Star Wars: Gli ultimi Jedi

2017, Azione

Star Wars: Gli ultimi Jedi, intervista a Neal Scanlan: “Per me Yoda è il pupazzo più iconico del cinema"

In occasione dell'uscita home video del film di Rian Johnson, abbiamo fatto una chiacchierata con un membro importante della troupe.

Due anni fa, quando uscì in DVD e Blu-ray Star Wars: Il risveglio della forza, avemmo modo di parlare con una persona che lavora dietro le quinte e contribuisce in modo fondamentale all'esito tecnico dei vari film: Matthew Wood, responsabile degli effetti sonori della saga dai tempi della seconda trilogia (e, in Star Wars ep. III - La vendetta dei Sith, voce inglese del Generale Grievous). Ora tocca a Star Wars: Gli ultimi Jedi, e anche in questa occasione ci è stata data l'opportunità di chiacchierare brevemente con un nome non per forza noto ma fondamentale all'interno della troupe: Neal Scanlan. Inglese, classe 1961, è una delle reclute più recenti del franchise, avendo cominciato a lavorare alla saga proprio a partire da Il risveglio della forza. Ha anche lavorato a film come Prometheus e Jurassic World, e nel 1996 ha vinto un Oscar per gli effetti speciali di Babe, maialino coraggioso.

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Il ritorno di un'icona

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Buongiorno, Neal. Per cominciare, potresti presentarti ai nostri lettori?

Certo. Mi chiamo Neal Scanlan, e sono il supervisore delle creature, degli effetti speciali per il trucco e dei droidi per Star Wars.

Questo è un ruolo che ricopri per tutti i film recenti della saga, giusto?

Esatto. Ho cominciato con Il risveglio della forza, nel 2013.

Dato che ti occupi di creature, devo chiedertelo: hai lavorato alla scena in cui appare Yoda?

Assolutamente sì, il mio reparto ha creato il pupazzo usato nel film.

Mark Hamill in una scena de L'impero colpisce ancora

Hai iniziato lavorando per il Jim Henson Workshop. Com'è stato per te lavorare a quella scena, data la partecipazione di Frank Oz (voce e marionettista di Yoda in inglese e veterano dei Muppets, n.d.r.)?

Per me Yoda è il pupazzo più iconico della storia del cinema. Una combinazione di grande arte e di un maestro delle marionette come Frank Oz. Avevo già lavorato con lui per La piccola bottega degli orrori, prima dell'esperienza a tempo pieno con Jim. Per me è stato un sogno che si avverava, ricreare quel personaggio insieme alla persona che gli aveva dato vita la prima volta che l'abbiamo visto sullo schermo. È come se avessi vinto alla lotteria.

Si può dire che è la tua scena preferita del film?

Sì, indubbiamente.

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Questioni di tecnica

Star Wars: Gli ultimi Jedi - Il regista Rian Johnson sul set

Qual è stata invece la sfida maggiore nel lavorare a Gli ultimi Jedi?

Tutte le scene girate in esterni. Rian Johnson ci teneva particolarmente, voleva uscire il più possibile dai teatri di posa e girare nei luoghi che aveva immaginato. Per farti un esempio, le sequenze con i Porg e tutte le altre creature dell'isola le abbiamo girate a Skellig Michael, con la pioggia, il vento, il sale. Bisogna lavorare contro gli elementi, e al contempo collaborare con essi. La maggior parte del materiale ambientato a Canto Bight è stata girata a Dubrovnik, in Croazia, e anche la scena con Yoda è stata realizzata in esterni. Quasi tutto quello che si vede nel film, in termini di effetti speciali, è stato girato per davvero, usando tecniche artigianali.

Star Wars: Gli ultimi Jedi, Gwendoline Christie interpreta Captain Phasma

Volevo appunto chiederti di questo, perché i fan apprezzano molto il ritorno degli effetti speciali artigianali nei nuovi film. Immagino che sia molto soddisfacente anche per te, dato che sei il supervisore delle creature.

