Pinocchio al cinema, da Walt Disney a Matteo Garrone

In vista dell'uscita del Pinocchio di Matteo Garrone, passiamo in rassegna i film e le trasposizioni cinematografiche del libro di Collodi, da Walt Disney in poi.

APPROFONDIMENTO di 09/12/2019
Pinocchio
Pinocchio: una delle prime immagini del film

Dal 19 dicembre sarà possibile vedere nelle sale italiane Pinocchio, il nuovo film di Matteo Garrone che riporta sullo schermo, con fare epico e a tratti piuttosto dark, l'immortale classico della letteratura ideato da Carlo Collodi, pronto a conquistare le famiglie in occasione del periodo festivo. Un classico che ha generato diverse trasposizioni, sul grande e piccolo schermo, dalla fantascienza all'horror, e continua a generarne: nel 2021, su Netflix, arriverà una versione animata in stop-motion a cura di Guillermo del Toro, ambientata in Italia durante il ventennio fascista, e la Disney sta lavorando a un rifacimento in live-action del proprio classico d'animazione. Alla luce di tutto ciò, abbiamo voluto ripercorrere la storia degli adattamenti cinematografici del testo di Collodi, tramite dieci titoli particolarmente significativi e/o curiosi, dal 1940 a oggi, soffermandoci su ciò che li differenzia tra di loro.

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Pinocchio (1940)

Di sicuro la trasposizione più nota, e ancora oggi uno dei più amati dei classici Disney, anche se all'epoca dell'uscita originale fu un flop a causa della Seconda Guerra Mondiale. Il suo impatto su come immaginiamo Pinocchio è stato di non poco conto, e la sua influenza si è fatta sentire nei luoghi più improbabili, come quando l'antagonista titolare di Avengers: Age of Ultron cita una delle canzoni per ribadire la propria indipendenza. Notevole anche il suo statuto all'interno dell'impero Disney: il grillo parlante è tuttora una delle mascotte ufficiali dello studio, in particolare nei paesi nordici dove è lui a presentare il tradizionale programma natalizio in televisione, e la canzone d'apertura, Una stella cade (When You Wish Upon a Star in originale), è la sigla ufficiale della major. È in lavorazione un remake con attori in carne e ossa, per la regia di Robert Zemeckis.

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Un burattino di nome Pinocchio (1971)

Ancora animazione, ma questa volta in salsa italiana. Un burattino di nome Pinocchio, film del 1971 è infatti frutto del lavoro di Giuliano Cenci, che si pose l'obiettivo di realizzare un lungometraggio il più fedele possibile al testo originale, con tanto di approvazione e consulenza degli eredi di Collodi. Difatti l'adattamento di Cenci si avvicina molto al libro, e si serve proprio dell'escamotage di una copia cartacea, letta dal narratore, per alludere alle poche omissioni (come in quasi tutti i film manca all'appello Mastro Ciliegia, per esempio). Un autentico gioiello di produzione italica, purtroppo oggi praticamente invisibile: a causa di una disputa legata ai diritti d'autore, il DVD è fuori catalogo dal 2015.

Le avventure di Pinocchio (1972)

Le avventure di Pinocchio: Manfredi nei panni di Geppetto
Le avventure di Pinocchio: Manfredi nei panni di Geppetto

Non è propriamente un film (anche se è uscito in sala in versione accorciata), ma è impossibile non tenere conto di Le avventure di Pinocchio, trasposizione televisiva diretta da Luigi Comencini, ancora oggi ritenuto l'adattamento definitivo per quanto riguarda il mercato italiano. Con cinque ore a disposizione (la versione estesa uscita in home video dura 320 minuti), il regista si cimenta con i diversi episodi del romanzo con fare rispettoso ma sempre attento alle logiche drammaturgiche del medium catodico (la licenza poetica maggiore riguarda gli animali parlanti, quasi tutti sostituiti da personaggi umani). Notevole il cast, tra cui Nino Manfredi nel ruolo di Geppetto e Franco e Ciccio nei panni del Gatto e della Volpe.

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Bad Pinocchio (1996)

La locandina di Bad Pinocchio
La locandina di Bad Pinocchio

Pinocchio in chiave horror? Ebbene sì, anche se a dire il vero Bad Pinocchio, questo film (intitolato Pinocchio's Revenge in inglese) non c'entra nulla con la creatura di Collodi, ed è più una (brutta) copia del franchise della bambola assassina, con tanto di soggettive degli omicidi ad altezza pupazzo: il Pinocchio in questa versione, diretta dallo specialista del genere Kevin Tenney, apparteneva a un defunto serial killer, e viene regalato a una bambina i cui comportamenti diventano sempre più strani. Da vedere se si è appassionati di brividi dal sapore trash.

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Le straordinarie avventure di Pinocchio (1996)

La locandina di Le straordinarie avventure di Pinocchio
La locandina di Le straordinarie avventure di Pinocchio

Nello stesso anno della versione horror è arrivata nelle sale Le straordinarie avventure di Pinocchio, un'altra trasposizione americana, degna di nota soprattutto a livello di sceneggiatura perché cerca di avvicinarsi maggiormente alla struttura del romanzo e sul piano tecnico per l'ottimo lavoro fatto dal Jim Henson's Creature Shop, artefice del pupazzo animatronic usato per dare vita al protagonista. Memorabile il Geppetto di Martin Landau, e piacevolmente istrionico Udo Kier nel ruolo di Lorenzini (il nome è un omaggio a Collodi), villain che combina le caratteristiche di Mangiafoco, dell'Omino di Burro e del Pescecane. Esiste anche un sequel, uscito direttamente in home video nel 1999.

