Non serve necessariamente conoscere tutto l'universo DC per avere paura di Clayface. È proprio su questa idea che sembra poggiare la scommessa del nuovo film diretto da James Watkins, che trasforma uno dei villain più inquietanti legati a Batman nel protagonista di una storia di body horror molto più autonoma rispetto alle tradizionali trasposizioni dei fumetti.
Clayface come Resident Evil: l'IP diventa un punto di partenza
Warner Bros. ha pubblicato il trailer finale del film, mostrando Tom Rhys Harries nei panni di Matt Hagen, un attore la cui carriera viene sconvolta quando il suo volto rimane sfigurato. Nel tentativo di recuperare il proprio aspetto, l'uomo si sottopone a un intervento sperimentale che avrà conseguenze devastanti: il suo corpo comincia a trasformarsi, fino a condurlo verso la creatura che nei fumetti è conosciuta come Clayface.
La particolarità dell'operazione, però, è che il film non sembra voler utilizzare il personaggio semplicemente come ingranaggio di una nuova storia di Batman. Al contrario, Clayface sembra voler sfruttare l'universo DC come punto di partenza per costruire un vero film dell'orrore. È un approccio che ricorda da vicino quello adottato da Zach Cregger con Resident Evil.
Quando Cregger ha affrontato l'adattamento cinematografico di Resident Evil, il regista non ha cercato di proseguire direttamente le storie raccontate nei precedenti film con Milla Jovovich. La sua intenzione era piuttosto quella di catturare la sensazione provata giocando ai videogiochi e utilizzare quell'universo per raccontare una storia nuova, con personaggi originali.
Il risultato è stato un film che, pur appartenendo a un franchise estremamente riconoscibile, può essere seguito anche da chi non conosce in profondità il materiale di partenza. L'operazione ha trovato una risposta particolarmente forte al box office: Resident Evil ha debuttato con 60 milioni di dollari negli Stati Uniti e 108,3 milioni a livello globale, stabilendo un nuovo record per la saga. Il film ha inoltre raggiunto il 96% su Rotten Tomatoes.
La formula è semplice: invece di chiedere allo spettatore di conoscere il franchise prima di entrare in sala, è il film a dover funzionare innanzitutto come esperienza autonoma. E Clayface sembra muoversi nella stessa direzione.
Il villain di Batman diventa protagonista di un body horror
Nei fumetti, Clayface è uno degli avversari più celebri di Batman, ma il film di Watkins non sembra costruire la propria identità sulla presenza del Cavaliere Oscuro. La storia è ambientata a Gotham e appartiene all'universo dei personaggi DC, ma al centro c'è soprattutto la trasformazione di Matt Hagen.
Il film racconta infatti la progressiva perdita dell'identità di un uomo che cerca disperatamente di recuperare ciò che ha perso. La trasformazione fisica diventa così anche una trasformazione psicologica, con il corpo che smette progressivamente di appartenere al protagonista e diventa la manifestazione concreta della sua discesa nell'oscurità. È qui che l'elemento supereroistico incontra il body horror.
La strategia permette inoltre a Clayface di rivolgersi a un pubblico che potrebbe non avere particolare interesse per un nuovo film collegato a Batman, ma essere invece attirato da una storia horror ambientata nel mondo DC. Il riferimento al personaggio dei fumetti diventa quindi una porta d'accesso, non necessariamente il centro dell'esperienza.
Anche James Gunn ha sottolineato l'importanza dell'autonomia del progetto. Il film è collegato al nuovo DC Universe, ma si colloca fuori dall'ordine cronologico principale degli altri capitoli e, secondo quanto spiegato dal co-CEO dei DC Studios, ciò che conta maggiormente è proprio la storia indipendente raccontata dal film.
La scelta di Warner Bros. arriva inoltre in un momento particolarmente favorevole per l'horror. Clayface arriverà nelle sale alla fine di ottobre, proprio mentre il pubblico cerca nuove storie dell'orrore da vedere in prossimità di Halloween.
La vera scommessa, però, va oltre la data d'uscita. Se il film riuscirà a funzionare come horror prima ancora che come adattamento di un personaggio DC, potrebbe dimostrare che i grandi franchise non devono necessariamente essere costruiti sempre attorno ai loro elementi più riconoscibili.
Resident Evil ha mostrato che un adattamento può utilizzare un nome familiare per raccontare qualcosa di nuovo. Clayface prova a fare qualcosa di simile con il mondo DC, sostituendo però l'action horror con una storia più vicina al body horror e alla trasformazione personale. E se l'esperimento dovesse funzionare, potrebbe aprire una strada interessante per il futuro della DC: prendere personaggi già conosciuti e affidare loro generi, atmosfere e storie capaci di vivere anche lontano dai tradizionali confini del cinecomic.