Il Diavolo veste Prada 2: molto più di un'operazione nostalgia (e David Frankel lo conferma)

Accompagnati dalle parole del regista, ecco qualche considerazione sul sequel campione d'incassi che oltre a divertire sa muovere un'importante critica sociale con i toni della commedia.

Una scena de Il Diavolo Veste Prada 2

Uno dei sequel più temuti degli ultimi anni è finalmente sbarcato al cinema e, fortunatamente, non ha deluso le aspettative. Il Diavolo Veste Prada 2 è, infatti, un film intelligente, ben scritto; una pellicola che, pur ricalcando nella struttura il lungometraggio del 2006, riesce a parlare con disarmante franchezza dei tempi moderni. Non si tratta di una mera operazione nostalgia, ma piuttosto di una vera e propria critica sociale travestita da commedia.

Il Diavolo Veste Prada 2
Andy e Miranda in una scena

I personaggi di Andy e Miranda finiscono così per diventare speculari: specchi di un mondo che cambia profondamente, che gira sempre più veloce e al quale, per adeguarsi, sono necessari forse troppi compromessi. Aline Brosh McKenna, sceneggiatrice anche del capitolo precedente, coglie l'opportunità per raccontare di nuovo qualcosa di importante veicolandolo con toni leggeri, mentre il regista David Frankel cura tutti quei dettagli visivi e patinati necessari a ritrarre la redazione di Runway, anche se con un aspetto che ha fatto chiacchierare non poco.

L'estetica fredda: difetto o scelta autoriale?

Si è discusso molto, infatti, delle importanti differenze tra la regia e la fotografia del primo capitolo e quelle de Il Diavolo Veste Prada 2. Sui social hanno spopolato immagini di confronto che mostravano come nel nuovo lungometraggio la fotografia abbia assunto toni più freddi, gli ambienti si siano fatti più spogli e il tutto sembrasse più asettico di come lo avevamo lasciato. Si sono fatte speculazioni e ragionamenti nostalgici sull'avvento di una contemporanea e più impersonale estetica, e ci si è indignati un po' per queste nuove rappresentazioni nelle quali la forma sembra prevalere sul sentimento. Ma siamo veramente sicuri che tutto questo valga anche per questo sequel?

Il Diavolo Veste Prada Meryl Streep
Meryl Streep ne Il Diavolo Veste Prada 2

Il Diavolo veste Prada 2 parla della profonda crisi globale che sta vivendo l'editoria, un settore fagocitato dall'impatto sempre più pressante dei social, i quali, da qualche anno a questa parte, hanno imposto una loro estetica e un nuovo modo di raccontare: più frenetico, meno approfondito e di più rapido consumo. Siamo quindi sicuri che la fotografia del nuovo film sia frutto di una tendenza e non di una deliberata scelta stilistica volta a supportare il tema centrale della narrazione? In un'epoca in cui i social media dettano letteralmente legge imponendo contenuti ripetitivi e tendenze altamente estemporanee, sappiamo ancora discernere la critica pungente dal mero trend? A questi quesiti nemmeno noi abbiamo una risposta certa ma, andando un po' in controtendenza, possiamo fornirvi spunti sui quali è necessario fermarsi a riflettere in un mondo che, al contrario, corre veloce.

Il Diavolo Veste Prada Anne Hathaway Meryl Streep Stanley Tucci
Una scena del film

E proprio sulla velocità David Frankel ha ammesso, rispondendo a una nostra domanda, che era una delle priorità da rendere anche visivamente nel film: "Quando lavori con un ritmo così esigente e frenetico sei costantemente sotto pressione, e volevamo che il film trasmettesse una certa frenesia. Usavamo sempre la parola 'propulsivo', volevamo mantenere il ritmo alto e fare in modo che il pubblico percepisse l'energia della vita nei media del mondo della moda".

#Millennial in bilico e precarietà lavorativa
Il Diavolo Veste Prada Anne Hathaway Scena
Andy in un'immagine

Un'altra tematica che acquista un significativo spazio nel sequel è quella del ricambio generazionale e della condizione lavorativa dei Millennial, ovvero la generazione a cui appartiene Andy, qui eletta come sua rappresentante in quanto vittima di quella precarietà e incertezza che colpisce moltissimi dei nati tra gli anni Ottanta e Novanta.

Abbiamo quindi chiesto al regista cosa ne pensasse al riguardo: "Il mondo è davvero impegnativo per i giovani. Pensa ad Andy: è una donna sui quarant'anni. Questa è una grande differenza rispetto al primo film. Ha questo disperato bisogno di mantenere il proprio lavoro e sta affrontando le stesse difficoltà che colpiscono tanti giovani oggi, ovvero: come faccio a trovare un lavoro? Ci saranno ancora posti di lavoro nel mondo dei media che interessano? Penso sia un tema molto attuale per la gioventù di oggi".