Con Amarga Navidad, Pedro Almodóvar è tornato per la settima volta in concorso al Festival di Cannes dopo Dolor y Gloria. Proprio come la pellicola con Antonio Banderas, anche questo titolo è di ispirazione autobiografica per il regista manchego, un film che intreccia due storie e due epoche: da un lato Elsa, regista di spot pubblicitari nella Madrid del 2004, dall'altro Raúl (Leonardo Sbaraglia), sceneggiatore e regista del 2026 che sta scrivendo proprio la storia di Elsa (Bárbara Lennie), facendone il suo alter ego in un esercizio di autofinzione come risposta a una lunga aridità creativa.
Ad intrecciarsi con il percorso di Elsa, ci sono quelli del suo compagno Bonifacio (Patrick Criado) ma soprattutto quelli delle sue due amiche, Patricia (Victoria Luengo) e Natalia (Marina Smit). Il film si interroga su quali siano i limiti per chi crea, al "rubare" idee dalla vita delle altre persone. Bárbara Lennie e Victoria Luengo interpretano due delle protagoniste di questo universo intimo e labirintico. Le abbiamo incontrate a Cannes.
Sul set con Pedro Almodóvar
Parliamo dell'amicizia tra i vostri due personaggi Elsa e Patricia. Come avete lavorato alla scena in cui le due ascoltano La Llorona e Amarga Navidad?
Bárbara Lennie: Per Pedro quella scena era molto importante, lo ripete spesso nelle interviste: è la prima volta che si è azzardato a mettere una canzone quasi per intero attraverso la quale un personaggio prende una decisione così importante. L'abbiamo provata poco e in maniera superficiale, anche perché provarla in una sala prove senza macchina da presa non avrebbe avuto molto senso, in questo caso. Ci dovevamo abbandonare al momento, ascoltare. Pedro ci aveva indicato cosa voleva che accadesse in quella scena e non era facile, perché doveva accadere in un momento preciso, quando il testo della canzone è in un punto preciso. Ma al di là di questo, mi sembra che quando ci si libera dalla pressione di ciò che dovrebbe succedere in una scena, diventa anche un'occasione preziosa.
Victoria Luengo: Sul set quel giorno si è creato un clima molto bello, perché la macchina da presa si avvicinava sempre più a noi e, come diceva Bárbara, doveva accadere qualcosa che a volte succede e a volte no. E doveva succedere in un momento preciso, e a tutte e due, perché non poteva essere solo a una. Tutti sono stati molto attenti, molto generosi, molto inclini a prendersi cura di quel momento. Avevamo la sensazione di stare in una bolla. È stato molto bello.
Il viaggio di Amarga Navidad
Nel film si esplora anche il tema del viaggio: per una, l'isola è un luogo di liberazione e ispirazione, mentre per l'altra il viaggio le rivela l'enormità della sua dipendenza. L'avete vissuto così?
Bárbara Lennie: Per me quella parte del film ha avuto molto a che fare con la finzione raccontata nel film stesso. Arrivare a Lanzarote dopo aver trascorso 8 settimane a Madrid è stato come respirare. Avevamo già girato la parte più pesante del film e siamo arrivate in un luogo di luce, di vento, di mare. Pedro in quel momento era molto contento, gli ha dato grande gioia uscire da Madrid. E riconosco che è vero: qualcosa di quello che accadeva nella finzione, quella liberazione, quel riconnettersi con la propria parte creativa che ti riconnette con la vita, è accaduto anche a me. Come dire: ora possiamo lasciarci andare. È qualcosa che si desidera fin dall'inizio, ma non è sempre facile.
Victoria Luengo: Lanzarote è un posto molto particolare, con un'energia molto particolare. Quello che si dice nel film è vero, e credo che ne abbiamo beneficiato tutti. Quando sono arrivata ho avuto la sensazione che Pedro fosse molto soddisfatto del film che avevano già girato, cioè di tutta la parte di Madrid. Lo si sentiva sereno, orgoglioso delle riprese. E riguardo al mio personaggio: quando è lì, si allontana da qualcosa. Vede il riflesso di quello che sta facendo, non riesce a sopportarlo e torna, perché è una persona incapace di accettare e di riconoscere ciò che sta davvero vivendo. Quando te ne vai lontano e resti sola, a volte la tua voce ti parla molto più forte. E credo che a quel punto non riesci più a sostenerla.
Almodóvar ha scritto nelle sue note di produzione che l'autore non è padrone di se stesso, che si fonde con la sua opera ma non ne è un padrone assoluto. Vi capita qualcosa di simile quando vi immergete completamente in un personaggio?
Bárbara Lennie: Sì, sono d'accordo con quell'affermazione. Nella vita non capita così spesso di potersi abbandonare davvero ed i momenti di maggiore libertà che ho vissuto sono stati lavorando, girando oppure su un palco. Quando smetti di stare al timone, quando hai raggiunto un luogo creativo dove sei già come al riparo, hai gli strumenti, e allora puoi lasciarti andare e non essere padrona di tutto quello che sta accadendo. Che ha a che fare con chi ti circonda, con il materiale che ti hanno dato per lavorare, con la luce di quel giorno, con l'essere al mare o in montagna, tutto questo influisce moltissimo. Ed è profondamente piacevole sentire che quello che sta per accadere non dipende da te in modo razionale.
Victoria Luengo: È come cedere il controllo a qualcun altro, come se ce l'avesse il personaggio, il regista, un'altra persona. È come riposarsi dall'essere persone che, nel mio caso come in quello di Bárbara, nella propria vita cercano di controllare, o a cui riesce più difficile lasciar andare le cose. Che all'improvviso quel volante lo tenga qualcun altro, è molto bello.