Si svolgerà domenica notte a Los Angeles la cerimonia di chiusura dell'edizione numero 78 degli Emmy Award, i premi assegnati dall'Academy of Television Arts & Sciences per celebrare il fior fiore della produzione televisiva statunitense. Un appuntamento che, come di consueto, è stato preceduto da due distinte cerimonie dedicate invece ai cosiddetti Creative Arts Emmy, durante le quali è stato possibile percepire alcune delle tendenze dei giurati: numerosi premi, infatti, sono già stati attribuiti a titoli quali Widow's Bay e DTF St. Louis, fornendo dunque indicazioni emblematiche rispetto alle sfide nelle categorie principali. Di seguito, andiamo dunque ad analizzare le suddette categorie con una panoramica dei favoriti agli Emmy 2026 e delle competizioni che, al contrario, resteranno incerte fino all'ultimo e potrebbero riservare qualche colpo di scena.
Le serie drammatiche: bis annunciato per The Pitt?
Dopo il successo dello scorso anno, con cinque premi fra cui quello come miglior serie drammatica, The Pitt sembra avviato a mettere a segno un poderoso bis. Forte di un totale di ben venticinque nomination e di quattro Emmy Award (fra cui miglior casting e miglior attore guest star), la seconda stagione della serie ospedaliera creata da R. Scott Gemmill per HBO Max ha continuato a mietere consensi e, se tutto andrà come previsto, domenica notte conquisterà per il secondo anno consecutivo l'Emmy come miglior serie drammatica, insieme a un probabile bis anche per l'attore protagonista Noah Wyle (in lizza pure come regista). Fra i numerosi interpreti di The Pitt candidati agli Emmy come non protagonisti, occhio pure a Patrick Ball e Katharine LaNasa, quest'ultima già premiata un anno fa.
Ma per quanto The Pitt appaia imbattibile nella categoria principale, c'è un'altra serie, targata invece Apple TV, che potrebbe dargli del filo da torcere nella corsa a varie statuette: si tratta di Pluribus, apprezzata novità firmata da Vince Gilligan, il creatore di Breaking Bad. Opera distopica dai tratti sci-fi costruita attorno a una sorta di one-woman-show da parte di una strepitosa Rhea Seehorn, Pluribus ha raccolto in tutto diciotto nomination e quattro Emmy tecnici e potrebbe insidiare The Pitt per i premi alla miglior regia e alla miglior sceneggiatura. Pressoché sotto ipoteca l'Emmy Award come miglior attrice per Rhea Seehorn, nonostante la concorrenza di Keri Russell per la terza stagione di The Diplomat, mentre lo spy thriller Slow Horses, a dispetto delle sue nove nomination, quest'anno rischia di rimanere a mani vuote.
- Miglior serie drammatica: The Pitt (runner-up: Pluribus)
- Miglior regista: Vince Gilligan, Pluribus (runner-up: Noah Wyle, The Pitt)
- Miglior attore: Noah Wyle, The Pitt (runner-up: Gary Oldman, Slow Horses)
- Miglior attrice: Rhea Seehorn, Pluribus (runner-up: Keri Russell, The Diplomat)
- Miglior attore non protagonista: Patrick Ball, The Pitt (runner-up: Tom Pelphrey, Task)
- Miglior attrice non protagonista: Katherine LaNasa, The Pitt (runner-up: Karolina Wydra, Pluribus)
- Miglior sceneggiatura: Vince Gilligan, Pluribus (runner-up: Kirsten Pierre-Geyfman, R. Scott Gemmill, The Pitt)
Le serie comiche: la novità Widow's Bay e l'addio di Hacks
All'annuncio delle candidature agli Emmy 2026, si profilava un testa a testa fra Hacks, fiore all'occhiello di HBO Max, giunto alla sua quinta e ultima stagione, con venticinque nomination, e Widow's Bay, applauditissima novità del catalogo di Apple TV, con diciannove nomination. Tuttavia, dopo la cerimonia di domenica scorsa dedicata ai Creative Arts Emmy, Widow's Bay si profila ormai come il titolo da battere come miglior serie comica: l'inquietante racconto creato da Katie Dippold, in cui l'horror è declinato in chiave ironica e grottesca, ha ricevuto infatti già otto statuette, fra cui miglior casting e miglior attrice guest star. Date le premesse, è assai probabile che domenica prossima Widow's Bay possa trionfare come miglior serie comica e per la regia di Hiro Murai dell'episodio pilota, mentre appariva già ipotecato il premio come miglior attore per l'irresistibile Matthew Rhys, otto anni dopo l'Emmy conquistato per The Americans.
