Le più belle frasi di Alberto Cavallone, aforismi e citazioni celebri pronunciate da Alberto Cavallone, sceneggiatore.
Due 'salamandre', tante difficoltà e un grande successo - Il produttore Carlo Maietto ci ha rivelato che la sceneggiatura de Le Salamandre - che inizialmente si sarebbe dovuto intitolare C'era una bionda - non esisteva, e fu scritta dal regista Alberto Cavallone sera per sera, man mano che le riprese procedevano. Questa non fu l'unica difficoltà che i due si trovarono ad affrontare: "Avevamo due piensieri politici opposti. Cavallone era un intellettuale di estrema sinistra e io avevo simpatie verso la destra. Pertanto la sceneggiatura del film risentiva della nostra conflittualità, anche se alla fine prevaleva l'idea di Cavallone. Iniziammo il film facendoci fare prestiti ovunque e lo girammo in 16 millimetri. La realizzazione del film fu molto sofferta per mancanza di fondi e devo ringraziare la solidarietà di Pietro Belpedio, Guido Leoni e Sergio Nasca. Il film è stato girato prevalentemente in Tunisia. Per rientrare in Italia fummo costretti ad impegnare le macchine fotografiche di mio fratello Renzo."
"Quando il film fu ultimato la CIDIF, che doveva fare la distribuzione, lo rifiutò. Cambiammo il titolo in Le Salamandre e a nostre spese facemmo dei piccoli manifesti promozionali e durante una proiezione privata un distributore, Aldo Addobbati, coraggiosamente, acquistò il film pagandoci tutti i debiti. Alla prima del film, al cinema Quattro Fontane di Roma, senza inviti, si presentarono tantissime star del cinema italiano (Monica Vitti, Antonioni, Visconti, Peppino Patroni Griffi ed altri) che lo apprezzarono decretandone, all'epoca, un grande successo nazionale".
"Il soggetto era la storia di una ragazza di colore che per avere successo nel mondo dei bianchi accetta il compromesso omosessuale con una fotografa lesbica ma, in seguito, doveva scoprire che con un mezzo così effimero non aveva superato il problema raziale. Per il finale del film Cavallone ebbe l'intuizione geniale, apprezzatissima dai critici, di far vedere tutto il set composto da cinque persone inesperte con una macchina da presa, quasi a significare che fosse stato tutto un gioco, ma la parola fine viene impressa sul volto della ragazza di colore, con un richiamo musicale all'Africa, per intendere che per lei il problema raziale era vero e insuperato".