C'è qualcosa di profondamente, irresistibilmente catartico nel vedere il collasso dell'alta borghesia sul grande schermo. Negli ultimi anni, il cinema contemporaneo ha intercettato lo clima culturale collettivo trovando la sua personalissima gallina dalle uova d'oro: un trend specifico, affettuosamente (e ferocemente) ribattezzato "Eat the Rich". Storie dove l'opulenza sfrenata si scontra con una violenza spietata o una satira grottesca, trasformando il privilegio economico nel peggiore dei peccati cinematografici e, di conseguenza, nella più soddisfacente delle punizioni.
L'ultimo tassello di questo affascinante mosaico sociale e di genere è Ricchi... da morire - Delitti in famiglia, ora al cinema grazie a Lucky Red. Una pellicola che promette di scarnificare i vizi e le ipocrisie dei super-ricchi, ma che ci spinge anche a interrogarci su una dinamica più profonda: da dove nasce questa nostra ossessione morbosa? Perché godiamo così tanto nel vedere l'aristocrazia moderna finire in disgrazia?
L'evoluzione del trend: da Parasite a The Menu
Il fenomeno non nasce oggi, ma ha radici profonde che affondano nella serialità (impossibile non pensare al successo clamoroso di Succession o The White Lotus, per esempio) e che sul grande schermo hanno trovato una definitiva consacrazione. Se nel 2019 il capolavoro Parasite di Bong Joon-ho ha sdoganato il tema a livello globale, conquistando l'Academy dopo il passaggio a Cannes, la vera svolta squisitamente pop è arrivata di recente.
Pensiamo a The Menu del 2022, in cui l'alta cucina di uno chef sociopatico diventa una trappola mortale per clienti disposti a pagare migliaia di dollari solo per "sentirsi superiori". In quel caso, la satira si mescolava al thriller psicologico: la sofferenza dei ricchi non era solo fisica, ma morale. Espiantati dal loro habitat naturale fatto di privilegi, i miliardari si rivelavano per quello che sono: gusci vuoti, incapaci di sopravvivere senza qualcuno a cui dare ordini.
Il survival horror della lotta di classe: Finché morte non ci separi
Prima che The Menu blindasse i ricchi in un ristorante, nel 2019 Finché morte non ci separi metteva in scena una spietata ed esilarante caccia all'uomo (o meglio, alla sposa) in una villa dinastica. Qui il privilegio non viene solo deriso, ma diventa una setta letterale disposta a tutto pur di mantenere lo status quo. È il film che ha sdoganato il lato più marcio e "pulp" del trend Eat the Rich, dimostrando che la sopravvivenza della classe operaia passa inevitabilmente per il massacro dei miliardari. E ha lasciato il segno, tanto da meritarsi un recente sequel uscito quest'anno.
L'invidia sociale e il desiderio tossico di Saltburn
Se The Menu usava la satira punitiva, il controverso film di Emerald Fennell, Saltburn dell'anno successivo, ha spostato l'asse sull'invidia sociale e sul desiderio tossico di infiltrazione. Attraverso gli occhi dell'ambiguo protagonista interpretato da Barry Keoghan, lo spettatore viene prima sedotto dallo sfarzo barocco della tenuta, per poi assistere al metodico, spietato smantellamento di quella stessa famiglia aristocratica. Ma perché ha funzionato così bene, diventando un fenomeno virale? Perché Saltburn ha capito che il pubblico moderno non vuole solo detestare i ricchi, vuole abitarli, capirli, desiderarli e, infine, vederli crollare sotto il peso della loro stessa raggelante superficialità.
Ricchi... da morire: la commedia nera si fa massacro
È in questo scenario perfettamente delineato che si inserisce Ricchi... da morire - Delitti in famiglia. Il film raccoglie l'eredità dei suoi illustri predecessori ma decide di pigiare con forza il piede sull'acceleratore della commedia nera e della tensione da camera interrogandosi su un punto: cosa saremmo disposti a fare per un'eredità miliardaria? Al centro della storia troviamo "sette eredi, una fortuna, nessun testimone" per un thriller nero che gioca con lo spettatore mettendo insieme vendetta, satira sociale e intrattenimento nel mettere in scena una serie di "incidenti" sempre più elaborati che mettono in discussione il confine tra giusto e sbagliato.
Se i film precedenti cercavano spesso una sponda filosofica o metaforica, qui la caduta dei privilegiati diventa un gioco al massacro (letterale e d'intrattenimento) che non fa sconti a nessuno. Una visione obbligatoria per chi ha amato la spietatezza di film come Triangle of Sadness, capace di unire il ritmo del thriller alla goduria della satira pura.
La psicologia dello spettatore: il potere della Schadenfreude
In sociologia e psicologia esiste un termine preciso per definire questo sentimento: Schadenfreude, ovvero il piacere provato per le sfortune altrui. In un'epoca storica segnata da una complessa crisi economica e da un divario sociale che sembra farsi ogni giorno più ampio e probabilmente incolmabile, vedere i miliardari piangere (o lottare disperatamente per la sopravvivenza) sullo schermo funge da gigantesca valvola di sfogo collettiva. Non si tratta di semplice cinismo da parte del pubblico, ma di un disperato bisogno di giustizia poetica: se il mondo reale sembra premiare costantemente i privilegiati, il cinema ristabilisce l'equilibrio. Sullo schermo, la ricchezza non è uno scudo, ma un bersaglio.
I 5 film "Eat the Rich" da non perdere
L'uscita di Ricchi... da morire - Delitti in famiglia, al cinema con Lucky Red, dimostra che il nostro appetito per la satira sociale non si è ancora esaurito, ma si è anzi affinato. Questa cinica "lotta di classe da poltrona" ha ridefinito i confini del thriller e della commedia nera contemporanea, trasformando il privilegio economico nel peggiore dei peccati cinematografici e, di conseguenza, nella più soddisfacente delle punizioni. Se amate questa irriverenza, ci sono cinque titoli imprescindibili che hanno tracciato la strada di questo genere e che dovete assolutamente recuperare e che preparano il campo all'ultimo arrivato nel filone.
- Parasite (2019): Il capostipite del genere moderno. Una commedia che si fa dramma claustrofobico, dove la verticalità delle classi sociali diventa pura architettura cinematografica.
- Finché morte non ci separi (2019): Trasforma la satira in un survival horror d'azione: la ricchezza come patto col diavolo.
- The Menu (2022): Quando la vendetta della classe operaia passa per la cucina stellata. Un horror satirico dal ritmo impeccabile e dalle performance straordinarie.
- Saltburn (2023): L'infiltrazione tossica, erotica e disturbante nell'aristocrazia britannica. Visivamente ipnotico, emotivamente spietato.
- Triangle of Sadness (2023): Palma d'Oro a Cannes per Ruben Östlund, che ribalta letteralmente le gerarchie sociali naufragando su un'isola deserta. Grottesco e indimenticabile.
- Ricchi... da morire (2026): L'ultima, irriverente e nerissima variazione sul tema. Il cinema pop che mette alla berlina l'1% con il sorriso sulle labbra.