perfetto prodotto cinematografico a tutto tondo.
Da John Lasseter a Michael Moore, dal volto fantastico e tecnologico a quello politico e satirico del cinema americano contemporaneo, la giornata di oggi riserva inoltre la visione del bel White Material di Claire Denis e la sorpresa horror La Horde.
Michael Moore presenta a Venezia il suo ultimo documentario, Capitalism: A Love Story, un lavoro come sempre necessario ad aprire (per chi ancora non lo avesse fatto) sui danni dell'economia capitalistica.
I primissimi piani grattano il malessere dagli occhi di Daniel, di Sonia si cerca un volto sempre sfuggente, mentre il lunatico sconosciuto è soprattutto corpo che vuole darsi all'amato e per questo accetta di subirne la violenza. La regia li avvolge, per comprenderli si fa struggenti piani sequenza fino ad avvolgersi come edera sulle loro imperfette emozioni.
Vapore, pallottole, pistoni, elettricità ed energia nucleare imbrigliate in un involucro di carne e ferro e guidate da un cervello umano, questa è l'arma segreta e il fascino innato della saga di Tetsuo.
Quante delle morti che vediamo nei tg e leggiamo sui giornali sono veramente causate da disastri naturali e incidenti? Da questa idea Pou-soi Cheang ha tratto lo spunto per realizzare questo interessante Accident, presentato in concorso a Venezia 66.
Tra tanto cinema italiano bistrattato dalla stampa, Susanna Nicchiarelli si fa largo in un punta di piedi con un esordio che scalda il cuore e dimostra che i nostri autori sono ancora capaci di raccontare storie che parlino di noi.
Analisti ed esperti continuano a concentrarsi sulla clamorosa acquisizione della Marvel da parte della Disney che sicuramente potrebbe cambiare molte cose. Ma il punto è proprio questo, cosa cambierà?
Si aggiunge un nuovo film in concorso dopo l'annuncio a sorpresa di un secondo film del maestro Werner Herzog. Ma la giornata è densa di avvenimenti con altri tre film in concorso e due pellicole italiane nelle sezioni parallele.
Tilda Swinton, interprete e produttrice di 'Io sono l'amore', è il corpo e l'anima di un progetto concepito da Luca Guadagnino espressamente per lei.
Melodramma rarefatto e sospiroso, Prince of Tears è sostenuto da una narrazione in terza persona che raccorda sequenze dall'atmosfera fiabesca. Il che crea una bizzarra, ma non spiacevole, dissonanza con la materia narrata, che richiama una pagina oscura della storia di Taiwan
Un remake atipico, quello diretto da Herzog, in cui il film originale di Abel Ferrara non è che una mera traccia e in cui il regista tedesco inserisce molto delle sue ossessioni e del suo universo autoriale.
Intuizione stupefacente quella di Herzog: raccontare una banale storia, senza avvitarsi in vertiginosi colpi di scena o rimanere vittima della fascinazione dell'orrore esibito, riuscendo comunque a modellare un senso di profonda inquietudine che va a screziare questa intensa ed ipnotica meditazione sull'uomo e le sue pieghe.
Non siamo ai livelli di eccellenza raggiunti da '4 mesi, 3 settimane, 2 giorni', ma non c'è dubbio che da questo tipo di cinema molti registi presenti qui in laguna potrebbero imparare e molto per quanto riguarda la gestione degli attori e soprattutto delle inquadrature.
Incurante delle polemiche e deciso a tracciare l'origine del malcostume nazionale, Erik Gandini si proietta col suo documentario nell'Italia di oggi, un incubo creato su misura per aspiranti veline, tronisti dalla muscolatura gonfia e lampadata, scalcinati reduci del Grande Fratello. Col sorriso plastificato di Silvio Berlusconi a benedire la platea, non ancora sazia di tale scempio.