Nelle ore notturne un'operatrice della polizia di Stoccolma risponde a una telefonata drammatica, nella quale una donna, in preda al terrore, chiede aiuto sostenendo che un uomo la stia aggredendo con un coltello. La chiamata si interrompe bruscamente, spingendo la centrale a inviare immediatamente una pattuglia sul posto, ma il mattino successivo si scopre che la coppia di agenti è stata brutalmente uccisa.
In Un sacrificio di sangue l'indagine viene affidata all'investigatore capo Thomas Berg, il quale si rende immediatamente conto che l'assassino cova un odio profondo verso le forze dell'ordine e teme tornerà a colpire molto presto, previsione infatti rispettata. Per dare la caccia al colpevole, Thomas si troverà costretto a chiedere aiuto al padre Alfred, ex detective sulla settantina con cui non scorre più buon sangue da diverso tempo. Ma i due dovranno appianare le loro divergenze per evitare che il killer continui la sua macabra scia di morte.
Un sacrificio di sangue: le regole del nordic noir
Come si può intuire dalla sinossi, la caccia al serial killer diventa l'occasione per affrontare rancori mai del tutto risolti tra i due uomini, il peso di tradite responsabilità familiari e un passato che entrambi hanno cercato di lasciarsi alle spalle. Il nordic noir ha ormai codificato talmente bene i propri elementi da rendere difficile distinguere una buona storia criminale da una semplice somma di cliché ed ecco allora che bisogna cercare la variante, quel quid in grado di rendere la visione interessante per gli onnivori del filone.
Anche in queste sei puntate ritroviamo paesaggi freddi, agenti tormentati e serial killer implacabili, fino all'immancabile flashback - questa volta lasciato alla prima parte dell'ultimo episodio - che permette infine di rivelare le effettive motivazioni del villain. Un sacrificio di sangue non aspira a essere rivoluzionario ad ogni costo, anzi sfrutta con consapevolezza gli archetipi, ma lo fa mettendo in parallelo all'anima investigativa questo legame padre/figlio, una storia personale di non detti e rimpianti, con il legame naturalmente destinato ad evolvere in maniera inaspettata nel corso delle cinque puntate.
Le colpe dei padri ricadono sui figli?
Jakob Oftebro e Peter Andersson nei ruoli principali sono chiamati a sostenere proprio questa tensione emotiva costante, dando vita a figure soltanto parzialmente convenzionali ma in realtà cariche di profonda umanità, capaci di dare vita a scambi di battute e duetti che lasciano il segno. Se Un sacrificio di sangue funziona, il merito è soprattutto il loro, giacché lo script preferisce giocare relativamente sul sicuro nell'anima puramente tensiva del racconto.
La serie vive su momenti genuini e accattivanti, che spingono il pubblico ad appassionarsi per scoprire chi si nasconde realmente dietro tali, efferati, crimini, ma al contempo si smarrisce in soluzioni più prevedibili, con un ritmo abbastanza discontinuo. Forse un episodio in meno avrebbe giovato alla scorrevolezza della storia, che pare a tratti allungarsi eccessivamente e reiterare situazioni a favor di un più corposo minutaggio.
Mancanze e chiusure
Accanto al nucleo familiare e all'indagine principale, la sceneggiatura cerca di allargare il proprio sguardo introducendo le molteplici tensioni interne in seno alla stessa polizia svedese, con quanto venuto alla luce nell'episodio clou che mette in luce potenziali responsabilità ai piani alti, giustificanti o meno quest'insensata, tremenda, vendetta. Anche il discorso legato all'opinione pubblica, sulla carta interessante come contorno, risulta più fiacco del previsto e l'impressione è che la centralità dei due protagonisti abbia sottratto spazio e profondità a tutto il resto.
Il sapore dal taglio autoconclusivo - ma le sorprese possono sempre essere dietro l'angolo, in caso di un ipotetico exploit di visualizzazioni sul mercato globale - potrebbe renderne la fruizione gradevole anche a chi teme le frequenti chiusure di serie in corso da parte della piattaforma di streaming. E anche a costo di una certa rigidità, con soprattutto le figure secondarie che appaiono quasi ingessate nella loro adesione ai rispettivi compiti, per chi apprezza le atmosfere del filone, su carta o su schermo che sia, Un sacrificio di sangue svolge il suo compitino con discreta efficacia.
Conclusioni
I legami di sangue contano più del sangue versato in questo nordic noir che si rende interessante soprattutto nel tratteggio del tormentato legame padre-figlio, con una palpabile alchimia tra i due protagonisti interpretati da Jakob Oftebro e Peter Andersson. Un sacrificio di sangue convince meno nell'effettiva risoluzione dell'enigma investigativo, con la caccia al serial killer che prende di mira i poliziotti raccontata tra passaggi avvincenti, cadute di tono e qualche forzatura nei cinque episodi che compongono la stagione.
Perché ci piace
- Jakob Oftebro e Peter Andersson costruiscono una dinamica padre-figlio credibile.
- L'indagine raggiunge a tratti livelli tensivi non da poco...
Cosa non va
- ...ma paga altrettanti momenti di stanca.
- A conti fatti, nonostante il buono spunto iniziale, non racconta granché di nuovo.