La bambola assassina, la recensione: Chucky torna a giocare grazie alle nuove tecnologie

La recensione de La bambola assassina, reboot 2019 del film horror anni Ottanta, con Mark Hamill che presta la voce al nuovo Chucky.

RECENSIONE di 19/06/2019
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La Bambola Assassina: Gabriel Bateman durante una scena del film

Scrivendo la recensione de La bambola assassina torniamo in un mondo familiare attraverso una porta quasi inedita, assistendo al ritorno in sala, nel 2019, di un franchise che ora è scisso in due: mentre la versione storica delle vicende di Chuck, ricettacolo dell'anima del serial killer Charles Lee Ray, continua grazie al mercato dell'home video e prossimamente sul piccolo schermo, con la partecipazione del creatore Don Mancini e dell'attore Brad Dourif, al cinema è ora possibile vedere il rifacimento del primo episodio, griffato MGM che tuttora detiene i diritti del capostipite (mentre i sequel sono in mano alla Universal). Un reboot dal quale Mancini ha preso le distanze, rifiutando persino di essere citato nei credits come produttore esecutivo. La sua decisione è completamente comprensibile, dato che in questo caso non si tratta della riesumazione di un franchise defunto, ma ciò non toglie che questo nuovo Child's Play (il titolo originale del capostipite) abbia qualche marcia in più rispetto alla stragrande maggioranza dei reboot horror di oggi.

L'orrore al passo coi tempi

La versione riveduta e corretta de La bambola assassina parte da alcuni spunti scartati del copione originale di Mancini, concentrandosi sul rapporto tra Andy Barclay (Gabriel Bateman) e Chucky, qui un normale pupazzo affetto da un guasto informatico anziché posseduto da un serial killer. Laddove il filone classico continua a raggiungere vette esilaranti di humour nerissimo portando alle estreme conseguenze la componente demoniaca della premessa (come ben sa chi ha visto i recenti La maledizione di Chucky e Il culto di Chucky), il reboot opta per un approccio più "terra terra", tornando alla dimensione satirica del prototipo che prendeva di mira il consumismo prima di dare vita a un franchise puramente horror.

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La Bambola Assassina: Aubrey Plaza durante una scena del film

Alle preoccupazioni di allora si aggiunge una riflessione molto attuale sulla tecnologia onnipresente: in questa versione la Kaslan, società che ha creato Buddi (il nome generico del pupazzo), è anche all'origine di altri sistemi basati su entità come Uber e Alexa, con la possibilità di collegarli tutti all'intelligenza artificiale del giocattolo. In questa sede, Chucky è un po' come Ultron, privo di inibizioni e determinato a portare a termine il proprio incarico a qualunque costo, tralasciando ogni considerazione morale.

La bambola assassina: 5 motivi perché attendiamo il nuovo film di Chucky

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La Bambola Assassina: Aubrey Plaza in una scena del film

C'è anche un po' di autoironia, necessaria per un reboot che arriva due decenni dopo il fenomeno Scream e la sua decostruzione del genere: è logico sottolineare che, anche in versione "buona", Chucky abbia un aspetto tutt'altro che rassicurante, mentre l'età leggermente più avanzata di Andy (quattordici anni anziché sei) contiene una frecciatina indiretta nei confronti di chi critica lo sfruttamento commerciale di vari brand cinematografici come trovata per un pubblico giovane ma molto probabilmente non esiterà ad accaparrarsi il primo oggetto da collezione che gli capita sotto mano. Siamo anche alle prese con il ritorno in sala del franchise in un'epoca dove ora esiste Toy Story, anch'esso incentrato su giocattoli senzienti e su un bambino di nome Andy, ma in ottica decisamente meno splatter.

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La Bambola Assassina: un primo piano di Chucky

È un accostamento di cui gli autori e i produttori sono consapevoli, giocandoci dentro il film e fuori dallo stesso: nel secondo caso, sfruttando l'uscita americana che coincide con quella di Toy Story 4, sono stati realizzati dei poster in cui Chucky uccide Woody, Buzz e compagnia bella; nel primo invece c'è il rapporto morboso tra l'antagonista e il suo proprietario, espresso tramite una canzone che rilegge in chiave beffarda il testo di Hai un amico in me: dall'amicizia che non morirà mai siamo passati a quella che durerà fino alla morte del giocattolo (o del bambino, a seconda dello stato d'animo di Chucky quando canta).

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Il Lato Oscuro del gioco

Nonostante sia nato con l'intento di tornare alle radici horror del franchise, puntando più sulla suspense che sullo humour nero, il reboot inciampa occasionalmente proprio su quel versante, con spaventi elementari e a tratti stucchevoli che hanno però il pregio di essere talvolta accompagnati da momenti di gore abbastanza creativi. Altre sporadiche cadute di scrittura (perché rendere Andy ipoudente senza che questo incida sui momenti di tensione?) sono a loro volta compensate dalla (ri)nascita di un cattivo davvero inquietante, sottilmente bizzarro anche quando è "buono" e genuinamente perfido quando cede definitivamente al Lato Oscuro.

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La Bambola Assassina: una scena con Gabriel Bateman, Marlon Kazadi, Ty Consiglio, Beatrice Kitsos

E non usiamo quell'espressione a caso, dato che Chucky è il motivo migliore, per chi ne avesse l'occasione, di vedere il film in lingua originale: la nuova voce dell'icona horror appartiene a nientemeno che Mark Hamill, da circa tre decenni uno dei pesi massimi nel campo del doppiaggio negli Stati Uniti (basti pensare alle sue varie esperienze nel ruolo del Joker), e qui nella posizione quasi unica di poter giocare con diversi registri, dal robotico all'umano fino ad arrivare allo psicopatico allo stato puro. La sua è un'interpretazione divertita e divertente, perfetta per dare a un volto noto del cinema un'identità per lo più inedita. E grazie a lui questo "gioco da ragazzi" aggiunge veramente qualcosa al franchise, senza snaturarlo.

Conclusioni

Arrivati in fondo alla nostra recensione de La bambola assassina, versione 2019, il ritorno di Chucky sul grande schermo regala una certa soddisfazione, proponendo un'alternativa piuttosto valida e contemporanea al filone classico, tuttora in corso su altri supporti. La paura vera e propria si prende una sorta di pausa caffè, ma il lato beffardo del franchise è rimasto intatto, e il nuovo pupazzo psicopatico è molto efficace.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

3.3/5

Perché ci piace

  • La rilettura tecnologica dell'origine di Chucky è interessante.
  • Le scene di sangue sono confezionate con precisione e brio.
  • Mark Hamill è molto inquietante nel ruolo del pupazzo...

Cosa non va

  • ... Ma chi vede il film in italiano non potrà apprezzare la sua performance.
  • Alcuni elementi narrativi si perdono per strada.