A.I. - Intelligenza artificiale (2001)

A.I. Intelligenza artificiale: Jude Law e Haley Joel Osment in una scena
A.I. Intelligenza artificiale: Jude Law e Haley Joel Osment in una scena

Ufficialmente un adattamento di un racconto di Brian Aldiss, A.I. - Intelligenza artificiale il film di Steven Spielberg nato da un'idea di Stanley Kubrick è in realtà una rilettura fantascientifica del testo di Collodi, con il robot David (Haley Joel Osment) che, ispirato proprio dalla conoscenza del romanzo, decide di partire alla ricerca della Fata Turchina per diventare un bambino vero. Inizia così un viaggio non tanto diverso da quello immaginato da Collodi, con tanto di capolinea apparente sott'acqua. Ad alcuni non andò giù il finale, troppo "positivo" rispetto alle presunte intenzioni di Kubrick, ma a suo modo è coerente con la poetica cinematograficamente pessimista dell'autore di Eyes wide shut.

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Pinocchio (2002)

Benigni Oscar
Roberto Benigni vince l'Oscar

Noto ai tempi come il film italiano più costoso di sempre, il kolossal targato Roberto Benigni era accompagnato da grandi aspettative, con tanto di rappresentanza del nostro paese in zona Oscar, operazione che non andò a buon termine (complice un pessimo doppiaggio per il mercato USA, il film si portò invece a casa il Razzie per il peggior attore protagonista, condiviso da Benigni e dalla sua voce americana Breckin Meyer). Cosa ne rimane oggi? Una grande ambizione, che si traduce in un apparato tecnico sublime, annacquata in parte da scelte di casting decisamente bislacche, a cominciare dallo stesso Benigni per il ruolo titolare (notevole, invece, il Lucignolo di Kim Rossi Stuart).

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Pinocchio 3000 (2004)

PK3 - Pinocchio 3000
PK3 - Pinocchio 3000

Ancora fantascienza, ma questa volta la rilettura del testo è più esplicita, come si può evincere dal titolo: siamo nell'anno 3000, in un mondo dove umani e robot vivono in armonia. Oltre che per l'animazione digitale, Pinocchio 3000 è degno di nota a livello tematico per il suo messaggio ambientalista, poiché il villain di turno, doppiato in inglese da Malcolm McDowell, crea un parco divertimenti (l'equivalente futuristico del Paese dei Balocchi) apposta per distrarre i bambini che protestano contro la distruzione delle piante.

Pinocchio (2012)

Pinocchio: Mastro Geppetto con il suo Pinocchio in una scena del film di Enzo d'Alò
Pinocchio: Mastro Geppetto con il suo Pinocchio in una scena del film di Enzo d'Alò

Torniamo in Italia con la versione animata a cura di Enzo D'Alò, che inseguiva il progetto da tempo ma fu costretto a rimandarlo quando uscì la trasposizione di Benigni. Presentato alla Mostra di Venezia nel 2012, il film è piuttosto fedele al testo originale, anche se alcune delle omissioni classiche come Mastro Ciliegia sono presenti anche in questo adattamento. Al di là della straordinaria qualità visiva (con la partecipazione di Lorenzo Mattotti), il film di D'Alò è memorabile anche per il contributo di Lucio Dalla, scomparso pochi mesi prima del debutto veneziano della pellicola. Il cantante bolognese è presente in doppia veste, come autore delle musiche e della canzone finale, e anche come doppiatore del Pescatore Verde.

Enzo d'Alò racconta il suo Pinocchio a Venezia

Pinocchio (2019)

Pinocchio Federico Ielapi
Pinocchio: la prima immagine di Federico Ielapi

In uscita a Natale, il film di Matteo Garrone si annuncia come un vero e proprio kolossal all'italiana, la seconda incursione del regista in ambito fiabesco dopo Il racconto dei racconti. Possiamo aspettarci una trasposizione abbastanza fedele, visivamente spettacolare e con un cast di prim'ordine che include Rocco Papaleo, Gigi Proietti, Massimo Ceccherini, Marcello Fonte e, questa volta nei panni di Geppetto, un certo Benigni. Nonostante la grande italianità del progetto, c'è comunque un certo respiro internazionale: tra le case di produzione c'è la francese Le Pacte, con in più la partecipazione dell'inglese Jeremy Thomas, mentre le musiche sono di Dario Marianelli, pisano ma attivo soprattutto in ambito anglosassone, in particolare come compositore fisso dei film di Joe Wright.
Thomas, intervistato di recente da Variety, ha sottolineato la natura molto "artigianale e italiana" del film, in particolare per gli effetti speciali che evitano il più possibile l'uso del digitale. Stando al produttore è stata recuperata anche la dimensione più dark legata alla componente morale del testo di Collodi: "Il racconto originale è piuttosto cupo. Per esempio, le gambe di Pinocchio vanno a fuoco e Geppetto, che prova pietà per lui, gliene costruisce due nuove. Ma appena ha le gambe nuove scappa di casa. È un avvertimento: se fai il bambino cattivo soffrirai."