Sì, devo dire che c'è stata una rinascita di queste tecniche in generale, e penso che Star Wars sia uno dei motivi principali. Questo è un franchise che sostanzialmente esige che il mondo sia creato senza ricorrere al digitale, quando è possibile, e questo vale non solo per le creature, ma anche per le scene di lotta, le esplosioni, eccetera. Quando non ci riusciamo c'è un lavoro complementare con la CGI nella sua forma più evoluta, e il risultato è ciò che un film di Star Wars dovrebbe essere.

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Tanto tempo fa, in un cinema lontano lontano...

Peter Mayhew, Alec Guinness, Mark Hamill e Harrison Ford in Guerre Stellari

Quando è iniziata la tua relazione con Star Wars in quanto fan?

Circa due giorni dopo l'uscita di Guerre stellari, avrò avuto 16 anni. Sapevamo che sarebbe uscito, i giornali parlavano ripetutamente dell'arrivo del film in Inghilterra, e non so quante volte l'ho visto in sala, ho perso il conto. Ero affascinato dal lavoro di Ray Harryhausen all'epoca, gli effetti in stop-motion in film come Gli Argonauti, e la visione di Guerre stellari ha cambiato la mia vita.

Posso solo immaginare come fosse quell'esperienza all'epoca, io sono nato nel 1989.

Ti invidio! (ride, n.d.r.) Cosa non darei per essere nuovamente così giovane...

George Lucas e gli Stormtrooper

Passiamo al 2012, quando fu annunciato che George Lucas aveva venduto la Lucasfilm alla Disney e che era in lavorazione una nuova trilogia. Come reagisti?

Non sapevo cosa pensarne, ad essere sincero. All'epoca il mio rapporto con l'industria cinematografica non era così stretto, quindi non sapevo come reagire alla notizia. Ero sorpreso, faticavo a capire l'idea di Star Wars senza George, per molti i due concetti sono inscindibili. Mi chiesi cosa sarebbe successo in seguito, ma di sicuro non me l'aspettavo, questo è sicuro.

Passato, presente e futuro

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Adesso che lavori al franchise, come definiresti il tuo approccio al design delle creature? C'è un equilibrio tra quello che è venuto prima, quello che hai in mente tu e quello che vuole il regista?

La cosa fondamentale è lasciare il proprio ego a casa, perché bisogna rispettare ciò che è venuto prima, il lavoro imprescindibile fatto da Ralph McQuarrie, Joe Johnston, Phil Tippett, Dennis Muren e altri. Allo stesso tempo occorre pensare al presente, a come far evolvere questo mondo in collaborazione con un nuovo regista. Ci sono delle regole da seguire, in particolare il fatto che Star Wars, a mio avviso, esiste in un mondo fantascientifico più "reale" rispetto a un oggetto di science fiction pura come 2001: Odissea nello spazio, per esempio. Riconoscendo il passato si guarda al presente, e si comincia anche a pensare al futuro, perché a un certo punto bisogna distaccarsi dal passato, come dice anche il film, e andare in posti nuovi. È una grande responsabilità, secondo me, combinare quei tre fattori senza che i fan si sentano esclusi.

Star Wars: Episode VII - La prima immagine di J.J. Abrams sul set di Abu Dhabi

Per chiudere, ogni film della saga dal 2015 a oggi è stato girato, per ora, da registi diversi. Cosa puoi dirci di quell'esperienza?

Lo trovo grandioso, perché ogni regista ha il proprio punto di vista su questo mondo. Lavorare con J.J. Abrams è stato incredibile in tutti i sensi, perché stavamo girando il primo Star Wars dopo che George aveva ufficialmente concluso la saga. Gareth Edwards aveva uno stile molto diverso, voleva un look più reale, quasi documentaristico, e Rian a sua volta aveva in mente qualcos'altro. Penso che sia interessante non solo per il pubblico ma anche per noi, perché ogni regista ci propone delle sfide diverse sul piano creativo, e trovo questo molto appassionante.

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