Non è ancora passato l'effetto nostalgia di Il Diavolo veste Prada 2, attualmente nelle sale, che già si parla di trilogia. David Frankel, il regista che vent'anni fa ci ha insegnato cos'è il ceruleo, ha ammesso a Variety che un terzo film non è affatto un'utopia. Anzi, visto quanto sta guadagnando Disney con questa operazione, il "mai dire mai" è diventato praticamente un obbligo contrattuale.
Tra vendette e leggings: cosa aspettarsi dal terzo Diavolo veste Prada?
Hollywood non molla l'osso quando sente odore di soldi. Il Diavolo Veste Prada 2 ha appena sfondato il muro dei 253 milioni di dollari nel mondo e, nonostante le recensioni della critica siano state "tiepide" (per usare un eufemismo), il pubblico è corso in massa a vedere Meryl Streep rimettere al loro posto Anne Hathaway ed Emily Blunt.
Incalzato dai microfoni di Variety, Frankel ha buttato lì la frase che tutti aspettavano: "Ci sono voluti vent'anni per fare questo e avevo detto 'mai più'. Eppure siamo qui. Quindi, non dirò mai più 'mai più'". Se c'è l'occasione di rivisitare questi personaggi e passare qualche mese con attori straordinari, il regista ci sta. Punto.
Resta da capire se la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna ha ancora qualche frecciata velenosa in canna, ma la squadra storica (produttori e direttore della fotografia inclusi) sembra pronta a rispondere alla chiamata di Miranda.
Se il secondo capitolo ci ha mostrato dove sono finite Andy e Emily vent'anni dopo, il materiale per un ipotetico terzo film esiste già, ed è pure stampato.
La scrittrice Lauren Weisberger ha sfornato altri due libri: Revenge Wears Prada, che vede Andy ed Emily socie in affari, e lo spin-off When Life Gives You Lululemons, tutto concentrato sulla nuova vita di Emily Charlton. Disney potrebbe pescare da qui o inventarsi una storia nuova di zecca, magari spingendo ancora di più sul contrasto tra la vecchia editoria di lusso e il mondo dei social, che Miranda Priestly probabilmente brucerebbe volentieri con un solo sguardo.
Numeri che contano più delle recensioni
Il successo del sequel è un segnale pesantissimo per i piani alti di Disney. Con un budget di circa 100 milioni, portarne a casa due volte e mezzo tanto (mentre il film è ancora in programmazione) significa avere il via libera assicurato.
I critici storcono il naso, ma finché la gente paga il biglietto per vedere se Andy ha finalmente imparato a scegliere la gonna giusta, Miranda continuerà a dirigere riviste sul grande schermo. Resta solo da vedere se la Streep e la Hathaway avranno voglia di infilarsi di nuovo in quei panni firmati o se, dopo la tripletta, decideranno che è arrivato il momento di posare definitivamente il cappotto sulla scrivania.
Quel che è certo è che, al momento, la celebre frase "È tutto" non dimostra che sia davvero tutto tutto ancora mostrato.