Smetto quando voglio - Masterclass

2016, Commedia

Smetto quando voglio 2, una "masterclass" di action e risate con il cast

Il regista e tutto il cast raccontano, alla conferenza di "Smetto quando voglio - Masterclass", cosa voglia dire girare una saga e una action comedy in Italia.

Risate convinte in sala per il secondo capitolo sulla banda di narcotrafficanti più scalcinata della storia. Questa volta sarà la legge ad aver bisogno di loro: il neurobiologo, il chimico, l'archeologo, l'antropologo e i latinisti si uniranno ad altri "cervelli" fuggiti dall'Italia, e dovranno fermare il dilagare delle smart drugs. In cambio la fedina penale tornerà pulita.

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Smetto quando voglio - Masterclass: Edoardo Leo, Stefano Fresi, Pietro Sermonti, Libero De Rienzo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Lorenzo Lavia, Greta Scarano, Marco Bonini, Rosario Lisma e Giampaolo

Alla conferenza della esilarante action comedy nostrana sono presenti proprio tutti: il regista Sydney Sibilia, Paolo Del Brocco di Rai Cinema, gli attori Edoardo Leo, Stefano Fresi, Luigi Lo Cascio, Valerio Aprea, Lorenzo Lavia, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Greta Scarano, Valeria Solarino, Pietro Sermonti, Libero De Rienzo, Paolo Calabresi, e i produttori Matteo Rovere e Domenico Procacci.

Action comedy e aneddoti buffi

Smetto quando voglio - Masterclass: Luigi Lo Cascio in un momento del film

Questa può essere definita una action comedy: commedia e film d'azione insieme. Come va distribuito: come una commedia, come un film d'azione o come entrambe le cose?

Paolo Del Brocco: Questo film racchiude tanti generi e va distribuito rimarcando la sua natura sfaccettata. La cosa importante è che esce in 500 copie, e ne siamo molto felici.

Ci sono stati episodi avventurosi durante le riprese?

Marco Bonini: Io ho fatto allenamenti e una dieta durissimi per interpretare il mio personaggio; ma soprattutto volevo ringraziare Sydney perché adesso, quando dimentico le chiavi di casa, so come scavalcare il cancello.

Luigi Lo Cascio: Io ero entrato in un vortice di entusiasmo e per la scena del treno ho preteso di non avere lo stuntman... ma loro me l'hanno assegnato ugualmente. Con lo stuntman però mi sono messo d'accordo, e così ho fatto lo stuntman dello stuntman (ride).

Edoardo Leo: Io immagino sempre gli attori americani quando leggono una sceneggiatura e si chiedono se accettare il film in cui devono volare sopra la Statua della Libertà o quello in cui scoprono una nuova galassia. In genere da noi le trame sono più tranquille, e quindi se leggi un copione dove bisogna fare a cazzotti sul treno in movimento con Luigi Lo Cascio, o guidare un sidecar nazista sulla Cristoforo Colombo, come puoi dire di no? Poi, durante le riprese, gli automobilisti veri che guidavano accanto a un lato del treno non si accorgevano che quello era un set cinematografico, e quindi vedevano me e Lo Cascio l'8 agosto in piedi sul treno, e ci lanciavano espressioni di stupore buffissime.

Smetto quando voglio - Masterclass: Paolo Calabresi in un momento del film

Paolo Calabresi: Mi preme dire una cosa seria, però. In questo film non si scivola voi mai nel grottesco o nel surreale, dove spesso si rifugiano i cinematografari quando non sanno più come far ridere. Qui invece si rimane comunque sempre nell'ambito della veridicità, per quanto questa possa sembrare paradossale.

Libero De Rienzo: Per quanto mi riguarda, invece, io mi sono preso la soddisfazione di urlare a una signorina del servizio clienti di Sky di non rompermi i coglioni perché in quel momento ero attaccato a un treno; ma lei non sembrava crederci.

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La produzione e i due sequel

Un'immagine di Domenico Procacci

Cosa ha comportato girare i due sequel contemporaneamente?

Matteo Rovere: Ha permesso di ottimizzare alcune risorse a livello produttivo, e di mettere in scena qualcosa che lo spettatore italiano non è abituato a vedere.

Domenico Procacci: Il mio primo pensiero è stato che Rai Cinema mai ci avrebbe concesso l'opportunità di realizzare una saga, e che intanto avrebbe tutt'al più approvato un sequel. Invece Rai Cinema ha accettato questo rischio, e ne sono felice.

Visto il grande successo del primo film, i mezzi produttivi di questo secondo erano decisamente maggiori. Sydney Sibilia, hai avuto difficoltà a gestire una macchina più imponente?

Sydney Sibilia: La macchina produttiva più imponente, anzi, ha facilitato le riprese. La vera complessità è che tutte le sequenze fossero da inventare, ma era anche l'aspetto più entusiasmante.

Edoardo Leo, i giovani ricercatori secondo te hanno altre opportunità rispetto alla scelta che proponi tu?

Edoardo Leo: Me lo auguro (ride): se i ricercatori non hanno altre opportunità rispetto al creare una banda che scovi sostanze stupefacenti e fare a cazzotti sul tetto di un treno, stiamo messi malissimo. Non c'è nessun suggerimento, comunque: è un racconto.

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Azione e fumetto

Smetto quando voglio - Masterclass: Sydney Sibilia al lavoro sul set

L'azione coinvolge anche molti mezzi di locomozione (macchine, motociclette), che richiama la cinematografia americana. Sydney Sibilia, a che film ti sei ispirato?

