Una delle uscite più attese di questa stagione. Il trailer ha totalizzato più di 116 milioni di visualizzazioni in sole ventiquattro ore dal rilascio; stiamo parlando di Michael, il tanto discusso biopic sul Re del pop che promette di indagare la vita della leggenda della musica da un punto di vista umano e artistico.
Il cast tecnico è di tutto rispetto: diretto da Antoine Fuqua (Training Day, The Equalizer, I magnifici 7), scritto da John Logan (già autore di script come Il Gladiatore, The Aviator e Skyfall) e prodotto da Graham King (mente dietro il successo Bohemian Rhapsody), questo film parte dalle origini per poi disvelare i vari aspetti di una figura complessa come quella di Michael Jackson.
Un compito non da poco e che si presta a numerosi scivoloni, sia per la vita fatta di luci e ombre del protagonista che per l'incredibile hype che si è creato tra i tantissimi fan del cantante e performer che ha rivoluzionato la storia dell'industria musicale mondiale. Ad interpretare Michael è suo nipote, Jaafar Jackson, al suo primo ruolo per uno degli esordi cinematografici probabilmente più complicati e rischiosi. Analizzare questo film, infatti, non si è rivelato per nulla semplice poiché non tutto purtroppo è riuscito, anche se la musica del mito rimane assolutamente un valore aggiunto ed un punto di forza importante della pellicola.
Le origini del mito e l'ascesa di Michael Jackson
Il lungometraggio parte dall'infanzia di Jackson, quando sotto l'ala di un padre severo e violento muoveva i primi passi nel mondo dello spettacolo nel gruppo composto dai suoi fratelli: i Jackson 5. Fin da piccolo, infatti, ogni aspetto della sua vita ha iniziato a ruotare intorno alla musica e alle performance su palchi via via sempre più grandi finché, dopo aver attirato l'attenzione di una dirigente della Motown Records, il gruppo arriva alle vette della musica americana e internazionale. Da qui in poi il film mostra gli eventi chiave di una buona fetta della carriera dell'artista: l'incontro con Quincy Jones, i video iconici, i tour, mettendo in grande risalto l'aspetto più umano di una figura tanto fragile quanto problematica, puntando i riflettori sul rapporto disfunzionale tra Michael e suo padre Joe.
Un'occasione sprecata
Ed è proprio questo rapporto a costituire il filo conduttore che porta avanti la narrazione. La figura paterna è descritta come opprimente, autoritaria, come l'ostacolo che non permette a Michael e ai suoi fratelli di vivere vite libere e soddisfacenti. È un padre-padrone che decide tutto e che antepone troppo spesso il profitto al benessere della famiglia, fungendo da antagonista per eccellenza, ma senza che la sceneggiatura riesca davvero a scavare a fondo nelle dinamiche e nella psiche dei personaggi coinvolti. Questo è purtroppo un problema che l'intero film si porta avanti per tutti i 127 minuti: conosciamo il Michael fragile, l'icona, l'artista talentuoso e creativo, ma mai ci si addentra veramente nell'anima di colui che è il personaggio principale.
Una sorte che tocca purtroppo anche ai comprimari, lasciando aleggiare sulla pellicola un alone di superficialità. Michael è un film che non osa: va sul sicuro, punta al mito e ai facili sentimentalismi, rinunciando a restituire al pubblico la figura tridimensionale di un uomo complesso e problematico, per quanto indubbiamente geniale, capace di riscrivere la storia dell'intrattenimento come nessuno prima di lui. E tra pezzi mancanti della famiglia e situazioni raccontate in modo frammentario, quello che otteniamo è un biopic "santino", un'occasione sprecata per raccontare un musicista che avrebbe avuto ben altro da dare al pubblico.
La sorpresa Jaafar Jackson e una regia misurata
Una nota invece estremamente positiva è l'interpretazione di Jaafar Jackson. L'attore si guadagna infatti un esordio più che convincente portando su schermo un Michael Jackson che non sembra mai un'imitazione, ma piuttosto un sentito omaggio. Il neo-attore ha evidentemente avvertito il peso della responsabilità, offrendo una performance autentica, efficace e mai ridotta a macchietta, forte di una recitazione sempre molto misurata.
Anche la regia segue la via della prudenza senza proporre guizzi particolari; Fuqua punta tutto sulla rappresentazione delle coreografie e delle esibizioni, osando un po' troppo su alcune scene in cui c'è un evidente uso incauto della CGI. Nel complesso Michael è quindi un film pensato per tutti quei fan che vogliono rivivere il mito del Re del pop attraverso i suoi pezzi più iconici, ma che non si aspettano un biopic che racconti realmente le abbaglianti luci e le scure ombre di una figura così incredibilmente complessa e discussa.
Conclusioni
Michael è un biopic che non osa: i suoi punti di forza sono l'intramontabile comparto musicale e la sorprendente interpretazione di Jaafar Jackson, che regala una performance autentica e misurata, senza mai scadere nella macchietta o nell'imitazione. Tuttavia, il film delude dal punto di vista della sceneggiatura: si rivela una pellicola “santino" superficiale che va sul sicuro e non scava mai davvero nella complessa psicologia dell'artista.
Perché ci piace
- L'interpretazione di Jaafar Jackson.
- Le musiche sempre incredibili del Re del pop.
Cosa non va
- Una scrittura prudente e poco incisiva.
- L'uso incauto della CGI in diverse scene.