Una serata di record e plebisciti, di "assi pigliatutto" e celebrazioni di icone dello show business: si è svolta ieri notte a Los Angeles la premiazione conclusiva della 78esima edizione degli Emmy Award, con l'assegnazione dei cosiddetti Primetime Emmy, i trofei delle categorie principali riservate alla TV americana. Una cerimonia la cui conduzione è stata affidata a un volto noto del piccolo schermo, l'attrice di Law & Order Mariska Hargitay, che ha aperto la trasmissione con una performance musicale sulle note di I Love Rock 'n' Roll e ha sottolineato di essere la prima conduttrice donna degli Emmy da ben quindici anni. Un'edizione, quella del 2026, che sarà ricordata soprattutto per il trionfo di Widow's Bay.
Vincitori da record: dalla Jean Smart di Hacks alla doppietta di Matthew Rhys
Appena un anno fa, The Studio aveva stabilito un primato fra le serie comiche sia per il numero di candidature per una singola stagione (ventitré, a pari merito con The Bear), sia per la quantità di premi, con tredici statuette; ma quest'anno, in attesa del ritorno della satira hollywoodiana di Seth Rogen, entrambi i record sono stati infranti.
La quinta e ultima stagione di Hacks (HBO Max) ha ottenuto infatti venticinque nomination, ma alla resa dei conti ha dovuto accontentarsi di due premi, incluso l'Emmy Award come miglior attrice a Jean Smart, sopraffina interprete della navigata commedienne Deborah Vance. Per Jean Smart, che appena l'altroieri ha festeggiato settantacinque anni, si è trattato di un duplice record: si tratta infatti del suo quinto Emmy consecutivo in questa categoria, che l'ha vista prevalere per ogni singola stagione di Hacks, e dell'ottavo Emmy della propria carriera.
Con un totale di otto trofei, Jean Smart diventa dunque l'interprete (a prescindere dal genere) più premiata nella storia degli Emmy, a pari merito con altre tre attrici: Cloris Leachman, Julia Louis-Dreyfus e, a sorpresa, Allison Janney, che sempre ieri notte si è aggiudicata l'Emmy come miglior attrice supporter di serie drammatica per la terza stagione del thriller politico The Diplomat. Ma accanto ad Allison Janney e Jean Smart, un altro loro collega ha potuto festeggiare uno storico traguardo: il gallese Matthew Rhys, premiato al contempo come miglior attore di serie comica per la parte del Sindaco Tom Loftis in Widow's Bay e come miglior attore di miniserie nei panni dell'ambiguo Nile Jarvis nel thriller di Netflix The Beast in Me. Matthew Rhys è così il primo interprete ad aver vinto due Emmy da protagonista in un'unica cerimonia, nonché il primo ad aver vinto nelle tre distinte categorie, considerando il premio conquistato nel 2018 come miglior attore di serie drammatica per lo splendido finale di The Americans.
Il trionfo di Widow's Bay e la vittoria a sorpresa di Sally Field
Ma dicevamo appunto che anche l'altro primato di The Studio è stato superato già dopo un anno: perché infatti Widow's Bay, sbaragliando la concorrenza di Hacks, ha totalizzato per la sua stagione inaugurale un bottino di quattordici Emmy Award (su diciannove nomination), più di ogni altra stagione di una serie comica (mentre fra le serie in generale, il record assoluto l'ha stabilito due anni fa Shogun con diciotto premi). Realizzato da Katie Dippold e ambientato nell'eponima isoletta del New England, teatro di inquietanti fenomeni paranormali, Widow's Bay ha incantato critica e pubblico con il suo efficace amalgama di ironia e suspense, e ieri notte ha prevalso in tutte le categorie in cui era candidato: miglior serie comica, miglior regia per Hiro Murai, miglior attore per Matthew Rhys, miglior attore supporter per Stephen Root, miglior attrice supporter per Kate O'Flynn e miglior sceneggiatura per Katie Dippold.
Nel campo delle miniserie e serie antologiche, come previsto DTF St. Louis è arrivato a quota sette Emmy, aggiudicandosi il trofeo principale dopo i sei premi già raccolti nella precedente cerimonia; la miniserie scritta e diretta da Steven Conrad per la HBO è incentrata su un triangolo sentimentale fra tre personaggi di mezza età, ed ha sbaragliato una concorrenza quest'anno decisamente tiepida. A riprova del consenso moderato per le altre miniserie in gara, nella categoria per la miglior attrice è stata incoronata la protagonista di un film TV, evento ormai più unico che raro: si tratta dell'infaticabile Sally Field, che grazie al film Netflix Creature luminose si è portata a casa il quarto Emmy della propria carriera, a quarantanove anni di distanza dal premio ottenuto in questa stessa categoria per il film Sybil.
Bis di The Pitt fra le serie drammatiche, Rhea Seehorn miglior attrice per Pluribus
Passando al settore delle serie drammatiche, a imporsi in questo campo è stato, come da pronostici, The Pitt, che dopo il suo fortunatissimo esordio ha potuto festeggiare un rapido bis grazie alla sua seconda stagione. Nuovo fiore all'occhiello di HBO Max, la serie ospedaliera creata da R. Scott Gemmill e ambientata in un pronto soccorso di Pittsburgh ha ricevuto quest'anno sei Emmy Award su venticinque nomination, inclusi i secondi premi consecutivi come miglior serie drammatica e come miglior attore per Noah Wyle, capofila del cast nella parte del dottor Michael Robinavitch, detto Robby. Noah Wyle era in lizza pure per il premio alla regia, attribuito invece a Saul Metzstein per la quinta stagione dello spy thriller britannico Slow Horses (nove nomination), al suo secondo trofeo consecutivo in questa categoria.
Ma anche nel settore delle serie drammatiche, Apple TV ha diversi motivi per festeggiare grazie a Pluribus, nuova serie a tinte sci-fi che ha esordito agli Emmy con diciotto nomination e sei statuette, fra cui i premi per la miglior sceneggiatura allo showrunner Vince Gilligan e come miglior attrice per Rhea Seehorn (già sua partner in Better Call Saul), che qui domina costantemente la scena nel ruolo di Carol Sturka, scrittrice isolata dal resto della popolazione mondiale in seguito alla diffusione di un virus. Fra gli interpreti supporter, ad essere premiati sono stati invece Tom Pelphrey per il crime drama Task e la già citata Allison Janney per The Diplomat. Nel complesso, è Apple TV il network più premiato dell'anno con ventotto Emmy nelle varie categorie, seguito da HBO con ventuno e da Netflix con sedici.
Il commiato da Emmy di Stephen Colbert e il tributo a Reiner, O'Hara e Parton
Sempre ieri notte, il popolare presentatore televisivo Stephen Colbert ha sancito il suo addio forzato al palinsesto della CBS con l'Emmy come miglior serie di varietà al suo The Late Show with Stephen Colbert, la cui cancellazione era stata annunciata dal network dopo le feroci bordate da parte di Donald Trump; nel discorso di ringraziamento, Colbert ha elogiato il lavoro di tutto il proprio staff. Infine, durante la cerimonia c'è stato spazio per un riconoscimento a Michael J. Fox in virtù del suo impegno in cause umanitarie e per il tributo ad alcuni grandi personaggi scomparsi nell'arco dell'ultimo anno: la coppia formata da Rob Reiner e Michele Reiner, celebrati da Jamie Lee Curtis; l'attrice Catherine O'Hara, ricordata con affetto da Macaulay Culkin e dai suoi colleghi di Schitt's Creek; e la superstar del country Dolly Parton, a cui hanno reso omaggio Sally Field e la cantante Reba McEntire.