Hacks, in compenso, non dovrebbe avere difficoltà a far vincere alla sua indiscussa mattatrice, Jean Smart, un quinto Emmy Award consecutivo come miglior attrice (sarebbe un record assoluto!) grazie al suo strepitoso ritratto di una star della stand-up comedy. Più combattuta e incerta la partita nelle categorie per i migliori interpreti non protagonisti: il leggendario Harrison Ford tenterà nuovamente di spuntarla come attore non protagonista per Shrinking, ma dovrà vedersela anche con la sua co-star Michael Urie e, fra gli altri, con Stephen Root per Widow's Bay. Come miglior attrice non protagonista, invece, si preannuncia un duello all'ultimo voto fra Kate O'Flynn, che ruba più volte la scena in Widow's Bay, e la "campionessa in carica", Hannah Einbinder per Hacks, benché con una potenziale "terza incomoda" di lusso: l'intramontabile Michelle Pfeiffer, candidata per Margo ha problemi di soldi.
- Miglior serie comica: Widow's Bay (runner-up: Hacks)
- Miglior regista: Hiro Murai, Widow's Bay (runner-up: Lucia Aniello, Hacks)
- Miglior attore: Matthew Rhys, Widow's Bay (runner-up: Jason Segel, Shrinking)
- Miglior attrice: Jean Smart, Hacks (runner-up: Lisa Kudrow, The Comeback)
- Miglior attore non protagonista: Harrison Ford, Shrinking (Stephen Root, Widow's Bay)
- Miglior attrice non protagonista: Kate O'Flynn, Widow's Bay (runner-up: Hannah Einbinder, Hacks)
- Miglior sceneggiatura: Lucia Aniello, Paul W. Downs, Jen Statsky, Hacks (runner-up: Katie Dippold, Widow's Bay)
Le miniserie: trionfo annunciato per DTF St. Louis
Quest'anno, per la prima volta, diversi premi del campo delle miniserie e serie antologiche sono stati assegnati in anticipo, non senza polemiche rispetto alla minore visibilità riservata di conseguenza a tali categorie. E nella cerimonia di domenica scorsa, a fare la parte del leone è stato DTF St. Louis, dark comedy creata da Steven Conrad per la HBO e incentrata su un omicidio legato alla fantomatica dating app del titolo: su tredici nomination complessive, DTF St. Louis ha incassato finora ben sei Emmy Award, fra cui miglior regia e miglior sceneggiatura per Steven Conrad, miglior attore non protagonista per David Harbour e miglior attrice non protagonista per Linda Cardellini. Insomma, a questo punto pare inevitabile che DTF St. Louis vinca anche un settimo Emmy nell'unica categoria che lo vedrà in lizza domenica prossima, quella per la miglior miniserie.
Netflix invece schiera in prima fila un'altra commedia nera, ovvero la seconda stagione della serie antologica Lo scontro, che partiva sedici nomination e ha già ricevuto tre Emmy nelle categorie tecniche. Le sue speranze per domenica si concentrano ora sulla coppia di protagonisti, e in particolare su Oscar Isaac, che però dovrà vedersela con il diabolico villain interpretato da Matthew Rhys in un altro thriller di Netflix, The Beast in Me: quasi tutti i pronostici sono in favore di Isaac, ma noi proviamo a scommettere su una storica doppietta per Rhys. Sarah Snook, la star di Succession, punterà al suo secondo Emmy in qualità di protagonista del dramma a tinte gialle All Her Fault, ma dovrà vedersela con Carey Mulligan per Lo scontro e con una beniamina degli Emmy, Claire Danes, per The Beast in Me. Per i verdetti delle varie categorie, l'appuntamento è per domenica notte.
- Miglior miniserie: DTF St. Louis (runner-up: Lo scontro)
- Miglior attore: Matthew Rhys, The Beast in Me (runner-up: Oscar Isaac, Lo scontro)
- Miglior attrice: Sarah Snook, All Her Fault (runner-up: Carey Mulligan, Lo scontro)