Saint Clare, la recensione: un horror thriller pretenzioso

Bella Thorne veste i panni di Saint Clare, una ragazza che, ritenendosi prescelta da Dio, punisce uomini violenti. Adattamento di un romanzo.

Un'immagine di Saint Clare

Clare Bleecker è una studentessa universitaria di una piccola città americana del Sud, che sente - o almeno crede - una voce che la spinge a sospettare di uomini dalle intenzioni criminali o predatorie, i quali finiscono poi vittime della sua giustizia sommaria, privata e silenziosa. È un'orfana, cresciuta spostandosi di continuo, incapace di costruire legami duraturi, vissuta in compagnia dell'unica presenza stabile della sua vita, ovvero la nonna Gigi.

Un Immagine Di Saint Clare
Bella Thorne è Saint Clare

La protagonista di Saint Clare cita ripetutamente Giovanna d'Arco come modello da prendere a esempio e, quando riceve un passaggio in macchina da un individuo dalle intenzioni malevole, non esita a trasformarsi ancora una volta in un implacabile angelo della vendetta. Un delitto che le attira però attenzioni indesiderate, mentre si trova al contempo a indagare su un caso che coinvolge diverse ragazze della zona, oggetto di foto compromettenti.

Saint Clare, la trama: le vie dell'adattamento

Alla base vi è il romanzo Clare at 16 di Don Roff, adattato qui con una protagonista "invecchiata" a un'età da college per adeguarsi all'anagrafe di Bella Thorne, non nuova a ruoli controversi e legati all'empowerment femminile. Ma se il libro viene descritto da chi lo ha letto come una oscura e deliziosa teen-comedy dagli echi horror, nella trasposizione qualcosa sembra essersi inevitabilmente perso.

Ryan Phillippe In Una Scena Di Saint Clare
Saint Clare: Ryan Philippe in una foto

Il film non centra mai davvero quel registro e finisce per non sfiorarlo neppure. Saint Clare, nei suoi novanta scarni minuti di visione, diventa l'emblema di una pretenziosità fine a se stessa: oscilla tra atmosfere alla Dexter e un accenno di soprannaturale, tra thriller investigativo e delirio febbricitante, tra gore controllato ed estemporanee derive action. La sceneggiatura non riesce mai a decidere come e dove sbilanciarsi, facendo coesistere queste molteplici anime in un insieme confuso che non va mai davvero da nessuna parte.

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Regia e scrittura vacillano

Braid (2018), il film d'esordio della regista torinese Mitzi Peirone, mostrava una certa personalità visiva, con una storia capace di esplorare i lati oscuri delle amicizie tra donne: un'opera che, pur divisiva, possedeva punti di forza evidenti. In Saint Clare quella personalità sembra invece smarrita, con il racconto che si muove in maniera convulsa attorno a una protagonista difficile da decifrare, e una presunta "missione divina" che non basta a sostenere personaggi e situazioni fino al pur prevedibile epilogo.

Una Scena Di Saint Clare
Reale e sovrannaturale in Saint Clare

E pensare che Guinevere Turner, co-autrice dello script, vanta in carriera il lavoro sull'adattamento di un cult come American Psycho (2000), che, pur con tutte le sue imperfezioni che fecero storcere il naso ai fan del libro, aveva lasciato un segno nell'immaginario collettivo. Cosa che non si può dire di Saint Clare, che si guarda e si dimentica con la stessa rapidità.

Un cast indeciso

Alla fine dei conti non è chiaro se Clare sia mentalmente instabile, scelta dal Supremo in persona per punire i malvagi o semplicemente una sopravvissuta a un trauma che si è costruita un'armatura vendicativa. Quella ambiguità che sulla carta avrebbe potuto generare materiale narrativo inquietante e perturbante diventa invece uno spazio vuoto, difficile da riempire, a partire dalla figura secondaria del fantasma che la accompagna nella sua missione.

Bella Thorne In Saint Clare
Saint Clare: Bella Thorne in una scena

Bella Thorne ci prova, ma rischia spesso l'overacting, e le viene rubata spesso la scena da una Rebecca De Mornay che, nei panni della nonna, porta con sé una malinconia autentica legata al tempo che passa e al ruolo da sex symbol che fu. Anche qui, però, la storia familiare, ricca di non detti, resta solo accennata, lasciando un senso di incompiutezza che si riflette anche nella caratterizzazione degli antagonisti, con Ryan Phillippe che sembra "passeggiare" sul set senza particolare convinzione nei panni del detective con qualcosa da nascondere.

E i continui richiami all'iconografia di Giovanna d'Arco finiscono per scivolare nell'ostentazione gratuita e nel trash involontario, tanto che, più che lasciare il tutto "nelle mani di Dio", come più volte suggerito dalla protagonista, sarebbe forse stato meglio non metterci mano affatto.

Conclusioni

Saint Clare segna un'involuzione per la regista Mitzi Peirone, che invece di consolidare le risposte già collaudate preferisce farsi nuove domande, smarrendo il bersaglio e il senso stesso del film. Adattamento sbilenco di un romanzo dalle atmosfere dark comedy, il film pende quasi unicamente verso l'anima oscura, cadendo in soluzioni gratuite e restando vittima delle proprie ambizioni, soggiogato dall'interpretazione volenterosa ma estremamente ossessiva di una Bella Thorne che si carica di sfumature inutilmente pesanti.

Movieplayer.it
1.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Rebecca de Mornay nel ruolo della nonna.

Cosa non va

  • Un cast poco in parte, a cominciare dalla protagonista Bella Thorne.
  • La sceneggiatura incupisce inutilmente i toni più leggeri del romanzo alla base.
  • Un mix di toni e atmosfere mai ambiguo a dovere.