Sydney Sibilia: I sidecar nazisti richiamano chiaramente quelli di Indiana Jones e l'ultima crociata, di cui ero un grandissimo fan.

Edoardo Leo: Ed è capitato di dover tornare a casa sulla Cristoforo Colombo guidando i sidecar nazisti, e vedere le facce preoccupate della gente che scrutavano me e Fresi con indosso il casco con la svastica.

Che effetto vi ha fatto diventare anche i personaggi di un fumetto, e chi ci si è rivisto?

Giampaolo Morelli: Tutti gli altri sono disegnati in maniera fedele, mentre io nel fumetto sono biondo, e non si capisce perché (scherza).

Come nasce l'idea del fumetto?

Sydney Sibilia: Questo fumetto racconta uno spin-off, e ovviamente è realizzato a fini promozionali. È la natura dell'universo espanso.

Smetto quando voglio - Masterclass: Edoardo Leo, Stefano Fresi, Pietro Sermonti, Libero De Rienzo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi e Lorenzo Lavia in un'immagine promozionale del film

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Il messaggio e i rimandi

Smetto quando voglio - Masterclass: Edoardo Leo, Greta Scarano e Marco Bonini in una scena del film

Il messaggio del film è che i giovani non devono fidarsi fino in fondo dello Stato se persino la polizia volta la faccia? E, Greta Scarano, il tuo personaggio dapprima è puro, ma poi cede al compromesso per la carriera: cosa ne pensi?

Sydney Sibilia: In realtà il messaggio del film è che c'è ancora speranza; il finale pessimista del primo film a me piaceva fino a un certo punto: io sono un ottimista.

Greta Scarano: Il mio personaggio è quello di una donna in carriera sola, in un mondo del lavoro schiacciante, e quello che fa alla fine le viene quasi imposto. Ma avrà modo di spiegarsi più avanti.

In questo film si riconoscono vari antenati: da Indiana Jones a Ritorno al futuro nel finale sospeso. In un periodo in cui si parla spesso di rinascita del cinema di genere italiano, qui c'è molto genere, ma anche molta commedia. Sydney Sibilia, come hai pensato la commistione dei due aspetti?

Sydney Sibilia: La commedia è il genere che mi è più congeniale in questo momento storico; in futuro, chissà...

Mentre si scriveva il primo film, si pensava già ai sequel?

Sydney Sibilia: Il primo era un film molto chiuso, e quando fai un'opera prima non pensi ai sequel. Poi sull'onda dei riconoscimenti del primo film si è pensato di girarne altri due, e di realizzarli insieme. I due lungometraggi però non dovevano essere come due episodi di una serie: dovevano avere ognuno una propria dignità cinematografica.

Matteo Rovere: Girare i film insieme ha permesso di creare diversi rimandi e di giocare col metatesto.

La musica e gli anni Settanta

Smetto quando voglio - Masterclass: Sydney Sibilia sul set del film

L'impianto musicale dà molto ritmo al film. Che tipo di scelte è stato fatto?

Sydney Sibilia: Questo film rispetto al primo ha un'epicità senz'altro maggiore, come il treno di Ritorno al futuro parte III. Con Michele Braga convenivo sul fatto che musicalmente non dovessimo marcare troppo sulla commedia, bensì prenderci più sul serio. La musica ha un potere fortissimo nel cinema, toccando corde che cambiano l'umore: per cui la stessa scena accompagnata da musiche diverse cambia completamente. La scena dell'inseguimento per esempio prevede un basso anni Settanta, mentre altre sono citazioniste di un tipo di cinema americano più epico, che sottolinea le vittorie. La stranezza è che la musica non parteggia necessariamente per la banda.

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Il film cita anche serie televisive e, Sydney, tu ne sei un grandissimo fan: hai in mente di fare una serie o uno spin-off sui personaggi?

Sydney Sibilia: La serie non ci sarà perché è già una saga. La serialità m'interessa molto, ma più che altro a livello di linguaggio. Noi cineasti ci differenziamo anche perché, in un mondo in cui si fruiscono moltissimi prodotti gratis, chiediamo il biglietto d'ingresso, e questo richiede ancora più impegno.

Qualcosa riguardo alle armi articolatissime che usano i personaggi? E ai vostri ricordi dell'università?

Sydney Sibilia: Le armi sono una citazione di James Bond, quando deve andare in missione e sceglie i vari gadget. Servivano armi utili alla trama, ma che fossero anche prototipi ingegneristici. Abbiamo dovuto rinunciare a tesi d'ingegneria incredibili, come quella su una bicicletta volante.

Pietro Sermonti: Io sono stato studente di Scienze Politiche, e poi per vanità ho abbandonato a tre esami dalla fine perché pensavo che la laurea non mi sarebbe servita.

Sydney Sibilia, quanto è importante per te la cinematografia anni Settanta, che hai citato più volte?

Sydney Sibilia: Quello era un cinema coraggioso, artigianale e allo stesso tempo industriale. E il mio film è un omaggio a tutto quel tipo di azione, in cui si può riconoscere anche un grande divertimento in fase realizzativa.

Edoardo Leo: Comunque, in un periodo in cui si rimarca sempre che c'è un cinema asfittico e ripetitivo, vorrei chiudere sottolineando il coraggio della produzione e della distribuzione nell'essersi assunte la responsabilità di aver creduto in questo progetto, e volevo ringraziare personalmente le persone che ci sono dietro.

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